Medio Oriente: Yemen, scontri tra esercito e militanti di Al Qaida. “Ognuno dovrebbe guardare alla Somalia e imparare.” In questa semplice frase, pronunciata nel fine settimana nel corso di un discorso televisivo, si riassume la versione che il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh intende divulgare per giustificare il proprio attaccamento al potere.
Pressato da settimane di manifestazioni di piazza che, sull’onda di Tunisia ed Egitto, chiedono le sue dimissioni e maggiori spazi di democrazia, Saleh si è autodefinito un “presidente costituzionale” e ha descritto il paese come “una bomba ad orologeria”.
Come già Mubarak prima di lui, il presidente yemenita giustifica la sua trentennale permanenza al potere con la necessità di dare al paese una guida forte per impedire il sopravvento di movimenti islamisti. Il riferimento è ai violenti scontri tra militanti di Al Qaida e forze di sicurezza yemenite che, secondo fonti dell’esercito, avrebbe lasciato sul terreno diversi morti negli ultimi due giorni.
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Come purtroppo sappiamo, Sergio Cicala e sua moglie Philomene Pawelgba, rapiti in Mauritania lo scorso 17 dicembre, sono ormai da due mesi e mezzo in mano ai terroristi di un’organizzazione che si richiama ad Al Qaeda. La novità è che ieri l’italiano (o meglio, i terroristi stessi) hanno fatto pervenire un video che implora il Governo italiano di intercedere.
Nel video Cicala è in ginocchio in mezzo ai suoi sequestratori e si appella alla generosità di Berlusconi, ricordando che l’ultimatum è ormai scaduto:
«Spero che il governo si interesserà il più presto possibile alla nostra situazione e quindi alle nostre vite, attendiamo con fiducia che questa situazione possa risolversi nella maniera migliore possibile, con la liberazione mia e di mia moglie; il presidente Berlusconi è sempre stato noto per la sua grande generosità, spero che possa aiutare me e mia moglie»
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Il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di non trattare pubblicamente con i terroristi che nei giorni scorsi hanno sequestrato Sergio Cicala e la moglie Philomene Kabouree in Mauritania.
“Chiunque tratta coi terroristi – ha precisato l’esponente politico a SkyTg24 - aiuta i terroristi”.
Intervistato poi sulla politica estera del nostro paese in Afghanistan il Ministro ha dichiarato che non sono previsti, per il momento, cambiamenti poiché l’Italia è legata ad una coalizione. Ad un progetto a cui progressivamente si stanno allontanando le super potenze che per prime l’hanno avviato.
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Domani esce in Italia in anteprima mondiale “La Morsa”, nuova fatica di Loretta Napoleoni, giornalista ed economista che abbiamo intervistato qui su polis e imparato ad apprezzare per i suoi interventi in trasmissioni come Anno zero, e per i suoi articoli su Internazionale, El Pais, Le Monde, The Guardian. Vi anticipiamo il suo nuovo libro, il primo scritto in italiano (la giornalista vive a Londra), che la Napoleoni presenterà stasera a Otto e mezzo da Lilli Gruber. Qui sopra anche un’intervista da Booksweb tv.
L’editorialista porta avanti una tesi semplice ma impressionante e tagliente. Ripercorrendo le tappe più salienti degli ultimi otto anni ci offre una chiave di lettura originale e molto concreta della recessione. Con una linguaggio immediato rivela i retroscena inquietanti della politica economica bellica americana e quelli della crescita della bolla finanziaria immobiliare.
E’ la ripartenza in grande stile della strategia della tensione jihadista: un attentatore suicida a bordo di un camion imbottito con oltre cinquanta kg di esplosivo si è diretto contro il Marriott di Islamabad. Per ora le stime dei morti oscillano tra i quaranta e i sessanta - nessun italiano - mentre si parla di duecento feriti, molti dei quali in gravissime condizioni.
Nell’albergo era in corso, in questi giorni, una riunione della Banca Mondiale, alla quale partecipavano anche alcuni diplomatici americani, probabili bersagli del suicide bombing, rivendicato nelle ore immediatamente successive da una organizzazione vicina ad Al Qaeda. Non è la prima volta che la catena di alberghi statunitense si trasforma in obiettivo sensibile.
Come riporta il Washington Post, anche nel 2003, a Jakarta, accadde qualcosa di simile: morirono dodici persone. Bill Marriott, ceo della compagnia, ha spiegato che molte delle vittime sarebbero personale dell’albergo. E che quindi per i terroristi l’obiettivo sarebbe stato mancato.
O in alternativa perfettamente raggiunto. Se l’obiettivo era dimostrare che il Pakistan è un paese a sovranità limitata, e far capire al resto del mondo che la jihad continua, è stato perfettamente portato a casa.
Foto | AFP