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Tutti gli articoli con tag antonio polito

Ore 12 - Veltroni, svegliati! In America Berlusconi sarebbe più "tranquillo"

pubblicato da Massimo Falcioni

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L’opposizione, quella parlamentare e quella extra, vive con la sindrome di Berlusconi e del berlusconismo. E, per battere il Cavaliere, spera sempre nell’ ”incidente” di percorso. Nella fattispecie, che il Cavaliere finisca nella trappola: cioè portato in tribunale, giudicato e condannato per qualche reato.

Insomma, poiché le elezioni le vince e continua a vincerle il Centrodestra ispirato e monopolizzato dall’uomo di Arcore, c’è chi spera nell’aiuto della magistratura per risolvere il “caso” Berlusconi, considerato (da una parte) una anomalia della politica italiana e la radice di tutti i mali.

Addirittura si invoca l’America. Ah, negli Usa, il Cavaliere sarebbe già stato giudicato e condannato! Fa bene Antonio Polito, anche in risposta a Eugenio Scalfari, a ricordare sul Riformista la “qualità” del sistema della giustizia americana e smentire la diceria che “se fossimo negli States Berlusconi potrebbe essere indagato da un qualsiasi pm di qualsiasi procura e giudicato da un qualsiasi tribunale”.

Sinteticamente, se fossimo negli Usa, il ministro Alfano nominerebbe un procuratore speciale che alla fine dell’inchiesta presenterebbe le sue proposte a una commissione parlamentare, e sarebbe il Senato a decidere se processarlo. Scrive Polito: “Pensate che sarebbe processato?”.

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'Free Iran': al Campidoglio contro il 'dittatore persiano' Ahmadinejad

pubblicato da fc

“Free Iran” è il titolo della manifestazione che prenderà il via a breve a Roma. Organizzato dal quotidiano arancione “Il Riformista”, il meeting del Campidoglio, raccoglierà tutti coloro che hanno condiviso l’appello lanciato dal giornale di Antonio Polito in occasione della visita a Roma del presidente iraniano Ahmadinejad.

“Negatore della Shoah, e istigatore alla distruzione dello stato d’Israele, Ahmadinejad - spiegano dal Riformista - ha molte colpe anche nei confronti del suo stesso popolo: repressione del dissenso, discriminazione sessuale, carcere e pena di morte, fanno dell’Iran uno dei paesi dove più gravemente i diritti fondamentali dell’uomo sono calpestati”.

L’obiettivo è far sentire (attraverso una veglia e una maratona oratoria “in nome della libertà e del rispetto dei diritti umani”) che “Roma e l’Italia disprezzano i tiranni”.
Tra i firmatari dell’appello spiccano i nomi di Gianni Alemanno, Andrea Ronchi, Francesco Rutelli, Piero Fassino e Franco Frattini.

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Ore 12 - Quel "Travaglio" della sinistra

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOgnuno ha gli amici e i nemici che si merita. E non è solo Marco Travaglio a non avere i peli sulla lingua. Di lui (di Travaglio) Adriano Sofri dice: “La mia ripugnanza per travaglio è un fatto personale che mi basta e avanza”.

Polisblog ha già affrontato il tema. La disputa se Travaglio sia di destra o di sinistra l’ha risolta Marco stesso nella intervista “cult” fatta per un libro da Sabelli Fioretti. Emerge chiaramente la cultura e il tratto di “destra” del giornalista dell’Unità e dell’Espresso. Non solo o non solo perché Travaglio ha mosso i primi passi della sua carriera al Borghese.

Di Travaglio si può dire tutto ma non che tema di essere “svelato”. Non teme di passare per “incoerente”. Così annuncia di aver votato per Bossi nel ’96, che fantastica per Giorgia Meloni, che tifava per Reagan e la Thatcher, che D’Alema e Veltroni sono “molto, molto, molto peggio” di tanti ex democristiani.

Un quadretto che tratteggia il Travaglio uomo di “destra”, sul “reazionario”. Niente di illegittimo, per carità. Tanto meno di scandaloso, di questi tempi. Travaglio fa il Travaglio. D’altra parte l’Italia non si priva neanche del superfluo. E di Travaglio ne ha sempre avuto uno a portata di mano. Di solito in funzione anti sinistra.

Il bello, si fa per dire, della questione è che Travaglio gode del consenso dei lettori dell’Unità e degli urrà della sinistra in genere. Forse ha ragione il direttore del Riformista Antonio Polito nell’affermare che “Solo una devastazione culturale di eccezionale portata, nella sinistra italiana, può aver reso possibile tutto questo”. Già. Ma per capirlo, mica c’era bisogno di un Travaglio!

Le pagelle del Sabato

pubblicato da Massimo Falcioni

OLIVIERO DILIBERTO (+8) uno dei capi della Sinistra arcobaleno che ha deciso di non candidarsi per lasciare il posto da parlamentare a un operaio della Thyssen. Dice il segretario del Pdci: “rispondo così con i fatti e non con le chiacchiere alle polemiche sulla casta. Dimostro che non tutti i politici sono uguali”. Sarà demagogia, sarà che c’è un’esca per ogni pesce, sarà che di pensioni d’oro il buon Diliberto ne porta a casa più di una, sarà quel che sarà ma mentre tutti gli altri non si schiodano dalle loro poltrone, lui che poteva tenersela stretta l’ha invece ceduta a un operaio “in carne e ossa”, come direbbe Antonio Gramsci.

ANTONIO POLITO (-7) ex giornalista de L’Unità e notista del Foglio, già felice ideatore e direttore del Riformista, poi deluso senatore, infine neo soddisfatto e ritrovato direttore del nuovo Riformista (al posto del “defenestrato” Paolo Franchi incastrato dal flop della Costituente socialista) illumina stamattina i lettori sulla differenza fra linea editoriale e linea politica: “la prima – chiosa Polito - riguarda la weltanschauung cioè la visione del mondo, mentre la seconda concerne la cucina politica delle affiliazioni. Noi abbiamo la prima, ma ci manca la seconda”. Buono a sapersi. Seguendo Polito ci era parso esattamente il contrario.

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