Il Tribunale del Riesame ha negato la scarcerazione ad Alfonso Papa, il deputato PdL coinvolto nell’inchiesta sulla P4. La Camera aveva autorizzato l’arresto di Papa il 20 luglio scorso con 319 voti favorevoli e 293 contrari. Ma quali sono i capi d’accusa per Alfonso Papa?
Il primo che gli viene contestato dal gip di Napoli Luigi Giordano è corruzione, segue rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, e infine c’è anche il favoreggiamento personale. L’accusa però chiedeva di più: e aggiungeva oltre ai reati che vi ho scritto qui sopra anche associazione a delinquere e associazione segreta. A questo punto Papa resterà in carcere.
Scriveva Fiorenza Sarzanini al tempo in cui scoppiò il bubbone dell’inchiesta, nel giugno scorso:
Non ci sono soltanto le estorsioni agli imprenditori e le manovre per pilotare nomine e appalti. Perché secondo l’accusa Luigi Bisignani e Alfonso Papa sono inseriti in «un’organizzazione che ricerca notizie segrete per favorire o ricattare persone, tra cui anche membri delle istituzioni». Nella sua ordinanza il giudice chiarisce: «Sono informazioni che talvolta Papa adopera in prima persona, altre volte porta a Bisignani. Altre volte ancora Bisignani ha affermato di sapere che Papa ha informato direttamente altre persone». E adesso l’indagine si concentra sulla «rete» interna agli apparati e agli Enti pubblici che fornivano queste notizie «anche sui “dati sensibili”». Molti nomi sono già svelati dalle carte processuali, altri sono coperti da «omissis». Un aiuto prezioso è arrivato dal sequestro di una «pen-drive» che contiene la «rubrica di Papa». Il resto lo hanno rivelato le donne che avevano rapporti stretti con i due e sono state ricompensate con gioielli preziosi e contratti di lavoro.
Qui il pezzo completo della Sarzanini, e qui tutto quanto scritto in passato sul presunto “burattinaio” della P4, Luigi Bisignani. Alfonso Papa è detenuto presso il carcere di Poggio Reale, a Napoli.
Per premier e governo, anche se tira aria di ferie, non c’è pace. E il Paese ribolle, tant’è che, preoccupato, il capo dello Stato Napolitano rinvia le sue vacanze.
Ora, a parte il nodo scorsoio del debito Usa che può trascinare nel baratro anche l’Italia, qui è l’affaire Tremonti a tenere tutti sui tizzoni. Si dà per certo che la procura aprirà un fascicolo sulle parole del responsabile dell’Economia rispetto alla sensazione di essere “spiato, controllato, pedinato” in ordine alla vicenda della casa da lui occupata, fino a poco tempo fa, nel centro di Roma.
Chi aveva interesse a spiarlo? Quali soni i segnali cui si riferisce? Il ministro adesso non può far finta di niente. E la vicenda, che appariva chiusa, deve invece essere ancora aperta. E tutto può davvero accadere. Berlusconi è molto preoccupato che tutto il castello gli si rovesci addosso.
Ieri il ministro Roberto Maroni ha tracciato un quadro a tinte fosche: “Da qui a settembre può succedere di tutto, vediamo. Dobbiamo essere quanto mai uniti come Lega, dobbiamo smussare le nostre situazioni interne perché, appunto, può capitare di tutto: ci saranno dei passaggi molto traumatici, che faciliteranno un cambio di scenario, e noi dobbiamo farci trovare pronti, con un partito unito e pieno di entusiasmo”. Maroni, parlando di “passaggi traumatici”, si riferisce proprio al voto sull’arresto di Milanese, in calendario per la seconda metà di settembre. Un passaggio parlamentare che vedrebbe la Lega votare per la galera, così come avvenuto con Alfonso Papa.
E, a quel punto, anche per Tremonti il destino sarebbe segnato. Forse l’arroganza di Tremonti ha i giorni contati. Come le certezze di Berlusconi.
Lui ci prova a commuovere l’aula con un intervento dignitoso, accorato e lacrimevole al tempo stesso. Ma la dura legge di Bobo (Maroni) lo condanna. E ora dovrà lasciare i colleghi e accomodarsi dietro le sbarre. Non ti curar di lor, ma guarda e Papa
In Senato, invece, si suona tutta un’altra musica e ora il Pd non può certo ergersi a cane da guardia della legalità. Pastore…Tedesco
Per giunta i democratici adesso devono vedersela con la vicenda Penati e le presunte tangenti per la ristrutturazione di un’area ex Falck. Bersani dovrà darne conto in qualche modo, anche in considerazione del fatto che l’ex presidente della Provincia di Milano è un uomo della sua cerchia. Il centrodestra si getterà a capofitto sul fattaccio per mettere alle corde il Pd? Fiondarsi come un Falck
L’easy rider de’ noantri, Gianni Alemanno, pochi giorni fa fece sapere di aver compiuto un giro notturno in moto, e in incognito, per capire quale fosse la presenza delle prostitute sulle strade delle periferie romane. Eh sì, è un sindaco che ancora c’ha er fisico. Kawasaki? No, chiava-saki
Quello che è successo stasera alla Camera, con il voto che autorizza la richiesta giudiziaria per l’arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa, al di là dei risvolti penali, (nessuno è colpevole fino alla condanna) pesa come un macigno sul piano politico.
Pur con tutti i tentativi di coercizione, fino al voto segreto, la maggioranza si sfilaccia, non tiene più, perché né Berlusconi da una parte, né tanto meno Bossi dall’altra riescono ad esercitare la leadership dei tempi andati.
Lo stato della debacle è palese. Ministri e deputati della maggioranza si sono portati davanti alla sala del Governo subito dopo il sì della Camera all’arresto di Papa. Fuori dalla stanza, dove si era recato il premier Berlusconi hanno sostato a lungo in un silenzio attonito diversi membri dell’esecutivo, con gli sguardi visibilmente turbati. La Lega, neppure dentro il Parlamento, non riesce più a seguire i diktat né di Bossi, né del premier.
Il peso politico di questo messaggio è enorme: in epoche diverse, avrebbe portato premier e governo alle dimissioni. Gli ordini di scuderia valgono sempre meno.
Ha ragione, almeno stavolta, il segretario del Pd Bersani: “in altri tempi il richiamo al vincolo di maggioranza avrebbe funzionato ma in questi tempi è evidente che qualcosa si è rotto”.
Già. E non finirà qui. Non c’è, come grida Berlusconi, nessuna escalation di manette da fermare. C’è da salvaguardare i diritti e i doveri di tutti in uno stato democratico. Rispettando tutti regole e leggi.

319 voti a favore, 293 contrari. Con questo risultato il deputato Pdl Alfonso Papa è stato “condannato dalla camera dei Deputati.
Decisiva è stata la Lega Nord, che pur avendo dato libertà di scelta ai suoi deputati, si era espressa formalmente per il sì all’arresto, come già in commissione.
Scene strazianti subito dopo la votazione, con alcuni parlamentari del Pdl che uscivano da Montecitorio in lacrime. Episodio sul quale è lecito chiedersi se temessero di seguire la stessa sorte prima o poi.
Continua a leggere: Sì all'arresto di Papa: alla Camera decisivo l'ok della Lega
Angelino Alfano: delfino arenato. Voto 4.Il segretario del padrone del Pdl: “Sì al partito degli onesti, no al partito delle manette”. Infatti il partito di via dell’Umiltà oggi alla Camera voterà no alla richiesta d’arresto per Alfonso Papa. Nascosti dal voto segreto. Vergogna!
Umberto Bossi: pesce in barile. Voto 4. Lega divisa sulla richiesta di arresto di Papa-P4. Il Senatur dice di votare “sì”. Il capogruppo Reguzzoni: “Voto favorevole ma libertà di coscienza”. Bossi: “Non ci sarà voto segreto”. Mentono sapendo di mentire. Vergogna!
E chi ne dubitava? Dal “si” al “ni” al “no”. Come sempre, Umberto Bossi prima abbaia, poi, richiamato dal Cavaliere, s’accuccia.
Anche su Alfonso Papa, il deputato del Pdl su cui pende una richiesta di arresto che la Camera affronterà mercoledì, il leader del Carroccio fa marcia indietro: “Niente manette senza processo.” “Se Papa ha commesso dei reati - ha detto il Senatur a Venezia - paghi, ma non va bene mettergli le manette prima, quando ancora non sappiamo se quello che ha fatto è da galera o no”.
Scrive oggi Repubblica: “Le parole del Senatur arrivano al termine di una giornata in cui si erano inseguite le voci su ripensamenti leghisti, dopo che fino a ieri il Carroccio aveva pubblicamente dichiarato il suo appoggio alla richiesta dei magistrati. Un’ala della Lega, quella cosiddetta ‘maroniana’, vicina al ministro dell’Interno sarebbe orientata a votare no alla richiesta di arresto. “Una cosa è mandare un segnale in giunta, un’altra è autorizzare le manette per un deputato”.
Staremo a vedere. Ma si sa già come andrà a finire.

Un buon inizio. Il voto della La giunta per le autorizzazioni della Camera dei Deputati, che oggi ha dato il via libera all’arresto del deputato Pdl Alfonso Papa è una buona notizia. Non tanto perché l’onorevole in questione sia necessariamente colpevole (non c’è ancora stato neppure il primo grado di giudizio, però il fatto che la Lega lo abbia subito scaricato….) ma perché inizia a vacillare l’abitudine della Casta di autoassolversi, facendo muro contro le richieste della magistratura.
Naturalmente ora bisognerà vedere cosa accade in Aula: nella Giunta la Lega si è astenuta e il Pdl non ha partecipato al voto, facendo così passare la proposta dell’Idv favorevole all’arresto. A memoria credo che l’Aula della Camera non abbia mai autorizzato l’arresto di un proprio componente e c’è da ipotizzare che il voto su Papa non sarà molto tranquillo. In questo clima di rinnovato buonismo, di falsa solidarietà nazionale, se la sentiranno i deputati del Pd di andare fino in fondo e di votare per l’arresto del Papa, rischiando di farsi dare dei giustizialisti-dipietristi? Voi che ne dite?
Una nota di colore: Alfonso Papa, sospettato di far parte della P4, è un componente della Commissione di inchiesta sulle mafie e le associazioni criminali….
Il Pdl tergiversa sull’arresto di Alfonso Papa. Ma la Lega si sfila e prepara lo sgambetto in giunta autorizzazioni. Altri problemi in vista per il Cav. Paniz per i suoi denti
E se il partito del premier insisterà a volerlo salvare, rischierà una spaccatura interna clamorosa. In nome del…Papa reo
Nella manovra resta, anche se rimodulato, il superprelievo sul deposito titoli. Una patrimoniale mascherata, in pratica. Un vero ‘mostro’ per i piccoli investitori. Dragon bollo
Tremonti come Leonardo Di Caprio sul Titanic. L’iceberg si avvicina, ma intanto Silvio sta al piano bar e Marco Milanese se la gode a bordo piscina. Vogliono la botte piena e la moglie ubriaca. Caprio e cavoli
Di Alfonso Papa, il deputato PdL coinvolto nell’inchiesta sulla P4, abbiamo scritto diffusamente ieri. Ancora rimandato il suo arresto, la Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha - per ora - salvato Papa. Ma ora che anche la Lega sembra essere disposta a votare a favore le cose sembrano mettersi male.
Nel caso Papa finisse in carcere, verrebbe sostituito da Maria Elena Valenzano, prima dei non eletti alle politiche del 2008 all’interno del collegio Campania 1:
Intanto se la Giunta e l’Aula dovessero dare il disco verde all’arresto di Papa - in caso di arresto di arresto o dimissioni - a sedersi sullo scranno di Montecitorio andrebbe il primo dei non eletti alle Politiche del 2008 nel collegio Campania 1. Coincidenza vuole sia la segretaria dello stesso deputato: Maria Elena Valanzano, classe 1979, finita anche lei nelle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta p4 - ma non risulta indagata- per l’intenso scambio di sms con il premier
Così spiega Il Riformista. Di Maria Elena Valanzano si trova poco in giro. Su Dago smentiva categoricamente qualunque rapporto con Alfonso Papa. Era il 17 giugno scorso:
“Non ho mai ricevuto gioielli o regali. Non mi sono mai occupata della vita privata di Alfonso Papa. E’ già molto complicata la mia. E non voglio essere abbinata a certi altri personaggi che ruotavano intorno a lui”. Maria Elena Valanzano, sorella della showgirl Benedetta (presunta papigirl) ed ex assistente parlamentare di Alfonso Papa, non ci sta a passare per una che fa parte del “ciarpame” by Veronica Lario. “Mi sono dimessa già da un anno da assistente di Papa - spiega al Corriere - per visioni del mondo differenti. Mi sono allontanata proprio io, ma non perché sapessi qualcosa. Devo difendere la mia reputazione e anche quella di mia sorella”
Su Gossipblog qualche immagine della sorella Benedetta Valanzano.