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Tutti gli articoli con tag antiberlusconismo

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Monti starebbe pensando di allargare la squadra di governo per schierare un fuoriclasse. Si tratterebbe dello zio di Bonanni, evocato dallo stesso sindacalista: “Questa manovra avrebbe potuto farla pure mio zio”. E’ lui l’uomo misterioso che dovrebbe riportare l’Italia a crescere con ritmi indiani o brasiliani. Zio delle Amazzoni

Qualcuno presto arriverà a rimpiangere l’Italia ai tempi di Berlusconi. C’è da scommetterci. E dirà: “Come si stava bene a quei tempi”. La balla e la bestia

Ora parla anche Tremonti e giudica recessiva la manovra. E’ come se Stalin accusasse Ferrero di essere troppo comunista. In ogni caso, per il governo aumentano gli ostracismi e ora si tratta di cambiare passo. Monti nemici, molto onore

Berlusconi intanto appare un tantino depresso perché vede scemare l’interesse nei suoi confronti e vede diminuire la centralità della sua figura. In fondo, gli piaceva attizzare gli avversari, accendere gli animi, fomentare l’antiberlusconismo. Molti nemici, molto ormone

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Antiberlusconismo di m ... Bambini cantano "Il cavaliere nano"...

pubblicato da il passator cortese

Tagliando corto, si potrebbe dire che è l’altra faccia della medaglia: berlusconismo e antiberlusconismo di m…da pari sono. In un video girato dal produttore Gianni Tirelli, una decina di bambini (Kids devolution) “ammaestrati” cantano una canzone insultando il premier con frasi a dir poco molto pesanti. Già il titolo del pezzo (Il cavaliere nano) è tutto un programma, davvero poco esaltante: “
“Tua moglie ti ha lasciato perché dici le bugie e poi che sei malato e fai le porcherie ma noi bambini non vogliamo un padre come te”
“Fai la cacca in una mano e poi datti una sberla, faccia di merda, faccia di merda, faccia di merda, sei un buffone…”. E via di questo passo. Al di là di leggi sulla tutela dei minori, qui si passano davvero le regole del buon gusto e del buon senso. L’ironia e il sarcasmo non centrano niente. Si tratta di una porcata. Sic et simpliciter.

Ore 12 - Berlusconi "sfascista". Ma l'indignazione del Pd non è una strategia politica

pubblicato da Massimo Falcioni

altroGiriamo la frittata come ci pare e piace ma atteniamoci al piano politico: Berlusconi avrà tutte le “colpe” di questo mondo e qualsiasi premier in qualsiasi Paese europeo si sarebbe già dimesso.

Ciò detto, le opposizioni e in particolare la cosiddetta sinistra, sono solo capaci di speculare sulla vicenda del Ruby-gate e dintorni, sperando nel colpo di grazia dei pm milanesi. Ecco perché, pur con Berlusconi ridotto com’è, dall’altra parte c’è il nulla.

Come scrive Stefano Cappellini sul Riformista: “Non c’è un’alternativa credibile, che avrebbe potuto rimuoverlo (Berlusconi ndr) con un soffio: non c’è un progetto politico definito né una coalizione né un candidato premier”.

In particolare il Pd dell’amalgama non riuscita agita lo straccio tarlato dell’antiberlusconismo che più antiberlusconismo non si può e rincorre il miraggio di quell’”emergenza democratica” old style per tirare su muri più alti di quelli del Cavaliere.

Ci si accorge (troppo tardi) che questa seconda Repubblica e questo Bipolarismo stanno sfasciando il Paese. Come se ne esce?

Il primo passo (indietro) deve farlo Berlusconi, e non lo farà. A meno che la vera “maggioranza silenziosa” che rema ogni giorno e tiene in piedi la baracca, non decida di dire basta e agire.

Ma sbaglia l’opposizione, Pd in primis, a non “seminare” e tessere alleanze programmatiche nelle vaste praterie dei moderati democratici, rincorrendo invece il Cav. sul suo terreno, che è quello del “Muoia Sansone con i filistei”.

C’è una Italia che non sente e non vede ma c’è anche un’Italia che cerca la via d’uscita dal proprio smarrimento (politico) agitando come molock le (proprie) mutande di un puritanesimo stantio e tuffandosi nella spirale di una protesta tout court.

Ma l’indignazione non è una strategia politica. Dopo gli indignati arrivano sempre gli sfiduciati e gli sbandati a ingrossare le fila degli illusi, sempre sconfitti. In questa Italia c’è sempre uno che campa di nemici e tira su una barricata più alta dell’altro. Dopo di che, restano solo macerie fumanti.

Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Il nuovo libro di Antonio Di Pietro si intitola “Ad ogni costo”. La prefazione è di Beppe Grillo

pubblicato da Giovanni Molaschi



A pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo libro di Silvio Berlusconi (“l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”) che raccoglie i messaggi ricevuti dal premier dopo l’aggressione subita da Massimo Tartaglia, arriva nelle librerie anche la fatica letteraria di Antonio Di Pietro.

“Ad ogni costo” (questo è il titolo del libro) uscirà venerdì prossimo, 12 marzo, per Ponte alle Grazie. La prefazione, per non sconfessare la migliore tradizione pop secondo la quale ad un libro edito da un esponente politico per avere successo deve avvalersi di un testimonial forte, è stata firmata da Beppe Grillo.

Scrive il comico genovese:

Antonio Di Pietro è la kriptonite della politica italiana. Così come i frammenti del pianeta Kripton provocano gli effetti più strani su Superman, Di Pietro li produce sui reduci della prima Repubblica, sugli orfani di Craxi e sui loro servi, sui ladroni di Stato riverginati dai media”.

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Ore 12 - Il Cavaliere "diabolico" intrappola il Pd di "lotta e di governo"

pubblicato da Massimo Falcioni

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In queste ore di crescente tensione, non sarà facile per il Pd dimostrare agli italiani di non essere un’accozzaglia di fischiatori di professione, ma una opposizione responsabile e pronta per l’alternativa a Berlusconi.

La manifestazione (o le manifestazioni?) di sabato prossimo contro il decreto della vergogna salva liste, invece che dare una spallata al governo, rischia di destabilizzare l’opposizione, un boomerang per i promotori.

Se Antonio Di Pietro insiste nel mettere sotto accusa il capo dello Stato e porterà in Parlamento la sua richiesta di impeachment a Napolitano, il tenue filo unitario riallacciato col Partito democratico, si strapperà.

Quella di sabato prossimo rischia di trasformarsi nella piazza “contro” Napolitano. In tal modo, davvero Berlusconi prenderebbe più “piccioni” con una sola fava.

La forzatura del governo che lede i principi di civiltà democratica passerebbe in secondo piano. E il Cavaliere dimostrerebbe ancora una volta di saper tirar fuori il coniglio dal cilindro, capace di ribaltare la frittata e di scatenare la rissa in casa altrui. Il premier, con i sondaggi in picchiata, riaccende le polveri per rianimare una campagna elettorale oramai compromessa.

La via d’uscita di Berlusconi è una sola: ricacciare Pd e opposizione nella trincea dell’antiberlusconismo. In questo il Cavaliere è maestro.

Anche il Pd e gli altri “alleati” sono insuperabili: ma nel cadere nelle trappole. Si saprà presto se il partito di “lotta e di governo” è solo uno slogan dell’albo dei ricordi.

Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

Ore 12 - Il gatto (Berlusconi) c'è. Ma i ... topi ballano lo stesso

pubblicato da Massimo Falcioni

altroI “cospiratori”, quando escono alla luce del sole, restano tali ma non sono più … “carbonari”.

Come definire il pranzo di lavoro di ieri a Montecitorio fra Fini, Casini, Pisanu?

Per il premier Berlusconi, (in privato) solo una “ignobile provocazione”. Per i fedelissimi del Cavaliere, l’ultimo atto del “tradimento” di Fini. Per molti altri, il passo ufficiale per mettere in moto il volano che potrebbe avviare un nuovo polo sul quale far nascere il governo di “emergenza nazionale”.

Con questo atto plateale, il presidente della Camera dimostra di non avere alcun timore di Berlusconi e di poter agire senza sotterfugi.

I tre, Fini Casini Pisanu (gli ultimi due Dc doc), partono da una comune avversione: l’antiberlusconismo e l’antileghismo. I tre, Fini Casini Pisanu, puntano a far saltare il patto d’acciao fra Berlusconi e Bossi. I tre, Fini Casini Pisanu, intendono disintegrare l’attuale quadro politico per riaggregarlo su nuovi basi, fuori dal bipolarismo Made in Italy, chiudendo l’era berlusconiana.

Berlusconi, irato, giura che, addirittura, nel Pdl c’è oramai una componente che rema talmente contro, da boicottare il voto delle Regionali, per aprire la crisi e la rottura del partito e del Governo.

Il test nazionale chiesto da Berlusconi si tramuterebbe in un vero e proprio boomerang da travolgere partito, premier e Governo.

E il Pd di Bersani non si muove: stare a galla, con l’aria che tira, è già considerato un successo.

Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

pubblicato da Massimo Falcioni

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.

Gli scheletri nell'armadio e i buchi neri di Antonio Di Pietro

pubblicato da Massimo Falcioni

di pietro servizi segreti

Non è ancora fra l’incudine e il martello, Antonio Di Pietro, ma non si può negare che nuvoloni densi di guai si stanno addensando sopra il suo capo. Il leader dell’Idv ha troppi buchi neri che riguardano il passato (l’escalation in polizia, in magistratura e in politica) e il presente (“Un sistema di potere costruito con ex arnesi di altri partiti, gente di mano messa nelle liste, un figlio aduso alla clientela, un patrimonio immobiliare senza precedenti” Peppino Caldarola sul Riformista).

La goccia che fa traboccare il vaso è la “famosa” foto che ritrae l’ex pm nel convivio con Bruno Contrada e il capo della Kroll, il controspionaggio privato americano nel giro della finanza USA. Non sta a noi rifare qui la cronaca. Comunque, Tonino pare aver avuto e pare avere vuoti di memoria degni di un imputato sotto interrogatorio: non ricordo, non sapevo, non so.

Perché il capo dell’Idv minimizza e finge di non ricordare? Forse perché troppi scheletri ingombranti restano chiusi nell’armadio dell’ex pm. Molti sono gli interrogativi senza risposta, ma quello politicamente più inquietante riguarda il sospetto di un Di Pietro “strumento” e “terminale” di servizi segreti e americani interessati a destabilizzare la Dc e il Psi e far saltare la Prima Repubblica. Da lì la “copertura” a Di Pietro per innestare la bomba di Tangentopoli.

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