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Tutti gli articoli con tag ahmadinejad

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Venezuela/Iran: Ahmadinejad e Chavez invocano un “nuovo ordine mondiale”. Sono le esatte parole pronunciate ieri da Ahmadinejad nel corso della visita di stato del presidente venezuelano Hugo Chavez in Iran. “Siamo uniti e determinati”, ha affermato ieri Ahmadinejad, “nel porre fine all’attuale ingiustizia che domina il mondo e a sostituirla con un nuovo ordine mondiale basato sulla giustizia.”

Per rafforzare il concetto, il presidente iraniano ha aggiunto che “Iran e Venezuela sono uniti nello stabilire un nuovo ordine mondiale basato sull’umanità e la giustizia.” In onore del suo ospite, Ahmadinejad ha poi preconizzato l’imminente declino dell’imperialismo (con ovvio riferimento a quello statunitense) in tutto il mondo e “specialmente in America Latina”.

Chavez ha ricambiato la cortesia denunciando come alcuni paesi stiano attuando “minacce militari contro l’Iran” e aggiungendo di sapere “che non potranno mai rovesciare la rivoluzione islamica”.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Pare che negli studi di Radio Padania si sia festeggiata l’eliminazione dell’Italia per tutto il weekend. Intanto, Lippi e i suoi sono rientrati a casa dopo aver fatto sembrare la Slovacchia di Hamsik una squadra simile al Brasile. Ora Prandelli dovrà ricostruire da zero. In alto Marek

Marcello Lippi ama andare in barca. E’ stato visto ieri in mare aperto con un altro velista d’eccezione: Massimo D’Alema. Insieme cercavano di convincere un banco di tonni che il calcio e la politica sono i passatempi più belli del mondo. Loro due, che in questo periodo sono i ‘vincenti’ per definizione, hanno a lungo chiacchierato cullati dalle onde, proprio come si fa tra vecchi amici in preda alla nostalgia. Nel frattempo, tutti gli italiani erano in pena per la loro sorte e pregavano per un pronto ritorno a riva, sani e salvi. Flagelli d’Italia

La coda della crisi economica non lascia sereni i nostri connazionali. E il Campionato del mondo di calcio ci è andato pure di traverso. C’è poi un italiano che non vive in Italia, ma ha fatto la stessa fine: Fabio Capello. Il Sud Africa è rimasto sullo stomaco pure a lui. Pollo e peperooney

La Cia dice che l’Iran sarebbe pronto a produrre ben due bombe atomiche. Ahmadine-già?

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Iran, 12 giugno: notizie dei primi scontri da Teheran

pubblicato da davide f.

flickr

Le voci corrono, arrivano notizie e le smentite conseguenti, le informazioni sono confuse: dopo l’invito dei due leader dell’opposizione Mousavi e Karroubi a non scendere in piazza (la manifestazione era prevista per oggi, ore 16, le 13.30 in Italia), ad un anno dall’elezione di Ahmadinejad, per non cadere nelle provocazioni dei guardiani, non sembra tutti abbiano accettato di fare un passo indietro.

Nonostante le parole di Karroubi, che ha parlato di “complotto del governo illegittimo per provocare scontri in modo da poter creare una sorta di stato di polizia”. E ha aggiunto:

Quello che vogliamo sono libere elezioni, libera stampa e rispetto dei diritti del popolo”.

Immagine|Flickr

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Iran verso il 12 giugno: i manifestanti promettono battaglia, Ahmadinejad annuncia una durissima repressione

pubblicato da davide f.

iran

Un anno fa, ricorderete, Mahmoud Ahmadinejad veniva rieletto presidente, apparentemente con una maggioranza schiacciante, poi assottigliatasi con le denunce di brogli e con i controlli fatti in seguito.

Era il 12 giugno, e Ahmadinejad otteneva il suo secondo mandato. Dopo quelle elezioni in Iran nulla è stato più come prima; per i cittadini iraniani, che da lì a breve sarebbero scesi in piazza con grande continuità, nonostante i rischi altissimi, per protestare contro il voto truccato e per l’opinione pubblica mondiale.

Opinione pubblica schieratasi in modo netto dalla parte dei manifestanti, con le prime pagine di tutto il mondo dedicate a quegli eventi tragici e al contempo simbolicamente esplosivi. Cosa vi dice il nome Neda? Ne sentiremo parlare ancora tanto in questi giorni, che vedranno il ripetersi delle proteste, e molto probabilmente anche dei durissimi scontri con il rischio concreto di un vero e proprio massacro.

Immagine|Flickr

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Ore 12 - Ebbene sì, che sia un "referendum" su Berlusconi!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSerioso, corretto e sempre impegnato a spaccare in quattro il capello, il Partito democratico si “scandalizza” perché Berlusconi chiama i 40 milioni di elettori di domenica e lunedì a un voto pro o contro se stesso.

Sì va alle urne per le regioni e per diverse province e comuni. Il confronto dovrebbe concentrarsi sui candidati, sui programmi, sulle alleanze. Ma non è così.

Perché senza la radicalizzazione il Pdl subirebbe un tracollo, ma anche perché, comunque, i territori dove si vota sono in Italia, in mezzo ai problemi dell’intero Paese.

Perché Bersani e l’opposizione non accettano la sfida di Berlusconi e, approfittando di questo appuntamento elettorale, non chiamano gli italiani a un referendum su Berlusconi?

L’occasione è da cogliere. Il momento è favorevole. L’Italia è nel morso di una crisi durissima, con una perdita del Pil di 5 punti, il peggior risultato degli ultimi 40 anni! Perduti un milione di posti di lavoro, cassa integrazione che si moltiplica in termini algebrici, il debito pubblico che esonda. Nella tanto vituperata Prima repubblica, dati così avrebbero spazzato via Premier, Governo, leader di partiti.

Tutto questo incide pesantemente a livello territoriale e quindi il voto può (o deve?) essere trasformato (anche) in un referendum sul governo e su Berlusconi.

L’adunata-boomerang di Piazza San Giovanni è pari solo a quelle inscenate nella Corea del Nord di Kim Jong II, nell’Iran di Ahmadinejad e nella Bielorussia di Lukashenko. L’unica differenza è che là, almeno, le piazze sono… piene.

L’arroganza, la volgarità, la ringhiosità di questi giorni dimostra che Berlusconi è in crisi: mena fendenti a vanvera, di fronte al suo elettorato sempre più deluso e smarrito, pronto a dare un segnale di “disaffezione”, disertando le urne.

Cosa aspettano Bersani e gli altri leader dell’opposizione a uscire allo scoperto, accettando la sfida “politica”? E’ l’ora di battere un colpo adesso, che il ferro è caldo. Anzi, rovente.

Iran: tra Ahmadinejad e l'Onda Verde, cosa sta accadendo nel paese?

pubblicato da davide f.

A una settimana dalle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione in Iran, i conti sembrano non tornare. L’11 febbraio appena passato si attendeva una specie di resa dei conti tra la cosiddetta “onda verde” e il presidente Ahmadinjejad.

Visibilità mediatica altissima, notizie un po’ confuse su possibili morti e feriti (nel video di sopra la protesta a Teheran). Dopodiché abbiamo assistito invece a giorni in cui sono partite una serie di accuse verso l’Iran: da Hillary Clinton, da Israele, addirittura dai sauditi.

Cosa sta succedendo? E, soprattutto, siamo sicuri che quello che ci raccontano un po’ tutti i media su Iran e nucleare sia reale? Difficile credere al quadro dipinto dall’informazione mainstream, andiamo ad analizzare il perché.

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Iran: Onda Verde contro regime. La resa dei conti

pubblicato da Luca Landoni


Nella ricorrenza del 31° anniversario della Rivoluzione Islamica, l’Iran si appresta a vivere ore di grandissima tensione. E un assaggio se n’è avuto col ritorno in piazza dell’Onda Verde, com’è stata chiamata l’organizzazione perlopiù spontanea dei contestatori del regime di Ahmadinejad. I leader degli oppositori Khatami (ex-presidente riformista della Repubblica Islamica) e Karrubi sono stati aggrediti dallo stesso servizio d’ordine per impedir loro di prendere la parola e si sono dovuti allontanare. Karrubu è stato addirittura ferito al capo.

Inutile dire che il regime ha messo in campo ogni forza sua disposizione per zittire la stampa e serrare ogni collegamento con l’esterno. Ai giornalisti stranieri è stato praticamente impedito di muoversi. Gmail e il web in generale sono stati oscurati e si registrano addirittura svariate confische di parabole satellitari.

In questo quadro è evidente che Ahmadinjejad cerchi di radicalizzare la sua posizione per distrarre il popolo dagli scontri di piazza. Si registrano dunque le solite dichiarazioni estremiste contro gli Usa e l’Europa, ma soprattutto contro Israele, come di rito.

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Oggi va di moda lo Yemen, ma è in Iran che si decide il futuro del mondo

pubblicato da Luca Landoni



Oggi torniamo ad occuparci di politica estera per fare il punto sulla situazione mediorientale, troppo spesso trascurato dalla ristretta visione politica del Belpaese. Gli echi di vari attentati, più o meno riusciti, hanno spinto la presidenza Obama a puntare i fari sullo Yemen, stato misconosciuto - fatte salve le meraviglie architettoniche di Sana’a - e che da un quindicina d’anni riunisce i vecchi Yemen del Nord e del Sud in un’unica repubblica culla suo malgrado (si dice) del terrorismo islamico.

Tutto vero, così come non è escluso che attaccare o bombardare questa estrema frangia meridionale della penisola araba possa ridurre le potenzialità degli attentatori internazionali. Ma per quanto sia apprezzabile benché tardiva la scoperta dello Yemen, credo non sfugga a nessuno che la partita vera sulla sicurezza globale si gioca in Iran.

Molti ottimi commentatori hanno sbraitato negli ultimi mesi sulla passività di Usa e Unione Europea. Vero. Ma cos’hanno proposto come alternativa? Niente; il vuoto pneumatico. Cosa più che ovvia, perché prendersela con chi non fa nulla è facile, facilissimo; proporre il da farsi espone invece a ogni tipo di critiche, specie dai pacifisti a oltranza. E per favore, non mi si venga a parlare di sanzioni. A parte il fatto che contro l’Iran sono pressoché inattuabili, ma poi basta ipocrisie: le sanzioni non hanno mai risolto niente. Sono solo la soluzione comoda per chi non vuole decidere affatto.

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Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

C’è un problema con l’Iran? Poca democrazia interna e pericolosa corsa al nucleare? Nessun problema. Se il G8, come è molto probabile, non riuscirà a tirar fuori nulla di concreto, il SuperCav ha già in mente una carta importante da giocare per ammorbidire Ahmadinejad: una bella festa a Palazzo Grazioli con tanto di escort. Via del Plebi-sciita

Intanto al MegaPapi arriva un altro schiaffo. E stavolta non si tratta di politica, almeno non direttamente. Infatti dopo tutte le star tv - Fiorello in testa - che lo hanno abbandonato per trasmigrare sul satellite, ecco la notizia che la televisione dell’odiato Murdoch ha superato Mediaset in termini di ricavi. Ora al Biscione stanno elaborando un piano in due mosse per cercare di colpire l’azienda del magnate australiano: 1) dare loro anche Emilio Fede per un nuovo programma di cabaret; 2) favorire il trasferimento a SkyTg24 del fido Minzolini. Ma si tratta di un tentativo disperato. Se il Bongiorno si vede dal mattino…

L’enfant prodige del Pd che non è tanto ‘enfant’ e forse manco tanto ‘prodige’, Debora Serracchiani, continua a difendere San Franceschini dagli attacchi di ‘Baffino’. Stavolta vibra: “I toni in seno al partito mi sembrano folli“. D’Alematto

Ma in effetti a via del Nazareno, di questi tempi, ci mancano solo i vietcong. Pd spaccato, odi reciproci che esplodono e una prima vittima: Goffredo Bettini. Dopo le dichiarazioni di Pippo Civati, si capisce che chi vincerà non farà prigionieri. Fucile a ‘piombini’

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Mentre l'Iran muore, noi stiamo a guardare. E gli Usa fuggono dall'Iraq

pubblicato da Luca Landoni

Ieri gli Stati Uniti hanno cominciato a ritirare le loro truppe dall’Iraq, e non avrebbero potuto scegliere momento peggiore. Il segnale che stanno lanciando è drammaticamente negativo per le decine di migliaia di iraniani che in questi giorni si stanno battendo disperatamente per la libertà. Raramente ho visto gente con più coraggio di questi ragazzi; uomini e donne sprezzanti del pericolo che mettono a rischio la loro stessa vita manifestando contro una dittatura brutale, che non esita ad usare la religione per sopprimere i diritti individuali e mandare al macello la propria stessa gente,

Di fronte a tutto ciò non è sufficiente inoltrare delle proteste. Non basta chiedere spiegazioni scuotendo la testa, nè basteranno le ridicole sanzioni che a mezza bocca i leader occidentali hanno preannunciato in vista del G8. Ricordatevi di Praga. Ricordatevi di Budapest, quando i sogni morirono all’alba. Allora si disse che l’Occidente non poteva intervenire - e forse era vero - per non rischiare un conflitto mondiale. Ma quei tempi sono passati.

Abbiamo di fronte un regime che non esiterà a costruire e usare armi nucleari per difendersi e offendere. Un paese che ha ignorato qualunque richiamo dell’Onu, e che si è ripetutamente fatto beffe di ogni istituzione sovranazionale. Un paese che ora non rispetta più nemmeno il proprio popolo e ne ignora la volontà sopprimendo la democrazia e istituendo la più feroce delle dittature.

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