Il No Berlusconi Day del prossimo 5 dicembre si preannuncia fin da ora come uno degli eventi più degni di nota degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il rapporto tra politica e nuovi media: una manifestazione indetta “dal basso” su Facebook, che raggiunge in un mese quasi 300.000 aderenti potenziali e a cui ben 2 partiti decidono di aderire, non certo è cosa di tutti i giorni.
C’è chi però si è chiamato fuori: stiamo parlando ovviamente del Partito Democratico. Con motivazioni che spaziano dagli equilibrismi di Pierluigi Bersani (”non aderiremo però esprimiamo rispetto“), degni della peggior scuola delle Frattocchie, e candide dimostrazioni di anacronismo. Una su tutte quella di Anna Finocchiaro:
Il più grande partito di opposizione alle manifestazioni non aderisce, le organizza. Su piattaforme magari condivise ma pensate prima
Poche uscite di dirigenti del PD in questi ultimi anni hanno dimostrato meglio la drammatica arretratezza culturale della sua classe dirigente, prigioniera di una visione novecentesca del rapporto tra partiti, opinione pubblica e media.
Continua a leggere: No Berlusconi Day: l'anacronistico niet del Partito Democratico

Intorno a cosa ruota la politica? Alla giustizia o all’economia? E che succede nella maggioranza? Queste le domande che si porrà Ballarò questa sera, senza trascurare gli esiti dell’incontro tra Fini e Berlusconi in programma in giornata.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il presidente dell’IdV Antonio Di Pietro, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro, il viceministro alle infrastrutture e trasporti Roberto Castelli, l’ imprenditore Diego Della Valle, il giornalista Pierluigi Battista, l’economista Andrea Segrè, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05
A seguito della notizia relativa alla sentenza del Tar di Lecce, a causa della quale la giunta della provincia di Taranto è stata sciolta per assenza di donne, si è ricominciato a parlare di quote rosa.
C’è chi ha cominciato a ragionare sulle possibili giunte da riformare e chi si è occupato delle realtà opposte a quelle di Taranto. Esemplificativa, e molto citata, è stata l’esperienza di Daniela Occhiali sindaco di Sant’Agata Bolognese a capo di una giunta tutta femminile che, intervistata da polisblog, dichiara di puntare sul merito. Più che sul genere.
Sindaco è d’accordo con la sentenza del Tar di Lecce?
Continua a leggere: Intervista – Daniela Occhiali a polisblog: “Non credo nelle quote rosa”

Se la decisione del Tar di Lecce, a seguito della quale la giunta di Taranto si è dovuta sciogliere per assenza di esponenti politici femminili, fosse applicata anche in altri contesti Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, dovrebbe riformare il proprio gruppo di lavoro.
Come sottolineato da Giuseppe Civati, consigliere regionale per il PD, la giunta dell’esponente politico appartenente al Popolo della Libertà è composta esclusivamente da uomini. Stando, per tanto, alle dichiarazioni fatte da alcune donne appartenenti al partito di Silvio Berlusconi anche la giunta di Roberto Formigoni dovrebbe essere sciolta.
Questo, probabilmente, non accadrà. Non c’è da stupirsi. Le quote rosa, oltre che azzerare il concetto di merito dei singoli esponenti politici, creano spaccature all’interno degli stessi partiti.
Continua a leggere: Quote rosa: Milano come Taranto. Nella giunta di Roberto Formigoni nessuna donna

La Polis - diretta della puntata di Ballarò di questa sera, dedicata al terremoto che ha colpito l’Abruzzo, inizierà tra circa 30 minuti. In studio, con Giovanni Floris, il ministro dell’interno Roberto Maroni e la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro.
Mettetevi comodi e preparatevi all’apertura di Maurizio Crozza….
21.10 Crozza inizia con un pensiero per le vittime del terremoto. E poi parte subito ad ironizzare sulle ville che Silvio Berlusconi ha messo a disposizione degli sfollati. Tocca poi all’ospedale “abusivo” dell’Aquila, alla sede del tribunale ormai crollata, a Bondi che ha promesso visite quotidiane, al Ponte che dovrebbe servire a tenere su Calabria e Sicilia, alle case abusive sul Vesuvio… Maroni e Belpietro in studio: ma non doveva essere una puntata sul meglio dell’Italia?
Floris presenta gli ospiti, si comincia.
Una settimana dopo la tragedia del terremoto d’Abruzzo Ballarò cerca di tracciare un primo bilancio. Ricordiamo che la scorsa settimana infinite polemiche aveva suscitato la linea aggressiva adottata da Annozero e sarà interessante vedere come Floris imposterà la trasmissione.
Ad una settimana dal terremoto che ha devastato L’Aquila e gli altri centri abruzzesi, la puntata di “Ballarò” cerca di capire che Paese è uscito fuori. In cosa abbiamo funzionato e in cosa no? Quali i vizi e quali le virtù mostrati dagli italiani di fronte al tragico evento?
Ospiti di Giovanni Floris saranno il Ministro degli interni Roberto Maroni e la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro. Ciò dovrebbe garantire una trasmissione equilibrata e pluralista. In apertura la copertina di Maurizio Crozza.
PolisBlog seguirà il programma in diretta con il nostro Marco Paganini. Appuntamento qui e su Rai3 alle 21.05
Questi (Berlusconi e Fini) litigano sempre. Ci arrivano (insieme) al congresso del Pdl?
Silvio Berlusconi (pimpante): “I deputati stanno lì solo per fare numero. In Parlamento si è lì con due dita ad approvare tutto il giorno emendamenti di cui non si conosce nulla”.
Gianfranco Fini (gelido): “La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise, che tutti devono rispettare, premier in primis. Così si favorisce il qualunquismo e la sfiducia”.
Insorge l’opposizione.
Anna Finocchiaro (irritata): “Il premier non rispetta gli italiani, vuole sopprimere il Parlamento con una riformina, dimostra di avere una visione proprietaria delle istituzioni”.
Ps. Chi si ricorda che, grazie al “porcellum” voluto dall’attuale maggioranza, i parlamentari sono di fatto “nominati” e non eletti?
Stasera a Ballarò non si poteva che parlare del caso Eluana Englaro, in un approfondimento che abbraccerà tutti i recenti fatti di cronaca ad esso connessi.
Da quale punto affrontare la vicenda Englaro? Dal fronte istituzionale con lo scontro tra Berlusconi e Napolitano? Dal fronte del credo religioso, o da quello delle convinzioni di ognuno di noi? Ed è la politica che può risolvere tutto? Sono le domande cui cerca risposte Ballarò nella puntata in onda martedi’ 10 febbraio.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il Ministro della giustizia Angelino Alfano e ilpresidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro. Fari puntati sui temi della giustizia, della legge e della morale. In apertura come sempre la copertina satirica di Maurizio Crozza.
Continua a leggere: Stasera a Ballarò il caso Englaro. Ospiti Angelino Alfano e Anna Finocchiaro
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Riforma di legge elettorale per le Europee: contrordine. Forse resta tutto com’è. Intesa fra il premier Berlusconi e il presidente delle Camere Fini. Silvio Berlusconi: “Se non c’è ampio accordo si vota con la legge attuale”. Walter Veltroni: “Berlusconi con la nuova legge punta a dominare totalmente il Pdl”.
Il nostro commento.
Con l’abuso dei decreti legge, finalmente sembra arrivare una buona notizia. E sembra che il buon senso torni a prevalere su uno dei nodi più intricati, quello della riforma delle legge elettorale per le Europee. Il voto segreto ipotizzato da Fini deve aver riportato il capo del Governo a stare con i piedi per terra. Il rischio di uno scivolone del governo era reale. L’intesa raggiunta fra Berlusconi e Fini è positiva. Così la riforma della legge elettorale torna in commissione, “per cercare una convergenza così come richiesto e auspicato dal capo dello Stato Napolitano”. I piccoli partiti tirano un grosso sospiro di sollievo. Forse l’unico a rimetterci davvero sarà il Pd, che con l’attuale legge perderà voti a favore della sinistra radicale e dei socialisti. Che dirà Veltroni?
Silvio Berlusconi: “Non c’è un disegno di legge del governo sulla riforma elettorale delle prossime elezioni europee. Se il Parlamento decide di trovare un accordo, bene, altrimenti votiamo con la legge attuale che a noi va benissimo”.
Anna Finocchiaro: “Sgombriamo il campo dalle macerie e dalle dietrologie. La verità è che Berlusconi vuole una legge elettorale per le europee con lo sbarramento al 5% e senza preferenze per essere il Signore assoluto del Pdl”
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Alitalia, il commissario Fantozzi convoca i sindacati “dissidenti” ma CGIL e piloti si rifiutano. Silenzio di Berlusconi e Veltroni. Giulio Tremonti: “Escludo nazionalizzazione di Alitalia”. Antonio Di Pietro: “Berlusconi venga a riferire in parlamento”. Gianni Letta: “Non c’è alternativa a Cai”. Cesare Damiano: “Pd favorevole a ripresa trattativa”. Fabio Berti Anpac: “Voglio parlare con Berlusconi”. Bruno Tabacci: “Berlusconi come Putin”.
Il nostro commento.
Per Alitalia è il “The day after”. La notizia ha fatto il giro del mondo. Quanto costa all’Italia in termini di immagine? Dominano lo scaricabarile e il ricatto: il governo incolpa la CGIL, che contrattacca: “Berlusconi voleva solo regalare gli assett produttivi di Alitalia a imprenditori amici”. Il quadro è nelle valutazioni di Lufthansa (“Per il debito cospicuo Alitalia non è gestibile da nessuna compagnia”), di Aeroflot (“Alitalia non ci interessa, capitolo chiuso”) e di Iberia (“Nessun nostro interesse”). Adesso c’è lo spettro del fallimento. Angeletti (Uil) chiede il voto di tutti i lavoratori sull’accordo. Un modo per distruggere l’ultimo brandello di unità sindacale. Si attende l’ultima mossa del premier che pare sempre più “l’uomo solo al comando”. La candela si sta definitivamente spegnendo. Dopo che si è voluto spezzare il sistema dei rapporti sindacali e delle regole, certi nella soluzione “di forza”. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Ma il governo ha il diritto-dovere di far ripartire la trattativa.
Daniele Capezzone (portavoce di Forza Italia): “Solo dei suicidi possono festeggiare un possibile fallimento, com’è accaduto ieri a Fiumicino. A questo punto, gli italiani hanno un quadro ben chiaro, e hanno potuto vedere e giudicare chi siano e cosa facciano la CGIL e i piloti”.
Anna Finocchiaro (presidente gruppo Pd al Senato): “Il Pd si è sempre augurato che la trattativa andasse a buon fine. Purtroppo il governo ha commesso errori gravi e adesso il premier fa il solito giochetto allo scaricabarile: stavolta tocca alla CGIL, che ha fatto anche più del proprio dovere”.