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Tutti gli articoli con tag aumento iva

Veritometro: Libero, l'aumento dell'Iva e la pressione fiscale

pubblicato da Giulio Mattioli

“Il governo aumenterà l’Iva per non alzare le tasse”


Libero-news.it, 6 settembre 2011

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Prelievo di solidarietà, si alza la soglia o si toglie del tutto?

pubblicato da V.

prelievo solidarietà addio aliquoteAll’interno del decreto anticrisi presentato poco prima di Ferragosto il prelievo di solidarietà prevedeva due aliquote per i redditi oltre i 90mila euro e i 150mila euro. Dai 90mila ai 150mila, il prelievo era il 5%, oltre i 150mila saliva al 10%. Primo problema: chi arriva alla soglia dei 90mila euro non è certo un miliardario, e senza un quoziente familiare il prelievo è ingiusto.

Fate conto che sarebbe stato identico, poniamo, per un avvocato single e un artigiano con quattro figli. Tante le polemiche, anche e soprattutto nella maggioranza. Pensate alla Lega Nord, che si giocherebbe una bella fettina di voti se passasse così com’è ora un provvedimento del genere. Pensate al famoso “popolo delle partite iva” del nord-est. Lì credo che l’insieme dei redditi oltre i 90mila euro e quello dell’elettorato “verde” si sovrappongano non poco. Se già da decenni gli metti davanti la carota federalismo senza risultati apprezzabili, e poi li tassi pure dissanguandoli, è dura che alla prossima tornata elettorale non ti puniscano. E il bastone lo prendono in mano loro.

Motivo per cui la misura sta venendo ridiscussa ampiamente: si pensa di alzare la soglia ai 100mila euro annui, altri pensano di alzare l’asticella fino ai 150mila - tenendo un’unica aliquota al 10% - se il prelievo di solidarietà resterà è pressoché certo che verrà integrato il quoziente familiare. Se? Già, perché altri ancora pensano di toglierlo del tutto, compensando i mancati introiti - ricorderete che il decreto deve uscire approvato a saldo invariato - con un aumento dell’iva di mezzo punto su tutte le aliquote. È solo una questione di soldi: col prelievo di solidarietà arriverebbero 674 milioni di euro nel 2012, 1,5 miliardi nel 2013 e altri 1,5 miliardi nel 2014, mentre con un innalzamento dell’iva qualcosa in più. Chi è contrario all’innalzamento dell’iva? Sicuramente i commercianti. E come detto già in passato, gli effetti recessivi della manovra di Tremonti, sono dietro l’angolo. Anzi: sono già qui.

Foto | Flickr

L'ipotesi dell'aumento dell'Iva: la situazione in Europa

pubblicato da Christian De Mattia


Rendere meno pesante il contributo di solidarietà aumentando di un punto l’aliquota Iva? E’ una delle ultime ipotesi governative e in particolare del Pdl, anche se non è appoggiata da Tremonti e dalla Lega e vede contraria la Confcommercio. Una misura che tra l’altro è stata presa anche da altri paesi in Europa.

Negli ultimi tre anni la scelta di aumentare l’Iva è stata adottata da diverse economie: in Germania è passata dal 16 al 19%, in Regno Unito si è andati dal 17,5% al 20%, la Spagna dal 16% al 18%, in Grecia dal 19% al 23%, in Portogallo dal 21% al 23%. L’aliquota italiana non è tra le più alte nel continente: 7 paesi (di cui grandi solo Germania e Spagna) la hanno più bassa, 20 uguale e 12 più alta.

I paesi di recente adesione hanno aliquote tra il 23% e il 25% e gli stati del Nord Europa hanno volutamente un’Iva elevata per ridurre il carico contributivo sui lavoratori. Può essere una buona soluzione anche in Italia? Innanzitutto non sarebbe una decisione temporanea ma stabile e strategica che darebbe gettito immediato ma potrebbe portare a una spinta inflazionistica e a una certa riduzione dei consumi.

Tassazione sul reddito o sui consumi, è questo il grande dilemma di queste ore. Il premier preferirebbe l’aumento dell’Iva al contributo di solidarietà così come è ora, Tremonti esattamente il contrario. Chi vincerà?

Chiambretti trascina Berlusconi Pier Silvio in un covo di comunisti: "Ma non è che lì mi menano?"

pubblicato da Luca Landoni


Ci voleva Piero Chiambretti per convincere Pier Silvio Berlusconi a seguirlo alla storica Casa del Popolo di Milano (zona Porta Romana) per assistere alla presentazione del nuovo programma della “Peste” al via dal 20 gennaio su Italia Uno. “Non è che lì mi menano?” avrebbe mormorato il figliolo di noituttisappiamochì, prima di accettare, mentre un trionfante Chiambretti gli ha fatto eco: “Dopo aver portato Piersilvio all’Arci punto a far iscrivere il figlio di Bossi all’università!”

Pierino ha poi scherzato in conferenza stampa, definendosi arci-contento di trovarsi tra arci-miliardari, e aggiungendo che “Pier Silvio era preoccupato di venire qui ma l’ho rassicurato: ci sono solo comunisti, nessun abbonato Sky”. Battute a parte, incalzato riguardo agli eventuali compromessi che avrebbe dovuto accettare, il conduttore televisivo ha ribadito di non avere problemi.

“Come ha detto anche Moretti, destra o sinistar non importa, basta che mi facciano lavorare come voglio io. Sono e resto un uomo di sinistra, ma un conto è quelo che si vota nell’urna e un conto il lavoro. Mediaset non mi impone niente, l’unico limite che mi è stato chiesto è quello del buon gusto e mi sembra che non mi manchi.”

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Ad Annozero si parla di televisione e reality. Vladimir Luxuria è davvero l'Obama italiano?

pubblicato da Luca Landoni

Puntata davvero sui generis quella di stasera ad Annozero. Il tema sarà il mondo della televisione in generale, con spiccato riferimento al fenomeno dei reality e alla recente vittoria di Vladimir Luxuria all’Isola dei Famosi. Da qui il titolo L’Isola di Obama.

Tutti ricorderete come il quotidiano di Rifondazione Comunista Liberazione abbia dato risalto al successo del più famoso transgender nazionale, definendolo l’Obama italiano; per questa ragione il direttore Sansonetti sarà in studio per difendere e giustificare una scelta redazionale in qualche modo paradossale. Gli faranno da contraltare alcuni militanti, in rappresentanza dei tanti che hanno protestato riguardo alla questione, in collegamento dal cuore dell’Emilia rossa (Taneto di Gattatico) con Sandro Ruotolo.

In studio con Michele Santoro troveremo invece lo stesso Vladimir Luxuria, la concorrente dell’Isola Belen Rodriguez e i giornalisti Norma Rangeri, Piero Sansonetti, Fabrizio Rondolino e Gianluigi Paragone in rappresentanza della destra

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Berlusconi contro Sky? La Caporetto della carta stampata italiana

pubblicato da Luca Landoni

Caso Iva su Sky. Come dire… e tutta la carta stampata col centrosinistra cadde nel trappolone ordito dal cattivissimo Tremonti, ma ispirato dal boss Berlusconi. Tante polemiche feroci, e poi che ti salta fuori? Che l’Italia era da tempo sull’orlo di una procedura d’infrazione da parte della Ue; procedura di cui era bene a conoscenza il governicchio Prodi, che aveva a più riprese promesso il riallineamento del nostro paese alle normative, come dimostrano i carteggi portati ieri in conferenza stampa dal Ministro all’Economia.

I fatti. Il 18 ottobre 2007 la Commissione europea invia una prima missiva a firma del direttore generale per il Fisco Robert Verrue, in cui si dichiara che “Il trattamento Iva dei servizi di trasmissione televisiva in Italia solleva preoccupazioni dal punto di vista del diritto comunitario”. Il motivo del contendere è che le normative europee vigenti esigono un’aliquota unica per tutte le Tv a pagamento, e non è ammissibile che Sky goda di un regime privilegiato pagando la metà degli altri (Mediaset Premium compresa, udite udite!).

Ma pur promettendo di adeguarsi, evidentemente gli esponenti del vecchio governo si dimenticano la questione in qualche cassetto, tant’è vero che a tutt’oggi Bersani dichiara che non si ricorda, ma non ha voglia di controllare, “tanto è sempre colpa di Prodi”. Il bello è che la questione si fa spinosa, perché se è vero che all’Europa non importa nulla di quanto mettiamo l’Iva purché sia uguale per tutti, è ancor più vero che qualunque aliquota sotto il 20% comporterebbe uno sconto a ciò che sta pagando Mediaset. E allora? Visto che in questo caso tutta la sinistra sarebbe insorta accusando il Cavaliere di fare i suoi interessi, questa volta il Berlusca ha buon gioco nel farsi beffe di loro.

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Pacchetto anticrisi. Tutte le norme varate nel decreto

pubblicato da Luca Landoni

Come promesso ci inoltriamo nei principali provvedimenti inseriti nel decreto approvato dal governo e denominato pacchetto anticrisi. Dell’aumento dell’Iva per i canali a pagamento abbiamo abbondantemente parlato, vediamo il resto.

Detassazione degli straordinari. Lo sgravio previsto di fatto è saltato e non sarà prorogato per il 2009, come già annunciato nei giorni scorsi; sarà rimpiazzato dal solo innalzamento del tetto per la detassazione dei bonus, che passa da 30.000 a 35.000 euro annui.

Famiglie a basso reddito. Le famiglie con un reddito massimo di 22.000 euro (35.000 in caso abbiano a carico portatori di handicap) otterranno un bonus di importo variabile tra i 200 e i mille euro. Inoltre tutte le famiglie che già godono di un’agevolazione sulle bollette dell’elettricità, ne otterranno una anche per il gas di importo indicativo intorno al 15%.

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Aumento Iva su Sky. I nuovi guru della sinistra sono Ilaria D'Amico e Massimo Mauro

pubblicato da Luca Landoni

Abbiamo dato ieri la notizia del probabile aumento dell’Iva su Sky e sugli altri canali a pagamento, ma sarà bene tornare sull’argomento anche per approfondire i contenuti dell’intero decreto, denominato pacchetto anticrisi. Non prima però di aver rilevato le ragioni a favore e contro il provvedimento più discusso, dando spazio alle ragioni pro e contro. Di fatto il governo ha abolito un privilegio concesso ad alcuni settori, e in via provvisoria anche alle tv a pagamento, che prevedeva l’Iva ridotta al 10%, contro il 20% della norma. Privilegio concesso dal governo Prodi.

Le ragioni del centro-destra stanno tutte qui, vale a dire nel varo di un pacchetto complessivo di norme atte a combattere la crisi economica, nel quale non si vede perché un bene voluttuario come quello descritto debba godere di privilegi. In questo senso riesce difficile comprendere certe argomentazioni del centro-sinistra afferenti eventuali dispetti fatti alla concorrenza di Mediaset e affini, perché Sky non è di fatto un concorrente della tv generalista.

Ancora più ridicola appare la tesi scandalizzata di chi sottolinea che anche il canone Rai non sarebbe stato adeguato all’inflazione penalizzando ulteriormente questi canali. Oltre al fatto che non si vede il nesso, il canone rappresenta una gabella medievale che andrebbe abolita, invece di discutere su suoi eventuali adeguamenti. Ma di questo ridiscuteremo in un prossimo futuro, quando i paganti della “tassa sul possesso dell’apparecchio radiotelevisivo” scenderanno sotto il 30% della popolazione.

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