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Elezioni Regionali 2010: Silvio Berlusconi presenta le sue candidate. E Pierluigi Bersani?

pubblicato da giovanni molaschi in: Regionali 2010



Chissà poi perché sono state spese delle giornate a parlare, male, della par condicio pre elezioni quando è evidente che chi si occupa di informazione televisiva preferisce non essere in equilibrio anche negli altri momenti dell’anno.

L’edizione delle 13.30 del Tg4 e del Tg1 hanno, per esempio, dato notizia della presentazione delle candidate del PdL senza fare accenno a chi queste persone dovranno sfidare nelle rispettive regioni.

Siamo soliti pensare che sia Silvio Berlusconi ad aver cambiato la televisione italiana che quasi ci dimentichiamo di chi attorno al Presidente del Consiglio ha costruito degli specchi. Oggi Pierluigi Bersani doveva misurarsi con l’avversario politico presentando i suoi candidati. Non ieri, da solo, con Emilio Fede.

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Il Pd di Pierluigi Bersani produrrà il Dopofestival di Sanremo

pubblicato da giovanni molaschi in: Mediaticamente



Come osservava giustamente Enrico Mentana (sull’ultimo numero di Vanity Fair) e Luca Telese (nell’intervista che ci ha rilasciato prima della ripresa di Tetris) al momento tradurre il progetto politico di Pierluigi Bersani è praticamente impossibile.

Per fortuna, in Italia, c’è la televisione a chiarirci gli obiettivi del Partito Democratico la cui emittente, youdem.tv, dovrebbe trasmettere il Dopofestival cancellato da RaiUno per contenere i costi della kermesse sanremese.

“Dove c’è la gente – ha dichiarato lo stesso Bersani, uscito dal suo silenzio catartico - ci siamo anche noi con il nostro modo di essere e il nostro punto di vista. In questo caso ovviamente ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, cercando di favorire una discussione su quello che succede”.

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La canzone dialettale ammessa al Festival di Sanremo. Vittoria politica della Lega Nord o rivoluzione culturale?

pubblicato da Luca Landoni in: Mediaticamente


La battaglia della Lega Nord per ridare dignità ai dialetti e alle lingue locali (ricordiamo per esempio che alcuni idiomi regionali, per esempio il veneto e il friulano, vanno considerati lingue a tutti gli effetti) sortisce un primo clamoroso effetto. Se infatti per ora aveva ottenuti piccoli seppur ben pubblicizzati risultati, con la realizzazione di qualche cartone animato e alcune segreterie telefoniche comunali in dialetto, oggi può registrare un ben più significativo successo, vista la popolarità di cui gode Sanremo, il festival canzonettaro nazionale.

Cos’è accaduto dunque? Semplicemente che è stato cambiato l’articolo 6 del regolamento, ovvero quello che escludeva tutti i brani cantati in lingue diverse dall’italiano (erano ammessi nei testi solo in minima parte - vedi Tazenda quando cantarono in sardo in coppia con Bertoli). Le lingue straniere naturalmente rimangono off limits, ma gli idiomi dialettali vengono equiparati all’italiano, in quanto “appar­tenenti alla lingua italiana, qua­li espressioni di cultura popola­re”.

Potremo così goderci finalmente nella loro espressione originale canzoni ispirate alla musica folk regionale, come la taranta salentina, la classica canzone napoletana o il country laghee alla Davide Van de Sfroos, pronunciato in dialetto comasco. E se si può discutere sulla paternità politica dell’operazione, che come ovvio non farà piacere a tutti, ricordiamo che i partiti passano ma le tradizioni restano e nessuna forza politica potrà mai mettere cappello sull’orgoglio di un uomo fiero di parlare l’idioma del luogo in cui è nato.

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