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Tutti gli articoli con tag aldo moro

Ore 12 - "Furti" storici: il Pdl (marcato Berlusconi) come la DC?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ultimo ad averlo detto prima di lui, è stato Pierferdinando Casini. Il leader dell’Udc aveva sentenziato: “Il Pdl nasce e muore con Silvio Berlusconi”.

Lui, il direttore di Libero Vittorio Feltri, berlusconiano doc ma senza peli sulla lingua, adesso conferma: “Temo che il Pdl non sopravviverà a Berlusconi. Quando non ci sarà più la figura carismatica si rifaranno vivi tutti i galletti del pollaio”.

Anche Feltri vede il Pdl come una “monarchia anarchica” e rimpiange la Democrazia Cristiana: “Un partito mamma con nove correnti che riuscivano a convivere”.

Chissà, forse lo Scudo crociato non reggeva solo per questo.

Un partito tutt’altro che “immacolato” la Dc, ma aveva avuto intuizioni, ideali, progetti politici non nati sul “pradellino” di un’auto, dirigenti forgiati dalla storia che avevano portato l’Italia a fare la scelta giusta fra i due blocchi, garantendo la democrazia e modernizzando una nazione uscita distrutta dalla dittatura fascista, dai lutti del secondo conflitto mondiale, dalle ferite della guerra civile.

Dopo Sturzo venne De Gasperi, poi Fanfani, quindi Andreotti, Aldo Moro ecc. Chissà chi dopo il Cavaliere?

Per decenni, i governi di coalizione marcati diccì erano sempre sostenuti da un progetto politico. I voti venivano “anche” dall’azione dei governi ma il consenso profondo veniva dal riconoscimento del progetto politico.

E oggi? Il Centrodestra esprime un governo. E il “progetto” politico?

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Ore 12 - Reentreé di Romano Prodi (con la nuova tessere del Pd) e dell'Ulivo (riverniciato)?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ha (ri)presa la tessera Romano Prodi. Quella del Pd, la sua “creatura” prima osannata, poi ripudiata, adesso di nuovo amata.

E Prodi non fa mai niente per caso.

Il Professore non fu mai democristiano. Prese la tessera dello Scudo crociato una sola volta, quando Giulio Andreotti lo chiamò in un suo governo e lo fece ministro.

Allora perché si è (ri)messo in tasca il simbolo del Partito democratico? Per una questione di “nostalgia”?

No, l’ex premier è uno che sa guardare avanti. Allora?

Prodi con la nuova tessera festeggia la chiusura di un ciclo: sancisce la fine definitiva di Veltroni (il vero killer del suo governo dell’Unione) e del “veltrusconismo” (il vero killer dell’Ulivo), del partito a vocazione maggioritaria, del tentativo del patto di sistema con il capo del Pdl per fare il bipartitismo, del kappaò del centro sinistra.

Il giuramento di Prodi: “Non torno alla politica attiva” non è credibile.

Romano è uno che se le segna al dito. E’ un cattolico “adulto” che prega ma che nutre rancore, sa aspettare con la certosina pazienza presa dalla millenaria lezione del cristianesimo, tende l’agguato nei modi e nei tempi che decide da solo, sa coltivare, lavorando sotto sotto, il sogno della rivincita. E’ uomo malato di politica. E di potere.

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Il "prof" ex brigatista Morucci fra favole e sangue

pubblicato da Massimo Falcioni

Il “professor terrorista” Valerio Morucci non potrà salire in cattedra. Almeno stavolta.

Il rettore dell’Università la Sapienza di Roma Luigi Frati, dopo le proteste di insegnanti e studenti, ha detto un inequivocabile “no”: “Morucci venga a parlare a via Fani”.

Morucci, ex brigatista rosso (pentito?!), la sua lezione l’ha già consegnata alla storia con il sangue di innocenti, quel tragico mattino del 16 marzo 1978 in Via Fani e con l’epilogo dell’assassinio di Aldo Moro.

Il Prof. Ordinario Giorgio Mariani aveva invitato Morucci lunedì 12 gennaio per un incontro con gli studenti, con questa motivazione: “Le autorità di polizia e di giustizia vedono con favore questi incontri che possono avere un contenuto educativo perché aiutano le nuove generazioni a scansare le tentazioni di ripetere scelte sbagliate, in particolare in un momento in cui la protesta legittima di studenti e giovani si fa sentire nuovamente”.

Evidentemente Morucci è più “istruttivo” del Prof. Ratzinger (Papa Benedetto XVI), cui un anno fa si impedì di parlare alla Sapienza.

Alle risibili motivazioni relative all’invito di Morucci rispondiamo con quanto scrisse Giorgio Bocca su Il Giorno del 23 febbraio 1975: “A me queste Brigate Rosse fanno un curioso effetto di favola per bambini scemi e insonnoliti e quando i magistrati, gli ufficiali dei carabinieri e i prefetti ricominciano a narrarla mi viene come un’ondata di tenerezza perché la favola è vecchia, sgangherata, puerile”.

Il “bello” delle favole è che continuano ad essere raccontate. Perché c’è sempre chi le vuole ascoltare.

Ore 12 - Berlusconi tira la corda. E se si spezza?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCrede profondamente nell’esigenza di riformare la giustizia. Anche a costo di cambiare la Costituzione. E di cambiarla a colpi di maggioranza.

Silvio Berlusconi ha lanciato il sasso con tale forza e così in alto da prefigurare una Italia diversa da quella di oggi e da quella degli ultimi 60 anni.

Sembra quasi che Berlusconi voglia giocare la carta “o la va o la spacca”. Se vince fa cappotto: un “sovrano” illuminato e sostenuto dal voto popolare e populista deciso a varcare le soglie del Quirinale. Se non centra l’obiettivo, vince ancora le elezioni grazie al rilancio del clima di scontro, e resta dov’è.

Andrebbe comunque a compimento la concezione degli ultimi 15 anni: un bipolarismo bislacco, con due partiti leggeri di stampo padronale e/o leaderistici e una democrazia maggioritaria con inevitabili venature autoritarie.

Ieri il premier ha sbattuto la porta in faccia all’opposizione, definendo il Pd: “marxisti-leninisti”.

Berlusconi non sa o non vuole sapere che la fine del comunismo concluse la fase storica della Dc, quella che, come diceva Aldo Moro, la “condannava a governare, per mettere il Paese al riparo da disavventure disastrose”.

Berlusconi riapre gli armadi per far resuscitare i fantasmi del comunismo in modo da essere “condannato a governare”.

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Ore 12 - I giovani non hanno bisogno di serenate ...

pubblicato da Massimo Falcioni

I partiti stanno fuori dalla protesta e dalla lotta degli studenti per due motivi: perché il “movimento” è apartitico, facendo della propria autonomia un punto di forza. E perché la politica (opposizione in testa) non sa che dire.

Gli scioperi e le manifestazioni proseguiranno. Ma anche gli studenti pestano l’acqua nel mortaio, non sanno cosa fare e dove andare.

Alla protesta manca un progetto e uno sbocco “politico”: si rischia la corporativizzazione e l’isolamento.

Di questo passo, presto il grosso degli studenti batterà deluso in ritirata. Mentre le minoranze alzeranno il tono della lotta imboccando la via deleteria e autolesionista della violenza.

Il governo, dopo l’ultimo positivo mezzo passo indietro, è diviso fra “falchi” e “colombe”: fra chi vuole applicare la linea dura fino all’intervento della polizia per farla finita con occupazioni e cortei e fra chi invece vuole riaprire un dialogo con il mondo della scuola e cercare una mediazione in parlamento.

Paradossalmente l’opposizione, Pd compreso, sta ancor peggio.

La protesta è vista come una (ghiotta?) occasione, un “detonatore” per far esplodere una protesta generale e destabilizzare il governo. Quindi il tentativo di strumentalizzarla è palese.

C’è addirittura chi dice che bisogna “comprendere”, se non proprio sostenere, anche la carica irrazionale che muove una parte dei giovani, a causa di una grande rabbia e collera provocate dal governo.

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Ore 12 - Maroni-La Russa: "guerra civile" o "guerra fra bande"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroI due ministri Maroni (dell’Interno) e La Russa (della Difesa) continuano a beccarsi. E non è vero che giocano “ai soldatini”. Non è cosa di poco conto avere in mano l’uso dell’esercito.

Ma qui il motivo del contendere è più pesante, riguarda i principi. Maroni rilancia l’allarme sulla lotta alla criminalità in Campania: “E’ uno Stato nello Stato. E’ guerra civile, coordinerò io i militari”. Sferzante la replica di La Russa: “Basta con questa telenovela”.

Si parte dal nodo della “sicurezza”: An rivendica il suo ruolo di riferimento delle forze armate, che non gradiscono interferenze della Lega. Ma il partito di Bossi più volte ha detto “no” agli sconfinamenti di An sul tema sicurezza. Maroni la butta sul pesante e per avere mano libera insiste a dire che in certe zone “c’è la guerra civile”. La Russa parla invece di “guerra fra bande”.

Berlusconi più volte ha richiamato i due senza giri di parole: “Smettetela di fare i bambini”. Ieri sera il premier ha provato ancora a metter pace fra i due ministri anche per evitare che oggi si ripetano incresciose diatribe in occasione della riunione del Consiglio supremo di Difesa, convocato dal capo dello Stato per acquisire il parere dell’organismo sul decreto legge messo a punto dal governo.

Anche se il decreto non è stato ancora firmato, a Caserta sono già pronti a partire 500 parà della Folgore che due giorni fa il ministro La Russa aveva già destinato a protezione di due check point che verranno posti a Castel Volturno, salvo poi fare retromarcia dopo i mugugni del Viminale.

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Paolo Guzzanti senza scorta:"Mi uccideranno"

pubblicato da V.

mitrokhin guzzanti ucciso

La Commissione Mitrokhin aveva avuto forse solo un grande merito, nel nulla totale da punto di vista giudiziario sul quale si era conclusa. Aveva fatto scoprire il delizioso risvolto della seduta spiritica cui aveva partecipato anche Romano Prodi per scoprire dove fosse il covo br in cui era stato condotto Aldo Moro dopo il rapimento e la strage di via Fani. Avvenne tutto

il 2 aprile 1978, mentre era in corso il sequestro dell’on. Aldo Moro, (Romano Prodi, ndr) avrebbe partecipato in casa di amici in provincia di Bologna (alla seduta partecipò anche Mario Baldassarri, ai tempi della commissione politico di Alleanza Nazionale e viceministro per l’Economia e le Finanze dei governi Berlusconi II e III) ad una seduta spiritica, nella quale un piattino, mosso dallo spirito di Giorgio La Pira, richiesto dell’ubicazione del sequestrato, avrebbe composto il nome “gradoli”

Bene, Guzzanti in tutto ciò era sotto scorta armata da ormai quattro anni. Scorta che gli è stata revocata ad agosto, visto che evidentemente, secondo il prefetto di Roma, i rischi per la sua incolumità erano pari a zero. Il Senatore del pdl afferma che

si tratta di un oggettivo invito per chiunque possa averne intenzione di colpirmi

Foto | Flickr

Ore 12 - Dal Pdl un solo grido: "La Dc siamo noi!". Aspettando Godot (Casini) ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’abbiamo scritto ieri che, in assenza del gatto (Silvio), i topi (colonnelli, delfini e outsider) ballano.

S’intende: più che ballare il tango o il walzer, tentano piccole piroette. Ma, in assenza di grandi orchestre (per la pausa estiva), anche un raglio d’asino pare la “nona” di Beethoven.

Sentite Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia e testa pensante dei periodi di magra (sotto Ferragosto e sotto Natale): “Rifaremo la Dc. Il Pdl sarà come la Dc: un grande partito, con tante anime, ma unito al momento delle scelte. La Dc ha diretto il paese per oltre cinquant’anni. Ed è stato un grande partito anche nella vita interna, dove, chi perdeva non andava a casa ma magari faceva il ministro degli esteri”.

Rincara la dose uno che di Dc se ne intende, Gianfranco Rotondi, uno dei tre fondatori del Pdl e ministro dell’attuazione del programma. Il segretario della Dca apre a Casini “Siamo pronti ad aprire le porte del Pdl e del governo all’Udc. Ci sono tutte le condizioni per ricomporre lo strappo. L’Udc non può allearsi con il partito di Veltroni. La differenza fra noi e il Pd è che in Europa loro non sanno chi sono. Noi lo sappiamo bene: siamo il Ppe, che è lo stesso partito di Casini”. Poi però l’ultimatum a Pierferdi: “Ma questa è l’ultima fermata per salire sul nostro treno”.

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La morte di Antonio Gava, uno degli ultimi dinosauri della Prima Repubblica

pubblicato da Luca Landoni

Antonio Gava si è spento questa mattina alle 5.40 nella sua casa di Roma. Già da ieri si rincorrevano le voci sul suo stato gravissimo e il decesso appariva inevitabile fin dalla serata. Con Gava scompare uno degli ultimi uomini-simbolo della vecchia Dc, ormai praticamente ridotta al duo Andreotti-De Mita.

Proprio con quest’ultimo Gava aveva avuto stretti rapporti, soprattutto quando in qualità di capo dei dorotei ne aveva sostenuto la candidatura a leader dell’allora primo partito italiano. Saliva così al soglio democristiano il più filocomunista dei grandi potentati, realizzando una sorta di compromesso storico non ufficiale a molti anni dalla morte del suo teorizzatore Aldo Moro. Altrettanto rapidamente poi, come d’uso a quei tempi, l’appoggio della sua corrente si era vaporizzato per confluire su un vecchio cavallo di ritorno, Arnaldo Forlani, ponendosi alla base del celebre CAF, l’asse Craxi-Andreotti-Forlani che durerà fino alla fine della Prima Repubblica.

Colpito da un ictus nel 1990, Gava si dimette da tutte le cariche e si eclissa dalla politica fino al 1993, quando viene colpito da avviso di garanzia per le infamanti rivelazioni del mafioso Galasso che lo accusa di aver coperto il famoso boss Lorenzo Nuvoletta. Ne nascerà un lungo procedimento giudiziario (Gava si farà anche tre giorni di carcere) fino al 2006 quando il politico campano viene assolto con sentenza irrevocabile per «mancata impugnazione». Una volta scagionato, nello stesso anno Gava annuncia che chiederà i danni allo Stato per 38 milioni di euro (causa ancora pendente a quanto ci risulta).

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Scarcerata l'ex-Br Marina Petrella

pubblicato da Luca Landoni

La corte d’appello di Versailles ha disposto la scarcerazione dell’ex-terrorista Marina Petrella che soffrirebbe di gravi turbe psichiche e di “sindrome suicida”. La Petrella, che dovrebbe prima o poi essere estradata ma si sa come sono sempre andate queste cose tra Italia e Francia, era stata arrestata nel 2007 in Val d’Oise in seguito a un normale controllo stradale, e da allora si batte contro il ritorno forzato nel nostro paese.

Il motivo è semplice. Su di lei pende una condanna per omicidio, oltre ad altre bazzecole tipo sequestro, tentato omicidio, rapina a mano armata eccetera eccetera. Membro della colonna romana delle Brigate Rosse, la Petrella ha partecipato attivamente al sequestro Moro, ed era già stata arrestata nel 1982, per poi essere incredibilmente rilasciata per decorrenza dei termini nel 1986. Nel 1993 la fuga in Francia per sfruttare la dottrina Mitterrand che le permetteva di vivervi liberamente nonostante la condanna per omicidio di un agente di polizia emessa nel 1992.

Nel 2002, cambiato il clima, l’Italia può finalmente chiedere l’estradizione, e 5 anni dopo l’ex-terrorista viene catturata e imprigionata a Fresnes. Ma ciò non prelude alla consegna, anzi, nel luglio 2008 il presidente francese Sarkozy dichiara di essere disposto a concedere l’estradizione della Petrella a patto che il Governo italiano le conceda la grazia per motivi di salute (ehh?!) e a quanto pare Carla Bruni e sorella si sarebbero associate alla richiesta (un bel chissenefrega?)

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