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Tutti gli articoli con tag astensionismo

Ore 12 - "No" alla trappola dell'antipolitica. Ma "no" alla piovra della casta

pubblicato da Massimo Falcioni

altro Gli italiani seguono con disinteresse e con rassegnazione l’iter della manovra, in queste ore alla Camera. Disinteresse perché gli effetti della scure sono ancora virtuali. Rassegnazione perché non c’è alcuna fiducia né nel governo, né nella politica.

La forbice dell’astensionismo si allarga (i sondaggi dicono che almeno il 30% non vuole più votare), il Pdl, primo partito della maggioranza, perde consensi ma non è il Pd, maggior partito d’opposizione, a trarne vantaggio.

L’antipolitica è una trappola, ma Bersani che alla festa del Pd grida “non siamo tutti uguali” e in 90 minuti non cita una volta Penati, qualcosa, rispetto alla coerenza e alla credibilità, vorrà pur dire. Non solo.

Dalla manovra “inutile e iniqua”, cosa resta degli sbandierati tagli alla politica? Dalla manovra sempre pericolosamente in fieri, cosa perde davvero la casta politica, cosa pagano i partiti?

Il nodo vero, quello del finanziamento pubblico, non viene toccato, se non in modo ridicolo: resta l’oscenità dell’erogazione sulla base degli aventi diritto al voto e non sui voti espressi, cioè un fiume di soldi nelle casse dei partiti. L’abolizione delle province? Già Bossi rassicura i suoi governatori e chi esce dalla porta rientrerà dalla finestra. I vitalizi e gli assegni di fine mandato per i parlamentari? Niente. Il taglio dei parlamentari? Ad majora! Li discute (con calma) la commissione Affari costituzionali del Senato. Che dire delle società partecipate con migliaia di presidenti, vice presidenti, consiglieri super pagati perlopiù per creare debiti?

La lista è lunga. Ma bastano questi pochi esempi per dimostrare che la casta non vede e non sente la gente, aspetta il ritorno del freddo per tirar su il bavero del cappotto e proseguire per la strada di sempre: quella dei privilegi e dei propri interessi. Senza dignità. Di questo passo, l’Italia finirà spolpata. O diventerà una … provincia cinese.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo Cacciari: pallottole. Voto 7+. L’ex sindaco di Venezia dice che l’astensionismo cresce perché molti non credono ai padroni di destra nè ai lecchini di centro e neanche a questa sinistra borghese priva di idee e di ideali. sottomessa ai primi due schieramenti. Conto finale.

Francesco Rutelli: pallottoliere. Voto 7 -. Il leader di Api: “Il berlusconismo è stato caratterizzato dal gioco formidabile della denigrazione dell’avversario e dell’autocelebrazione del suo leader sui mass media, senza che mai qualcosa di serio sia stato realizzato”. Conto della serva.

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Ore 12 - Astensionismo record. Berlusconi tragga "conclusioni" politiche!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroStasera, tutti i politici faranno quello che hanno sempre fatto dopo il risultato del voto: canteranno vittoria. E faranno ciò che hanno fatto in campagna elettorale: continueranno a litigare, sul nulla.

E invece non c’è bisogno del responso delle urne. Si sa già chi ha perso.

Ad essere sconfitta è la politica, tutta la politica: dai palazzi romani a quelli del comunello più sperduto. Perché anche l’ultimo bravo sindaco (che c’è) è a suo modo corresponsabile della filiera che produce su su i dirigenti che conosciamo.

Si profila un astensionismo mai raggiunto in Italia. Il vento francese non c’entra nulla. Il Belpaese produce puzza tutta Made in Italy.

La gente si fa sentire come può, usando la democrazia a rovescio. L’elettore non va a votare perché sa di essere solo “usato”, limone da spremere per un consenso coatto ad uso e consumo di chi poi gestisce il potere per se stesso.

L’elettore: non crede più alle “balle” di Berlusconi, ma non passa dall’altra parte, perché ritenuta ugualmente non credibile. Non è qualunquismo. E’ un dato politico. Non è vero che comunque governa anche chi ha un solo voto.

Con un tale tasso di astensionismo Berlusconi e il suo governo dovrebbero trarre conclusioni politiche, cioè dimettersi. Perché a questo voto il Premier e la sua maggioranza hanno voluto dare il valore politico, non amministrativo.

Idem per le opposizioni, a cominciare dal Pd, che non ha motivo alcuno di far festa per le disgrazie altrui. Sono corresponsabili, pur se in misura diversa, di questo sfascio.

Gli italiani non credono più in questa politica, in questi partiti, in questi leader e in queste classi “dirigenti”. Sapranno questi “signori” cogliere il segnale delle urne?

Assolutamente no! Tireranno a campare. Come sempre. Facendo i propri interessi. Come sempre.

Diceva bene Gino Bartali: “L’è tutto da rifare!”.

Ore 12 - Premier da "karaoke". Ma per Bersani sarà una vittoria di Pirro

pubblicato da Massimo Falcioni

altroQuel 71,4% di elettori che andò a votare nelle regionali del 2005 è un traguardo ritenuto impossibile in questa tornata elettorale. Quel quasi 30% di astensioni è stato un segnale non colto, non ha insegnato niente, né al Premier e né ai partiti. Nessuno escluso.

Adesso si scruta il meteo, come se a spingere la gente alle urne, bastasse un raggio di sole o, all’opposto, due gocce di pioggia.

Dalla parti del Pdl e dintorni, aleggia il fantasma di sondaggi top secret, da karakiri: fra indecisi e sicuri astensionisti, si supera oggi il 50% ! Il 40% di astenuti produrrebbe una debacle per il partito del “predellino” e per il suo padre padrone che in queste elezioni ci ha messo la faccia.

Ce l’ha dovuta mettere, spinto dagli eventi, tutti negativi, che coprono di fango il partitone tritato e tolgono l’aureola al Premier di cappa e spada, mummificato dentro un refrain stantio e rancido.

Berlusconi è troppo avvitato su se stesso: avesse letto “L’elogio della mitezza” di Norberto Bobbio, forse si sarebbe appropriato di una virtù rara, preziosa, per lui sconosciuta o rigettata.

E gli ultimi comizi da avanspettacolo, penosi reality per lanciare la “democrazia assembleare”, karaoke fatto di militanti prezzolati che santificano le ossessioni di un leader in evidente declino, incupiscono e disorientano proprio il suo elettorato, fanno il giro del mondo, fra ilarità e sconcerto.

Una campagna elettorale così velenosa, incentrata su tutto meno che sui temi per cui si vota e sui problemi che toccano i cittadini, crea disaffezione dalla politica e produce l’astensionismo. Sarebbe davvero strano il contrario.

Bersani e l’opposizione chiamano al voto, ma sperano che la gente (del Pdl) stia a casa: solo così possono coprire i loro limiti e vincere ai punti con il Pdl, salvandosi faccia e didietro. Ma, ben che vada, sarà la vittoria di Pirro.

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Ore 12 - Elezioni: tira solo il "pro" o "contro" Berlusconi. Persone e programmi in ombra

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFra sette giorni, il prossimo lunedì 29 marzo, di pomeriggio, si saprà come saranno andate queste elezioni … all’italiana.

A parte i candidati (quelli eletti e quelli trombati), tutti gli altri elettori saranno interessati solo al dato “politico” del voto.

Perché questa è stata ed è l’impostazione data soprattutto dal premier Berlusconi (ma con i rilevanti distinguo di Fini). E anche perché, oggettivamente, si tratta di elezioni di “medio termine”, a due anni dall’inizio della legislatura e a tre dal suo termine naturale. Comunque è un test significativo che difficilmente lascerà le cose come prima, e forse non solo a livello di presidenze e giunte regionali.

Sarà l’astensionismo a fare la differenza. Stavolta, a disertare le urne o votare scheda bianca, saranno proprio i sostenitori del centro destra, delusi di Berlusconi avvitato su se stesso e delusi del governo “del fare”, poco e male impegnato sui problemi concreti dei cittadini.

Conta la quantità: un astensionismo oltre il 30/35%, potrebbe punire severamente i candidati del Pdl, innescando anche un processo di disgregazione e addirittura di dissolvimento dell’attuale maggioranza di Governo.

E’ questo il motivo che ha portato Berlusconi ad alzare ancora di più i toni dello scontro e all’adunata di Piazza San Giovanni. Ma la manifestazione romana che ha “commosso” il Premier non pare abbia prodotto alcun recupero degli elettori sfiduciati e preoccupati di questo perenne clima da “guerra santa”.

Il vero problema resta però la mancanza di “alternativa”, per l’impossibilità delle opposizioni di rendere credibile una nuova alleanza e un nuovo progetto di governo che superi Berlusconi e il berlusconismo.

La realtà è che Berlusconi è nella parabola discendente, ma in crisi è il bipolarismo Made in Italy, incapace di approdare a un bipartitismo, troppo indefinito e rischioso.

Quindi, passano in secondo piano proprio le Regioni (invece sempre più importanti) per cui si vota. E, tifoserie a parte, non attirano e non vengono soppesati né i candidati, né tanto meno i programmi. La qualità delle persone e la qualità dei programmi restano fuori dalle urne. Forse è più facile (più avvincente?) restare spettatori, gridare e dividersi pro o contro Berlusconi.

Ore 12 - E adesso Berlusconi (di flop in flop) teme il "dardo" di Montezemolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è il sol dell’avvenir. Ma c’è qualcosa nell’aria. Turba il centrodestra, ghiaccia il Pdl, sballa Bossi, sbiella Berlusconi.

Nel casino di questa Italia senza più capo né coda, dopo il caos liste, ieri a Napoli il partito del “predellino” ha fatto nuovamente cilecca.

Ringhioso il Premier, per le sedie vuote del parterre: meno di due mila presenti degli oltre 10 mila aficionados previsti. Con Italo Bocchino (longa manus finiana) che fa il … Corona di turno, fotografando compiaciuto il flop annunciato.

Non tira più l’Unto del Signore? Vedremo domani, nella strombazzata nuova marcetta su Roma, capitale che non ne può più.

Come non ne possono più gli italiani. Presi in giro dal disco rotto del Premier “avvitato” su se stesso, testardo e implacabile mini donchisciotte crociato del mondo libero contro i comunisti già a ridosso di Ponte Milvio e pronti al balzo per far abbeverare i loro cavalli nella fontana di Piazza San Pietro. La pelatina del Cav. dà l’alt ai baffoni truci dell’ombra del compagno Stalin.

Ma “Fortuna che Silvio c’è” è il motivetto oramai fuori dalla hit parade. E il Governo del fare si è squagliato al primo sole di primavera.

Non sarà Bersani e il suo Pd, tanto meno Di Pietro e il suo Idv, a far saltare la baraonda del centro destra sgangherato. E nemmeno Bossi, teso a raschiare il fondo bisunto del barile sforacchiato, pronto a vendere le spoglie (Dio non voglia) del Cav.

Tira un venticello traditore. Una parte dei cosiddetti poteri forti ha affidato a Luca di Montezemolo la fionda, per lanciare il dardo velenoso dell’astensionismo. Se l’ex ragazzo prodigio del “drake” Enzo Ferrari colpirà nel segno, la pentola si scoperchierà.

Non salterà solo il Cavaliere. Perché ad essere delegittimata sarà l’intera politica. E il “tutti a casa” sarà un solo grido.

Ore 12 - Regionali: per Berlusconi, colpo di "striscio" o colpo "mortale"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroChi l’ha visto? Dov’è il Governo? Dove sono i ministri? Chi guida questa Italia agitata, traballante, in preda a miasmi velenosi?

Con la coda di una crisi economica che sprofonda l’Italia nelle retroguardie fra i Paesi occidentali e spezza le reni a un popolo sempre più deluso, apatico e diviso, a dominare è il silenzio assoluto e assurdo dell’esecutivo nazionale.

Ministri, vice ministri, sottosegretari, l’infinita equipe del potere messa in piedi dal centrodestra, tutti tacciono: passivi, inutili, impietriti per le sorti del grande “capo”. Tutti trattengono il respiro e oramai sperano solo nel miracolo. Temono il “botto”. Berlusconi è su un piano inclinato: se cade, tutti a casa!

Mai come in questi giorni, l’alleanza voluta e guidata dal Cavaliere, dimostra la propria inconsistenza ideale, progettuale, politica. Adesso anche il partito del “predellino” appare per quello che è: una bolla d’aria, un bluff.

Da una facile e travolgente cavalcata, le imminenti elezioni regionali si stanno trasformando per il centro destra in un passaggio drammatico. Da un “cappotto” annunciato contro il centro sinistra, il Pdl teme ora di portare a casa un pugno di mosche.

La politicizzazione del voto imposta dal Premier si trasforma in un boomerang. Al di là dei risvolti penali delle ultime vicende sollevate dalla procura di Trani è oramai diffuso il senso di un Premier nella tenaglia di una arroganza e di un malcostume deprecabili e indifendibili.

L’astensionismo non punirà solo e tanto i “ras” locali del territorio, ma colpirà nel cuore l’impalcatura del potere berlusconiano. Per la prima volta il “popolo azzurro” ha perso la fiducia nell’Unto del Signore. . E la prova di forza di sabato prossimo a Roma non cambierà nulla. Un bidone di benzina sul falò. Una ammissione di impotenza politica.

A questo punto solo le urne diranno se il colpo, per Silvio Berlusconi, sarà di “striscio” o, invece, “mortale”.

Elezioni regionali 2010: in Italia, come in Francia, aumenterà l'astensione?

pubblicato da paganini


L’incitamento al non voto, all’astensione, arriva puntuale prima di ogni tornata elettorale, soprattutto da chi crede che nessuno dei candidati e dei partiti sia degno di governare una Regione, un Comune o uno Stato. L’invito all’astensione presuppone una reazione forte da parte dei politici che, scossi da percentuali di astensione molto elevate, dovrebbero mettersi a lavorare, smettendo di brigare, arraffare e cucirsi leggi ad personam.

In Francia il 53% degli aventi diritto ha scelto di non partecipare alle elezioni regionali. In Italia il dibattito intorno al non voto è stato aperto dall’Associazione Italiafutura di Montezemolo che, supportata da un sondaggio Swg, sottolinea… se si chiede di prendere in considerazione il caos che caratterizza la vita politica italiana e il particolare momento che accompagna le elezioni regionali … il 35% dei cittadini ritiene che la scelta di non andare a votare o di votare scheda bianca sia una scelta legittima. Dato che sale ulteriormente, fino ad arrivare al 51%, se si prende in esame la classe di età tra i 18 e i 34 anni. I giovani sono dunque più propensi a usare l’astensione come strumento di pressione politica. Insomma la scelta dell’astensione, in un contesto politico tanto deprimente, sarebbe una prospettiva da non biasimare.

Per altri le elezioni regionali si presentano come l’ennesimo cinepanettone della politica italiana, con tutti gli elementi del caso: politici pasticcioni, equivoci, donnine e mandrilli, l’odore dei soldi. E non votare è legittima opzione. Però…. l’Italia può permettersi l’Aventino, la diserzione del voto? Siamo sicuri che il silenzio serva? Nel bene e nel male questo è il nostro paese e gli «antitaliani», alla lunga, sono i veri alleati, pur con nobili motivi, dell’Italia peggiore. Voi come la vedete? Vale ancora la pena di andare al seggio?

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Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

Sondaggi shock! Crisi di governo dopo le regionali?

pubblicato da il passator cortese

Per la prima volta, nel Pdl, la parola “proibita” viene pronunciata. Per la prima volta nel partito di Silvio Berlusconi si parla apertamente di crisi di governo.

L’eventualità della caduta dell’esecutivo, assolutamente imprevista e imprevedibile fino a pochi giorni addietro, è messa in relazione all’eventualità di una debacle del Pdl alle elezioni regionali, considerate dallo stesso Premier un esame per se stesso e per il suo governo.

Fuori dai riflettori, i big del partito del “predellino” sono in preda allo sconforto, con sondaggi da carakiri. In Veneto la Lega è adesso al 39% e il Pdl al 21%, praticamente la metà!.

La scure politica giudiziaria, la separazione in casa fra Berlusconi e Fini, il caos delle liste, sta provocando un sempre più forte distacco della base e dell’elettorato berlusconiano.

Non sarà l’opposizione a trarne vantaggio, ma la Lega. E, su questi basi, dilagherà l’astensionismo, a danno principalmente del Pdl. Nella maggioranza c’è già chi torna a parlare di elezioni politiche anticipate entro l’anno.

Sono questi i motivi per i quali Berlusconi ha lanciato ieri la sua ultima crociata del “partito del bene contro il partito del male”. Forse è l’ultima carta prima dell’ultimo duello.