Giovialità a tavola tra Monti e Camusso durante il meeting di Cernobbio. Qualcuno azzarda che il premier potrebbe aver tentato addirittura un piedino sotto la tovaglia. Cosa avranno mangiato per star così bene assieme? Patate al forn(ero)
Intanto Bersani e Alfano si davano calcetti negli stinchi mentre veniva servito il secondo. Polpi bassi
Arrivati al caffè, Monti ha provato a far digerire a Camusso il nuovo articolo 18, ma alla sindacalista è andato tutto di traverso. Lavazza gastrica
E torniamo a Roma. Il ministro ex banchiere, con tanto di figlia in braccio, scavalca la fila per la mostra di Mirò ed entra subito nello splendido Chiostro del Bramante…alla faccia dei comuni mortali. Passera-tto, non andare viaaaa
Arieccoli, Massimo D’Alema e Walter Veltroni, sempre pronti a tornare sotto i riflettori ogni volta che il governo (di turno) vacilla, il quadro politico va in subbuglio, il Pd torna a rischio scissione.
Il refrain è sempre lo stesso. Dice D’Alema: “Il Pd e il Terzo Polo, in futuro, potranno governare insieme. Questo di Monti è un governo d’emergenza, dopo l’emergenza ci saranno le elezioni”. Già. Dice Veltroni: “L’alleanza tra centrodestra e centrosinistra che tiene in piedi l’esecutivo Monti è irripetibile”. Già. Aria fritta, o poco più.
Il Sole 24 Ore scrive che una delle tante società finanziarie, la Black Rock, gestisce 3513 miliardi di dollari, una cifra una volta e mezza il Pil italiano. E qui si manda per aria tutto per l’articolo 18?
Le statistiche e le dichiarazioni dei redditi illustrano un’Italia double face: i più ricchi sono sempre più ricchi mentre pensioni, salari e stipendi sono i più bassi d’Europa. La spesa pubblica avanza travolgendo ogni (piccolo) argine, i servizi pubblici sono sforbiciati a pioggia, rendite e speculazioni dilagano e crescono intoccate. Le tasse falcidiano sempre gli stessi.
In questo quadro, Alfredo Reichlin si chiede oggi su l’Unità: “Che cos’è il Pd?”. E che fa, aggiungiamo noi?

Dopo aver sottolineato i buoni motivi per cui la Cgil ha indetto uno Sciopero Generale per bloccare la riforma del lavoro di Monti & Fornero, tocca vedere quali sono invece le buone cose dietro questa riforma e quali sono le ragioni per non scendere in piazza. Perché ce ne sono numerose, e anche se gli aspetti migliori della riforma non incidono sulla vita dell’iscritto-tipo al sindacato, possono finalmente cambiare la situazione di giovani e precari.
L’abolizione, o drastica riduzione, delle tutele garantite dall’articolo 18 interessa ai giovani? Il popolo dei contratti a termine, contratti a progetto, prestazioni a gettone e finte partite iva? No. E questa è la ragione principale per cui la Cgil e il Pd devono fare molta attenzione a non buttare via il bambino con l’acqua sporca, ostacolando e impedendo a una legge che ha in sé aspetti determinanti per migliorare la situazione vergognosa del lavoro giovanile.
Aumentare il costo del lavoro per chi assume a tempo determinato, rimborsando il datore di lavoro dopo che avrà assunto il lavoratore a tempo indeterminato, 36 mesi di durata massima del lavoro precario, lotta alle finte partita iva, abolizione dello stage gratuito. Queste sono misure fondamentali per bloccare quella catena perversa che si è creata e che fa sì che molti studenti vengano “assunti” da un’azienda, sfruttati e poi lasciati a casa mentre qualche altro neo-laureato prende il loro posto. Una lotta di sinistra, verrebbe da dire. Che aumenta i diritti dei giovani lavoratori a scapito delle pretese degli imprenditori. Ma su questi punti la Cgil (e compagnia bella) tace, e non è una sorpresa visto il silenzio che negli ultimi anni ha caratterizzato i sindacati sul tema dell’iperprecariato.
Continua a leggere: Sciopero generale Cgil: ecco perché è meglio non manifestare
Il rischio, adesso, è di gettar via l’acqua sporca con il bambino dentro. In questo caso – si parla della riforma del lavoro e affini, del governo Monti, del ministro Fornero, della inedita santa alleanza contro l’articolo 18 fatta da vescovi, Bossi, Di Pietro, Camusso e Landini - non è più chiaro qual è il vero obiettivo del governo dei prof.
Dopo la fase uno del risanamento impostata nella logica da “lacrime e sangue”, impantanati in una fase due della ripresa annunciata con mini riforme da governicchio, il colpo di coda dell’articolo 18, al di là del merito (non da poco) fa cadere la maschera dell’esecutivo “tecnico”. Questi fanno politica con la logica del tecnico, ovverosia, del … “padrone”. Si rischia il replay di un film già visto.
Di passo in passo si passa dalle buone maniere al dire e al fare da arroganti, veri e propri ricatti. Come definire la frase del ministro Elsa Fornero: “Il Parlamento approvi o ci mandi a casa”? Parole che premier e ministri quali De Gasperi, Fanfani, Andreotti, Moro, Craxi, Spadolini, Nenni non hanno mai pronunciato. E non si può dire che erano tempi facili e senza scontri politici. Come non si può dire che le cose andavano peggio di adesso. Allora?
Tocca a Monti riprendere in mano il pallino e dare, se vuole e se può, una sterzata: il governo rischia di bruciare il consenso acquisito fra gli italiani e di entrare a gamba tesa nella lotta politica. Politica fatta anche di opportunità, non solo di numeri. Isolare la Cgil significa destabilizzare l’Italia. Spaccare il Pd significa fare il più grande regalo a Berlusconi e a tutte le sue cricche, giù di tono, ma pronti per la rivincita.
Se Monti bastona solo da una parte (lavoratori, pensionati, ceti medi, piccoli imprenditori) senza toccare i veri poteri forti della grande finanza, delle banche, della grande economia, dei grandi media, dei grandi evasori e dei grandi corrotti, la risposta alla signora Fornero è una sola: tutti a casa! Senza rancore, ma senza rimpianti. Poi la parola agli italiani, per la conta delle urne. Potrebbero esserci sorprese. E non sempre negative.

Nuovo incontro tra il Governo e le parti sociali: dopo la riunione di Martedì ecco che Monti torna a sedersi attorno a un tavolo con la Confindustria e i sindacati per discutere della riforma del lavoro. Anche questa volta il profilo twitter della CGIL sta “cinguettando” dalla Sala Verde di Palazzo Chigi. La foto che vedete è tratta proprio dal profilo CGIL: notate come, questa volta, si sia voluta evitare la polemica con i fotoreporter; non c’è più una foto “rubata” dall’interno della Sala, ma un’innocua immagine della Camusso che si appresta a salire in macchina per recarsi a Palazzo Chigi.
Monti ha detto: “‘Oggi non si ritorna sulla flessibilità in uscita (ovvero sull’articolo 18), domani l’intera riforma sarà presentata al Consiglio dei Ministri’.
Seguiteci dopo il salto per gli aggiornamenti in diretta.
Continua a leggere: Riforma del lavoro: il live twitting dalla Sala Verde
C’è davvero chi crede che con la nuova riforma del lavoro le aziende non hanno più scuse per non investire in Italia? C’è chi crede ancora che il governo Monti non usi due pesi e due misure?
Sui temi cari a Berlusconi (dalle frequenze tv alle pseudo liberalizzazioni) Monti tergiversa, non muove un dito, mentre sull’art.18 fa il duro, dopo essere passato sui pensionati con un caterpillar.
La frittata è oramai fatta, anzi bruciata, riuscendo di fatto a mettere contro chi paga la crisi: lavoratori e precari, lavoratori e disoccupati, anziani e giovani.
Sul piano politico, a pagare sarà il Pd, piombato nel classico cul de sac. Stavolta, Bersani e compagni potranno anche decidere di non andare in piazza con la Cgil, ma la punizione dei laoratori non tarderà ad arrivare. Alle urne di maggio.

Inutile negarlo: la riforma del mercato del lavoro è uno dei temi politici più importanti del momento. La trattativa procede lentamente, le parti in causa hanno varie posizioni sui tre temi centrali (articolo 18, contratti, ammortizzatori sociali), ma l’account twitter della CGIL (da cui è tratta la foto, scattata nella sala verde di Palazzo Chigi durante la riunione attualmente in corso tra governo e parti sociali) sta seguendo in diretta la trattativa, con aggiornamenti live provenienti dalla riunione.
Ecco le principali novità del vertice. Monti ha introdotto la riunione dicendosi “grato per l’intensità con cui avete partecipato tutti al processo rivolto a dare un assetto più moderno all’economia e alla società italiana”. Lo stile professorale, come vedete, non manca mai. Il ministro Fornero ha proseguito: “il contratto di lavoro a tempo indeterminato diventa dominante su altri per ragioni di produttività e legame tra lavoratori e imprese”.
Per quanto riguarda gli altri contratti, la Fornero ha aggiunto: ci saranno “vincoli stringenti e efficaci su contratti intermittenti e a progetto”. Il percorso lavorativo, secondo il ministro, inizierà con l’apprendistato “vero”, vale a dire “un investimento per formazione e non uno strumento di flessibilità”. Infatti, “l’apprendistato è il contratto sul quale imprese e lavoratori si devono impegnare per un incremento della produttività, necessario per crescita”.
Seguiteci dopo il salto, gli aggiornamenti non sono finiti…
Continua a leggere: Trattativa riforma del lavoro: il live twitting della CGIL
Si tratta al tavolo ufficiale e … fuori ma sull’articolo 18 tra governo e Cgil è ormai “rottura”. Bersani esorta il premier Monti a prendere in mano la trattativa “per fare l’accordo”. I sindacati sono tutt’altro che ottimisti: “Nessuno si è mosso di un millimetro” sulla flessibilità in uscita. Durissima la Cgil: “Non vogliono l’intesa” protesta la Camusso.
Si fa sentire l’Udc con l’ex dirigente sindacale Savino Pezzotta: “Il ministro esagera con le pressioni. Vale di più l’intesa con il sindacato che la modifica dell’articolo 18, se lo devono mettere in testa”. “Possono anche cambiare tutto l’articolo 18 da soli ma non servirebbe a niente -ha proseguito l’esponente dell’Udc-. Meglio, dal punto di vista politico, economico e sociale, avere più tempo ma raggiungere l’intesa. Avrebbe un valore immenso”.
Secondo l’ex leader della Cisl, “è stato esagerato da parte di alcune forze politiche e del governo far diventare l’articolo 18 un simbolo senza il quale non si può decidere, perchè così e’ più difficile modificare le cose”.
Anche Pezzotta chiama Monti: “Serve un po’ più di saggezza contrattuale. Spero che Monti oggi abbia questa saggezza. Una trattativa è una cosa complessa, non si può risolvere con minacce, serve pazienza politica. Oggi l’obiettivo è la coesione sociale e modificare alcune parti del mercato lavoro. Se qualcosa non si modifica oggi la si modifica nel tempo”. Vedremo.

Il 20 marzo 2012 è una data fondamentale per la riforma del lavoro che vuole mettere in piedi il Governo Monti: è il giorno dell’ultimo incontro fra l’esecutivo e le parti sociali, con la trattativa ad oltranza nel tentativo di trovare un accordo che veda coinvolte tutte le parti sociali.
I tre nodi cruciali sono l’articolo 18 (o, se vogliamo uscire dall’etichetta che genera equivoci e impedisce di fare una sana analisi non preconcettuale, la flessibilità in uscita), i contratti e gli ammortizzatori sociali.
Vediamo le posizioni in gioco sulla scacchiera. Elsa Fornero e Mario Monti sono decisi a procedere con o senza i sindacati, come il Ministro del Lavoro ha più volte ricordato (non ultima, l’intervista rilasciata a Fabio Fazio a Che tempo che fa, in cui la Fornero ha esternato quel «non si può discutere all’infinito» che ha evidenziato, una volta di più, l’impazienza e l’incapacità all’ascolto di chi si trova a decidere i destini politici e sociali di un Paese per una casualità «tecnica»). Insomma, all’esecutivo sono convinti che la loro sia la migliore delle riforme possibili. Sull’articolo 18, il Governo vorrebbe limitare l’obbligo di renintegro nel posto di lavoro solo per i licenziamenti discriminatori. Quelli senza giusta causa o giustificato motivo avrebbero potuto ricevere il solo indennizzo economico. C’è disponibilità a mediare, ma fino ad un certo punto: decide il giudice per tutti, per i licenziamenti economici c’è solo l’indennizzo. Sui contratti, l’obiettivo è quello di ridurne il numero, disincentivare quelli a progetto e a tempo determinato. Sugli ammortizzatori sociali si va verso un sussidio di disoccupazione che sostituisca quello attuale e la mobilità.
Giorgio Napolitano vorrebbe ardentemente un accordo condiviso. E così, come di consueto, ha lanciato un monito, affermando che un accordo senza i sindacati sarebbe grave. Ma il monito non appare affatto indirizzato verso il Governo quanto, piuttosto, verso i sindacati stessi, come si evince abbastanza chiaramente dalla nota pubblicata sul sito del Quirinale:
«Mi aspetto che anche le parti sociali dimostrino di intendere che è il momento - come abbiamo detto tracciando il bilancio delle celebrazioni del centocinquantenario - di far prevalere l’interesse generale su qualsiasi interesse e calcolo particolare. Lo richiedono le difficoltà del Paese, lo richiedono i problemi che sono dinanzi al mondo del lavoro e alle giovani generazioni. Penso che sarebbe grave la mancanza di un accordo cui le parti sociali diano solidalmente il loro contributo.
Montezemolo inizia davvero ad accarezzare il sogno della sfida politica. Ma perché non pensa un po’ all’avvio disastroso della Ferrari in F1? Stasera mi Butto-n
E ora che facciamo? Attendiamo Luca “ciuffo” Cordero come il nuovo che avanza? Forse servirebbe un po’ di memoria in più. Fior di Lotus
Fini: “Nessuno può chiudere gli occhi davanti a una corruzione dilagante. Se la politica non vuole essere presa a pomodorate deve legiferare in materia”. Pomodorate sarebbe il minimo, sugo bollente piuttosto. Ben gli Star
Il genio che risponde al nome di Italo “Began” Bocchino: “Siamo anomali, l’articolo 18 c’è solo in Italia”. Ah Bocchino, prova un po’ a licenziare in Germania. De-Bosch-iato