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Tutti gli articoli con tag avvenire

Ore 12 - "Piccoli" leader crescono. Ma non è tutto oro quello che luccica

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa sinistra, Pd in testa, è in balia degli umori del momento. E’ sempre così, quando la crisi morde e non si sa che pesci pigliare.

Adesso, dopo l’exploit pugliese di Nichi Vendola, (quasi) tutti a puntare sulle primarie, ritenute lo strumento di maggior legittimazione democratica e l’arma vincente, quanto meno nella scelta del “migliore” candidato interno. Ma è proprio così?

Anche il “bipolarismo”, tanto osannato quale panacea dei mali della politica, sta mostrando la corda (è in crisi anche dove impera da sempre, a cominciare dalla Gran Bretagna).

E per vincere le elezioni e per poi governare ci vogliono le “coalizioni” (non certo a marmellata come quelle di Prodi …), di norma guidate dal leader del partito più forte della coalizione stessa.

Fu così anche nella Prima repubblica dal 1945 al 1981 con il premier sempre targato Dc. Quando a Palazzo Chigi l’inquilino cambio “marca”, prima con un premier repubblicano (Giovanni Spadolini), poi con due socialisti (Bettino Craxi con la famosa “alternanza” e Giuliano Amato), non fu per la magnanimità dello Scudo crociato ma perché la Dc andò in crisi e quello era l’unico modo – stante la conventio ad excludendum verso il Pci - per rimanere al potere e dare un governo all’Italia.

Diventando premier il leader di un partito “minore” saltava però il rapporto fra consenso, potere e responsabilità su cui reggono le democrazie rappresentative. Idem nella Seconda repubblica, almeno nel centro sinistra: vedi i governi diretti da Romano Prodi. Che centra con oggi?

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Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi



C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.

Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.

Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.

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Intervista – Mario Adinolfi a polisblog: “Pierluigi Bersani vuole trasformare il Pd in Pds”

pubblicato da Giovanni Molaschi



L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.

Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.

Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?

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Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il premier spara a palle incatenate contro chi mette in dubbio la sua virilità. Il presidente della Camera esprime invece timori sulla china che l’informazione italiana ha preso da qualche mese a questa parte. L’amplesso e il perplesso

Eppure questo è un Paese in cui legioni di ragazze belle, rampanti e senza scrupoli vorrebbero “arrivare” al premier per ricavarne fama, soldi e successo (sfruttandone la generosità oppure ricattandolo). Chissà quante desidererebbero entrare per una sola notte a Palazzo Grazioli. Toccare il cialis con un dito

Alla sbarra i giornali che parlano del sexygate. Adesso, improvvisamente, al Mega Papi piacciono le aule giudiziarie? Tribu(a)nale

Boffo a casa. Si è dimesso o è stato dimesso? C’è di mezzo lo zampino santo del Pontefice? Una vittoria del papi sul Papa? Misteri della fede. VatiCav

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Caso Boffo: vittoria di Pirro per Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

E’ successo quel che doveva succedere. Ma le dimissioni del direttore de l’Avvenire Dino Boffo, se da una parte illudono Feltri di avere segnato il punto della partita, dall’altra, non spostano i “giochi”a favore di Berlusconi.

E’ la classifica vittoria di Pirro. Perché?

Innanzi tutto perché l’aggressione a Boffo (non è stato lui a rovistare sotto le lenzuola del Premier, si è limitato a commentare che non è cosa bella che il capo del Governo italiano si trastulli a letto con le escort) compatta la Chiesa. Che su Berlusconi era divisa. E la compatta dalla testa ai piedi perché reagisce a un attacco che vuole limitarne la libertà di espressione e di testimonianza.

Non è stata la Chiesa (stavolta) a confondere giudizi morali e politici. Più che mai vale il detto che la Chiesa perdona, ma non dimentica.

Poi l’affaire lascia l’amaro in bocca alle componenti ex dicì del Pdl che, costrette a tacere tacciono, ma si rifaranno alla prima occasione con il … voto segreto.

Infine si riconferma il vero dato politico: Berlusconi non accetta critiche da nessuno e di nessun tipo. E’ come il cartello dell’Enel: “Chi tocca i fili muore!”.

Di fatto si riconferma il “particolare” senso democratico del Cav. La concezione che Berlusconi ha della democrazia stride con la democrazia stessa. Ci sarà un motivo se uno come Fini, cioè il numero due del Pdl, è insofferente e vede il proprio partito (cioè lo stesso del Premier) come una caserma in cui comanda sempre e solo uno solo?

Il limite di Berlusconi non è quello di voler scalare tutte le vette del potere politico ma quello di voler “comandare” l’Italia come fosse una delle sue tante aziende. La pretesa di comandare è più forte di lui. E per comandare tutto e tutti, uno così, è disposto a tutto.

Anche a calzare l’elmetto e brandire la spada ai quattro venti. Qualcosa raccoglie. Ma chi semina vento raccoglie tempesta.

Le 10 falsità del Giornale (e di Feltri) secondo Dino Boffo

pubblicato da paganini


Ormai, come avrete notato, chiunque tende a fare almeno 10 domande (a cui di solito non seguono altrettante risposte), come se farne due o cinque fosse un modo troppo sintetico di chiarire una vicenda. Ecco allora le 10 falsità che, secondo Boffo, il Giornale di Feltri avrebbe pubblicato durante i quarti di finale di rimestaggio nel fango a squadre:

1 ) Boffo noto omosessuale e protagonista di una relazione con un uomo sposato segnalata in atti del Tribunale di Terni. FALSO - Questo è stato affermato dal Giornale sulla base di una lettera anonima diffamatoria, definita falsamente ‘nota informativa’ di matrice giudiziaria…
2) Boffo attenzionato dalla Polizia di Stato per le sue frequentazioni. FALSO - Anche questa affermazione, grave e ridicola al tempo stesso, è tratta non da atti giudiziari ma dalla stessa lettera anonima che il ‘Giornale’ ha utilizzato per il suo attacco a Boffo.
3) Boffo querelato da una signora di Terni. FALSO - A Terni fu sporta denuncia/querela non contro Boffo, ma contro ignoti da soggetti che ben conoscevano Boffo e la voce di Boffo e che, quando hanno scoperto che era stato ipotizzato il coinvolgimento del cellulare in uso al suo ufficio, hanno rimesso la querela.
4) Ci sono intercettazioni che accusano Boffo. FALSO - Solo la lettera anonima parla di intercettazioni. Agli atti, invece, ci sono tabulati dai quali emergono telefonate partite da una delle utenze mobili che erano nella disponibilità di Boffo.
5) Boffo ha dichiarato di non aver mai conosciuto la donna di Terni colpita da molestie telefoniche. FALSO - Come già detto, Boffo conosceva i destinatari delle telefonate, i quali, dunque, conoscevano la sua voce.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Fini: Orazi e Curiazi. Voto +9. Avvenire, il presidente della Camera: “Basta con il killeraggio, brutta china e pericolosa, fermiamoci”. E sul Pdl: “Non è una casermetta in cui qualcuno comanda”. Pdl da padre/padrone. Doppia paletta rossa per Berlusconi.

Massimo D’Alema: cartellino rosso. Voto + 9. Avvenire, l’ex ministro degli Esteri: “della vicenda Boffo colpisce la ferocia quadristica, il colpirne uno per educarne cento”. E sul Premier: “Le sue frequentazioni non sono gossip ma fatto pubblico”. “Baffetto” in campo.

Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Il Superpremier risponde indignato a una sola delle domande di Repubblica: “Io malato? Io sono come Superman, anzi Superman a me mi fa ridere“. Speriamo soltanto che non sia più veloce della luce anche nel lettone di Putin. Poi il MegaPapi denuncia svariate giornaliste dell’Unità (direttore compreso) e se la prende, legalmente parlando, anche con le battute di Luciana Littizzetto che alludevano a una sua presunta impotenza sessuale. Colte in…fallo

Mentre il Giornale si difende con le unghie e con i denti e Feltri inveisce contro Repubblica, Libero di “Mr. Scucchia” Belpietro cerca di mettere in difficoltà il direttore del quotidiano romano su questioni fiscali personali. L’interessato, però, risponde dapprima in modo preciso alla festa Pd di Genova e poi si stizzisce con il premier in un editoriale al vetriolo. Scr-Ezio Mauro

Disoccupazione alle stelle, ammortizzatori sociali da riformare, fabbriche in subbuglio. E la politica che fa? Pensa a Boffo, alle escort e ai “letti puliti”. La casta integrazione

Certo è che la vicenda del direttore di “Avvenire” sta provocando una specie di terremoto sotterraneo in seno alle gerarchie ecclesiastiche. E la Cei rischia grosso. Sofferenza episcopale italiana

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Un linciaggio preoccupante: il Passaparola di Marco Travaglio sullo scontro Feltri - Boffo

pubblicato da paganini

Si intitola L’informazione delle denunce anonime il Passaparola che Marco Travaglio, come d’abitudine, ha messo online lunedì. Come forse era inevitabile, Travaglio dedica la sua striscia settimanale allo scontro tra Vittorio Feltri e il suo Giornale e il direttore di Avvenire, Dino Boffo, capro espiatorio scelto dall’armata del Caimano per iniziare a reagire alle critiche sul suo allegro stile di vita sparando in prima pagine le pagliuzze (più o meno grandi) situate negli occhi dei suoi detrattori.

Secondo il giornalista - che presto animerà la redazione del Fatto - Feltri si è installato al Giornale e ha cominciato a fare il suo mestiere, quello di sempre: picchiare. Picchiare chi? Solo ed esclusivamente quelli che lui ritiene essere i nemici di Berlusconi. Naturalmente l’uomo ha una certa età quindi non ha una grande dimestichezza con il calendario, infatti pesta alcuni obiettivi sui quali si va sul sicuro, De Benedetti, la famiglia Agnelli – tanto gli Agnelli sono tutti morti a parte Margherita, a pestare i morti il rischio è zero.

Per Travaglio, Boffo non è certo un antiberlusconiano militante: stiamo semplicemente parlando di un tizio che, dirigendo un giornale cattolico, evidentemente era inondato di mail, lettere, telefonate di lettori che dicevano “ma non dite niente nemmeno di fronte alle puttane?” e al puttaniere soprattutto, perché le puttane fanno un mestiere nobilissimo rispetto a quello del puttaniere. Anche se in effetti, sarebbe bene se il direttore dell’Avvenire non avesse questi scheletrucci nell’armadio perché è ovvio che ci si può difendere meglio da certe aggressioni se certe aggressioni non sono vere…

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Caso Dino Boffo. Il Giornale pubblica in prima pagina l'atto di patteggiamento per molestie del direttore dell'Avvenire

pubblicato da Luca Landoni


Uno a zero per Vittorio Feltri. Dopo qualche giorno di martellante campagna anti-Giornale di tutti gli altri quotidiani, che hanno pubblicato una prima pagina fotocopia dal titolo “Bagnasco: attacco disgustoso”, il direttore passa al contrattacco mostrando il primo (presumibilmente non ultimo) dei documenti in suo possesso.

Dunque Dino Boffo ha patteggiato un atto di molestie verso una donna (ai sensi dell’articolo 660 del codice) avvenuto nel gennaio del 2002, pagando 516 euro. Lo dice nero su bianco il documento del casellario giudiziario che riporta il decreto penale del Gip di Terni esecutivo il 1/10/2004. Ovviamente ciò non prova che sia per forza colpevole, ma solitamente chi è innocente non patteggia un’accusa così infamante.

Si potrebbe ribadire che non era questo il punto cui girava intorno la faccenda, e che deve ancora saltar fuori la famosa informativa in cui si definirebbe il direttore dell’Avvenire “un noto omosessuale attenzionato dalle forze dell’ordine”. In effetti Feltri sostiene di avere altri documenti nel cassetto e di essere in grado di tirarli fuori se necessario, ma per ora si dice anche non tenuto a svelarne il contenuto se non per ribadire che non si tratta di un’informativa della polizia.

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