
Meglio dire subito chiaro e tondo come la pensiamo: nessuna equiparazione di alcun tipo fra partigiani, deportati e militari e repubblichini di Salò!
Quindi la condanna e il rigetto nei confronti della proposta di Legge 1360 presentata dal Pdl relativa alla cosiddetta Istituzione dell’Ordine del Tricolore e all’adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra non possono che essere totali e inequivocabili.
Le radici della Costituzione repubblicana poggiano nei valori dell’antifascismo e della libertà e sono valori fuori discussione che non possono lasciare spazio a nessuna ambiguità di interpretazioni di parte o a subdoli e strumentali revisionismi.
La storia è stata scritta con il sangue degli italiani e le responsabilità sono del fascismo e del nazismo. Quella storia non si riscrive perché significherebbe sovvertire le radici stesse della Repubblica.
Non si può riconoscere, né per ragioni politiche e né per ragioni costituzionali, a chi ha contrastato lo stato sovrano schierandosi con la repubblica sociale, il titolo di combattente.
La stessa Cassazione è stata chiara: i repubblichini erano e restano “nemici” dell’Italia. Altra cosa è la pietà per i morti. Che non va mai negata.
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Ho chiesto al mio grande capo cosa ne pensava di questo post, mi ha risposto semplicemente “Non cadere nel retorico”. Difficile. Almeno per me, che giornalista non sono (e si vede…). Se prendete in mano “La Stampa” di oggi, date un’occhiata in basso nella prima pagina al Buongiorno di Massimo Gramellini.
Trovate il Buongiorno di oggi, dal titolo “Fascista senza motivo”, anche sul sito de La Stampa. Si tratta di una lettera di risposta a Federico Iadicicco, presidente romano di Azione Giovani, e alla sua Lettera aperta ad ogni italiano in cui dichiarava: ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l’ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo.
Iadicicco spara a zero su chi ha ucciso in nome dell’antifascismo, sugli assalti ai militanti di Azione Giovani, sulle minacce ricevute. Gramellini fa una cosa molto semplice, cerca di fornire al suo interlocutore qualche motivo per essere antifascista. Invitandolo innanzitutto a fare un ragionamento politico e non un discorso da ultrà. Non si può relegare l’antifascismo solo all’odio omicida di una minoranza di fanatici contro l’estrema destra, specie negli Anni Settanta.
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Walter Veltroni: Berlusconi bluff. Voto + 7. Dopo le gravi accuse di Silvio Berlusconi: “Se Alitalia fallisce, la responsabilità è della Cgil” il segretario del Pd Veltroni contrattacca: “Il premier e molti uomini della sua maggioranza invece di riconoscere gli errori e i guai causati dalle loro decisioni, si esercitano a rovesciare le colpe sui sindacati, in particolare sulla Cgil, e sui dipendenti della Compagnia. Questo è un pasticcio tra i più gravi della storia italiana”. Pasticcio all’italiana. Sotto il pentolone Alitalia, errori, privilegi, nefandezze di ogni tipo. C’è anche la cupola dei piloti …
AN Azione Giovani: antifascista a chi? Voto – 9. Tre giorni dopo l’ultimo strappo di Gianfranco Fini con la tradizione del Msi, scatta una censura perentoria al presidente della Camera. Stavolta sono i giovani del movimento giovanile a bocciare Fini. Il presidente Federico Iadicicco è lapidario: “Noi non possiamo essere, non vogliamo essere, non saremo mai antifascisti”. E giù polemiche. Berlusconi schiva dicendo che “fascismo e antifascismo” non lo riguardano. Solito refrain. E solito teatrino con il gatto e la volpe.
Nei giorni scorsi si sono susseguite le polemiche riguardo alla festa più controversa del Belpaese, l’anniversario della cosiddetta “vittoria” nella Seconda Guerra Mondiale. Il fatto che l’Italia sia forse l’unico paese al mondo che abbia istituito una festa nazionale nella data di una sconfitta militare già la dice lunga, rispecchiando la famosa attitudine nazionale alla furbizia, al punto che molti sono tuttora convinti che il paese lo abbiano liberato i partigiani e non le forze di invasione anglo-americane.
Intendiamoci bene, chi il partigiano lo ha fatto sul serio merita il massimo rispetto, ma siccome sappiamo bene quali incredibili delitti e mistificazioni si siano compiuti nel nome della “Resistenza” anche qui sarebbe bene andarci coi piedi di piombo. In altre parole, il 26 aprile 1945 in Italia i partigiani o ex-tali erano diventati milioni, mentre di fascisti non c’era neanche l’ombra.
Qui affonda le radici il primo motivo di astio nei confronti di una ricorrenza che oltre a glorificare molti più furbi che eroi, ha assunto da subito i connotati della festa rossa, anche perché i partigiani di ispirazione cattolica e liberale in nome dell’antifascismo hanno completamente abdicato al loro ruolo fin dall’immediato dopoguerra, consegnando ai loro nemici storici un monopolio di merito che storicamente non ha alcun fondamento.
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