
Molti, anche su questo blog, hanno parlato di una presunta crisi generalizzata della sinistra europea, cogliendone magari la conferma nella recente batosta del labour. Bisognerebbe però sempre avere la massima cautela nel formulare generalizzazioni di questo tipo. Spesso, infatti, i condizionamenti dovuti al contesto sono così forti che lo stesso evento, se avviene in due paesi diversi, causa effetti molto differenti, a volte addirittura diametralmente opposti.
E’ quello che gli scienziati sociali chiamano path dependence. Vediamone - dopo il salto - un esempio, mettendo a confronto due casi di campagna elettorale di pochi mesi fa, di cui uno vi sarà già noto.
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Del giornalismo come arma di propaganda politica gli ebrei intuirono l’importanza fin da quando, nei primi anni dell’Ottocento, di giornalismo politico vero e proprio non v’erano tra noi che pochi saggi. Ed era naturale che così fosse, giacché gli ebrei, usciti appena dai ghetti e circondati ancora dalla salutare diffidenza che per secoli li aveva quasi ovunque segregati dal popolo, sentivano il bisogno di un’arma che consentisse loro di spargere largamente il mal seme dei principi dell’Ottantanove
No, non è un estratto del Mein Kampf. No, non è un discorso di Mussolini. Nemmeno: non è neanche un brano preso da un’adunata a Norimberga nel 1939. Vediamo se indovinate. E’ un brano tratto da “La Difesa della Razza“, pubblicazione diretta da Telesio Interlandi, pubblicata fino al 1943, sulla quale scrisse anche, vediamo se adesso indovinate. Si. Giorgio Almirante. Ed il morceau qui sopra, è proprio suo. Non serve cercare molto, o fare come ha fatto Emanuele Fiano, citando un “altolà ad ebrei e meticci”. Basta cercare su wikipedia. E’ molto più facile di quanto si creda.
Occhio alle trappole della sinistra. Il Partito Democratico, finora letteralmente annichilito e incapace di reagire alla batosta elettorale, per la prima volta rialza la testa rispolverando la classica saldatura con l’estrema sinistra. La parola d’ordine è xenofobia. Il governo va attaccato a tutti i costi “alla maniera spagnola“, strumentalizzando ovunque possibile le recenti notizie di cronaca, e scovando matrici politiche o di intolleranza in ogni aggressione di cui giunga notizia.
L’offensiva è stata studiata a tavolino ed è ben rappresentata da una delle più autorevoli firme de l’Unità, Antonio Padellaro, che ieri ha sostenuto rivolgendosi ad Alemanno, che “la vostra politica della paura e della insicurezza, sparsa irresponsabilmente a piene mani sta producendo gli inevitabili effetti come i bacilli di un morbo ormai fuori controllo.” E che “invece di minimizzare o di scaricare sul presunto lassismo di chi c’era prima i vari Alemanno farebbero bene a fronteggiare con la massima urgenza questa offensiva dell’odio… Prima che il combinato disposto di teste rasate e bravi padri di famiglia bastonatori venga a presentare il conto anche a loro.”
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Non è facile smorzare le fiamme dopo che si è buttata benzina sul fuoco. La verità è nota. Sul tema della “sicurezza”, problema reale e grave, male affrontato dal governo Prodi, Berlusconi e la Lega hanno vinto le elezioni.
Ma adesso in Italia cresce un clima di tensione e di intolleranza in cui razzismo e xenofobia rischiano di far degenerare la giusta battaglia per la sicurezza dei cittadini. I raid, i pestaggi, i fatti delinquenziali e criminali di questi giorni sono segnali gravi. Anche di degrado morale. Cambia poco se le aggressioni e gli atti di teppismo hanno una matrice chiaramente politica (nazifascista) o sono fenomeni di cieca violenza dettati da intolleranza, senza una matrice politica. Non siamo di fronte a bravate di pargoli innocenti.
Minimizza il sindaco di Roma Alemanno che vede nel doppio pestaggio di un italiano conduttore di radio gay e di un immigrato bengalese “solo xenofobia di quartiere ma senza movente politico”. Non mettiamo in discussione la buona fede del neo sindaco della Capitale.
Continua a leggere: Ore 12- Sicurezza: no ai "giustizieri della notte"
La giornata politica comincia con un retroscena particolarmente gustoso apparso su Repubblica a firma di Claudio Tito. L’articolista del quotidiano di Scalfari sostiene che in An “aumenta il malumore” per il suo ruolo nel governo: “Per Gianfranco Fini le condizioni poste da Berlusconi sono assolutamente insoddisfacenti”.
Poco dopo le dieci il portavoce del neo presidente della Camera si affretta a smentire: “L’onorevole Fini non ha espresso alcuna valutazione sulla formazione del nuovo Governo. Né intende farlo. I giudizi attribuitigli con grande evidenza da ‘La Repubblica’ sono pertanto esclusivo frutto della fantasia del quotidiano”.
A Fabrizio Alfano si potrebbe anche credere ma, la tensione in An di queste ore, purtroppo, dimostra il contrario. Fini, da parte sua, non può sbilanciarsi molto per ovvie ragioni di opportunità istituzionale. Ma, i colonnelli, si fanno sentire. A via della Scrofa, si ritiene inconcepibile che la vittoria di Alemanno a Roma venga ‘fatta pesare’ ad An rispetto ai ruoli di governo.
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Il neosindaco della Capitale, Gianni Alemanno, si è schierato apertamente contro il gaypride. Alla domanda di RaiNews24 ha risposto in questo modo:
«il problema non è omosessuale sì, omosessuale no: è esibizionismo sessuale sì, esibizionismo sessuale no, e di questo discuteremo in consiglio comunale e cercheremo di trovare una formula che non offenda nessuno»
Ora, de gustibus non disputandum est. Ci mancherebbe. Però. Però. Andiamo a vedere cosa succede a New York. Vogliamo fare i cosmopoliti? Vogliamo uscire da quell’oscuro tunnel provincialista che si chiama Italia? Ecco cosa succede a New York per il Pride.
Andate a vedere il link. Andate a vedere gli sponsor. Fatevi qualche risata. Pensate a chi sono stati i sindaci della Grande Mela negli ultimi dieci anni. Ve li dico io se volete: Rudolph”tolleranza zero”Giuliani, e Michael”tolleranza doppio zero”Bloomberg. E noi stiamo qui a preoccuparci di non offendere nessuno. Voi cosa ne pensate?
Foto: batrace, Flickr
Atticismo militante, ma cos’è, un nuovo movimento socioculturale, una brigata rivoluzionaria, un foglio di tendenza…? Nulla di tutto questo. Si tratta semplicemente del titolo della geniale vignetta di Stefano Disegni che sull’inserto satirico dell’Unità sbeffeggia selvaggiamente i salotti della Roma Bene, e la loro reazione all’elezione di Alemanno a sindaco della Città Eterna.
Ne parla diffusamente Gianni Pennacchi su Dagospia, tracciando un azzeccato parallelo con le tematiche de La Terrazza, celebre film di Ettore Scola che già nel 1980 precorreva i tempi, tracciando impietosamente atteggiamenti e tendenze di certa borghesia di città. Certo Gassman, Tognazzi e Mastroianni, tutti peraltro all’apice della forma, erano ben altra cosa rispetto ai borghesi alti, ma piccoli piccoli (per citare anche Monicelli) della vignetta. Attori così potevano aiutarci a mandare giù la satira, mentre qui si rischia di raffrontarla alla realtà subendo un blocco della digestione, vista l’ora.
Ma non stiamo a farci sangue amaro, invece, e ridiamoci su. Quante volte vi sarà capitato di assistere a comparsate televisive che richiamavano il sauvoir faire radical-chic di certi ambienti. Ma soprattutto, quante volte il conformismo culturale tipico di ogni luogo della vita reale, soprattutto lavorativo, vi ha ispirato una risata interiore colossale? Ebbene quella risata li seppellirà, per citare Bakunin, perché una risata non ha colore ma è il parto di uno spirito libero.
E dire che le cose sembravano andare per il verso giusto. Il discorso di insediamento di Gianfranco Fini come Presidente della Camera dei Deputati mi aveva fatto ben sperare. Un post fascista è diventato democratico, accetta il gioco democratico, difende la democrazia e lo stato di diritto, difende il 25 Aprile, riconosce il valore storico e le origini storiche della Costituzione. Il percorso di sdoganamento del MSI è finito, AN è diventato un partito conservatore serio.
E invece no. Fini a Porta a Porta ha detto che condanna senza appello i fatti di Verona (ha definito bestie, cialtroni, teppisti gli autori dell’omicidio di Nicola Tommasoli ) ma che ritiene più gravi (anche se ha detto un attimo prima che non vuole fare paragoni) i fatti di Torino, in cui sono state bruciate bandiere israeliane e statunitensi.
Leggi e commenta la Top News. Consumi a picco: - 1,7%. Mai così in basso dal 2005. Confcommercio: “C’è una crisi profonda e strutturale della domanda interna”. Fabio Mussi: “Il governo Berlusconi ci porterà alla rovina”. Sandro Bondi: “Ma non comandavano loro?”.
Ultimissime. Governo: consultazioni di Napolitano dalle 16 di domani, martedi. Maurizio Gasparri: “An non rinuncia al ministero sul welfare”. Umberto Bossi: “Basta manfrine! Decide Silvio”. Massimo D’Alema: “Con il 33% il Pd non va da nessuna parte”. Dario Franceschini: “Non si torna indietro, non si tocca né Veltroni né la sua linea”. Eugenio Scalfari: “Berlusconi rappresenta il vertice di un triangolo retto sempre uguale a se stesso su qualunque lato venga poggiato”. Massimo Bonaiuti: “Il fondatore di Repubblica è il “centro” geometrico di tutte le cause perse”.
Gianfranco Fini preme su Berlusconi nella partita dei ministri. Rosy Bindi: “Fini agisce come leader di partito e addirittura come capo corrente. E’ il presidente della Camera. Così non va”. Un solo grido: occupazione! C’è ancora chi crede nella distinzione dei ruoli fra istituzioni e partiti?
Sergio Cofferati chiede subito il congresso del Pd. Arturo Parisi: “Finalmente qualcuno che esce allo scoperto. Ma anche al sindaco di Bologna dico basta infingimenti: serve un congresso di svolta”. Turbolenze. Tempesta in arrivo.
Continua a leggere: Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica
Per quanto riguarda i ministeri principali rimangono da decidere solo Giustizia e Welfare. Tutto lascia pensare che il primo vada a un esponente di sponda Forza Italia (Vito o Scajola, con outsider Pera e Alfano) mentre il secondo se lo aggiudicherebbe AN, soprattutto dopo la levata di scudi di queste ore, con Ronchi o Mantovano. Fino a ieri Ronchi sembrava inattaccabile, ma poi è arrivata la sponsorizzazione forte di Mantovano da parte di Alemanno. Il candidato FI (Sacconi) sembra ormai fuorigioco.
Passando alle poltrone senza portafoglio, sembra ormai tutto deciso o quasi. L’unica incognita potrebbe venire da un eventuale ripensamento o scorporamento del Welfare (che ricordiamolo, accorpa i vecchi Sanità, Salute e Lavoro), per favorire la “spartizione” dei posti e trovarne uno per Sacconi. Allo stato le poltrone (otto) sono così assegnate: Bossi alle Riforme, Calderoli all’Attuazione del Programma, Carfagna alla Solidarietà Sociale, Fitto agli Affari Regionali, Bonaiuti (o Vito) ai Rapporti col Parlamento, Poli Bortone alle Politiche Comunitarie, Stanca all’Innovazione Tecnologica e il tecnico Fazio alla Salute.