Si domanda un lettore di Avvenire: “Ma dove stiamo andando?”. E la lettera al direttore del quotidiano cattolico Marco Tarquinio iniziava così: “Sono ormai disgustato di questo modo di fare politica”.
Nel merito si fa riferimento alle due finanziarie di oltre 85 miliardi in un mese senza tener in alcun conto dei bisogni delle famiglie, si fa riferimento ai comportamenti morali e alle storie personali di alti esponenti di questo governo “da vergognarsi solo nell’averli messi in lista”.
E la domanda centrale: “Ma dove sono i cattolici che militano nei partiti di governo nei quali sono stati votati ed eletti?”.
Il direttore di Avvenire si sforza di essere “ottimista”: “Spero che questa tormentata fase sia il primo passo dentro un tempo nuovo nel quale chi sta e chi starà in politica da cittadino e da cattolico sappia garantire una dedizione al bene comune generosa come i grandi valori a cui si ispira. Smemorati e scalda poltrone non servono. Anzi fanno danno”.
Caro direttore, che si fa con gli smemorati e gli scalda poltrone (cattolici e non) che resistono più delle zanzare al diditì?
L’addio alla tripla A rappresenta la fine di un’era per gli Usa. Poi Wall Street punisce il discorso straordinario di Obama alla nazione e il Cav sotto sotto se la gode perché il presidente giovane, aitante e bello non se la passa tanto meglio di lui. AAAbbronzato
La superiorità morale del Pd è come l’intelligenza politica di D’Alema. Ed entrambe sono come Atlantide: tutti ne parlano ma nessuno l’ha mai vista. Meglio riderci su. Lillo e Greg-anti
P3, si chiudono le indagini. E ora Verdini e Dell’Utri stanno sulla graticola perché temono di finire sotto processo. Sui…Carboni ardenti
L’Avvenire attacca Paola Concia per il suo matrimonio gay. E la Concia querela Avvenire. Ah, come vorremmo un mondo, diverso, più libero, migliore. L’Isola che non Cei
Lo spot che vedete è prodotto dall’associazione Exit International, che si occupa di promuovere l’eutanasia nel mondo. Il tema è uno dei più delicati e complessi da affrontare. Non solo perchè riguarda l’essenza stessa della vita, ma anche perchè la religione cattolica ha una posizione molto chiara sull’argomento. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice:
“Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Così un’azione oppure un’omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un’uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L’errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest’atto omicida, sempre da condannare e da escludere.”
Risulta chiaro che in Italia lo scontro tra chi sostiene la “dolce morte” e chi è contrario diventa molto intenso. Seguiteci dopo il salto. Vi parleremo di Avvenire e di Gasparri.
Continua a leggere: Spot dei Radicali sull'eutanasia. Gasparri e il Vaticano alzano le barricate

L’anno scorso, in questi giorni, Dino Boffo dalle pagine di Avvenire, il quotidiano della CEI che dirigeva prima di essere travolto da uno scandalo, criticava la condotta morale di Silvio Berlusconi.
Il Premier, all’epoca, era reduce dalla richiesta di divorzio fatta, attraverso la stampa, da Veronica Lario che come altri non aveva digerito i pettegolezzi che erano stati fatti sulla partecipazione dello stesso Silvio Berlusconi alla festa di compleanno di Noemi Letizia.
Il Vaticano, che sovente, si occupa della vita politica dell’Italia in alcune occasioni avevo persino preso le distanze dal Presidente del Consiglio tanto che Gianni Letta durante un incontro pubblico con il cardinal Tarcisio Bertone dovette sostituire lo stesso Silvio Berlusconi.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi: il play-old che piace al Vaticano di don Luigi Verzé

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

Le dichiarazioni di Italo Bocchino (secondo il quale è meglio un Primo Ministro omosessuale che leghista) oltre a non tener conto di una serie di pettegolezzi secondo i quali un importante adepto di Umberto Bossi avrebbe avuto come amante un cantante italiano dichiaratamente omosessuale, colma il silenzio della maggioranza e dell’opposizione sulle esternazioni omofobe di Tarcisio Bertone.
Come riportato dai colleghi di queerblog.it l’esponente ecclesiastico pur di ammettere che la Chiesa, di cui è portavoce, deve risolvere un problema ha riportato in auge l’assioma “pedofilo= omosessuale”. La teoria, come sottolineato ieri sera da Giuseppe Cruciani, è stata sconfessata persino dagli psicologi cattolici.
Sottolineare i limiti del Cardinal Bertone in queste sede non ha senso. Soffermarci sull’omertà dei politici italiani invece sì. Adottando le linee guida di certi quotidiani che oggi non hanno pubblicato le foto riguardanti i graffiti fatti sulla casa nativa del Papa, Benedetto XVI, i politici italiani hanno deciso di tacere sullo scandalo di cui si stanno occupando praticamente tutti.
Continua a leggere: L’omofobia di Tarcisio Bertone zittisce tutti

La decisione era nell’aria, e da poco è stata confermata, sia pur in modo “sofferto” secondo la nota dell’Ordine stesso. Vittorio Feltri è stato sospeso dalla corporazione dei giornalisti in seguito al cosiddetto caso Boffo, di cui ci siamo lungamente occupati in passato.
Riassumendo rapidamente la vicenda, il direttore del Giornale condusse una campagna feroce contro l’ex-direttore dell’Avvenire, per “punirlo” di alcune sue prese di posizione contro esponenti del Governo. La logica dietro questo attacco era che chi ha scheletri nell’armadio suoi propri non può mettersi a fare le pulci agli altri.
Lo scheletro in questione era la condanna subito dal Boffo per molestie nei confronti di una ragazza; condanna patteggiata dal Boffo stesso, che peraltro non si è mai sognato di querelare il Giornale. L’oggetto del contendere non è dunque il cuore della vicenda, ovvero che l’allora direttore dell’Avvenire avesse effettivamente un passato “oscuro” di cui vergognarsi, ma la famosa informativa segreta resa nota da Feltri, e che poi si sarebbe rivelata una bufala.
Continua a leggere: Caso Boffo. Feltri sospeso dall'Ordine dei giornalisti

Chissà come si sarà sentito Pierferdinando Casini, leader dell’Udc (Unione dei Democratici Cristiani e di Centro) leggendo le ultime dichiarazioni pubbliche fatte dal Cardinal Tarcisio Bortone, secondo il quale in Italia serve una nuova generazione di politici cattolici.
“Una nuova generazione - ha dichiarato il prelato - di politici cattolici che assumano l’impegno di iniettare buona e nuova linfa nella società, orientandola alla virtù, con rettitudine e discernimento alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa”.
Brutto colpo per Pierferdinando Casini che non viene più considerato neanche dai suoi più ragionevoli fans. A cosa è servita la candidatura (alle Europee) di Magdi Allam (giornalista islamico la cui conversione al cattolicesimo si è consumata in diretta televisiva durante una cerimonia pasquale)? Servirà a qualcosa la candidatura di Paola Binetti in Umbria?
La sinistra, Pd in testa, è in balia degli umori del momento. E’ sempre così, quando la crisi morde e non si sa che pesci pigliare.
Adesso, dopo l’exploit pugliese di Nichi Vendola, (quasi) tutti a puntare sulle primarie, ritenute lo strumento di maggior legittimazione democratica e l’arma vincente, quanto meno nella scelta del “migliore” candidato interno. Ma è proprio così?
Anche il “bipolarismo”, tanto osannato quale panacea dei mali della politica, sta mostrando la corda (è in crisi anche dove impera da sempre, a cominciare dalla Gran Bretagna).
E per vincere le elezioni e per poi governare ci vogliono le “coalizioni” (non certo a marmellata come quelle di Prodi …), di norma guidate dal leader del partito più forte della coalizione stessa.
Fu così anche nella Prima repubblica dal 1945 al 1981 con il premier sempre targato Dc. Quando a Palazzo Chigi l’inquilino cambio “marca”, prima con un premier repubblicano (Giovanni Spadolini), poi con due socialisti (Bettino Craxi con la famosa “alternanza” e Giuliano Amato), non fu per la magnanimità dello Scudo crociato ma perché la Dc andò in crisi e quello era l’unico modo – stante la conventio ad excludendum verso il Pci - per rimanere al potere e dare un governo all’Italia.
Diventando premier il leader di un partito “minore” saltava però il rapporto fra consenso, potere e responsabilità su cui reggono le democrazie rappresentative. Idem nella Seconda repubblica, almeno nel centro sinistra: vedi i governi diretti da Romano Prodi. Che centra con oggi?
Continua a leggere: Ore 12 - "Piccoli" leader crescono. Ma non è tutto oro quello che luccica

C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.
Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.
Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.
Continua a leggere: Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri