Pier Luigi Bersani: ultimo miglio. Voto 6+ Il segretario del Pd trova la quadra e riallinea (fino alle amministrative di maggio) il partito sulla parola d’ordine: “Monti? Da reggere e correggere”. Poco? Meglio di niente.
Angelino Alfano: ultimo respiro. Voto 4- Il segretario del Pdl è d’accordo con il premier Monti che non vuol “tirare a campare” a Palazzo Chigi. L’Angelino non ricorda i governi del “tirare a campare” del “suo” Cav.
Oggi pomeriggio a Via Bellerio Umberto Bossi detterà la linea definitiva sulle “deroghe”. Il Senatur dirà in quali città permettere il ritorno all’asse Lega-Pdl nelle amministrative del 6-7 maggio.
Ci si aggrapperà agli specchi per trovare uno straccio di motivazioni politiche ma è evidente che le scelte saranno dettate esclusivamente da opportunità di potere: allearsi anche con il diavolo, pur di non perdere le poltrone, soprattutto nelle roccaforti del Carroccio.
Sul fronte Pdl, con Silvio Berlusconi latitante, è tutto un fiorire di fronde, con liste civiche che sbocciano ovunque. I boss locali temono l’effetto boomerang in negativo: più lontani si sta da Berlusconi e dal simbolo Pdl meglio è. Sono tanti che, più che sentirsi orfani, mettono su casa per proprio conto, vergognandosi di presentarsi agli elettori con vicini il Cav e con il simbolo del Pdl. Cambiano i tempi!
I Forza Lecco, Forza Verona, Forza Monza si stanno moltiplicando ovunque. Angelino Alfano tenta di metterci una pezza, passando presto dalla carota al bastone. A Verona sospende d’ufficio 14 esponenti forzisti e s’allunga la lista di espulsioni in molte città trasformando il Partito della libertà in partito di stampo staliniano.
La verità è che il Pdl (ma non solo il Pdl) non è più credibile: solo un miracolo potrà salvarlo dalla debacle. Il miracolo, meglio sarebbe dire un “miracolino”, potrebbe anche prendere il nome di lista civica.
La riforma del lavoro non è ancora legge ma i lavoratori sono già in lotta. In diverse parti d’Italia sono scattate proteste spontanee, blocchi e mobilitazioni contro le modifiche all’articolo 18. In sciopero unitario i lavoratori della Fincantieri di Riva Trigoso. Occupato lo stabilimento di La Spezia. Bloccata la superstrada che collega Pisa a Firenze e Livorno.
Pierre Carniti, ex leader Cisl oggi nel Pd, taglia corto: “Governo ben educato, ma poi fa quello che gli pare”. Per Angelino Alfano, con il Pdl alla frutta, quel che sta accadendo è manna dal cielo. Il segretario del partito del Cav torna ai vecchi tempi del governo di B&B e attacca Bersani: “Ostaggio della Fiom”.
Pier Ferdinando Casini, dismessi i panni del … “pesce in barile”, si schiera apertamente: “Comprendo fino in fondo la preoccupazione di Bersani e la rispetto. Ma l’esaltazione dei toni non serve. La situazione è esplosiva. Qui non rischiamo una stagione calda. La stiamo vivendo già”.
Poi il leader Udc invita “i falchi”, da una parte e dall’altra, a tornare in gabbia”, perchè la riforma “è coraggiosa, innovativa, ma soprattutto necessaria”. Il leader centrista fa appello al “senso di responsabilità di tutti”, rimarcando la necessità di innovare: “di articolo 18 si parlava da anni - dice - i problemi erano lì, imbalsamati da una concertazione che aveva paralizzato qualsiasi carica di innovazione. Detto questo, sappiamo che la situazione è difficile e che di più non si poteva fare”. Un governo ’serio’, chiude Casini, “cerca di coinvolgere le parti sociali, i sindacati, ma non può farsene paralizzare”.
“Ho sperato e ho lavorato anche io fino all’ultimo per un accordo unitario. Ma se il prezzo era la non decisione, ebbene non era sostenibile”. “Ho rispetto per la Camusso - aggiunge Casini - Ma sta usando toni fuori dalle righe. Non può rappresentare in modo caricaturale questa riforma. Ci sono anche cose positive. Altrimenti, l’impressione che si ha è che la linea del suo sindacato la detti la Fiom”.
Chiaro? Cvd (come volevasi dimostrare).
Angelino Alfano: mestierante colto. Voto 4- Il segretario del Pdl insiste sul “no” al commissariamento Rai: “C’è una legge vigente, noi siamo contro battaglie legislative al solo fine di mettere le mani sulla Rai”. Il Cav non molla l’osso (con la polpa).
Umberto Bossi: mestierante incolto. Voto 4- Il capo della Lega riapre ad alleanze col Pdl nelle prossime amministrative: “Se ci sono le condizioni per una deroga, la concederò”. Coerenza da… Senatur. Il Trota può sguazzare tranquillo nel suo stagno.
Massimo D’Alema: piccì. Voto 5- Il lider maximo torna in campo:”Lo spread è sceso sotto i 300 punti. Ma quando noi nel 2008 lasciammo il governo lo spread era a 34 punti”. Pontifex maximus.
Angelino Alfano: diccì. Voto 4- Il quid del segretario del Pdl: “Sosteniamo lealmente il governo Monti in opere e omissioni”. Più che Andreotti e Moro, democristiano da sagrestia. Delfino spiaggiato?
Angelino Alfano: furboni. Voto 4 Dal palco della “scuola” Pdl ad Orvieto l’Angelino grida per tre volte le priorità del partito del Cav: “Lavoro, lavoro. Lavoro!”. E giù applausi dalla platea colma di … “operai, braccianti e precari”. Fiction.
Pier Ferdinando Casini: furbini. Voto 4 Il leader dell’Udc prosegue a zig-zag: a Palermo e a Verona torna ad allearsi con il Pdl. Fini e Rutelli out. Dalla Sicilia al Veneto un solo segnale: Terzo Polo addio. A quando il “bacio” con il Cav?
Alfano, Bersani e Casini. La politica è in crisi di immagine e loro sembrano tre piccoli scolaretti di fronte a uno come Monti. Quid, Quo, Qua
Proprio Alfano ha tentato il colpo di teatro rifiutando di andare al vertice con il premier. Vuole uscire dal cliché del leader mancato, non vuole fare “una vita da mediano” e per questo ha dato buca (momentaneamente) a Monti. Ci vediamo da Mario (prima o poi)
Tutti a celebrare la giornata della donna che (non) lavora. Ma intanto uno dei primi segnali di crisi viene dal boom del settore giochi e scommesse. Lotto marzo
Che tristezza pensare che ormai si vuole finanziare la scuola con il rincaro delle tasse sulla birra. Non c’è il Beck’s di un quattrino
Angelino Alfano: slegati. Voto 3. Il segretario del Pdl fa saltare il vertice dei partiti con Monti perché il governo: “Deve interessarsi di economia, non di Rai e giustizia”. Ordine del Cav. Il caporale di giornata esegue.
Roberto Maroni: legati. Voto 3. L’ex ministro condivide “al 100%” il post su fb di una fan leghista: “E’ una guerra contro la Lega. Boni non si tocca”. Bossi conferma: “Me ne frego dei giudici”. Da legare. Con le catene.
E questo sarebbe il segretario intelligente, colto, carismatico che, come disse l’altro giorno Silvio Berlusconi: ”Si mangia tutti gli altri segretari a colazione, a pranzo e a cena?”. Parliamo, evidentemente di Angelino Alfano che in una intervista al settimanale “Chi” afferma testualmente: “”Queste elezioni rappresentano i titoli di coda di un film che sta per chiudersi: Gli elettori ci vedranno senza la Lega al Nord”.
Per Alfano, che domani incontrerà con Casini e Bersani il premier, questo è il “dazio altissimo” che il Pdl ha dovuto pagare per sostenere il governo di Mario Monti: “Abbiamo perso un alleato, sacrificando i nostri interessi per il bene dell’Italia. Certo, il Pd non ha sconquassato un’alleanza. Noi abbiamo lasciato Bossi senza guadagnare l’alleanza con Casini. Speriamo che i cittadini capiscano e ce lo riconoscano”.
Un piccolo particolare, è Bossi che ha lasciato Berlusconi, non viceversa. Quindi, alle prossime amministrative il Pdl correrà senza Lega Nord. Anche secondo Angelino Alfano ormai la spaccatura con il Carroccio è insanabile. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il “Ghe pensi mi” pronosticava per il suo partito la maggioranza assoluta! Ora, i sondaggi lo danno con l’acqua alla gola, attorno al 20%, poco più: una debacle mai subita da nessun altro partito in Italia in così poco tempo.
Berlusconi e il fido Angelino sono rimasti come Don Falcuccio … Ecco perché stanno così avvinghiati a Monti. Dopo il ko delle urne grideranno in un sol coro che hanno pagato salato il loro alto senso di responsabilità verso lo Stato e verso gli italiani. Taca banda!
Quella di Silvio Berlusconi è la solita “mossa del cavallo”. Ore 12 l’aveva anticipato l’altro giorno titolando: “Berlusconi fa le valige. Per il Colle”. Tutto qui.
Con l’ultima trovata della Grosse Koalition “montiana” post 2013, una ammucchiata Pdl, Terzo Polo, Pd, il Cavaliere tira fuori l’ennesimo coniglio dal suo inesauribile cilindro: scombussolare tutto, ma sempre con “lui” a tenere il mazzo ben stretto in mano, a dare le carte truccate.
Bersani, stavolta, non è rimasto attaccato all’amo (e Veltroni?) e ha già sbattuto la porta in faccia all’ex premier. Con il Pdl in caduta libera, con Angelino Alfano smarrito, con gli ex An pronti alla fuga, con Pierferdinando Casini che dà l’addio al miraggio del Terzo Polo per inghiottire ciò che rimane del partito del predellino, Berlusconi cerca di giocare d’anticipo: non più spumeggiante primatt’ore bensì gran regista di un nuovo film-colossal.
Altro che il visionario Marco Follini con le sua aride “Terre di mezzo” o il furbetto Pierferdy con le sue giravolte fra la mini Balena bianca e il mini Partito della Nazione! Il Cavaliere coglie l’attimo, soprattutto coglie la “spinta” della Chiesa per realizzare quel nuovo grande contenitore, il vero “Grande centro” moderato e trasversale ai partiti e ai Poli, capace di attirare i voti cattolici presenti in massa in tutte le forze politiche.
Serviva il “Deus ex machina”? Eccolo! E’ il “Ghe pensi mi”, riverniciato, pronto alla nuova discesa, stavolta non sul campo di gioco, ma in panchina, in alto, sul Colle. Insomma, un Berlusconi … “modesto”, un “salvatore della Patria” che tesse la tela per un governo politico di unità nazionale (con Monti premier), cui non si può rifiutare il lasciapassare verso il Quirinale.
Chi dava il Cav per morto, è servito. L’ammonimento viene dal compianto Lucio Dalla: “Attenti al lupo”!