In questo momento mi trovo nel backstage dell’Ultima Parola, stiamo guardandoci la puntata che andrà in onda stasera in bassa frequenza. Due ospiti mi aspetto che a breve mostrino grandi cose: Aldo Busi e Alessandro Sallusti. Voglio dire: cosa ci può essere di più lontano, di più diametralmente opposto? Sono come l’olio e l’acqua.
Da un lato uno degli scrittori più illuminanti, più geniali e controversi degli ultimi vent’anni, dall’altra parte il direttore del quotidiano che tra vent’anni sarà ricordato come il foglio di più stretta osservanza berlusconiana, la versione della Pravda di questo tempo, una Pravda ma in salsa arcoregno-sudamericana.
Strano a dirsi, ma non sembra una puntata di un programma che dovrebbe essere il contrappeso di centrodestra a serate come quella di Santoro e di Annozero. Il che è a mio modo di vedere un bene: per ora Busi ha messo all’angolo, dialetticamente intendo, Sallusti, che col suo savoir faire e il suo cattivo senso - l’opposto del buonsenso - da pensionato in coda alle poste per ora accusa il colpo…
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Altro che terra dei cachi. L’Italia è il paese dei paradossi. A pochi giorni dalla censura, l’ennesima, applicata dalla politicizzata dirigenza RAI su Aldo Busi per delle dichiarazioni riguardanti l’omofobia praticata da una parte del clero il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, accoglie la richiesta di Walter Veltroni, e farà riaprire l’indagine sulla morte di Pier Paolo Pasolini.
Dichiaratamente omosessuale l’intellettuale prima di essere ucciso è stato schiacciato dall’ignoranza. La stessa che ha colpito in maniera diversa altri grandi pensatori. Riaprire il caso non serve se non si dimostra con i fatti che dalla morte di Pier Paolo Pasolini qualcosa è cambiato. Trovare un colpevole non può e non deve essere un palliativo.
Se davvero Angelino Alfano vuole rendere onore al monumentario pensatore italiano dovrebbe impegnarsi affinché altre persone non siano discriminate per la propria sessualità.
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Il SuperCav la settimana scorsa era in Campania per sostenere la candidatura di Caldoro. E secondo uno schema collaudato, ha attaccato la sinistra: “Io sono come Paperone, loro come la Banda Bassotti”. Sì, però, a differenza dei fumetti Disney, nell’era del centrodestra al governo protagonista non è un topo ma la topa. Papi-rone
Aldo Busi escluso da tutte le trasmissioni Rai per le sue note intemperanze. Intanto Viale Mazzini è scosso da ben altre grane e soprattutto dall’inchiesta di Trani che vede coinvolti Innocenzi, Masi e il Cav. A-Busi di potere
Il partito dell’amore teme l’astensionismo di elettori schifati. Ma il premier spera che molti entrino comunque in cabina elettorale. L’importante è entrarci, magari anche indossando un profilattico. Va bene tutto, purché l’amore trionfi. Il leader Pdl spera e prega. Preser-votivo
Il capo del governo dice no al faccia a faccia con Bersani. Il massimo del dissenso che il SuperCav tollera è quello espresso da qualche ministro che, a volte, si rifiuta di pulirgli le scarpe. Feccia a feccia

Lucia Annunziata, intervistata negli ultimi giorni sia dall’Unità che dal Fatto, ha sostenuto una tesi che mi preme di condividere con voi. Secondo la giornalista, ex Presidente della Rai, i colleghi a cui sono stati chiusi i programmi televisivi hanno sbagliato ad organizzarsi singolarmente.
Per la conduttrice di “In 1/2”, sospeso in solidarietà di chi non ha più il proprio spazio televisivo, il diritto al bavaglio deve essere forte tanto quanto quello della libertà di espressione.
Organizzando la propria protesta singolarmente i vari Santoro, Floris e Vespa hanno dimostrato una volta di più che il problema in Italia non è questo o quel governo ma i liberi cittadini che vittima del proprio egocentrismo non riescono a costituire una comunità che dia vita ad un movimento propositivo.