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Tutti gli articoli con tag ammortizzatori sociali

I giovani, gli anziani e la crisi: la linea incerta di "Repubblica"

pubblicato da Giulio Mattioli


Strano giornale, quello fondato da Eugenio Scalfari. Capace di mescolare lucide prese di coscienza della situazione socio-politica italiana e retaggi di interpretazioni ormai infondate. A volte nella stessa pagina (virtuale), come accade proprio oggi.

Nell’articolo di commento agli ultimi sondaggi sulla popolarità di Berlusconi (ai minimi storici), veniamo informati che il premier perde popolarità tra le fasce sociali che più hanno subito gli effetti della crisi:gli anziani, ma anche i residenti delle zone meridionali del Paese”.

Forse a molti suonerà plausibile, ma l’idea che siano stati gli anziani a pagare il prezzo più alto dalla recente crisi è priva di qualsiasi fondamento. L’abbiamo spiegato a più riprese noi su polisblog, ma si tratta di un fatto così palese da essere stato riconosciuto dagli stessi grandi quotidiani. Tra cui anche Repubblica, proprio nell’articolo che nella homepage di stamattina si trova a fianco del precedente.

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Berlusconi e i giovani: bilancio di un governo

pubblicato da Giulio Mattioli


In occasione della festa dei lavoratori Silvio Berlusconi ha rilasciato un’inaspettata dichiarazione di buone intenzioni nei confronti delle nuove generazioni:

“il primo maggio è l’occasione per confermare l’impegno del governo per la tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro senza più le garanzie, le certezze e le opportunità dei loro padri, in un tempo di crisi e di epocali trasformazioni dell’economia e della società”

Un’uscita curiosa, che segue a qualche mese di distanza quella di Giulio Tremonti sul posto fisso come “obiettivo fondamentale” dell’esecutivo e ci offre l’occasione di esaminare il bilancio dei governi Berlusconi sul fronte “giovani & lavoro”, a due anni dalle ultime elezioni legislative.

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Claudio Scajola si preoccupa solo di Termini Imerese. Chi si occupa dell’Alcoa?

pubblicato da Giovanni Molaschi



La discussione, di fatto già scemata, sull’apertura di nuove centrali nucleari in Italia spiega meglio di altri esempi quanto l’attuale Governo amministri il paese senza la necessaria lungimiranza. Fatta eccezione per l’Unità, in pochi, hanno analizzato i reali costi. Quindi quanto i cittadini dovranno pagare per sostenere, volontariamente o no, il progetto.

Ebbene, a poche settimane da quel dibattito, il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola dimostra di non voler investire sul futuro ma solo su un presente. Solo un momento mediaticamente interessante.

Intervistato su Canale 5, l’esponente politico ha promesso allo stabilimento Fiat di Termini Imerese un futuro grazie alle numerose proposte che sono arrivate per il comprensorio industriale.

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Veritometro: Brunetta, 500 euro ai giovani e meno soldi alle pensioni

pubblicato da Giulio Mattioli

“l’Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori”

Renato Brunetta

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Veritometro: il discorso di Napolitano, la disoccupazione giovanile e la precarietà

pubblicato da Giulio Mattioli

“si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato (..) i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti”

Giorgio Napolitano

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Lega Nord, cassa integrazione e immigrati: è solo propaganda

pubblicato da Giulio Mattioli


Vediamo di dirlo forte e chiaro: alla Lega Nord della questione welfare e ammortizzatori sociali non importa assolutamente nulla. Meno di zero. Il Carroccio se ne interessa infatti solo nella misura in cui questo le permette di lanciare palle incatenate sull’unico fronte che le sta a cuore davvero: quello della propaganda xenofoba. Con risultati che farebbero ridere, se non ci fosse da piangere.

Prendiamo la sparata di ieri sulla necessità di porre un tetto più basso alla durata della cassa integrazione dei lavoratori extracomunitari. Il motivo? Secondo Maurizio Fugatti, deputato del Carroccio e capogruppo in commissione Finanze: “Le risorse sono quelle che sono e prima dobbiamo pensare agli italiani”.

Mai ricostruzione fu più priva di fondamento e lontana dai veri, grandi problemi del nostro sistema di tutela della disoccupazione. Vediamo di fare un piccolo riassunto for dummies, dopo il salto.

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Il tasso di disoccupazione in Italia è in realtà molto più alto di quanto sembra?

pubblicato da Giulio Mattioli


Perché in Italia non si istituisce un assegno di disoccupazione unico, sul modello di quasi tutti i paesi europei? Perché si insiste con l’ingiusto e inefficace sistema attuale di ammortizzatori sociali?

Le risposte a queste domande, a dire il vero, non sono mancate: il Presidente del Consiglio, ad esempio, aveva all’epoca sostenuto che una riforma di questo tipo (proposta dal PD) avrebbe prodotto un aumento della disoccupazione, perché i datori di lavoro ne avrebbero approfittato per licenziare.

L’argomento di Berlusconi toccava un problema reale, ma è apparso strumentale. In realtà, l’istituzione di una misura seria e universale di sostegno della disoccupazione rischia davvero di far schizzare alle stelle il relativo tasso, ma per un altro motivo: porterebbe allo scoperto una quota di popolazione alla ricerca di lavoro che attualmente sfugge alle statistiche. Vediamo come, dopo il salto.

Il tasso di disoccupazione in Italia
Il tasso di disoccupazione in Italia

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Altro che posto fisso... flexicurity! Cronaca della presentazione del volume di Berton, Richiardi e Sacchi

pubblicato da Giulio Mattioli


Una decina di giorni fa abbiamo recensito su queste pagine l’ottimo volume “Flex-insecurity - Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà” dei ricercatori del Collegio Carlo Alberto Berton, Richiardi e Sacchi. Qualche giorno dopo, le dichiarazioni del ministro Tremonti sul ritorno al “posto fisso” hanno reso il tema se possibille ancora più attuale.

Ed è sullo sfondo di questo clima da grida manzoniane che si è tenuta l’altroieri all’Università Statale di Milano la presentazione del , alla presenza degli autori e di alcuni importanti studiosi di mercato del lavoro e welfare come Tito Boeri, Michele Salvati, Maurizio Ferrera e Emilio Reyneri.

L’intento della giornata? “Discutere di come disegnare politiche di lungo periodo che mantengano i benefici della flessibilità senza intaccare le condizioni di vita dei lavoratore”, che potrebbero essere messe in atto da un’ipotetica parte politica che non volesse limitarsi a quelle che i discussant definiscono senza mezzi termini le “sparate” di Tremonti.

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Tremonti e il "posto fisso": perchè la svolta del ministro è una burla

pubblicato da Giulio Mattioli


Le dichiarazioni di ieri del ministro Tremonti sulla necessità di tornare al “posto fisso” sono in totale contraddizione con le posizioni e le politiche dei governi di centrodestra degli ultimi 15 anni, come abbiamo dimostrato. Ma magari si trattasse solo di incoerenza!

Il fatto è che la posizione del “nuovo” (ancora non si sa per quanto) Tremonti è proprio sbagliata. Solo qualche giorno fa mi sono infatti sforzato di spiegare su queste pagine, nella recensione dell’ottimo volume “Flex-insecurity”, edito da Il Mulino, che la flessibilità non genera necessariamente precarietà.

Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali. Il risultato è quel sistema di Flexicurity che è divenuto la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE.

In Italia le cose sono andate diversamente: abbiamo avuto la flessibilità, ma non tutto il resto. Il risultato? Precarietà e insicurezza. O Flex-insecurity, come sostengono Berton e colleghi.

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Rassegna stampa estera: Berlusconi, gli italiani, Tony Blair e gli ammortizzatori sociali

pubblicato da Giulio Mattioli


Cominciamo la nostra periodica rassegna dei commenti della stampa straniera sui fatti italiani con un articolo di Forbes in cui la rivista statunitense di economia e finanza ha riportato, facendo proprie, le parole di qualche giorno fa del governatore di Bankitalia Draghi, il quale oltre ad aver propugnato la necessità di un innalzamento dell’età pensionabile, ha sostenuto le ragioni di una riforma degli ammortizzatori sociali:

La percentuale di italiani che riceve il sussidio di disoccupazione, o che si avvale del part-time forzato pur di mantenere l’impiego, è il 40% del totale dei disocupati, mentre in Spagna è il 73% e in Francia il 97%. Mentre gli italiani impiegati nelle grandi aziende manifatturiere possono usufruire della cassa integrazione [in italiano nel testo N.d.T], che gli permette di essere lasciati temporaneamente a casa percependo una parte di stipendio, il settore dei servizi e le piccole industrie non possono avvantaggiarsi di questo schema

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