
È iniziata da pochi minuti il live blogging di Paolo Biondani dal palazzo della Consulta dove si sta decidendo la correttezza del Lodo Alfano. Presenti in aula quasi 50 giornalisti, italiani e stranieri. Alle 9.38 sono stati fatti accomodare fuori dall’aula fotografi e cronisti televisivi.
9.59 Stando a quanto riportato in home page dal Corriere della Sera è possibile che la decisa prevista oggi dalla Consulta slitti di una settimana.
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L’operazione annunciata come un colpo di spada definitivo sul collo delle milizie talebane va avanti e nella provincia di Helmand, in Afghanistan, migliaia di soldati americani e afgani si stanno scontrando con i Talebani, per arrivare alla fine della guerra iniziata nel 2001.
Nel video di AlJazeeraEnglish potete vedere alcune immagini girate da una troupe embedded al seguito delle truppe americane. Non ci sono scontri a fuoco o scene sanguinolente di agguati e bombardamenti di civili - specialità olimpica delle truppe Nato in questa zona - ma almeno ci si fa un’idea di cosa sia l’Afghanistan, dei luoghi in cui questa guerra infuria da 8 anni e delle condizioni in cui vivono questi esseri umani, che devono pure sopportarsi le assurdità integraliste dei taliban.
Mentre scorre il video viene da chiedersi: basterà ammazzare altri 4 - 5000 miliziani per pacificare l’Afghanistan e vincere la guerra al terrore? Non è che, per caso, sarà necessario garantire agli afgani condizioni di vita decenti per evitare che vengano arruolati dagli estremisti islamici?
Dopo il salto altre immagini dall’Afghanistan della New Tang Dynasty Television.
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Sembrerebbe una di quelle scene da thrillerone americano che fanno sorridere o storcere il naso allo spettatore, invece è tutto vero. Un giovane ciadiano di 21 anni, Mohammed al Gharani, detenuto nel carcere di Guantanamo a Cuba, è riuscito con un trucco a telefonare all’emittente televisiva al Jazeera e a farsi intervistare.
Il testo dell’intervista è rintracciabile nel sito internet dell’emittente. Mohammed ha raccontato alle guardie di voler telefonare ad uno zio e invece è riuscito a contattare l’emittente denunciando gli abusi subiti. E’ la prima volta che un detenuto del carcere di massima sicurezza dove sono tenuti molti presunti terroristi riesce a parlare direttamente con i media. I giornalisti infatti sono ammessi nella base cubana solo dopo aver firmato un impegno scritto che li obbliga a non parlare con i detenuti.
Gharani ha dichiarato che durante il periodo di detenzione, che dura da quando aveva 14 anni, ha subito diversi pestaggi dai militari Usa. Inoltre ha denunciato che un gruppo di soldati statunitensi gli avrebbero sparato addosso gas lacrimogeni.
“La tregua tra Israele e Hamas raggiunta lo scorso 19 giugno non è stata rotta dalle milizie palestinesi ma dallo Stato d’Israele”. A parlare così non è il presidente iraniano Ahmadinejad o un portavoce di Hamas, ma l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, in un intervento sul Washngton Post intitolato ‘Una guerra non necessaria’. Un fatto completamente e stranamente ignorato dalla quasi totalità dei media.
Così scrive Carter, presidente dal 1977 al 1981 e fondatore di una organizzazione non governativa che porta il suo nome:
“il lancio dei razzi (da parte di Hamas) fu subito interrotto e ci fu un aumento nelle forniture di cibo, acqua, medicinali e combustibile (da parte di Israele). Tuttavia l’aumento fu in media del venti percento del livello normale. E questa fragile tregua fu parzialmente rotta il 4 novembre, quando Israele lanciò un attacco a Gaza per distruggere un tunnel difensivo che veniva scavato da Hamas all’interno del muro che rinchiude Gaza”
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