Medio Oriente: sempre più profonda la crisi tra Israele e Turchia. Sempre peggio. Se prima il deterioramento delle relazioni tra Israele e Turchia riguardava i diplomatici, ora i due Paesi hanno iniziato a rendersi la vita difficile anche nel quotidiano.
Come riporta la Cnn, il portavoce del Ministero degli esteri israeliano Ilana Stein ha infatti riferito che ieri mattina 40 israeliani atterrati all’aeroporto Ataturk di Istanbul sono stati interrogati singolarmente dagli agenti di sicurezza turchi.
I passeggeri hanno riferito che sembrava che gli agenti avessero avuto l’ordine di trattenerli uno per uno per metterli a disagio. Gli agenti avrebbero rivolto una serie di domande sulle ragioni del loro viaggio e aperto i bagagli per ispezionarli. Gli agenti turchi avrebbero cercato appositamente i passeggeri israeliani per poterli sottoporre al controllo.
In tutta risposta, un funzionario del Ministero degli esteri turco ha riferito sotto anonimato che alcuni passeggeri turchi che partivano dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv avrebbero ricevuto un trattamento analogo il giorno precedente da parte degli agenti di sicurezza israeliani.La circostanza è stata smentita dalla direzione dell’aeroporto.
Al di là dell’effettiva sostanza di questi due fatti, quello che è comunque evidente è che le relazioni tra Ankara e Tel Aviv sono scese più in basso di quanto, fino a poco più di un anno fa, si potesse anche solo immaginare.
Ne parliamo dopo il salto…
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Medio Oriente: Israele, la responsabilità dei fatti della Freedom Fotilla è dell’esercito, non del Governo. Per lo meno è quanto ha affermato il Generale di brigata Aviv Kochavi di fronte al Comitato per gli Affari esteri e la Difesa del Parlamento israeliano, nel corso di un incontro a porte chiuse.
Kochavi fa parte della Commissione Eiland, l’organo d’inchiesta interno alle forze armate israeliane (IDF) che si occupa di fare luce sul sanguinoso assalto al convoglio umanitario dello scorso maggio.
“Come esercito abbiamo presentato le nostre competenze e abbiamo detto che avrebbe funzionato. In realtà non ha funzionato.” ha affermato Kochavi. L’ufficiale ha aggiunto che l’azione era stata approvata senza problemi, dopo essere stata presentata al ministro della Difesa e ai sette ministri che compongono il Gabinetto del Premier Netanyahu. Il Primo Ministro aveva incaricato del coordinamento dell’azione il Ministro della Difesa Ehud Barak, il quale ne aveva informato tutti i ministri e le forze armate.
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Non si spengono le polemiche per il blitz della marina israeliana alla Freedom Flotilla. Gli attivisti internazionali sono da poco tornati nei rispettivi Paesi e già iniziano a rilasciare dichiarazioni dai contenuti drammatici.
In particolare l’italiano Manolo Luppichini e gli attivisti turchi raccontano di corpi gettati in mare e pacifisti uccisi con un colpo alla nuca a bordo della nave turca Mavi Marmara. Testimonanze, queste ultime, che per ora non trovano riscontro in prove o registrazioni.
La conoscenza completa dei fatti, insomma, è ancora lontana e siamo certi che della Freedom Flotilla si continuerà a parlare per molto tempo. Per quanto ci riguarda, continuiamo a voler approfondire le reazioni che l’accaduto ha suscitato a livello internazionale. Se ieri vi abbiamo raccontato delle manifestazioni dei palestinesi e degli arabi israeliani, oggi vi proponiamo l’intervista a Paola Canarutto, Presidente di Rete Eco –Ebrei contro l’occupazione, un’associazione ebraica pacifista che ha sostenuto la Freedom Flotilla.
La vicenda della Freedom Flotilla è arrivata a una sua prima conclusione con il progressivo rilascio degli attivisti catturati (compresi i sei italiani). Fa discutere, nel frattempo, la decisione di Italia, Stati Uniti e Olanda di non votare la richiesta di indagine indipendente formulata dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU.
Mentre si moltiplicano le reazioni della Comunità internazionale e gli attivisti liberati iniziano a rilasciare le prime dichiarazioni, ci è parso interessante approfondire il punto di vista dei palestinesi in merito all’accaduto.
Abbiamo intervistato per voi Barbara Antonelli, che nei giorni scorsi ha seguito da Israele e dalla Cisgiordania le manifestazioni di protesta dei palestinesi.
Giornalista pubblicista, Barbara Antonelli collabora con diverse testate on-line (Nena-news, Peacereporter, Noidonne) e vive da un anno tra Roma e Gerusalemme. Ha lavorato come addetta alla comunicazione per una Ong in Italia e, successivamente, per tre anni come assistente di Luisa Morgantini seguendo la questione israelo-palestinese e accompagnando diverse delegazioni della società civile italiana con l’Associazione per la Pace…
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Dopo dieci ore di negoziati a porte chiuse, i quindici membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno chiesto un indagine indipendente sull’assalto alla Freedom Flotilla e l’immediato rilascio dei 480 pacifisti (di cui 6 sono italiani) attualmente prigionieri in Israele
Francia, Russia e Cina hanno chiesto la fine del blocco navale imposto a Gaza dal 2007; gli Stati Uniti non si sono pronunciati esplicitamente in tal senso, ma hanno fatto presente che perlomeno le restrizioni dovrebbero essere attenuate.
Precipitano le relazioni tra Israele e Turchia. Erdogan: “E’ terrorismo di Stato.”. “Questa azione, totalmente contraria ai principi della legislazione internazionale, è disumano terrorismo di Stato. Nessuno pensi che resteremo calmi di fronte a questo”. Sono le parole che il premier turco Tayyip Recep Erdogan ha rilasciato ieri dal Cile, dove si trovava per una visita ufficiale. E’ evidente, infatti, che tra le vittime del massacro della Freedom Flotilla bisogna includere le relazioni tra Anakara e Tel Aviv.