
Ora che il Ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, ha capito che per aiutare la Grecia l’Italia dovrà condividere con l’Europa 25 miliardi di euro bisogna capire come procurarsi la cifra senza peggiorare il debito pubblico che stando a quanto pubblicato dalla Stampa è aumentato sfiorando il valore record registrato lo scorso ottobre.
Secondo le indiscrezioni trapelate l’economista per raccogliere il denaro necessario congelerà il rinnovo contrattuale degli impiegati pubblici ai quali verrà però garantita una vacanza contrattuale.
Oltre alla pubblica amministrazione già si prevedono dei tagli anche in ambito ospedaliero, sulle pensioni di invalidità (i cui criteri sono destinati a diventare più severi) e ai ministeri dove Giulio Tremonti proverà a contenere i costi della casta.
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Non si placa il conflitto tra il Governo e l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). A pochi giorni dallo sciopero, a cui parteciperanno primi cittadini appartenenti allo stesso partito dell’attuale maggioranza, si è registrato l’ennesimo strappo.
I comuni, come annunciato ieri dal presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, hanno disertato la riunione con il Governo colpevole secondo gli amministratori locali di elaborare una legge finanziaria che potrebbe creare una serie di problemi sul territorio.
È rimasta confermata invece la riunione tra le Regioni e il Governo. Che ad unire ciò che i sindaci tentano di dividere siano proprio e soltanto le prossime elezioni sulle quali tanto si parla nelle ultime ore?
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Proseguendo il ragionamento avviato questa mattina da Concita De Gregorio, che sull’Unità comparava il machismo di Silvio Berlusconi a quello più pop di Fabrizio Corona, è necessario oggi continuare ad elaborare una cartina tornasole per capire quanto il Presidente del Consiglio ormai sia diventato per gli italiani una presenza virtuale.
Tanto presente in video. Altrettanto assente nella vita del proprio paese. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto è successo realmente in Italia ieri. Capeggiati dal primo cittadino di Torino, Sergio Chiamparino, l’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha deciso di manifestare contro il Governo. Contro i tagli previsti per la prossima Finanziaria.
Al di là di tutti i ragionamenti politici che si dovrebbero fare davanti a queste riduzioni, fortemente contestate anche dagli stessi esponenti del Popolo delle Libertà (Letizia Moratti in primis), è giusto che il Governo per illuminarsi di luce propria decida di penalizzare i reali amministratori del paese?

Si parla da molto tempo della cosiddetta questione meridionale, e noi di polisblog ne abbiamo già accennato in tempi non sospetti, ma questa volta sembra che si cominci a fare sul serio.
Il problema è sempre la stesso: Roma trova i soldi per gli Enti “spreconi” che solitamente sono al sud e taglia i fondi a quelli più diligenti e rispettosi delle regole, che guarda caso sono al nord.
“Venerdì ci riuniremo con i Sindaci di Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli e decideremo come reagire” ha commentato il neo Presidente dell’Anci Lombardia e Sindaco di Varese, Attilio Fontana.
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Mentre Silvio Berlusconi non è per niente preoccupato per la mancanza di una opposizione strutturata e anzi si permette di ironizzare in modo baldanzoso sulla crisi in cui è piombato il Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni (“Sono in politica da quindici anni e mi sono confrontato con sette leader diversi che sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo che non vorrà tradire la regola …”), di tutt’altro avviso è la posizione della Lega Nord.
Ultimamente il Carroccio aveva tessuto alacremente la tele del dialogo con il Pd, ritenuto fondamentale soprattutto per poter realizzare la riforma del federalismo fiscale, core business del partito di Umberto Bossi.
Il Senatur, pur precisando di non voler interferire in casa d’altri ha subito ribadito che “Alla Lega interessa avere un interlocutore nel Pd e senza un leader è più difficile. Il dialogo sul Federalismo è stato un esempio positivo di attenzione alle esigenze della società lasciando da parte le solite polemiche strumentali”.
Come sempre, Bossi fiuta l’aria e ha capito che la strada del dialogo con il Partito democratico sarà adesso ben più accidentata. Il Pd potrebbe irrigidirsi e fare anche marcia indietro sulle disponibilità date sul Federalismo.
Bossi sa bene che senza l’ok del Pd in Parlamento la riforma tanto evocata potrebbe tornare in un vicolo cieco e addirittura saltare.