Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, riferirà sull’emergenza maltempo in Aula al Senato giovedì 9 febbraio alle 9.30. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Sarà l’occasione per la fine delle polemiche fra Alemanno e la Protezione civile e fra questa e gli amministratori locali, le ferrovie ecc?
In molti Paesi imperversa il maltempo ma solo in Italia la diatriba politica è così accesa. Nel Belpaese abbondano i politici ad uso “televisivo”, insuperabili in TV nello scaricabarile e per lo più inetti alla prova dei fatti, mossi più che altro dal loro tornaconto elettorale. Le ultime “perle”, speculazioni di bassa lega, arrivano da Fabrizio Cicchitto.
“ Altro che Alemanno. – chiosa il capogruppo del Pdl alla Camera - Da un lato l’Europa e l’Italia sono investite da una straordinaria ondata di freddo. Dall’altro lato il problema della inadeguatezza del sistema-Italia, e in esso della protezione civile nella sua attuale direzione e configurazione strutturale, emerge in modo assai evidente e, al di là delle polemiche, richiede prima una analisi molto attenta e poi cambiamenti profondi ed incisivi”.
Insomma Cicchitto vuole rivedere la struttura della protezione civile con ‘cambiamenti profondi e incisivi. Faccia di tolla! Dov’era lui quando il suo partito ha depotenziato il dipartimento con la legge 10 del 2011?. Con quella legge il Pdl ha deciso di privare la protezione civile delle sue attribuzioni che meglio hanno funzionato, anzichè intervenire sul campo d’azione sproporzionato delle strutture di vertice del sistema.
“Bisognava togliere la gestione dei ‘grandi eventi’ – attacca Renzo Lusetti di API - e potenziare il sistema di coordinamento con gli enti locali invece di affidarsi alla tassazione regionale per l’attivazione delle emergenze”.
Già. Cosa aspetta Monti a rimediare a questo scempio e a modificare al più presto la normativa? Come sempre in Italia, la stalla si chiude dopo che i buoi sono scappati.
C’è poco da scherzare, la tempesta sui debiti sovrani lambisce ormai anche i titoli tedeschi. Sturm bund drang
Eppure Berlino non capisce che serve una svolta corale. E la situazione peggiora di giorno in giorno. Nella mer-kel fino al collo
A Roma sembrano tornati gli anni efferati della Banda della Magliana. E il sindaco Alemanno, bersaglio delle polemiche, se la sta prendendo in quel posto… Romanzo Crimi-anale
Dopotutto, però, la violenza di strada in questo momento ha meno attenzione mediatica di quella che meriterebbe. Le energie sono concentrate, infatti, su un altro genere di violenza: quella finanziaria. La Banca della Magliana
In questo giro, a Roma non si vota. Ma fa lo stesso, la destra non si smentisce e il sindaco dell’Urbe Alemanno fa un “regalino” da 11,8 milioni di euro ai suoi amici camerati che si definiscono “Fascisti del terzo millennio”.
Insomma, il comune della capitale ha deciso di acquistare definitivamente dal Tesoro “Casapound”, lo stabile di via Napoleone III occupato dal 27 dicembre 2003, il “covo” dei cuori neri d’Italia.
“In realtà - ironizzano a Casapound - al catasto quando lo abbiamo occupato risultava ancora di proprietà dell’Enims, un ente fascista disciolto nel 1945”.
Questi, usciti dalle fogne, sono tornati a fare il bello e cattivo tempo. Senza manganelli e olio di ricino. Basta occupare, con voti e alleanze, le poltrone giuste. Poi si spendono allegramente 12 milioni di euro dei contribuenti magari per pagare vecchie … “cambiali” politiche ed elettorali. Vergogna.
Prima parentopoli, ora la giunta che va clamorosamente a casa. Il Campidoglio cappotta come un autobus guidato da una cubista. La sbandAtac
Sanguinosa rivolta del pane in Tunisia. La soubrette Afef si preoccupa per il suo Paese e chiede al presidente di distribuire brioches e caramelle alla menta. Ben Ali-tosi
Poi però la conduttrice tv ci ripensa e assume un piglio più pragmatico, spedendo a Tunisi qualche carico di panettoni sopravvissuti al nostro magna-magna natalizio. Il (can)dito nella piaga
Intanto infuriano gli scontri in Maghreb. Ma l’aumento dei prezzi non riguarda solo Tunisia o Algeria. Il Cairo-vita

Botta e risposta tra il Sindaco di Roma e il leader della Lega Umberto Bossi. Il primo, al convegno dei circoli e della fondazione Nuova Italia, dichiara: “Ci vuole chiarezza fino in fondo se no il percorso del federalismo é avvelenato. Non é possibile che nello statuto della Lega ci sia ancora la parola della secessione della Padania: é un fatto che deve essere eliminato”.
Il secondo prontamente risponde: “Togliere la parola secessione dal nostro Statuto? Noi nel nostro Statuto ci mettiamo quello che vogliamo”. E, riferendosi direttamente ad Alemanno, aggiunge: “Parla così perché a Roma non ha combinato molto. Non avendo fatto cose pratiche, si butta sull’ideologia”.
Non è ben chiaro cosa intenda Umberto Bossi per “ideologia”: se, in particolare, dia al termine una connotazione positiva (facendo riferimento ad una concezione del mondo e della vita, che, a ben vedere, non dovrebbe mancare ad un partito politico importante e ormai “storico” come la Lega) o negativa (alludendo piuttosto ad un complesso di idee astratte e mistificatorie che non trovano riscontri nella realtà). Considerato il senso complessivo delle asserzioni sopra riportate, propenderei, tuttavia, per quest’ultima ipotesi.
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Di solito, quando è in preparazione il cosiddetto decreto Milleproroghe, in tutti i palazzi pubblici dello stivale c’è ansia: il rischio è che, un’inaspettato emendamento o qualche improvviso colpo di genio, aggiunga qualche gabella o peggio “tagli” qua o là i conti pubblici. Questa volta è successo al Sindaco di Roma, di cui in questi giorni si parla anche per altre questioni.
Ma andiamo con ordine: il senatore Lucio Malan, lega Nord, relatore del provvedimento, ha proposto che dei 600 milioni di euro previsti per l’area metropolitana di Roma, 500 vengano distaccati al commissario straordinario per Roma Capitale. Fin qui niente di male per Alemanno.
Il comma successivo però stabilisce che il commissario non dovrà più essere “necessariamente” il Sindaco di Roma. Non una bocciatura a priori… ma quasi.
Oramai solo il risultato del voto delle regionali di fine marzo dirà se il “sodalizio” fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini reggerà ancora.
L’uno non si fida più dell’altro e la tensione fra i due è al limite. Comunque andrà, non sarà facile riattaccare i cocci rotti.
Se il Pdl non brillerà e perderà voti, il Premier incolperà Fini. In tutti gli altri casi, sarà il Cavaliere a prendersi gli “onori”.
Quindi: o l’ex capo di An si decide a piegare la testa e a riconoscere in Berlusconi l’unico vero padre/padrone del partito e del governo, o è meglio preparare le valige.
Sabato 23 gennaio, ad Arezzo, gli ex “colonnelli” Gasparri, La Russa; Matteoli, Alemanno ecc. parteciperanno a un meeting per “contarsi” e, di fatto, fare il test di sganciamento da Fini.
Nel contempo, fra i finiani, dietro le quinte, si sta accentuando l’opera di ricostruzione della vecchia An, non per rifarla tout court, ma come anello di congiunzione per costruire un nuovo strumento e avviare il progetto di una nuovo e moderno partito “moderato”, molto più vicino al centro che alla destra. Su questo piano, c’è, in linea trasversale, attenzione e interesse verso l’evoluzione di Fini.
Per adesso, l’ordine (segreto) è uno solo: boicottare alle elezioni i candidati del Pdl, ex Forza Italia. Tutto il resto è conseguente.
Dopo di che, ogni secchio d’acqua gettato sul fuoco, avrà l’effetto della benzina.
Tanto per mettere subito in chiaro le cose, Emma Bonino ha lanciato il primo dardo, ante litteram…
La (quasi certa) candidata del centro sinistra per il Lazio ha avvertito che, con lei governatore: “in questa regione non ci saranno centrali nucleari”.
Un primo segnale al sindaco della capitale Alemanno (che dovrà allentare la morsa), e soprattutto un segnale al Pd, che ha deciso di rinunciare a giocare da protagonista, non solo nel Lazio, in questa campagna elettorale.
Il “guru” Marco Pannella ha centrato tempi e modi per lanciare la “sua” Emma, giocando al rialzo e, di fatto, mettendo sin d’ora sotto tutela il partito di Bersani.
Il doppio gioco si ripete, i radicali fanno e faranno (non solo nel Lazio) quel che fece Rifondazione con il secondo governo Prodi: a testa bassa nelle riunioni del consiglio dei Ministri e poi fuori a inscenare manifestazioni contro lo stesso Governo. Ieri, guarda caso, i radicali hanno manifestato sotto la Rai contro elezioni regionali considerate già “illegali”. Capito?
Il Pd è costretto a mandare giù il “rospo” Bonino. E si preparano altri bocconi amari (Udc ecc.). Così facendo, non solo disorienta la propria base e il proprio elettorato, ma continua a perdere pezzi anche nei gruppi dirigenti, dai vertici alla periferia.
Più che la rivincita del centro sinistra nel Lazio, comunque andrà, sarà la vittoria di Bonino e Pannella. Se Emma perde, la colpa sarà del Pd, se vince, sarà solo merito suo e dei radicali.
In caso di conquista della regione, Emma avrà carta bianca e Pannella saprà come mettere a frutto tale successo. Il conto più salato, ancora una volta, lo pagherà il Pd.

Incredibile, ma vero: è quasi fatta. Il circuito di formula uno a Roma verrà effettivamente costruito e non è più una burla (prima estiva, ora di Natale).
L’accordo con Ecclestone, il gran capo del circo a 4 ruote, è stato raggiunto in un tripudio nazionalpopolare guidato dal sindaco capitolino Gianni Alemanno. Anche il tracciato è stabilito da tempo (lo trovate nella mappa di cui sopra) e rimane da capire come la capitale pensi di gestire i cantieri nel caos terrificante della città più trafficata d’Italia.
Ricordando che noi ne avevamo già parlato molto tempo fa, pensando che si trattasse di poco più di uno scherzo e sottovalutando le menti pericolosamente vulcaniche di qualche nostro politico, passiamo alle reazioni dei partiti.
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Il matrimonio Alitalia-Airfrance, alla fine, pare proprio che si farà: venerdì i CdA delle due società delibereranno l’ingresso dei francesi nel capitale di Cai con un gettone di 300 milioni di euro per il 25% della nuova Alitalia.
Con il matrimonio alle porte non poteva però mancare qualche mugugno (per la verità ben più di qualcuno): Milano contro Roma, nord contro sud, PD contro PdL ma anche Lega contro PdL.
Eh si, non è un mistero che il partito di Bossi parteggi per un partner straniero che non declassi Malpensa come farebbero i francesi (leggi Lufthansa). E così spunta anche un asse “diagonale” che vede PD, PdL e Lega del “nord” contro PDL del “Sud”.