Perchè i tedeschi sembrano opporsi a tutte le misure che potrebbero risolvere la crisi dell’euro? Innanzitutto, come abbiamo visto nelle precedenti puntate di questa rubrica, molti media tendono a convincerli, con una buona dose di esagerazione, che a pagare sono soltanto loro.
A questo va aggiunta la storica propensione a considerarsi un modello per il resto del mondo, che porta molti a concludere “se noi abbiamo tirato la cinghia, ora tocca ai paesi del sud“.
Infine, va detto che i vantaggi dell’euro per la Germania (ad esempio nel favorire il boom delle esportazioni) vengono spesso passati sotto silenzio: i successi vengono attribuiti alla tempra nazionale, i problemi scaricati sull’Europa.
Solo ragioni mediatiche e culturali quindi? Non proprio. C’è tutta un’altra serie di motivazioni, molto più contingenti, che hanno a che vedere con quello che da noi qualcuno chiamerebbe “il teatrino della politica“. Le vediamo dopo il salto.
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La Germania trae vantaggio dall’euro? Per la stampa italiana e di altri paesi europei, la risposta è senza dubbio un sì: la moneta unica e la fine della politica delle svalutazioni competitive hanno avvantaggiato la Repubblica Federale e il boom delle sue esportazioni.
Vista dalla Germania, però, la questione è meno pacifica. I politici, i media e l’opinione pubblica tedesca vanno estremamente fieri del loro titolo di “Exportweltmeister“ (”campioni del mondo delle esportazioni”) - un termine che non a caso esiste soltanto nella versione tedesca di Wikipedia.
Nei mesi scorsi - mentre i paesi dell’euro rivedevano uno dopo l’altro le proprie stime di crescita al ribasso - la stampa tedesca ha spesso raccontato con toni trionfalistici la storia del “boom” tedesco, apparentemente immune a qualsiasi tipo di crisi.
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“Am deutschen Wesen, soll die Welt genesen”, ovvero “Grazie alla presenza tedesca, il mondo guarirà”. Questo motto, coniato dal poeta romantico ottocentesco Emanuel Geibel, va tenuto bene a mente se si vuole capire il comportamento della Germania nella crisi dell’Euro.
Certo, oggi questo proverbio non è più molto popolare: essendo stato utilizzato nel corso della storia soprattutto da imperatori, nazisti e conservatori, è vissuto con imbarazzo dai tedeschi più progressisti. Eppure ci dice qualcosa di utile sulla storia culturale della Germania.
Per fare un’analogia: molti di noi rabbrividiscono a sentire “Franza o Spagna, purchè se magna“, e tuttavia è difficile negare che questa frase rappresenti un atteggiamento di fondo che ha contato (e conta ancora) molto nella storia del nostro paese.
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Nel bel mezzo di uno dei periodi più neri per l’Eurozona (e per l’economia mondiale) e a pochi giorni dal Consiglio UE del 30 gennaio, si è aperto a Davos, in Svizzera, il tradizionale incontro annuale del World Economic Forum, riunione informale di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici. Già dal titolo (“La Grande Trasformazione: immaginare nuovi modelli”, un modo decisamente troppo limitato di definire quello che sta avvenendo), gli esperti prevedono che da questa edizione del Forum Economico non ci si debba aspettare soluzioni alla crisi, e neppure la proverbiale iniezione di ottimismo che dia ossigeno ai mercati.
Anzi, gli spettri che aleggiano sul meeting sono due: quello di un crack dell’Euro, e quello di “una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi” (come la definisce il Sole 24 Ore) che andrebbe a sommarsi alle crisi economiche già in atto. Ed è proprio l’Europa, suo malgrado, a conquistare il centro del palcoscenico, mentre gli Usa si defilano e la Cina – tradizionalmente protagonista di questo meeting – sembra per la prima volta più preoccupata del fronte interno che dell’economia mondiale.
Il summit è stato aperto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui intervento si è concentrato sulla necessità di coniugare rigore e crescita. Niente di nuovo, insomma: la Germania non ha intenzione di pagare per gli sprechi altrui. Nessuna novità neppure dall’intervento del premier britannico Cameron, che parlato ancora della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che Sarkozy (e più timidamente la Merkel) vorrebbe introdurre nell’Eurozona: per Cameron la Tobin Tax in un momento come questo è “pura follia”.
E, parlando di Europa, osservate speciali sono Italia e Spagna, i due paesi “sull’orlo del precipizio”. Una tavola rotonda sarà intitolata proprio “The Future of Italy”, e tra i partecipanti al forum si segnalano il ministro Corrado Passera, Emma Marcegaglia e il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il finanziere americano George Soros ha proposto da Davos un’idea (in verità lanciata diversi anni fa da Tommaso Padoa Schioppa) in base alla quale Spagna e Italia potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa. Un’operazione complicata, che non sarebbe ben vista né a livello comunitario né a livello nazionale.
D’altronde non si può certo dire che Soros ami farsi amare: a Davos ne ha avuto per tutti, per i governanti europei (“Hanno sbagliato tutto”) e in particolare per la Merkel (“La Germania sta imponendo la disciplina fiscale generando tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”). Per segure il forum di Davos potete dare un’occhiata agli streaming sul sito,, e tenere d’occhio anche Twitter, con l’account del Financial Times di Davos 2012, e quello del WEF 2012.
Dopo il salto, uno Storify che riassume i giorni di Davos e quanto accaduto nelle ultime ore.
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Crisi dell’euro, austerità, crescita economica: poco importa come la pensiate, le decisioni cruciali riguardanti la nostra economia non vengono più prese in Italia. E se ancora c’è rimasto un governo nazionale con un certo margine di autonomia, non ci sono dubbi: si trova a Berlino. Ormai siamo, per dirla con Luigi Zingales, “solo una provincia dell’impero“.
E qui nasce un problema: perchè la Germania è, tra i grandi paesi europei, quello di cui sappiamo di meno. Sarà la lingua, saranno storiche diffidenze, ma è difficile che in Italia si parli della vita politica, sociale e culturale tedesca - fatta eccezione ovviamente per l’Oktoberfest e per gli occasionali successi elettorali dei neonazisti nell’ex DDR.
E’ da questi pensieri che nasce “Italia unter alles”, una nuova rubrica di polisblog dedicata a quello che dicono i tedeschi della crisi e dell’Italia - in diretta da Berlino!
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Angelino Alfano: mascherato. Voto 4- In un colloquio con Angela Merkel Alfano ha promesso che il “nuovo” Pdl sceglierà il candidato premier alle prossime elezioni con le primarie. Cav permettendo.
Gianni Alemanno: smascherato. Voto 4- Sparatoria a Roma: 64enne ucciso davanti al garage. Il 38° omicidio nella capitale dal 2011. E le “squadracce nere” scorrazzano impunite. C’era una volta in Italia.
Monti dovrà far ingoiare ai grandi partiti cose che loro non digeriscono, tipo una patrimoniale o la riforma del mercato del lavoro. Ci riuscirà? Bersani accetterà più flessibilità sui licenziamenti e il contratto unico? Fato bir-Ichino
Oggi il neo-premier vede Barroso e Van Rompuy. Giovedì cercherà di catechizzare la Merkel, provando a farle cambiare idea su eurobond e ruolo della Bce. Altrimenti celebreremo presto il funerale dell’euro. Ei f-Ue siccome immobile…
In Egitto torna il caos. La primavera araba si è trasformata in un sanguinoso autunno e la giunta militare non è certo meglio del vecchio rais Mubarak. Il Cairo armato
Retroscena: l’Udc avrebbe voluto Piero Gnudi alle Infrastrutture, ma Passera ha preteso anche quel ministero e Gnudi è finito al turismo. Adesso però il governo non deve incepparsi su viceministri e sottosegretari o saranno dolori per Monti. Il re è gnudo

C*lona in**iavabile. Diciamolo senza mezzi termini: secondo quel che si legge in giro, sarebbero queste le parole che Silvio Berlusconi avrebbe dedicato ad Angela Merkel nel corso di una telefonata che dovrebbe essere nelle intercettazioni ancora non rese pubbliche. Qualcuno, con pudore, si vergogna persino a pubblicare.
Ora. Se non fosse che la frase - ammesso che sia mai stata davvero pronunciata - si inserisce in un angolo bello grosso in cui si sovrappongono potere, squallore, sprezzo per le istituzioni e molto, molto altro, per quel che mi riguarda, andrebbe accolta con un bel chissenefrega. Invece si colloca in quel contesto lì. Aiuta a descriverlo. E poi, be’, poi va cancellata dalla memoria con un bel chissenefrega prima che, per l’ennesima volta, la boutade da uomo qualunque sovrascriva tutto il resto, che è molto più importante.
Perché quel che evidentemente non si è colto, e che Berlusconi invece ha colto benissimo, è che di queste cose, all’italiano medio, non interessa niente. E Berlusconi lo sa, l’ha capito e riassume questa sua comprensione nella frase riportata da La Stampa:
Le intercettazioni? Bah… La gente ormai è assuefatta, faranno rumore un giorno tutt’al più.
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Giro della Padania al via tra le polemiche e gli scontri. Bossi tenta ora di strumentalizzare pure lo sport, un po’ come fa Berlusconi fin dal ‘94. Dio li fa e poi li ac-Coppi
Intanto, però, c’è il solito gruppetto di comunistacci che contesta la corsa e rovina la festa al Trota che si era presentato all’inaugurazione. Karl Merckx
Baffino in bolletta deve vendere l’amato Ikarus II per fare cassa. Per D’Alema è un sacrificio dolorosissimo, quasi come se Veltroni dovesse dar via i suoi album di figurine Panini. Addio mare per il ‘lider maximo’, mentre il Cav non deve rinunciare mai a nulla. La poppa del nonno
La Merkel è contro gli eurobond. Ma la sua posizione non convince i tedeschi e la cancelliera continua a perdere consensi. Intanto la crisi investe ormai tutti e anche la prima economia europea inizia a girare a vuoto. Il gelo sopra Berlino
L’Italia, chi non lo sa, è piena di debiti ma tiene anche un bel tesoretto, nel senso reale della parola: lingotti d’oro. Il Belpaese dispone di riserve in oro in capo a Bankitalia di 2400 tonnellate, dal valore quindi di circa 100 miliardi.
Che non sono pochi, (riserve che tengono l’Italia nei primi cinque posti al mondo) ma che non sono in grado di “stravolgere” la grave situazione di oggi. Il conto della serva è presto fatto: tre anni fa il debito pubblico italiano era inferiore ad oggi di 300 miliardi di euro. Anche se vendessimo tutto l’oro, interromperemmo di un solo anno l’aumento del debito pubblico. Poco più di una boccata d’ossigeno.
Comunque, proprio oggi, per ridurre il nostro debito pubblico, dalla Germania arriva all’Italia l’invito, si fa per dire, di vendere parte delle riserve in oro, oltre a fare le privatizzazioni vere. Questo chiedono alcuni esponenti della Cdu e dell’Fdp, i cristiano democratici e i liberaldemocratici (partner di governo a Berlino) secondo quanto rivela oggi in esclusiva il Financial Times Deutschland. Michael Fuchs, vicecapogruppo della Cdu, il partito di Angela Merkel, al Bundestag ha detto al Ftd: “Devono mettere a posto i conti, quindi o portano a termine le privatizzazioni oppure vendono le loro riserve di oro”.
Un’opinione sottoscritta anche da Frank Schaeffler, dell’Fdp, che considera “necessario” che gli stati indebitati “vendano parte del loro oro o depositino parte delle loro riserve a garanzia presso la Banca Centrale europea”. Sarà il caso di nascondere i …”gioielli di famiglia”?