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Tutti gli articoli con tag astensionismo

Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

Sondaggi shock! Crisi di governo dopo le regionali?

pubblicato da il passator cortese

Per la prima volta, nel Pdl, la parola “proibita” viene pronunciata. Per la prima volta nel partito di Silvio Berlusconi si parla apertamente di crisi di governo.

L’eventualità della caduta dell’esecutivo, assolutamente imprevista e imprevedibile fino a pochi giorni addietro, è messa in relazione all’eventualità di una debacle del Pdl alle elezioni regionali, considerate dallo stesso Premier un esame per se stesso e per il suo governo.

Fuori dai riflettori, i big del partito del “predellino” sono in preda allo sconforto, con sondaggi da carakiri. In Veneto la Lega è adesso al 39% e il Pdl al 21%, praticamente la metà!.

La scure politica giudiziaria, la separazione in casa fra Berlusconi e Fini, il caos delle liste, sta provocando un sempre più forte distacco della base e dell’elettorato berlusconiano.

Non sarà l’opposizione a trarne vantaggio, ma la Lega. E, su questi basi, dilagherà l’astensionismo, a danno principalmente del Pdl. Nella maggioranza c’è già chi torna a parlare di elezioni politiche anticipate entro l’anno.

Sono questi i motivi per i quali Berlusconi ha lanciato ieri la sua ultima crociata del “partito del bene contro il partito del male”. Forse è l’ultima carta prima dell’ultimo duello.

Risultati Elezioni Europee 2009: quali conseguenze per il Nord?

pubblicato da Giulio Mattioli


Da quando Berlusconi è tornato al governo con la Lega Nord, un anno fa, non si può certo dire che il Nord (e in particolare Milano e la Lombardia) abbiano goduto di particolari attenzioni da parte dell’esecutivo. Basti pensare a come sono stati gestiti i dossier Alitalia, Malpensa ed Expo 2015. Eppure il Carroccio è cresciuto ancora alle elezioni europee, in particolare nelle principali regioni settentrionali. Come si giustifica questo fenomeno apparentemente paradossale?

La spiegazione è, in realtà, piuttosto semplice: in primo luogo, come ci ha spiegato proprio su polisblog Roberto Biorcio, la Lega Nord è un partito regionalista solo per il 50%. E’ in realtà l’altra metà, quella che in Italia viene detta securitaria e anti-immigrazione - ma che sulla stampa estera di ogni tendenza viene più semplicemente definita xenofoba - quella che “tira” di più, nel Bel Paese dell’anno domini 2009.

In secondo luogo, si verifica un fenomeno abbastanza curioso: l’elettore settentrionale di centrodestra, quando vede che il suo governo stenta ad operare (per usare un eufemismo) in favore della propria regione, tende ad attribuire responsabilità e colpe di questo non alla Lega Nord (considerata partner junior e in buona fede della coalizione), ma al PDL. Per questo, quando il Nord sta male, il Carroccio paradossalmente vola. E, se si analizzano a fondo i risultati elettorali di ieri, si capisce che le cose non sono destinate a cambiare a breve. Anzi.

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Ore 12 - Tutti alle urne o tutti a casa?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è dubbio che una campagna elettorale così non s’era mai vista prima in Italia.

Passerà alla “storia” come quella con al centro Noemi, il gossip, il velinismo, il velenismo.

A meno di tre giorni dal voto c’è un sacco di gente indecisa su chi votare, c’è una fascia molto ampia di elettorato decisa a non andare alle urne.

Insomma ci sono milioni di italiani delusi e “incazzati”, convinti come mai prima, che l’astensione sia la forma di protesta più drastica ma anche il campanello d’allarme più significativo per far capire alla casta politica che siamo al limite di tolleranza. O forse che quel limite è stato già superato.

E’ vero quel che dice Massimo D’Alema: “Nella maggior parte dei Paesi occidentali si sarebbe già dimesso un presidente del Consiglio protagonista di un simile spettacolo: festicciole, allegre comitive che viaggiano su aerei a disposizione della presidenza del Consiglio, mentre gli italiani combattono contro la crisi più grave del dopoguerra”.

Ma è anche vero, e questo D’Alema non lo dice, che in tanti altri Paesi sarebbero già andati a casa (o cacciati), i responsabili di una sinistra e di una opposizione incapaci di un progetto politico e di una proposta politica alternativi al “berlusconismo”: persone inchiodate alle poltrone del potere, leader, capi, capetti e caporioni protagonisti eccellenti di ripetuti fallimenti.

Il voto è un diritto dovere sancito dalla nostra importante Costituzione. A votare si “deve” andare. Ma si può criminalizzare chi alle urne non ci andrà?

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Berlusconi censura la Ue e vieta i manifesti sulle elezioni. L'eurodeputato Giorgio Carollo: "Atto inaudito e arbitrario!"

pubblicato da Massimo Falcioni

Gli italiani non sono “europei” come tutti gli altri cittadini del vecchio continente.

Un esempio? La Ue lancia una campagna pubblicitaria per invitare i cittadini a votare, ma nei muri del Pelpaese non comparirà nemmeno un manifesto.

Insomma il nostro governo censura la campagna promozionale dell’Unione europea: è Berlusconi che decide cosa gli italiani devono sapere e vedere.

Sembra davvero di essere tornati nei Paesi del “socialismo reale”, dove era un solo partito che stabiliva il “metro” di libertà dei cittadini.

“E’ una decisione inaudita e arbitraria del governo, un attacco alla libertà e alla democrazia – dice l’eurodeputato veneto Giorgio Carollo, candidato Udc alle Europee nel collegio Nord Est – Il Parlamento europeo ha approvato la campagna con il voto favorevole di tutti i gruppi, a cominciare dal Ppe (il partito di riferimento, a Strasburgo, del Pdl): sei diversi manifesti in 23 diverse lingue. Ma quelli scritti in italiano saranno gettati nel macero”.

Per quale motivo?

“Semplice – risponde Carollo, che è anche impegnato nella nuova Costituente di Centro – Il governo non è interessato a promuovere la partecipazione degli elettori al voto europeo perché un forte astensionismo punirebbe il Pd e altre forze d’opposizione e favorirebbe il Pdl. Inoltre il Governo non vuole far sapere agli italiani quanto la sua politica sia poco in sintonia con l’Europa comunitaria, come ad esempio sulle questioni cruciali della sicurezza e dell’immigrazione. Di questo passo, Berlusconi scava un fossato fra l’Italia e gli altri paesi della Ue”.

Si sa che una ciliegia tira l’altra. Il rischio è anche che una censura tiri l’altra. Passata questa, Berlusconi penserà alla prossima.

Ore 12 - Europee: la metà degli italiani non è interessata al voto

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre i partiti hanno incrociato le lame sul nodo election day-referendum e si apprestano a lanciare una campagna elettorale al calor bianco, gli italiani fanno sapere che sono poco interessati al voto europeo.

Secondo un sondaggio appena sfornato da Eurobarometro (della Commissione Europea) c’è un alto rischio di astensionismo.

La metà degli italiani non è interessata al voto.

Addirittura l’8% fa già sapere che non andrà al seggio. Solo il 44% degli italiani è interessata al voto, mentre il 6% non sa nemmeno di cosa si parla.

Ma il Belpaese non è una eccezione.

E’ anzi in buona (brutta) compagnia con le altre nazioni: in generale solo il 44% degli europei si sente impegnato per il voto del parlamento di Strasburgo, contro il 53% di “disenteressati” e il 3% che non dice nulla.

I Paesi più favorevoli all’Europarlamento sono Grecia (62%), Irlanda (61%), Malta(59%). Mentre in fondo alla classifica si trovano Lettonia (20%), Repubblica Ceca (24%), Polonia (20%).

Un dato di ulteriore riflessione (e preoccupazione) viene dalla fascia di età. Sono i giovani ad essere i più distaccati: il 27% degli studenti non andrà a votare.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Partiti: cartellino rosso. Voto – 10. Il vero vincitore delle elezioni in Abruzzo è l’astensionismo. Ha dominato la sfiducia degli elettori nei confronti di tutta la politica. I cittadini voltano le spalle a questi partiti e a questa politica. Dall’Abruzzo giunge un nuovo forte campanello d’allarme contro la casta incapace e privilegiata, contro le oligarchie dei partiti, contro un bipolarismo bislacco che divide e distrugge. All’interno del voto: per chi è andato ko è l’ultimo appello prima della disfatta, per chi agguanta il potere fra le macerie o esulta, è una vittoria di Pirro. Le conseguenze del voto abruzzese oltrepasseranno i confini regionali.

22.00 - Astensionismo: più 4%

pubblicato da Descanso

Forte astensionismo. Questa l’analisi più immediata dopo la chiusura del primo turno domenicale di elezioni. Rispetto al 2006, quando alle 22 di domenica 9 aprile aveva votato il 66,5% degli elettori, alle 22 di oggi si registra - nel campione composto da 1604 comuni su 8101 - un risicato 62%.

4 punti percentuali di astensionismo, che significano 2 milioni di voti in meno. Considerato che le politiche del 2006 sono state decise da 25.224 voti alla Camera, il dato impressiona ancora di più. In presenza di un così forte astensionismo, infatti, non è detto che le consultazioni non possano risolversi come l’ultima volta al photofinish: ma se la tentazione di disertare le urne dovesse aver colpito più una parte politica che le altre, sarebbe più probabile il profilarsi di una vittoria netta, quantomeno alla Camera dei Deputati dove il computo dei voti si fa su scala nazionale.

Per quanto gli italiani si siano ormai abituati a votare il lunedì mattina, è difficile infatti che nella giornata del 14 aprile possa essere recuperato il dislivello rispetto al 2006, elezioni che hanno registrato il record di affluenza. C’è poi un dato piuttosto sorprendente…

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Contro l'astensionismo: perché andare a votare

pubblicato da paolo


Oggi e domani, come sapete, si vota per rinnovare il Parlamento. Per sostenere la necessità di andare a votare, si potrebbe sicuramente fare un discorso lirico e retorico sulla bellezza della democrazia in azione, sulla morte di persone per portarci alla libertà di voto, sulla necessità di prendere in mano il destino del proprio paese nell’unico momento in cui ci è consentito.

Non faremo nulla di tutto questo. Da un lato perché il populismo e la demagogia recente che invita a non votare non va combattuta con altre argomentazioni da bar; dall’altro perché se si arriva ad esprimere il proprio voto, probabilmente si è quantomeno frequentata la scuola dell’obbligo e i corsi basilari di storia italiana ed educazione civica.

Ovviamente, ci sono persone che arrivano all’astensione, all’annullamento o alla scheda bianca dopo un lungo percorso. In quel caso, la scelta è un segnale di neutralità, valido come un voto. Le obiezioni che vi propongo sono invece ad alcune delle più diffuse e recenti posizioni pro-astensione, figlie di un populismo d’accatto che ha trovato in alcune figure messianiche facili profeti (dai conti bancari ad n zeri). In particolare, ci sono cinque obiezioni ad altrettanti slogan pro-astensione che vorrei considerare.

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Ping Pong - botte (e risposte) della campagna elettorale

pubblicato da il passator cortese

Veltroni: “Lascio cadere nel vuoto l’odio e il rancore del mio avversario verso di me”. Berlusconi: “Si rifugia nel vittimismo! Sente la sconfitta sempre più vicina. E’ un fantasioso”. Amato: “Dentro la cabina elettorale senza telefonini e macchine fotografiche”.

Lorenzo Cesa rilancia il governissimo. Parisi: “No inciuci! Si governa anche con un solo senatore in più”. Bondi: “Ma se l’Udc fatica anche a entrarci, al Senato!”. Cesa:”In caso di pareggio al Senato c’è solo una strada, il governo di responsabilità nazionale per fare la riforma elettorale, alcune riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari”. Parisi: “Chi vince, anche se per un solo voto, ha il diritto dovere di governare“. Bondi:”Traveggole. Quale pareggio? Il Pdl stravince e governerà. L’Udc pensi di superare la quota di sbarramento, altro che governissimo!”. Chiedevano a Churchill, che governava l’Inghilterra con una maggioranza di due parlamentari, come facesse. Risposta: “E’ difficile: c’è un seggio di troppo”. Ma era Winston Churchill.

Walter Veltroni lancia l’appello contro l’astensionismo. Bonaiuti: “Il Pd è oramai alla frutta!”. Veltroni: “Chi si astiene nelle elezioni non può poi lamentarsi se le cose vanno male”. Bonaiuti:”Brancolano nel buio fra blandizie e minacce. Molti elettori del Pd si asterranno perché delusi prima del governo Prodi e poi dagli apparentamenti con i Radicali e Di Pietro e infine delle false promesse di Veltroni”. In tema di delusioni, fra elettori del Pdl e Pd, non si sa chi sta peggio. Come fra Pdl e Pd non si sa chi è più bravo a far (false?) promesse.

Gianfranco Fini sicuro di vincere le elezioni. Finocchiaro:“Faranno un flop come a Palermo”. Fini: “Abbiamo la vittoria in tasca. L’effetto novità di Veltroni si sta esaurendo”. Finocchiaro:”Illusi! Subiranno lo stesso flop di Palermo!”.

Maurizio Gasparri attacca George Clooney, neo veltroniano. Bettini:”George, a differenza di Maurizio, dice cose sensate”. Gasparri: “Secondo George Clooney Veltroni può diventare un grande leader. Evidentemente ha bevuto troppi Martini”. Bettini: “Nel Pdl molti sono in preda ai fumi dell’alcool anche senza Martini”. C’è solo da sperare che il 13 e 14 aprile almeno siano sobri gli elettori.

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