Caso Englaro, Costituzione in pericolo, elezioni in Sardegna, crisi del PD, battute di Berlusconi sui desaparecidos. A guardare alle cronache di queste ultime settimane, si direbbe che in Italia ci siano sempre troppe (pseudo)emergenze per occuparsi di quello che, in tutti i paesi sviluppati, è al centro dell’attenzione: la crisi economica e le possibili strategie per farvi fronte.
Tra queste ultime spicca sicuramente quella riforma degli ammortizzatori sociali di cui nel nostro paese si parla ormai da oltre vent’anni. Eppure pochi sembrano interessarsene: ci ha provato il PD - in uno dei suoi rari momenti di lucidità - ma questa scelta non sembra avergli giovato molto dal punto di vista del consenso.
Chi non demorde è invece il gruppo di studiosi di lavoce.info, guidati da Tito Boeri. In un ottimo articolo dell’altroieri intitolato “Chi ha paura dei sussidi di disoccupazione?” alcuni ricercatori di economia spiegano ad esempio perché l’accordo tra Governo e Regioni per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per i prossimi due anni (8 miliardi di euro) non è assolutamente quello di cui il paese ha bisogno.
I destinatari di questi miliardi verranno infatti decisi dalla contrattazione coi sindacati, e quindi probabilmente risulteranno esclusi i lavoratori più deboli, quelli delle piccole imprese, dei settori meno forti e i precari, che sono meno rappresentati degli altri nelle grandi organizzazioni.
Due vicende, un solo protagonista - il vicecaprogruppo della Lega Nord alla Camera Marco Reguzzoni - ed un unico comune denominatore: la questione Nord-Sud. Ma cominciamo dall’inizio.
Storia di Ieri: Colaninno, il patron della nuova Alitalia, era alla Camera ed ha finalmente detto quello che pensa sull’hub del nord “Decollare dall’aeroporto di Malpensa? Io sono un appassionato di Francoforte”.
E ancora: “Oggi, un hub a Malpensa potrebbe non essere la soluzione migliore per un cittadino lombardo come me che vive a Mantova e che per partire da quell’aeroporto deve uscire da casa almeno sei ore prima del volo”.
Non molto confortante, ma almeno chiaro.
La fondazione di Varese di Rifondazione Comunista ha recentemente affisso in città una serie di manifesti che hanno come unico obiettivo critico la Lega Nord, cui vengono rinfacciate le promesse elettorali non mantenute riguardo a Alitalia, Malpensa e i licenziamenti connessi al ridimensionamento dello scalo varesino.
Sembra essere ormai una mania per l’opposizione, in Lombardia, quella di fare manifesti elettorali di questo tipo: ci avevano già provato nei mesi scorsi l’IdV di Antonio Di Pietro e il PD di Monza e Brianza, copiando addirittura la storica iconografia leghista che vede il Nord rappresentato come una “gallina dalle uova d’oro”.
Questa vicenda ci dice due cose: da un lato è l’emblema del fatto che la Lega è ormai considerata, nella maggiore regione d’Italia, il “partito da battere”, quello che detta a tutti l’agenda della politica. D’altra parte è difficile che questo tipo di propaganda si traduca in una riscossa per i partiti di opposizione: e questo vale in particolar modo per Rifondazione Comunista.
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I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV

Barack stellare: premesse & promesse. Voto + 9. “So help me God”. La storia prende il volto di Obama, primo afroamericano presidente degli Usa. “60 anni fa un nero non poteva nemmeno entrare in un bar”. E promette: “Il mondo ha bisogno dell’America e l’America ha bisogno del mondo”. Un grande discorso a premessa di un grande presidente?
Governo: Alitalia follie. Voto – 9. Un biglietto aereo (sola andata, orario non di punta) della nuova Alitalia/Cai tratta Roma Fiumicino- Milano Linate costa “solo” … 325,80 euro! Tariffe fuori dal mondo, ovvero da fuori “di testa” Questo il frutto del regime di monopolio assicurato alla Cai dal governo Berlusconi. Dalla padella alla brace. Grazie, Cavaliere!

L’affaire Alitalia potrebbe sembrare tipicamente italiano e provinciale se si guardasse solo al suo svolgimento, ai suoi modi e agli infiniti, italici colpi di scena. Tuttavia si tratta anche di una questione di rilevanza europea, se si considera che il nostro mercato di biglietti aerei è il quarto del continente per dimensioni.
Abbiamo dato perciò un’occhiata alle reazioni dei quotidiani esteri e, come purtroppo spesso accade, i commenti sono ben poco lusinghieri per il nostro paese. In Francia innanzitutto dove, come ci ha raccontato Marco Paganini, Les Echos ha salutato la svendita con un lapidario “Merci Berlusconi!”.
Ma c’è anche Le Monde che, nonostante il maggior understatement che lo contraddistingue, afferma che “i contribuenti - e i consumatori - transalpini (ndr: noi) fanno le spese di quello che era diventato uno psicodramma politico” per poi definire la campagna elettorale anti-Air France di Berlusconi della primavera 2008 come “populista”.
Continua a leggere: Alitalia - Air France: l'opinione della stampa estera

Almeno questa è la tesi del giornale francese Les Echos, ripresa dal Corriere della Sera.
Ma perché l’amministratore delegato di Air France – Klm, Jean-Cyrill Spinetta, dovrebbe ringraziare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?
Intanto per aver acquistato il 25% di Alitalia spendendo solo 300 milioni contro i 1500 necessari al tempo di Romano Prodi: una richiesta che venne affossata in nome della tutela dell’italianità della compagnia (esigenza oggi evidentemente svanita..).
Poi perché la compagnia di cui Air France ha acquisito le quote è stata ristrutturata e liberata dai debiti: due operazioni a completo carico dei contribuenti italiani.
Inoltre la compagnia aerea tricolore (ma quella con il blu al posto del verde) amplia la propria rete di hub aggiungendo anche Roma a Parigi e Amsterdam, entrando in un mercato da 24 milioni di passeggeri.
Infine Air France nel 2013 potrà accrescere la sua partecipazione in Alitalia, assestando un colpo molto duro a Lufthansa ed anche a British Airways, in difficoltà nelle trattative con Iberia.
Forse tra qualche anno uscirà un bel libro sui retroscena della cordata di volenterosi imprenditori italiani che salvarono Alitalia e la sua italianità. Nel frattempo, Vive la France!

Oggi è un giorno importante per il nostro Paese, dato che la nostra compagnia di bandiera ricomincia a volare con le sue ali ed è stato sventato il rischio di un fallimento e di una cessione completa ad un operatore straniero. Però, solo per curiosità, forse è opportuno chiedersi quanto è costato alle casse pubbliche (segnate dalla crisi economica e dalla difficile congiuntura) il mantenimento dell’italianità della compagnia aerea garantito dalla cordata Cai.
Il giornalista de La Stampa Alessandro Barbera articola la risposta alla domanda Voleremo meglio o peggio? mettendo in fila 12 punti focali della vicenda, alcuni dei quali riguardano proprio la parte economica del complesso “salvataggio”.
Quanto ci è costato l’ultimo anno di gestione? Tra debiti accumulati, prestito-ponte e ammortizzatori sociali si parla di una cifra pagata dallo Stato compresa tra 3 e 3,3 miliardi di euro al netto degli introiti della gestione del commissario.
Era migliore la prima offerta dei francesi? Si, era migliore. Ma Air France avrebbeContinua a leggere: Nuova Alitalia: quanto è costato il salvataggio da parte della cordata Cai?
La conclusione contrattuale della controversa e sconcertante vicenda Alitalia lascia strascichi politici.
Stavolta i musi lunghi serpeggiano nella maggioranza, fra Pdl e Lega.
E nel Pdl c’è addirittura il premier Berlusconi sul piede di guerra contro il sindaco di Milano Letizia Moratti. La quale, per essersi messa di traverso nell’accordo Alitalia-Cai-Air France e aver spinto fino all’ultimo su Lufhtansa, pare giunta al capolinea della sua carriera.
La Moratti ha osato criticare Berlusconi (e il ministro Tremonti) pubblicamente, in Tv. Uno sgarro imperdonabile! Il Cavaliere se l’è legata al dito e per lady Letizia il futuro politico nazionale si fa buio.
Ma in ballo non c’è solo Alitalia o Malpensa.
Quel che più pesa politicamente è l’acuirsi di un distacco fra il premier e gran capo del Pdl Berlusconi, da una parte, e il governatore della Lombardia Formigoni e il sindaco di Milano Moratti.
Continua a leggere: Ore 12 - La vicenda Alitalia svela le "crepe" del Pdl
Ilgiornale.it è l’ultimo arrivato tra i grandi quotidiani on-line, e forse per questo ha puntato molto sul cosiddetto 2.0: grande spazio ai commenti dei lettori, che abbondano e campeggiano in bella evidenza in homepage. Una bella differenza rispetto ai siti dei più blasonati “Repubblica” e “Il Corriere”. Abbiamo deciso di approfittare di questa peculiarità della versione web del quotidiano della famiglia Berlusconi per sondare un po’ le reazioni dei suoi lettori alla notizia - diffusasi nella giornata di ieri - dell’acquisto da parte di Air France del 25% di Alitalia, e del conseguente inevitabile ridimensionamento di Malpensa.
I lettori non si sono fatti pregare: alle 18 di ieri si contavano già ben 64 commenti. Il tono? Drammatico, se si considera che si inizia con un lapidario “dimissioni!”; daniel-san sintetizza: “che questo Governo sulla questione Alitalia avrebbe fatto peggio di Prodi & C. non me l’aspettavo proprio”, mentre dokide afferma “questa volta, a malincuore, devo dire che aveva ragione la sinistra”.
Bentivoglio788 proclama, non senza una certa ambizione: “da elettore tradito del centrodestra chiedo le immediate dimissioni del governo…..”. Malachia si azzarda addirittura a dare “un consiglio all’amico Silvio, molla Bossi che tanto non serve a niente è solo folklore (e neanche dei migliori) e imbarca Prodi e Padoa Schioppa”; come dire: tanto vale avere gli originali. Grifo 63, da parte sua, prevede che questa vicenda “costerà parecchio in termini di popolarità” al Presidente del Consiglio, mentre franzpro chiosa amaramente: “quanto vorrei essere francese”.
Alla fine la nuova Alitalia targata Cai ce l’ha fatta. Oggi gli aerei della nuova compagnia di bandiera decolleranno per la prima volta sotto l’egida del nuovo proprietario.
La scelta del partner straniero, nonostante l’ultimo tentativo di Lufthansa e del sindaco di Milano, è cosa fatta: Airfrance. Nella sostanza il partito di Malpensa è stato sconfitto. Malpensa resta a terra.
Per cercare di salvare il salvabile, grazie all’emendamento leghista detto “salvamalpensa”, il Governo si assumerà l’impegno di liberalizzare gli “slot” (volgarmente le rotte) già assegnati ad Alitalia ma lasciati inutilizzati dalla smobilitazione. Gli spazi di volo potranno così essere riassegnati ad altri operatori che ne facciano richiesta. Passo importante, certo, ma purtroppo non risolutivo. Vediamo di capire il perché.