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Tutti gli articoli con tag alleanze

Pd caos. C'è chi vuole la "scissione" e chi il ... "gambero" nel simbolo

pubblicato da il passator cortese


Invece di annunciare la risalita e la resurrezione, nel Partito democratico si torna a parlare apertamente di scissione.

Il tabù è caduto, e nel meeting degli ex Popolari del Pd, lo spettro della rottura ha fatto la sua comparsa ed è diventato il “protagonista” del dibattito.

La delusione per l’ennesima debacle elettorale ha spinto i più decisi a forzare la mano, critici per la linea del partito di “sinistra”, teso, secondo i più, a costruire alleanze e coalizioni “minestroni indistinti” con lo sbocco “dell’inseguimento a Beppe Grillo”.

La critica incalza perché il Pd “ha perso la capacità di parlare al mondo cattolico, a quello moderato e alle partite iva”. Da qui l’allarmata e sfiduciata considerazione politica di Beppe Fioroni: “L’amalgama fra ex Ds e Dl non è ancora riuscita”. Massimo D’Alema era stato più schietto: “Il Pd? Amalgama non riuscita”.

C’è chi propone anche il cambio del simbolo, incorniciando nella bandiera, un gambero: sintesi dei salti all’indietro del partito.

Sabato la Direzione. I malumori potrebbero saldarsi con i silenzi, accendendo una miccia esplosiva.

Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

pubblicato da Massimo Falcioni

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.

Ore 12 - Ma quali Regionali! Si vota "pro" o "contro" Berlusconi ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroBerlusconi e Bossi da una parte, Casini dall’altra, mostrano i “muscoli” perché parlano ai rispettivi elettori. Tutti e tre fanno come gli animali prima di un combattimento, si muovono confusamente, alzano polvere e lanciano grida irritanti per darsi coraggio e incutere paura all’avversario.

Ma, dicevano i saggi, un conto è “parlar” di guerra e un conto è “fare” la guerra. E i tre duellanti (quattro con Fini) non vogliono sangue: vogliono il potere.

Berlusconi non seguirà i consigli di Vittorio Feltri (“Lasciate perdere Casini”) e non rifiuterà alle Regionali l’alleanza a macchia di leopardo di Casini. Sarà scontento Bossi e sarà contento Fini.

Ma più di tutti sarà contento Casini. Che, sornione, salderà tattica e strategia e prenderà due o più piccioni con una fava: guadagnerà poltrone e potere e dirà che l’Udc, con la sua “autonomia”, disgregando il sistema di alleanze di Pdl e Pd, dà un colpo decisivo al bipolarismo.

Stando così le cose, Pierferdinando Casini (salvaguardando anche il principio dell’autonomia locale) ha già “mezza” vittoria in tasca. Berlusconi l’aveva dato per spacciato, il Pdl e la Lega pensavano di aver cancellato l’Udc. E invece eccoci qui, con Pdl e Lega che, come dice il ministro dc Rotondi, “si domandano se recuperare Casini oppure sbattergli la porta in faccia. Senza accorgerci che la nostra sconfitta è già nel fatto di starne a parlare”.

Ecco perché Casini gongola e mette le ali: però, più per la debolezza di Pdl e Pd che per la forza dell’Udc. L’altra metà (della vittoria), Casini se la deve cercare nelle urne. Non sarà così facile. Perché non si voterà per i governatori regionali, ma pro o contro Berlusconi. Come da 16 anni a questa parte.

L’imbarbarimento della politica non calerà, come gli strepiti fra opposte fazioni, e nella stessa. L’Italia arretrerà ancora. Sarà l’ora di chiedersi il perché si è giunti fin qui?

Il "gioco dell'oca" del Pd. Si torna a cercare ...l'identità

pubblicato da Massimo Falcioni

La candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio passa nel Pd all’unanimità. Ma è un en plein di facciata. Tutte quelle mani alzate all’Hotel Aran Mantegna di Roma nascondono i volti della delusione e del malumore di dirigenti e militanti che non sanno più “che pesci pigliare”.

Quel che succede nella regione della capitale è la cartina di tornasole di un partito “vuoto” . “spiazzato”, e “a rimorchio” di chiunque.

E Bersani? Accerchiato, criticato, sobillato. Il segretario sbanda, ora cercando di rimettere in riga gli “agitati”, come un “kapò”, ora subendo gli umori di chiunque dica la sua, “prigioniero” di amici (in forte calo) e nemici (in forte crescita).

Situazione peggiore di quella già vissuta dal Pd di Veltroni e di Franceschini? Sì. Come allora, pur se a parti invertite, c’è chi rema contro e addirittura “tifa” per la sconfitta del Pidì alle Regionali. Un errore politico perseguito per tre volte di seguito non può che portare alla disfatta.

Le primarie, previste per statuto e obbligatorie per le cariche pubbliche, sono oramai solo un ricordo. Alleanze senza strategia, alla giornata, imposte da convenienze e dalle circostanze, più che altro “subite” per non perire. Nel Lazio costretti a prendersi la Bonino, ma non c’è uno straccio di accordo con i radicali; l’Udc sta con la destra (se Berlusconi non pone il suo veto…) nelle regioni che contano e dice sì al Pd in Calabria (prendendosi il candidato presidente) e in Puglia, dove il Pd è nel caos, idem in Umbria. Con la sinistra radicale ecc. è frattura quasi ovunque. Con l’Idv è un continuo stop and go.

Per la prima volta, la componente cattolica ex Margherita (“figli di un dio minore”) è con le valige in mano, pronta dopo le elezioni di marzo, a sbattere la porta.

Il nodo è l’identità. Ancora nessuno sa cos’è il Pd: se un partito di sinistra che si allea con un centro costituito dall’Udc o un partito di centro sinistra in un assetto bipolare. Si “sbanda” sulle alleanze perché non è ancora definita la vera natura del partito.

A poco più di due mesi dalle elezioni, il Pd è senza rotta. E Bersani è nella bufera. Sarà il “tutor” Massimo D’Alema a salvarlo?

Verso le Regionali: le "trovate astute" dei partiti. Suicidio di una Nazione

pubblicato da Massimo Falcioni

Da qui alle elezioni regionali di fine marzo, lo spazio che divide la gente comune dalla politica, invece di diminuire, aumenta e si approfondisce.

Si ha un bel dire che il voto riguarda gi assetti regionali, i problemi e le prospettive territoriali.

Questo è e sarà un voto “politico” sul quale pesano e peseranno le contraddizioni e i limiti politici e istituzionali nazionali.

Chi decide i candidati e le alleanze? Ogni mossa viene ideata e gestita dai vertici romani dei partiti o, più verosimilmente, dai rispettivi padri/padroni.

Ognuno ha la propria carta vincente. Non è la carta per la soluzione dei nodi che angustiano i cittadini, bensì quella per non perdere posizioni e, anzi, incrementare il proprio potere e quello del proprio partito.

Nessuna alleanza si basa sui tanto decantati programmi, che nessuno legge e mai leggerà. E tutto si fa e si disfa in funzione dei propri interessi e di quelli della propria parte.

Dov’è la politica? Dove sono i leader?

Domina ovunque la ricerca della via delle astuzie, dei colpi bassi, degli accordi da siglare dal notaio. Ma, come richiama Valentino Parlato sul Manifesto, “La via delle trovate astute è quella del suicidio”. Suicidio di una nazione, s’intende.

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Ore 12 - I "giochi" di Fini e Casini. Berlusconi costretto a "benedirli"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLiquidato come “ingrato” e “isolato”, Gianfranco Fini sta dimostrando sulle candidature e sulle alleanze per le Regionali di che pasta politica è fatto.

L’ex capo di An ha deciso di “marcare”, sul piano prettamente politico, la propria presenza in qualità di co-fondatore del Pdl. Solo grazie a Fini, con le candidature della Polverini nel Lazio e di Scopelliti in Calabria, il centro destra ha portato l’Udc nel proprio perimetro, alleato decisivo per vincere in quelle (e non solo) regioni.

Non solo: Fini ha sviluppato (e continuerà a sviluppare) un gioco di sponda con Pier Ferdinando Casini che può andare ben al di là dell’appuntamento delle Regionali.

E’ una chiara risposta a chi vedeva Fini inconsistente e minoritario nel Pdl e privo di agganci, fuori.

Silvio Berlusconi, irritato, ha annusato il rischio e prepara le contro mosse. Ma non sarà facile.

Stavolta Fini ha spostato il tiro, diventando lui stesso il “primo” difensore degli interessi dell’ azienda (Pdl). Fini non si accontenterà di mettere il cappello su alleanze che portano frutti a tutto il Pdl.

Sarà comunque lui a decidere quando e come schiantare la corda tesissima. Dopo le Regionali, sarà difficile evitare di sciogliere i nodi delle riforme, dello stato della maggioranza e del partito.

Solo allora si saprà se le scissioni e la formazione di gruppi parlamentari autonomi restano minacce o diventano realtà.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: new. Voto + 8. Il presidente del Consiglio appare in Provenza con il viso libero da cerotti e bende. Sempre “ammaccato” ma sempre in sella. In questo, un Dc doc.

Pier Luigi Bersani: old. Voto – 8. Il segretario del Pd annaspa sulle candidature per le Regionali. Da “togliattiano”, punta tutto sulle alleanze. Ma manca tutto: strategia e partito. Risultato scontato.

Elezioni regionali 2010: Pd, Pdl, Udc. Alleati, ma per fare cosa?

pubblicato da paganini


A fine marzo si voterà in 13 regioni italiane (ma anche in alcuni Comuni e Province). In ballo ci sono presidenze di peso e Regioni fondamentali e dal forte valore simbolico come Lombardia, Piemonte, Veneto, Puglia, Toscana, Puglia e Lazio (senza nulla togliere alle altre).

Il quadro completo delle candidature ancora non si è definito e per il momento tutto ruota intorno alle alleanze, soprattutto alle scelte dei centristi di Casini e Cesa, che devono decidere regione per regione in base al candidato e, verosimilmente, alle offerte di Pd e Pdl in termini di assessori e potere. Una questione ancora più ingarbugliata a causa della faida interna al partito democratico (i bersaniani sembrano più inclini ad una alleanza che non escluda le varie sinistre, cosa che però mette a repentaglio la Grosse Coalitionen Große Koalition con l’Udc) e dal clima un poco avvelenato che sembra appestare i popolani della libertà a causa dello scontro tra Finiani e Feltriani.

Per suggellare definitivamente la fine della politica e di ogni sua ragione di esistere, il dibattito sulle alleanze ha eliminato del tutto una semplice ma essenziale domanda: per quale ragione si fanno questi accordi? Con quale prospettiva? Se l’Udc si allea con il Pd in Puglia e con il Pdl in Calabria, significa che le prospettive di sviluppo e di governo di Democratici e popolani della libertà sono esattamente le stesse? Perché un conto è la fine delle ideologie, ma un altro è la palude melmosa in cui tutti si alleano con tutti al solo scopo di conquistare una poltrona, senza nemmeno la necessità di spiegare cosa vogliono farsene, a parte ospitare un prestigioso deretano altrimenti apolide.

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