A una settimana dalle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione in Iran, i conti sembrano non tornare. L’11 febbraio appena passato si attendeva una specie di resa dei conti tra la cosiddetta “onda verde” e il presidente Ahmadinjejad.
Visibilità mediatica altissima, notizie un po’ confuse su possibili morti e feriti (nel video di sopra la protesta a Teheran). Dopodiché abbiamo assistito invece a giorni in cui sono partite una serie di accuse verso l’Iran: da Hillary Clinton, da Israele, addirittura dai sauditi.
Cosa sta succedendo? E, soprattutto, siamo sicuri che quello che ci raccontano un po’ tutti i media su Iran e nucleare sia reale? Difficile credere al quadro dipinto dall’informazione mainstream, andiamo ad analizzare il perché.
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Nella ricorrenza del 31° anniversario della Rivoluzione Islamica, l’Iran si appresta a vivere ore di grandissima tensione. E un assaggio se n’è avuto col ritorno in piazza dell’Onda Verde, com’è stata chiamata l’organizzazione perlopiù spontanea dei contestatori del regime di Ahmadinejad. I leader degli oppositori Khatami (ex-presidente riformista della Repubblica Islamica) e Karrubi sono stati aggrediti dallo stesso servizio d’ordine per impedir loro di prendere la parola e si sono dovuti allontanare. Karrubu è stato addirittura ferito al capo.
Inutile dire che il regime ha messo in campo ogni forza sua disposizione per zittire la stampa e serrare ogni collegamento con l’esterno. Ai giornalisti stranieri è stato praticamente impedito di muoversi. Gmail e il web in generale sono stati oscurati e si registrano addirittura svariate confische di parabole satellitari.
In questo quadro è evidente che Ahmadinjejad cerchi di radicalizzare la sua posizione per distrarre il popolo dagli scontri di piazza. Si registrano dunque le solite dichiarazioni estremiste contro gli Usa e l’Europa, ma soprattutto contro Israele, come di rito.
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Oggi torniamo ad occuparci di politica estera per fare il punto sulla situazione mediorientale, troppo spesso trascurato dalla ristretta visione politica del Belpaese. Gli echi di vari attentati, più o meno riusciti, hanno spinto la presidenza Obama a puntare i fari sullo Yemen, stato misconosciuto - fatte salve le meraviglie architettoniche di Sana’a - e che da un quindicina d’anni riunisce i vecchi Yemen del Nord e del Sud in un’unica repubblica culla suo malgrado (si dice) del terrorismo islamico.
Tutto vero, così come non è escluso che attaccare o bombardare questa estrema frangia meridionale della penisola araba possa ridurre le potenzialità degli attentatori internazionali. Ma per quanto sia apprezzabile benché tardiva la scoperta dello Yemen, credo non sfugga a nessuno che la partita vera sulla sicurezza globale si gioca in Iran.
Molti ottimi commentatori hanno sbraitato negli ultimi mesi sulla passività di Usa e Unione Europea. Vero. Ma cos’hanno proposto come alternativa? Niente; il vuoto pneumatico. Cosa più che ovvia, perché prendersela con chi non fa nulla è facile, facilissimo; proporre il da farsi espone invece a ogni tipo di critiche, specie dai pacifisti a oltranza. E per favore, non mi si venga a parlare di sanzioni. A parte il fatto che contro l’Iran sono pressoché inattuabili, ma poi basta ipocrisie: le sanzioni non hanno mai risolto niente. Sono solo la soluzione comoda per chi non vuole decidere affatto.
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C’è un problema con l’Iran? Poca democrazia interna e pericolosa corsa al nucleare? Nessun problema. Se il G8, come è molto probabile, non riuscirà a tirar fuori nulla di concreto, il SuperCav ha già in mente una carta importante da giocare per ammorbidire Ahmadinejad: una bella festa a Palazzo Grazioli con tanto di escort. Via del Plebi-sciita
Intanto al MegaPapi arriva un altro schiaffo. E stavolta non si tratta di politica, almeno non direttamente. Infatti dopo tutte le star tv - Fiorello in testa - che lo hanno abbandonato per trasmigrare sul satellite, ecco la notizia che la televisione dell’odiato Murdoch ha superato Mediaset in termini di ricavi. Ora al Biscione stanno elaborando un piano in due mosse per cercare di colpire l’azienda del magnate australiano: 1) dare loro anche Emilio Fede per un nuovo programma di cabaret; 2) favorire il trasferimento a SkyTg24 del fido Minzolini. Ma si tratta di un tentativo disperato. Se il Bongiorno si vede dal mattino…
L’enfant prodige del Pd che non è tanto ‘enfant’ e forse manco tanto ‘prodige’, Debora Serracchiani, continua a difendere San Franceschini dagli attacchi di ‘Baffino’. Stavolta vibra: “I toni in seno al partito mi sembrano folli“. D’Alematto
Ma in effetti a via del Nazareno, di questi tempi, ci mancano solo i vietcong. Pd spaccato, odi reciproci che esplodono e una prima vittima: Goffredo Bettini. Dopo le dichiarazioni di Pippo Civati, si capisce che chi vincerà non farà prigionieri. Fucile a ‘piombini’
Ieri gli Stati Uniti hanno cominciato a ritirare le loro truppe dall’Iraq, e non avrebbero potuto scegliere momento peggiore. Il segnale che stanno lanciando è drammaticamente negativo per le decine di migliaia di iraniani che in questi giorni si stanno battendo disperatamente per la libertà. Raramente ho visto gente con più coraggio di questi ragazzi; uomini e donne sprezzanti del pericolo che mettono a rischio la loro stessa vita manifestando contro una dittatura brutale, che non esita ad usare la religione per sopprimere i diritti individuali e mandare al macello la propria stessa gente,
Di fronte a tutto ciò non è sufficiente inoltrare delle proteste. Non basta chiedere spiegazioni scuotendo la testa, nè basteranno le ridicole sanzioni che a mezza bocca i leader occidentali hanno preannunciato in vista del G8. Ricordatevi di Praga. Ricordatevi di Budapest, quando i sogni morirono all’alba. Allora si disse che l’Occidente non poteva intervenire - e forse era vero - per non rischiare un conflitto mondiale. Ma quei tempi sono passati.
Abbiamo di fronte un regime che non esiterà a costruire e usare armi nucleari per difendersi e offendere. Un paese che ha ignorato qualunque richiamo dell’Onu, e che si è ripetutamente fatto beffe di ogni istituzione sovranazionale. Un paese che ora non rispetta più nemmeno il proprio popolo e ne ignora la volontà sopprimendo la democrazia e istituendo la più feroce delle dittature.
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La televisione di stato iraniana ha annunciato che cinque dei nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, arrestati sabato, sono stati rilasciati. Una nota di distensione in giorni in cui il “fattore verde” lanciato da Mousavi è stato travolto da una durissima repressione, i blogger dicono anche casa per casa.
Il popolo del web non molla e twitter così come i social network riescono ancora ad essere canale principe di notizie dell’ultima ora. Intanto il Consiglio dei Guardiani ha iniziato oggi il riconteggio del 10 percento dei voti delle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno.
Ricordo che sia Mousavi che Karroubi, gli sconfitti che hanno fatto ricorso contro i brogli, avevano respinto la proposta del riconteggio chiedendo invece l’annullamento del voto e nuove elezioni.

Ieri il sondaggio lanciato ha certificato che i lettori di Polisblog sono in misura schiacciante tra le fila di chi è convinto della non regolarità delle elezioni iraniane; a un 22% complessivo che ritiene Ahmadinejad il legittimo presidente risponde un 75% convinto della farsa elettorale. E l’opinione pubblica “occidentale” come la vede?
Alcuni (tra cui il nostro 75%) vedono nelle proteste il culmine del “movimento riformista” a favore dell’Occidente, sulla scia delle “rivoluzioni arancioni” dell’est Europa, una reazione secolare alla rivoluzione di Khomeini. Questi supportano le proteste come il primo passo verso un nuovo Iran liberaldemocratico, liberato dal fondamentalismo musulmano.
Altri che ridefiniamo “scettici” invece pensano che Ahmadinejad abbia vinto davvero: lui è la voce della maggioranza, mentre il supporto a Mousavi arriva dal ceto medio e dalla sua gioventù vivace ma in minoranza.
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Siamo vicini al “salto di qualità” dello scontro. Perchè l’ayatollah Ali Khamenei e Mahmud Ahmadinejad, probabilmente sorpresi all’inizio dalla forza della protesta, sono passati al contrattacco.
Pene esemplari per i manifestanti arrestati, rotture diplomatiche in primis con la Gran Bretagna “accusata” di interferenze in modo un pò vago e generico, arresti di cittadini stranieri tacciati di fomentare gli scontri, accuse alla Bbc e tolleranza zero verso i media stranieri, arresti di massa, ieri l’ultimo caso di 70 professori universitari pro Mousavi.
La lacerazione non sarà ricomposta se non attraverso minacce e arresti: anche i parlamentari non ci stanno e ieri 105 (su 290) non si sono presentati alla festa in onore del presidente vincitore delle elezioni. Dopo due settimane così intense e dure che idea vi siete fatti delle elezioni in Iran? Perchè sembra veramente difficile capire come sono andate le cose.
Immagine|Flickr
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Si stringe il cerchio attorno alle proteste in Iran. I blogger denunciano che tutti gli ospedali e le ambasciate sono circondati da uomini della milizia; un giornalista del“Kalemeh Sabz”, quotidiano di Mousavi, ha denunciato oggi a France Press che due giorni fa, venticinque fra giornalisti e dipendenti del quotidiano sono stati arrestati. Sul sito del candidato leader delle proteste intanto è stato pubblicato un comunicato che denuncia dettagliatamente i presunti brogli elettorali.
Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti.
Nel testo, il “Comitato per la protezione dei voti” chiede una “commissione accettabile per tutte le parti in causa per esaminare tutta la procedura elettorale”.
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Lo scontro in Iran non si ferma, con la protesta incoraggiata da Mousavi e repressa dall’ayatollah Ali Khamenei e i Guardiani della Rivoluzione che appoggiano naturalmente Ahmadinejad, anche perchè altrimenti vorrebbe dire metter dinamite alle fondamenta dello stato iraniano, già messo in discussione nei suoi presupposti democratici.
Certo è che l’onda emotiva prodotta dal movimento “verde” ha fatto centro, come hanno ferito le immagini di morte e sangue girate dai blog e social network, alcune delle quali ricordano tragicamente la scuola Diaz con il sangue su pavimenti e pareti (guardate qui se non sono immagini con un violento déjà vu).
Come abbiamo detto ieri, la repressione sul web arriva grazie alla collaborazione di note aziende europee; dove non arriva l’etica arriva il business, indifferente a democrazie o dittature, rispetto dei diritti o regimi teocratici, cavallo di troia del neoliberismo che tutto compra e tutto distrugge. Un’ultima annotazione a margine, sono le parole di Ahmadinejad di ieri. Di seguito trovate le frasi pronunciate. Chi vi ricordano?
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