Il TgLa7 ha appena diffuso i dati del sondaggio EMG sulle intenzioni di voto. Il dato storico - probabilmente preoccupante - è quello del cosiddetto partito dell’astensione: solamente il 69,7% degli intervistati ha dichiarato che andrebbe a votare. Se le urne delle politiche dovessero confermare i risultati di questo sondaggio, si tratterebbe del dato più negativo in assoluto in termini di affluenza elettorale dal dopoguerra in avanti.
Per il resto, il divario fra il centrosinistra e il centrodestra è di 6 punti percentuali a favore del centrosinistra. Rispetto a luglio crescono (ma si parla di decimali) sia il Pd sia il Pdl, globalmente si ridimemsionano sia il centrodestra sia il terzo polo, cresce il centrosinistra con la buona performance di Sel (+0,7% rispetto a luglio, 8,2% totale).
Le tabelle del sondaggio mostrano le risposte raccolte dalla EMG a luglio 2011, poi quelle più recenti (7-8 settembre 2011), il trend rispetto al mese di luglio e i risultati ottenuti alle politiche del 2008.
Sondaggio EMG per La7 7/8 settembre 2011




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Quelli della maggioranza, ligi agli ordini di patron Berlusconi, una “libertà” a quelli dell’opposizione l’hanno concessa: possono scegliere il cappio a cui impiccarsi.
Il legittimo impedimento approvato ieri alla Camera, al di là di tante fumoserie, è solo l’impunità per Berlusconi. Peraltro, una tappa pesantissima su un percorso già tracciato. Il Premier impone al suo Governo e alla sua maggioranza di andare avanti a testa bassa: con il processo breve, la stretta sulle intercettazioni, la regolazione dei conti con i pentiti.
La teorizzazione del “male minore” scelta dall’Udc per motivare politicamente la propria astensione, non regge. Perché, di fatto, Casini “aiuta” Berlusconi a tirare diritto per la sua strada, forte di uno “scudo” che lo preserva e lo rende al di sopra di tutto e di tutti.
Ancora una volta il leader dell’Udc ha guardato il suo dito e non la luna, incartandosi sulla “tattica”, senza badare al respiro strategico di un progetto politico che sembra sempre più impantanato nella palude.
L’alleanza con il Pd avanza col passo del gambero, il fossato con il Pdl s’allarga, il terzo polo attende nella terra di nessuno, il nuovo grande partito di centro pare l’araba fenice.
Basterà qualche poltrona in più delle Regionali per rilanciare i sogni di Pierferdy?
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“Noi siamo un movimento dal basso: andiamo a cercare il 50% di gente che non vota più perchè si è rotta i coglioni”.
Beppe Grillo
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La preparazione delle liste delle candidature dà la misura dello stato in cui versa oggi il Partito democratico a meno di 50 giorni dall’Election day del 6-7 giugno.
Due particolari parlano da soli.
Il primo riguarda i candidati “locali” per le amministrative: non c’è nessuna ressa per mettersi in lista. Perché lo scoramento e la sfiducia prevalgono sull’orgoglio di partito e sull’ambizione personale.
Il secondo riguarda i “big” per le elezioni europee: la prima fila del partito non si candida per non copiare - così dice Franceschini - l’imbroglio dei candidati civetta (come invece fanno Berlusconi, Bossi, Di Pietro), che dopo essere stati votati si ritireranno, rendendo inutili le preferenze loro accordate.
Scusa o no, con questa scelta/boomerang Franceschini-Ponzio Pilato priva il suo partito di voti e, si sa, le elezioni servono per prendere voti. Per non parlare di chi entra (Cofferati) e di chi esce (Bettini) riaprendo vecchie polemiche e nuove ferite. Allora?
Allora ci si barcamena fra l’autolesionismo (quello del segretario Franceschini che presto incolperà i suoi di averlo lasciato solo) e l’attendismo (quello degli altri capi che aspettano la mannaia delle urne come una … liberazione).
L’avvicinamento della data fatidica del 7 giugno, Election day 2009, porta all’inevitabile emersione di un fenomeno tipico dei periodi pre-elettorali: la riflessione sull’utilità del proprio voto. Ha aperto le danze Beppe Severgnini col suo Italians di ieri, annunciando l’intenzione di non votare per le elezioni europee.
Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazionale sono state un’umiliazione — liste bloccate, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l’Europarlamento s’annunciano come una provocazione.
Osservando il panorama politico nazionale e le candidature che i vari schieramenti hanno deciso di offrire al popolo, il giornalista del Corriere espone tutto il suo disgusto democratico per Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti.
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