Manifestazione della sinistra di sabato scorso: alla fine del suo intervento a Piazza del Popolo, il leader dei Verdi Bonelli lancia fiori alla folla. Berlusconi ai suoi: “Ecco la differenza tra noi e loro. Questi pensano ai fiori, io preferisco le…patate”. 47, orto che parla
I fiori di Bonelli, in realtà, volevano avere un significato di rinascita, di “rivoluzione gentile” del e nel centrosinistra. Una ribellione di petali e pollini contro la plutocrazia del SuperCav. Petunia non olet
Fini lancia la ‘Generazione Italia’ e i berluscones entrano in allarme. Il buon Cicchitto ora sta pensando a una risposta politica che vada aldilà dei ‘Promotori’ del ministro autoreggente Brambilla. De-generazione Italia
Ahi, ahi, ahi…questi membri AgCom che deferenti parlano al telefono con il premier. E poi però si lamentano con i vertici Rai delle pressioni ricevute. In certi casi, sarebbe meglio tacere. Il silenzio degli Innocenzi
Dal oltre mezzo secolo Giuseppe Stalin non c’è più.
Ma i baffoni del dittatore restano il distintivo di una parte della sinistra fuori dalla storia e dalla democrazia. Non c’è più il gelo del gulag e nemmeno il terrore del Kgb.
Ma i proclami di eresia, la caccia alle streghe, le epurazioni, con scissioni e contro scissioni, infamanti accuse e controaccuse, animano e dilaniano ancora oggi la sinistra italiana.
E’ così anche in una area non di matrice marxista leninista come quella dei Verdi. E’ in corso una caccia alle streghe senza precedenti, come dimostra l’espulsione di un esponente storico quale Paolo Cento (Er Piotta) e dei componenti la minoranza del partito.
Una espulsione per raccomandata (firmata dal neo segretario Angelo Bonelli) con ricevuta di ritorno.
L’accusa? Cacciati perché membri del coordinamento di Sinistra e Libertà. Alla richiesta di un confronto aperto, il segretario ha risposto con le raccomandate.
Peggio dell’inconsistenza politica c’è il settarismo, l’arroganza, la prepotenza di chi decide per tutti, statuto in mano. Corsi e ricorsi della storia. Lo “stalinismo”, appunto.
E’ il solito refrain: la sinistra in crisi, che invece di ricompattarsi su un progetto politico, tende a frantumarsi e poi a frantumarsi ancora.
Ma, si sa, la scissione è il primato del proprio ombelico. Aspettando Godot.