A due mesi dal voto delle Regionali, di fronte all’ambiguità di un bipolarismo azzoppato, i partiti hanno lasciato da parte le valutazioni dei programmi e dei candidati, puntando alla conquista del consenso.
Per lo più si assiste a un indecoroso e indecente balletto di clientele e poltrone, forse il peggiore della nostra storia repubblicana.
La partita è ancora aperta, ma ad un primo bilancio, non si può non dare all’Udc la palma del partito in cui il “gioco” (leggi poltrone) prevale sulla fisionomia valoriale.
Il partito di Casini pare sciupare una occasione unica: stando al centro e fuori dai due poli poteva alzare al massimo il suo potere di coalizione, senza essere costretta a legarsi a intese nazionali e subalterne.
Invece c’è stato uno sbandamento della linea: è fin qui prevalsa la spinta dei cacicchi del territorio, il calcolo delle poltrone a portata di mano (dopo tanto digiuno …), piuttosto che l’affermazione di un’autonomia politica basata sui valori tanto sbandierati.
Le … anomalie non si contano più, a cominciare dall’Udc schierata in Piemonte (insieme ai radicali di Pannella …) pro giunta Bresso, contro cui i centristi (su nodi quali l’aborto, l’eutanasia ecc.) avevano sempre sparato ad alzo zero. Idem nelle Marche, dove l’Udc entra nell’alleanza di centro sinistra (con comunisti vari, sinistra radicale ecc.) per ricandidare il governatore Spacca (Pd), contro cui hanno sempre fatto una dura opposizione.
Si potrebbe continuare. Ma è un discorso da riprendere a bocce ferme. Per ora, Casini rilancia lo slogan “con noi si vince”. Si vedrà.

Potrebbe sembrare il solito “colpo al cerchio e colpo alla botte” ma, a ben guardare, l’intesa tra Franceschini e Martin Schulz per l’ingresso del PD nel PSE rischia di essere molto di più.
Certo, il nuovo gruppo avrà, probabilmente, un nome più altisonante “Alleanza dei socialisti e dei democratici” che dovrebbe garantire i più moderati del PD, ma la sostanza sembra un’altra.
A guardarla bene, l’intesa con il leader dei Socialisti Europei, ha tutta l’aria di una sconfitta per il segretario del PD. Una sconfitta nei confronti di quella parte del suo partito che, fin dalla notte dei tempi, ha continuato a vedere il PD non come qualcosa di nuovo - come una forza riformista simile ai democratici Americani e lontana dall’ideologia socialista - ma come l’opposto, l’ideale continuazione della transizione tra PC, PDS, DS.
Continua a leggere: Il PD ha scelto la collocazione europea, entrerà nel PSE. Mugugni dai cattolici.

Ricorderete sicuramente il partito nato dalla micro-scissione dell’Udc, Alleanza di centro. E non avrete certo dimenticato l’onorevole Cosimo Mele, l’ex Udc noto alle cronache per aver partecipato nel 2007 al festino di sesso e droga in un albergo di Roma.
Oggi Cosimo Mele è entrato a far parte dell’Alleanza di centro e sarà candidato al Consiglio provinciale di Brindisi per la lista che sostiene il presidente schierato dal Popolo della libertà.
L’Alleanza di centro viene alla luce per aggregare, unire idealmente e operativamente tutti coloro che si riconoscono nei valori del popolarismo e del cattolicesimo liberale europeo. Il Popolo della libertà ha nella sua carta dei valori la difesa strenua della famiglia. Niente di più logico, dunque, della candidatura di uno beccato con cocaina e prostitute.