La situazione politica si fa sempre più intricata. Napolitano dice papale papale che: “Tocca “a Berlusconi indicare alla Camera nell’annunciato intervento di domani la soluzione che possa correttamente condurre alla dovuta approvazione da parte del parlamento del rendiconto e dell’assestamento”.
Intanto le opposizioni sono sul piede di guerra, addirittura orientate a non ascoltare domani alla Camera le comunicazioni del presidente del consiglio.
In particolare il Pd valuta di non partecipare al voto di fiducia che seguirà alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Berlusconi. L’ipotesi, chiariscono i democratici, non si configura come un aventino, nel senso che i deputati dell’opposizione non diserteranno tutti i lavori delle commissioni e dell’aula di Montecitorio.
E’ invece finalizzata a marcare una distanza da quella che Beppe Fioroni, che precisa di parlare a titolo personale, definisce come “un rito, una rappresentazione teatrale” che “non risolve i problemi del governo e che riguarda i rapporti tra berlusconi e il centrodestra.
Incalza Anna Finocchiaro: “Utilizzeremo ogni strumento concesso dal regolamento perché si torni a ripristinare il primato delle regole. L’obbligo delle dimissioni del presidente Berlusconi non è ovviabile”. Così la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro annuncia l’ostruzionismo a oltranza del Pd. Un ostruzionismo che si concretizzerà in aula e nelle commissioni, come già è iniziato ad accadere per quanto riguarda la commissione Giustizia, dove è all’esame il ddl sul processo breve. “Che non ci sia un obbligo costituzionale alle dimissioni, dopo quanto accaduto ieri alla Camera, è fuor di dubbio, ma che ci sia un obbligo politico alle dimissioni del premier è del tutto derivabile”.
Il Pd alza il tiro contro l’Udc con Anna Finocchiaro che chiede a Casini di uscire dal guscio e di schierarsi. “Ha scelto il luogo della terzietà – chiosa la senatrice - ma non si può essere in questo momento soltanto spettatori, si deve scendere in campo ”.
A stretto giro di posta arriva la replica stizzita dei centristi affidata a Ferdinando Adornato: “Rattrista che una persona intelligente come la senatrice Finocchiaro si iscriva improvvisamente tra i concorrenti del logoro gioco di Di Pietro a prendersela con l’Udc. Non ci sembra che il Pd ci abbia considerato marginali in tutti questi anni di opposizione comune, nei quali siamo risultati decisivi in tutte le vittorie parlamentari, nè che abbia respinto i nostri ripetuti inviti a fare della responsabilità nazionale il segno di una nuova fase politica. Forse le sue parole sono figlie dell’incontro di Vasto, che a differenza di quello di Teano non farà l’Italia, ma la metterà ancora più nei guai”.
“Del resto - prosegue Adornato - ci dica in onestà la senatrice Finocchiaro: di fronte a un Pdl che ripropone Berlusconi, a un Bossi che ripropone la secessione e alla sinistra che ripropone l’Unione, cioè di fronte a un decadente teatrino di recite fallite, è proprio sicura che ancora sia necessario stare di qua o di là e che l’Italia non abbia invece bisogno della svolta politica che propongono l’Udc e il Terzo Polo?”. Ci risiamo.
Il “Ghe pensi mi” ha detto che con Bossi ci parlerà lui e, come sempre, nella maggioranza perennemente in fibrillazione, tutto tornerà a posto.
Anche quando si tratta di politica internazionale, della Libia dell’ex “amico” Gheddafi, di fare la guerra per davvero, quella con i bombardamenti e con le bombe vere, con morti veri.
Si sa che Berlusconi ha “mezzi” convincenti, ai quali anche il Senatur non sa dire di no. Vedremo. Sull’altro versante, i partiti dell’opposizione chiedono un immediato dibattito parlamentare sull’intervento in Libia e si preparano a dar battaglia a un governo che di fatto deve comunque dimostrare di avere ancora una maggioranza in politica estera.
Il Pd dice di condividere che Gheddafi sia “un nemico del popolo libico che l’Occidente deve combattere”, ma precisa che la partecipazione degli aerei italiani ai bombardamenti costituisce “una svolta improvvisa e inaspettata, di cui è fondamentale capire meglio le motivazioni”. Per questo il partito di Bersani chiede un dibattito in Parlamento, necessario anche per capire se le nuove regole d’ingaggio della nostra aereonautica rientrino nel dettato costituzionale.
Bersani era per una politica “attiva” del mediterraneo: perché il Pd non coagula la sinistra europea (se c’è ancora!) definendo cos’è per la sinistra la “politica mediterranea”?
Non rischiano oramai di essere “banalità” obsolete, inutili “paraventi”, le guerre umanitarie e le partecipazioni passive e le risoluzioni Onu? Non è bastato l’intervento Onu nella ex Jugoslavia, e i conseguenti massacri per capire quanto poco l’Onu sappia intervenire?
“Essere o non essere…il successore del Cav. Questo è il problema. Se sia più nobile fargli le scarpe e puntare al Quirinale o restargli fedele fino alla rovina…”. Amleto? No, AmLetta
La Finocchiaro: “La maschera di carnevale ideale per Berlusconi? Quella di Napoleone naturalmente”. D’altronde il premier soffre di una certa dose di megalomania e adora la cultura francese. Ne me quitte papi
Micaela Biancofiore e la ineffabile difesa della vita privata del premier: “Ora non è nemmeno libero di innamorarsi?!?”. La f(r)eccia di Cupido
Gheddafi pirotecnico e fluviale nelle interviste tv. Berlusconi vuole concedergli una exit strategy e sta lavorando con Mauro Masi per affidargli, l’anno prossimo, il dopofestival di San Remo. Rais, di tutto di più
Chi l’ha vista la maggioranza? In evaporazione, in grande difficoltà numerica e politica, come si è dimostrato oggi al Senato sul Dfp. Rinviata così alla prossima settimana la discussione generale sulla Decisione di finanza pubblica. Mica quisquiglie.
Dice Anna Finocchiaro (Pd): ”Si stanno affrontando 4 questioni oggetto di emendamenti nostri e della senatrice Poli Bortone di Io sud firmati anche da noi, che riguardano il credito di imposta, misure fiscali a favore della famiglia, a favore di assunzioni a tempo determinati per giovani entro i 30 anni con sgravi Ires, a favore delle imprese che operano nel Mezzogiorno”.
Così la maggioranza annaspa dopo anni di promesse a vuoto.
Stanno cercando 10 minuti di tempo ma non per ragionare su questi 4 punti, ma per recuperare i senatori e le persone per le prossime votazioni. I senatori del Pdl non sono neppure in Aula nonostante l’importanza del provvedimento in esame.
La fiducia incassata dal governo due settimane fa si sta rivelando per quello che e’, ovvero un castello di carte tenuto in piedi da improbabili giochi d’equilibrio politico che infatti e’ crollato alla prima vera verifica in Parlamento. Chissà come è contento il premier!

Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
Continua a leggere: Il legittimo impedimento visto da destra e da sinistra
Silvio Berlusconi non si muove a caso. L’arte di “improvvisare” del Cavaliere cela sempre una calcolata strategia studiata a tavolino.
Il clamoroso messaggio lanciato ieri nell’ufficio politico del Pdl non è solo una “sfuriata” di un premier “furibondo e allarmato”, pressato da “parossistica tensione” (Anna Finocchiaro). E’ un chiaro e pesante annuncio politico alla nazione, a tutti gli italiani.
Essendo italiani, quindi anche a “certa magistratura”, a Gianfranco Fini, ai media, all’opposizione, insomma a chiunque dentro o fuori il Pdl, il Governo, la maggioranza, non la pensa come “lui” e vuole “ingabbiarlo”.
Questo è il punto, il cuore del messaggio politico: siamo alla imposizione della legittimazione del “pensiero unico”. Manca “solo” l’avvallo popolare, un dettaglio “secondario” cui si provvederà, se necessario, con le elezioni politiche anticipate. A quel punto, il plebiscito popolare darà definitivamente l’ok all’uomo solo al comando, al “domatore” del circo ribelle.
I fan festeggiano l’uscita dall’angolo del Premier, felici di apprendere la nuova linea, “chiara e dura”: ordini da eseguire, chi non si adegua è fuori. Insomma, siamo alla conta: “O con me o contro di me” di staliniana memoria. Stavolta, dopo decenni, si è persino rispolverato il fantasma della guerra civile.
Berlusconi vuole (qui e adesso) l’immunità: vede avvicinarsi la tempesta dei guai giudiziari, (per certi reati in … arrivo sul capo del Cav. si ipotizza persino il sequestro preventivo del patrimonio!) con lo sbocco di una grave crisi istituzionale, la caduta di questo Governo, la nascita di un esecutivo di “emergenza”. Ecco perché vuole sbaraccare.
Certo, il super potere delle Procure è una anomalia tutta italiana. Ma è Berlusconi l’anomalia numero uno.
Il Cavaliere lo sa e va alla guerra. Può essere la sua ultima battaglia.
Anna Finocchiaro: vigilante. Voto + 8. La presidente del gruppo Pd al Senato definisce l’esito dell’ufficio politico del Pdl e le presunte affermazioni di Berlusconi “deliranti”. Premier in “parossistica” tensione: sbiellato.
Giulio Tremonti: gongolante. Voto – 8. Vede rosa il super ministro dell’economia: “l’Italia sta meglio di altri Paesi, anche se tanti hanno gufato”. Cinque punti di Pil in meno sul 2009. Un milione di disoccupati. Contento lui …
Il No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre si preannuncia fin da ora come uno degli eventi più degni di nota degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il rapporto tra politica e nuovi media: una manifestazione indetta “dal basso” su Facebook, che raggiunge in un mese quasi 300.000 aderenti potenziali e a cui ben 2 partiti decidono di aderire, non certo è cosa di tutti i giorni.
C’è chi però si è chiamato fuori: stiamo parlando ovviamente del Partito Democratico. Con motivazioni che spaziano dagli equilibrismi di Pierluigi Bersani (”non aderiremo però esprimiamo rispetto“), degni della peggior scuola delle Frattocchie, e candide dimostrazioni di anacronismo. Una su tutte quella di Anna Finocchiaro:
Il più grande partito di opposizione alle manifestazioni non aderisce, le organizza. Su piattaforme magari condivise ma pensate prima
Poche uscite di dirigenti del PD in questi ultimi anni hanno dimostrato meglio la drammatica arretratezza culturale della sua classe dirigente, prigioniera di una visione novecentesca del rapporto tra partiti, opinione pubblica e media.
Continua a leggere: No Berlusconi Day: l'anacronistico niet del Partito Democratico

Intorno a cosa ruota la politica? Alla giustizia o all’economia? E che succede nella maggioranza? Queste le domande che si porrà Ballarò questa sera, senza trascurare gli esiti dell’incontro tra Fini e Berlusconi in programma in giornata.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il presidente dell’IdV Antonio Di Pietro, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro, il viceministro alle infrastrutture e trasporti Roberto Castelli, l’ imprenditore Diego Della Valle, il giornalista Pierluigi Battista, l’economista Andrea Segrè, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05