
In attesa di capire se Gianfranco Fini abbandonerà il Pdl subito dopo le elezioni, Umberto Bossi precisa fin da ora che non prenderà eventualmente il posto lasciato dal Presidente della Camera. Parlando di An, durante un comizio elettorale, ha dichiarato:
“Io non credo a quelle cose perché i partiti nascono dal basso. Come fanno a mettere insieme gente con storie così diverse? Con An non funziona, in An c’è gente che è stata in carcere per il partito,difficile metterli insieme. No, funziona meglio ad essere alleati”.
Il leader della Lega pur non credendo in progetti astratti come il Pdl è certo che il figlio Renzo abbia un vero e proprio talento per la politica:
“Si candida anche mio figlio, è un buon ragazzo e ho capito che ha trovato la sua strada: ai primi due esami che ha fatto ad Economia e commercio ha preso due 30.
Continua a leggere: Umberto Bossi non prenderà il posto di Gianfranco Fini

Di solito, quando è in preparazione il cosiddetto decreto Milleproroghe, in tutti i palazzi pubblici dello stivale c’è ansia: il rischio è che, un’inaspettato emendamento o qualche improvviso colpo di genio, aggiunga qualche gabella o peggio “tagli” qua o là i conti pubblici. Questa volta è successo al Sindaco di Roma, di cui in questi giorni si parla anche per altre questioni.
Ma andiamo con ordine: il senatore Lucio Malan, lega Nord, relatore del provvedimento, ha proposto che dei 600 milioni di euro previsti per l’area metropolitana di Roma, 500 vengano distaccati al commissario straordinario per Roma Capitale. Fin qui niente di male per Alemanno.
Il comma successivo però stabilisce che il commissario non dovrà più essere “necessariamente” il Sindaco di Roma. Non una bocciatura a priori… ma quasi.
E’ un po’ come i grandi duelli fra Clint Eastwood e Lee Van Cleef immortalati da Sergio Leone: sguardi tesi, occhi come lame, movimenti felpati, mani sulla fondina a lambire il revolver. Manca solo la stupenda colonna sonora di Ennio Morricone.
Parliamo, ovvio, del duello fra Silvio Berlusconi e Gian Franco Fini. Chi “spara” per primo?
E’ il Pdl che espelle dal partito il presidente della Camera o è l’ex capo di An che sbatte la porta in faccia al Cavaliere?
La tregua dopo l’aggressione di Milano è già “finita”. Il pranzo-adunata di ieri fra Fini e gli ex aennini per una prima conta ha avuto nel Pdl l’effetto di un secchio di benzina gettato in un incendio.
Dai due fronti, i “pompieri” giurano che le fiamme sono domate. Ma il puzzo di bruciato arriva lontano e il fumo brucia gli occhi ad amici e nemici.
Fini non vuole resuscitare An, pensa più in grande, a un inedito progetto “trasversale”, dove destra e sinistra non abbiano più senso. Di più non è dato sapere, per ora.
Berlusconi ha ordinato ai suoi “cecchini” di tenere Fini sotto stretta “osservazione”. Fini sa che se sbaglia il primo “colpo”, non avrà la possibilità del replay.
Il secondo tempo è già cominciato. Presto l’epilogo. Senza sorpresa.
Gianfranco Fini: la conta. Voto + 8. La “lettera dei 50 deputati” è la risposta politica degli ex di An per spuntare gli artigli del premier contro il presidente della Camera. Niente è più scontato. E tutto è possibile. Anche il “tutti a casa!”
Silvio Berlusconi: randagio. Voto – 8. Il premier ha sciolto il pitbull (Feltri), ed è difficile riprenderlo. Risultato? Presto il Governo “sotto” alla Camera su biotestamento, immigrazione, omofobia. Temporale o terremoto?
Alleanza Nazionale: the day after
Gianfranco Fini: “La nostra stella polare è l’amore di Patria”.
Marciare per non marcire (Arditi)
Francesco Storace: “An è passata dall’abbandonare la casa del padre, a servire la villa del padrone”.
Lui si che se ne intende!
Antonio Di Pietro: “An ha consumato il congresso dell’ipocrisia. Fini non aveva scelta, o seguire i suoi colonnelli passati armi e bagagli alla corte di re Silvio, o ritrovarsi totalmente isolato”.
Il Creatore li fa poi li accompagna.
Marco Pannella: “Complimenti a Fini, il cui intervento è una risposta degna, appropriata alla storia e al presente del partito Radicale”.
Dopo Rutelli, Capezzone, Gianfranco l’ultimo dei “volenterosi”?
Roberto Calderoli: “Molti, sia di An che di Forza Italia sono scontenti di fare il Pdl e bussano alla Lega”
Avanti di “porcata” in “porcata”.
Gianfranco Fini: spenta An. Voto + 8. Il delfino di Giorgio Almirante (“fucilatore di italiani”), attuale presidente della Camera Fini ha spento la Fiamma. Chiude An, cambia la destra, finisce il ‘900 con la sua pesante eredità di simboli. Non c’è rimasto nessuno da “sdoganare”?
Emanuele Filiberto: incoronato. Voto – 6. Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele nonché nipote dell’ultimo re d’Italia Umberto II ha conquistato il … primo posto nello show “Ballando con le stelle”. E’ arrivata l’agognata corona. Savoia!

E’ un’abitudine, la storia italiana lo dice. Pochi paesi al mondo, o forse nessun’altro, hanno visto come l’Italia intrecci così complessi tra politica ed estremismo di destra, nero. E mai come di questi tempi, ad un anno dall’elezione del Berlusconi III, si sono visti tanti casi in cui esponenti di quello che viene definito neofascismo si sono resi protagonisti di manifestazioni, aggressioni, e dichiarazioni violente. A braccetto con esponenti di governo, come La Russa e Ronchi, sostiene Paolo Berizzi di Repubblica in un articolo pubblicato ieri.
Perchè se vanno riconosciuti i passi in avanti di Fini in temi di antifascismo e antirazzismo, soprattutto nella disputa sul diritto alla cura dei clandestini, non si può dimenticare che il ministro della difesa è uno dei più appassionati nostalgici del ventennio all’interno del partito che a breve dovrebbe scomparire, An. Come non si può ignorare che Ronchi, Ministro delle politiche europee, ha avuto rapporti con i gestori di “Cuore Nero”, circolo neofascista aperto da quasi un anno a Milano. Naturalmente è partita subito la polemica politica, che non ha niente di interessante. Come sono scontate le smentite di La Russa e Ronchi, che non rispondono alla vera domanda posta dal servizio di ieri di Repubblica. Quali sono i rapporti tra governo e movimenti di estrema destra?
Continua a leggere: Repubblica su neofascisti e destra di governo: a volte ritornano?
Gianfranco Fini: indigesto (reale). Voto + 8. Fini sta per tirar già la “serranda” di An chiudendo un pezzo di storia controversa d’Italia. Il presidente della Camera resta un leader indigesto che non intende farsi assimilare né omologare nel Pdl. Presto, molto presto Berlusconi sentirà sul collo il soffio di Fini, il “resistente”.
Silvio Berlusconi: primo tonfo (virtuale). Voto – 8. Proprio alla vigilia della nascita del Pdl Berlusconi tocca il suo minimo storico (sondaggi Ipr Marketing) sulla fiducia: è a quota 52% di fiduciosi, dieci punti sotto il suo massimo, tre in meno del mese scorso. Mentre risale il Pd di Franceschini. Cambia il vento?
Fra poco più di un mese, il 22 marzo, all’ultimo congresso di An prima della “confluenza” nel Pdl, Gianfranco Fini non sarà più “leader” di un partito.
Per uno come lui, abituato dai tempi del dopo Almirante, a farsi chiamare “capo”, non è cosa da poco.
Può piacere o no, ma Fini resta una delle poche “teste pensanti” della politica italiana. Un politico “puro”, militante e dirigente a tempo pieno, e a vita. Come sull’altro fronte un Massimo D’Alema, (ex) “rivoluzionario di professione” di leninista memoria.
Le ripetute uscite di Fini per smarcarsi apertamente da Silvio Berlusconi su questioni molto importanti e quelle per bacchettare pesantemente Maurizio Gasparri e altri ex “camerati” dimostrano che l’ex delfino di Almirante ha in testa una strategia precisa.
Fini non è “convinto” del Pdl, tant’è che, pur non frenandone la costruzione, ha affievolito la sua spinta propulsiva, restando distaccato perché molto scettico.
Continua a leggere: Gianfranco Fini si prepara a correre da "solo"?