L’anticasta è un titolo quantomeno curioso per un libro. Il sottotitolo forse ci aiuta a capire qualcosa in più: l’Italia che funziona. Contributi di Jacopo Fo, Alex Zanotelli, Franca Rame, Andrea Segrè. Abbiamo intervistato uno degli ‘autori del libro, edito da EMI, Michele Dotti. Qui sopra invece trovate il trailer del DVD allegato al libro.
Qual è l’idea che sta alla base del vostro lavoro?
Mi pare che i tempi siano ormai maturi per un grande cambio di prospettiva. Molti sono stanchi del vecchio modo di fare politica e sognano qualcosa di radicalmente diverso, che può partire solo dal basso, dalle amministrazioni locali.
Io e Marco Boschini, insieme ad altri autori importanti, abbiamo scelto di dare voce alle tante esperienze straordinarie presenti nel nostro paese, fatte di scelte semplici ma importanti in diversi ambiti come il risparmio energetico ed economico, la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti, la mobilità sostenibile, la gestione dell’acqua e del territorio, la produzione di energia da fonti rinnovabili.
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Un paio di settimane abbiamo riportato della situazione del Madagascar sull’orlo di una guerra civile. Il rovesciamento del presidente eletto Ravalomanana e la presa del potere di Rajoelina è avvenuta senza ulteriori spargimenti di sangue, con l’appoggio dell’esercito e di gran parte della popolazione, e con l’opposizione di Unione Africana e Europa. Ma quali erano i motivi della rivolta?
Il presidente Ravalomanana aveva “svenduto”per 99 anni il 40% delle terre di tutto il paese alla multinazionale sudcoreana Daewoo Logistics, e perlopiù in gran segreto, in cambio di una compensazione pressochè nulla; un favore concesso in cambio della costruzione di infrastrutture e la promessa di dare lavoro alla manodopera locale.
In un paese sull’orlo della fame così è scoppiata la rivolta. Rajoelina, autonominatosi presidente, come primo provvedimento ha annunciato di aver stracciato l’accordo del luglio 2008 che dava via libera al governo di Seul. La crisi non finisce con l’uscita di scena di Ravalomanana e Daewoo; se la capitale è in mano al nuovo presidente, nel resto del paese la partita resta aperta.
Immagine|Flickr

In questo periodo di crisi mondiale e paure di recessioni, c’è un paese che è completamente “in tempesta”, il Madagascar. Una guerra civile riscatenatasi dopo quella del 2001-02, che sta completamente devastando l’isola. Le parti in campo sono da una parte il presidente, Marc Ravalomanana, dall’altra il leader dell’opposizione, Andry Rajoelina, ex-deejay e sindaco di Antanarivo, deciso a scalzare il suo rivale e a prendere il controllo del Paese.
Si contano già centinaia di vittime, e le ultime notizie parlano di un presidente asserragliato nel palazzo e disposto persino alla morte. Quali sono le cause dello scontro? Il presidente Ravalomanana, fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare della radio tv Malagasy Broadcasting System, è accusato di aver instaurato nel Paese una dittatura mascherata e di pensare più a gestire i propri affari che a migliorare le drammatiche condizioni di vita della popolazione.
Walter Veltroni: veltronate. Voto, non classificato. C’ è chi ha giudicato le dimissioni di Veltroni da segretario del Pd un gesto “nobile”. Così scappar via nel bel mezzo di una battaglia diventa un atto “coraggioso”. La fuga si trasforma in “eroismo”. E’ l’ultimo prodotto del “veltrusconismo”. Dei due attori, uno, il Cavaliere vince sempre, l’altro, Uolter, perde sempre. Resta la consolazione sulla coerenza di Veltroni: perde e scappa. Nessuno ha fatto tanti danni in così poco tempo. Una volta il responsabile di una grave disfatta “militare” sapeva che fare: carakiri! Oggi, invece, si godono pensioni d’oro, aspettando la prossima chiamata. Africa, Africa!

La pirateria somala inizia ad infastidire gli Stati Uniti. In particolare, come si legge in queste ora, si sta pensando di inseguire i filibustieri - non avrei mai immaginato di utilizzare la parola “filibustieri” in un post - anche a terra. Intanto date un’occhiata a queste foto apparse oggi sul TimesOnLine. Finora gli Usa non hanno potuto perseguire i pirati sulla terraferma a causa di una risoluzione Onu che limita le loro possibilità di intervento al mare. C’è in vista però una nuova risoluzione, che consentirà di
adottare tutte le misure necessarie sulla terraferma della Somalia, compreso lo spazio aereo, per ostacolare quanti usano il territorio somalo per pianificare, facilitare o intraprendere atti di pirateria e rapine a mano armata in mare, e per prevenire queste attività
Via | Times
Pirati somali: gli Usa li inseguono anche a terra










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