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Tutti gli articoli con tag america latina

Crisi in Honduras: i golpisti restano al potere, grazie anche agli Stati Uniti

pubblicato da davide f.

da flickr, creative commons

La crisi in Honduras è grave, ed è inquietante perché evoca spettri di un ritorno al passato, non così lontano, soprattutto in America Latina. Ricapitoliamo: nel silenzio dei media internazionali, dopo qualche debole tentativo di mediazione, la dittatura golpista - militare per l’ennesima volta, con il silenzio assenso degli Stati Uniti, si è fatta un baffo di qualsiasi decenza democratica e non ha rispettato i patti già molto vantaggiosi stipulati con il presidente legittimo, Manuel Zelaya.

Risultato: rottura definitiva su tutta la linea, con le elezioni del prossimo 29 novembre che si presentano come una triste farsa, visto che più di metà del paese non le riconoscerà neppure. E come potrebbe? Perché dovrebbe tornare a votare quando un presidente l’aveva già scelto?

Alle elezioni non si presenterà la parte di Manuel Zelaya. Come è stato possibile tutto questo? Anche grazie al mancato appoggio sostanziale di chi in quell’area ancora ha grande potere, gli Stati Uniti. Perchè, in America centrale, non un militare progetta un golpe senza avere le spalle coperte. Non bastano le parole per dimostrare da che parte stai. Questo caso lo dimostra.

Immagine|Flickr

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Honduras, accordo tra Zelaya e Micheletti: la crisi sta per finire?

pubblicato da davide f.

flickr

Il colpo di stato in Honduras, iniziato lo scorso 28 giugno, sembra volgere al termine. Il dialogo tra l’italo golpista Micheletti e il presidente legittimo Manuel Zelaya sembra stia portando ad un accordo. Questo l’annuncio del presidente golpista, rappresentante di interessi di oligarchie potenti e protagonista in questi mesi di una feroce repressione:

Il mio governo ha deciso di appoggiare una proposta che lascia al Congresso Nazionale, con previo assenso della Corte suprema di Giustizia, la decisione o meno sul ritorno a governare di chi lo ha fatto sino al 28 giugno. Esorto il signor Zelaya ad accettare l’accordo, basta scuse, basta retorica, basta giochi politici: il popolo honduregno reclama un accordo.

Già, peccato che questa pomposa affermazione arrivi da parte di chi, dopo aver preso illegittimamente il potere e represso la protesta, si trova in questo momento completamente isolato; a dare un colpo decisivo alla questione potrebbe esser stata anche la visita in settimana di una delegazione statunitense, che ben sappiamo, soprattutto nella componente repubblicana, aver sempre appoggiato questi orrori antidemocratici.

Immagine|Flickr

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Honduras: sospesa la costituzione per 45 giorni, i golpisti pronti ad invadere l'ambasciata brasiliana

pubblicato da davide f.

da flickr

Il mondo sta a a guardare, e in Honduras la situazione arriva al collasso, assumendo tutti i connotati di una vera e propria dittatura. Il governo golpista ha “sospeso” la costituzione per 45 giorni, prevedendo la possibilità di chiudere anche i media perchè, sostiene Micheletti, “stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato”. (Vi ricorda qualcuno?)

Sta di fatto che Micheletti e l’esercito alcuni media li hanno già oscurati, e stanno concentrando tutti i poteri nelle loro mani. Zelaya è rinchiuso dentro l’ambasciata brasiliana, anch’essa messa sotto attacco dai golpisti; il governo de facto ha posto “un ultimatum” di 10 giorni al Brasile per spiegare la presenza di Zelaya nella loro ambasciata, ultimatum gentilmente rimandato al mittente da Lula, uno dei pochi ad essersi mosso concretamente per il presidente legittimo dell’Honduras.

Immagine|Flickr

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Honduras: Micheletti, il dialogo, e gli spari per strada

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Dopo il rientro di Zelaya, che vi avevamo descritto ieri (di sopra il video da Al Jazeera), la situazione in Honduras come prevedibile sta collassando ed è sull’orlo di esplodere una vera e propria guerra civile.

Difatti la reazione del governo golpista non si è fatta attendere: coprifuoco, blocco di media e cellulari, lacrimogeni e spari fuori dall’ambasciata brasiliana dove è rinchiuso il presidente legittimo, per allontanare le centinaia di persone che rispondendo all’appello di Zelaya stavano raggiungendo l’ambasciata. E tuttora sono in marcia.

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Zelaya è tornato in Honduras: pace o guerra civile?

pubblicato da davide f.

honduras nuovi sviluppi

Sono ore caldissime in Honduras. Il presidente legittimo Manuel Zelaya è a Tegucigalpa, la capitale del paese, rifugiato nell’ambasciata brasiliana (quindi sostenuto dal governo Lula). Una mossa a sorpresa, da spy story, che scavalca l’immobilismo internazionale - in primis degli Usa - e lascia di stucco i golpisti.

Ma non è finita qui. Nonostante il governo di Micheletti abbia imposto il coprifuoco migliaia di persone stanno scendendo in piazza, accogliendo l’invito di Zelaya. Il presidente attende l’arrivo di José Miguel Insulza, presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani, che da mesi lavora per un ritorno di Zelaya.

Foto | Flickr

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Golpe in Honduras: gli Stati Uniti da che parte stanno?

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Due giorni dopo il breve ritorno di Zelaya in Honduras (qui sopra nel video di Telesur), e a poche ore dalla liberazione di Rafael Alegria, dirigente del movimento contadino Via Campesina, sequestrato da parte dell’esercito golpista, sono forti gli interrogativi sulle prossime mosse di Zelaya.

I golpisti continuano nella mattanza e militanti pro Zelaya continuano a morire, ed è anche per questo che il presidente ha voluto rischiare rimettendo piede in patria: non può più aspettare. Ciò che lascia sconcertati è la reazione degli Stati Uniti: dopo la condanna del golpe nulla è stata fatto di concreto, se non esprimere perplessità sul gesto di ritorno di Zelaya.

La domanda è: il governo Usa guidato da Obama è veramente contro il colpo di stato? Perchè a parole sembra di si, con i fatti pare proprio di no.

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Honduras: sale la tensione, Zelaya riprova a tornare a casa

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Secondo quanto riportato dai media locali e latinoamericani, in Honduras centinaia di manifestanti stanno andando verso il confine con il Nicaragua per aspettare il ritorno di Manuel Zelaya attraverso la frontiera (nella foto).

Il paese è bloccato dallo sciopero generale che è iniziato oggi contro il colpo di Stato dell’oligarchia e delle lobby guidate da Micheletti. Il governo de facto ha inviato un contingente militare verso il confine con il Nicaragua, paese dove si trova Zelaya.

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Honduras, Micheletti disposto a dimettersi "purchè non rientri Zelaya"

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honduras Più passano i giorni e meno chiara sembra la situazione in Honduras. L’attesa prolungata fa il gioco dei golpisti più che lasciare spazio per una mediazione per il rientro di Zelaya, presidente democraticamente eletto. L’attesa infinita permette ai golpisti di guadagnare terreno, di stabilizzarsi, e vede il fronte internazionale perdere unità d’intenti.

Micheletti sostiene di essere pronto a rinunciare alla carica purchè non rientri il legittimo presidente. Nel silenzio intanto il regime manda in giro i suoi squadroni della morte a punire e uccidere ( Róger Bados, un sindacalista e un militante dell’organizzazione Bloque popular è stato assassinato alcuni giorni fa in casa sua), e i media stranieri non ci sono più.

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Alta tensione in Honduras: si va verso lo scontro armato?

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honduras

Dopo giorni di tentate trattative e colloqui più o meno fatui sono tornati in Honduras i momenti dei proclami e delle minacce: il golpista e autoproclamatosi presidente Micheletti ha confermato che Zelaya non potrà fare rientro nel Paese “in nessun caso e che potrebbe al massimo ottenere l’amnistia se si mettesse totalmente a disposizione dei giudici”.

Inoltre Micheletti, dopo aver ribadito che le elezioni presidenziali si terranno il 29 novembre prossimo come programmato o addirittura ancora prima, ha accusato Chavez di essere l’ispiratore delle violenze che nei giorni scorsi hanno scosso il Paese, forse dimentico degli omicidi perpetrati dal nuovo regime in questi giorni nei confronti dei movimenti di protesta.

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Honduras: i golpisti sempre più isolati, oggi iniziano gli incontri di mediazione in Costarica

pubblicato da davide f.

honduras

Oggi a San José, in Costarica, si incontreranno il governo legittimo honduregno con i golpisti di domenica 28 giugno, che hanno cacciato con la violenza il capo di stato democraticamente eletto. A mediare tra le due posizioni, il presidente del Paese centroamericano nonché premio Nobel per la pace, Óscar Arias.

Zelaya ha dichiarato:

“Approfitterò della riunione con Micheletti per esigere che il governo golpista venga rimosso in 24 ore”.

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