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Tutti gli articoli con tag barack obama

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Stati Uniti: Obama chiede spiegazioni all’Iran sul progetto di attentati negli Usa.Non porteremmo avanti un caso se non sapessimo esattamente come sostenere tutte le accuse contenute nell’incriminazione.” Sono le parole con cui Barack Obama, nel corso di una conferenza stampa con il Presidente sudcoreano Lee Myung-bak è tornato sull’incidente internazionale che sta facendo precipitare le già fragili relazioni tra Washington e Teheran.

Il caso di Manssor Arbabsiar, con il suo presunto progetto di compiere attentati sul suolo Usa per conto dell’Iran, rischia di innescare un inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Repubblica islamica.

Nonostante il regime iraniano continui a negare il suo coinvolgimento, accusando gli Stati Uniti di essersi inventati tutto, Obama ha nuovamente addossato Governo di Teheran le responsabilità del progetto di attentato.

Crediamo” ha affermato “che se anche ai più alti livelli non c’era una conoscenza completa dei dettagli operativi, ci doveva essere responsabilità e rispetto nei confronti di chiunque nel Governo iraniano fosse coinvolto in questo tipo di attività

L’importante” ha aggiunto il Presidente Usa “è che l’Iran risponda alla comunità internazionale sul perché, all’interno del suo Governo, ci sia qualcuno coinvolto in questo tipo di attività”.

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Il discorso di Obama "Siamo da AAA". Le agenzie fanno politica?

pubblicato da Alberto Puliafito


Si deve leggere anche fra le righe e politicamente - non solo da un punto di vista finanziario -, l’annunciato discorso di Barak Obama (su USA Today la trascrizione più completa) tenutosi a mercati ancora aperti. E si deve andare anche oltre la retorica della bandiera, che pure non manca nella chiusa:

I mercati salgono e scendono, ma questi sono gli Stati Uniti d’America. Non importa cosa possa dire qualche agenzia, noi siamo sempre stati e saremo sempre una nazione da tripla A.

E questa, diciamo, era la parte dovuta al patriottismo americano alla John Wayne. Poi ci sono gli altri aspetti del discorso, quelli che riguardano più da vicino la politica interna e, implicitamente, il giudizio del Presidente degli USA sulle agenzie di rating.
Obama individua un problema fondamentale, che non è la mancanza di progettualità ma la mancanza di volontà politica a Washington. E qui c’è la stoccata ai Repubblicani:

[Il problema] è l’insistere nel tracciare linee nella sabbia, a rifiutare di mettere ciò che è meglio per il paese dvanti al proprio interesse o alle ideologie di partito. E questo è quel che abbiamo bisogno di cambiare.

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Berlusconi non ascolta la Mercegaglia e a Obama dice: "In Italia c'è dittatura giudici di sinistra"

pubblicato da il passator cortese

Premier e governo fanno orecchie da mercante non solo quando parlano i sindacati o le opposizioni ma anche di fronte alle forti critiche della Confindustria.

Il presidente Emma Mercegaglia ci va giù duro: “Dieci anni di crescita perduta. Nessuna idea per lo sviluppo, il Palazzo pensa ad altro”. E rilancia le priorità: conti pubblici, liberalizzazioni, infrastrutture.

Invece il Governo, ancora oggi, dopo tre anni di legislatura, parla di radicali riforme da approvare al piú presto, come se fosse in carica da poche settimane e invece pensa solo a nominare sottosegretari, a spostare ministeri da Roma a Milano. “Ancora siamo in attesa della legge sulla concorrenza di cui si parla dall’anno scorso”.

Dice il deputato e responsabile Enti locali dell’Udc, Mauro Libè. Chi crede più ancora alle promesse elettorali sulle riforme? Il cervello di Berlusconi è “tarato” solo su pochi nodi fissi. Oggi pomeriggio, in occasione del G8, al presidente degli Usa Barack Obama ha persino detto, sconsolato e irato: “In Italia c’è la dittatura dei giudici di sinistra”. E Obama? Assente.

Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Israele, discorso di Netanyahu negli Usa: “I confini del 1967 sono indifendibili”. Non sono affermazioni nuove. Il discorso tenuto ieri dal premier israeliano Netanyahu alla conferenza dell’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee, la lobby Usa filo-israeliana) riprende il leitmotiv dell’indifendibilità dei confini del 1967.

E’ un tema caro all’establishment israeliano, che ha sempre motivato con ragioni di sicurezza militare il mancato sgombero delle colonie in Cisgiordania e il ritorno dello Stato ebraico all’interno dei confini antecedenti la Guerra dei Sei giorni.

Nonostante i ringraziamenti di rito agli Stati Uniti e al loro supporto ad Israele (specialmente per il sistema di difesa missilistica Iron Dome), Netanyau ha nettamente bocciato la proposta, avanzata lo scorso giovedì da Barack Obama, di un ripristino dei confini del 1967, bollandoli come “indifendibili”.

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La morte di Bin Laden e la morte dell'idea di terrorismo

pubblicato da Bruno Marino


Barack Obama ha deciso di non pubblicare le foto del cadavere di Bin Laden (mentre la Reuters ha pubblicato altre foto del blitz in Pakistan, le trovate qui). Troppo forte il rischio di incrementare, in tutto il mondo arabo, l’ostilità e l’odio verso gli Usa. Vittorio Zucconi, su Repubblica, ha scritto che

“Nella civiltà della immagini, non si può restare senza immagini senza generare mostri, sapendo che comunque potranno affiorare o, peggio, essere falsificate da mani interessate a screditarlo. La trasparenza è il prezzo durissimo che le democrazie vere pagano a se stesse, per restare tali.”

La diffusione delle immagini servirebbe anche a mettere a tacere le voci che vorrebbero Bin Laden ancora vivo (ricordate la storia di Hitler scampato alla tenaglia sovietica nel 1945 e fuggito in Sudamerica?). Non servirebbero, però, a debellare il terrorismo internazionale. Infatti, Bin Laden è ancora vivo. Seguiteci dopo il salto.

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Un piccolo viaggio nelle pagine facebook di Berlusconi e Bersani

pubblicato da Bruno Marino


Silvio Berlusconi è tornato su facebook! La lieta notizia (grazie a lademocrazia.it per la scoperta) ha stimolato la nostra curiosità e siamo andati a controllare la pagina ufficiale del premier. E abbiamo scoperto qualcosa di interessante.

Primo: la pagina piace a circa 300.000 persone. Quella di Bersani, per fare un confronto, a poco meno di 50.000. Facendo un rapido confronto con la pagina ufficiale di Barack Obama (più di 19 milioni di “mi piace”) è evidente che i numeri italiani siano molto piccoli. Gli USA hanno circa 152 milioni di persone con un profilo facebook contro i circa 18 milioni italiani, vale a dire un rapporto di circa 9:1, mentre il rapporto tra le pagine di Obama e Berlusconi (non consideriamo Bersani, la cui pagina è seguita da poche persone) è di 63:1.

Vale a dire che ogni mi piace alla pagina del caro Presidente equivale a 63 mi piace alla pagina di Obama. Insomma, B&B (Berlusconi e Bersani) non sembrano essere molto seguiti sul social network. C’è altro. Seguiteci dopo il salto.

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Ore 12 - Libia, i 4 "grandi" si spartiscono il Nord Africa. Berlusconi fuori dalla porta

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUna prova in più della pochezza internazionale di questa povera Italia, che le vicende giudiziarie e morali del Capo del Governo e la figura sbiadita e servile del suo Ministro degli Esteri hanno ridotto a poco più che un Paese da operetta?

Eccola! L’Italia viene tenuta fuori dalla porta sulla Libia. Ieri sera il presidente francese Nicolas Sarkozy, quello americano Barack Obama, il premier britannico David Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno avuto un incontro in videoconferenza sulla Libia.

All’incontro non è stata invitata l’Italia che non ha dunque partecipato. I quattro “big” hanno discusso dell’attuale situazione in Libia e dei piani in vista del vertice in programma oggi, martedì 29 marzo, a Londra.

Un brutto colpo per Silvio Berlusconi. Soprattutto un brutto colpo per l’Italia, la cui credibilità internazionale è davvero in caduta libera. Anche l’inedito asse italo-tedesco pare poco più di una trovata propagandistica, il solito escamotage per tentare di uscire dall’angolo e invece ficcarsi nel pozzo.

Si pensa sempre alle promesse del dopo, ai rapporti preferenziali e così facendo si costruisce sulla sabbia e ci si arrampica sugli specchi, con l’autorevolezza internazionale dell’Italia ridotta al lumicino.

C’è chi non perde la (ghiotta) occasione per ironizzare: al berluska lo hanno lasciato a casa senza invitarlo? Ovvio, in situazioni così serie non serve uno che fa il cucù, che fa le corna da dietro, che racconti barzellette, o che dia baci sulle mani del rais libico. Calcata ma efficace.

Intanto i quattro grandi decidono l’assetto mondiale, la nuova geografia del nord Africa e del dopo Gheddafi. A noi ci toccano i profughi.

Obama, il discorso "Sputnik" convince gli Stati Uniti

pubblicato da davide f.

Ridurre il debito pubblico e investire sul futuro. Queste le due chiavi di lettura indispensabili per leggere il discorso agli Stati dell’Unione di Barack Obama (nel video la versione integrale).

Contenimento della spesa pubblica, taglio dei sussidi alle compagnie petrolifere e investimenti su istruzione ricerca e sviluppo ed energie alternative. E’ il momento Sputnik dell’era Obama, riparte la competizione per la conquista del “primato” globale.

Le parole del presidente, ispirate dal giovane talentuoso speechwriter Jon Favreau (divenuto già leggenda), secondo i dati hanno raccolto consensi: l’84% degli americani avrebbero apprezzato le sue parole, la Cnn dice che il 52% delle persone ha apprezzato molto il suo discorso, il 32% è rimasto parzialmente convinto, solo un 15% deluso. Una grande vittoria per il presidente. Ora però viene il difficile.

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Esteri: il giro del mondo in tremila battute

pubblicato da R.D.

Medio Oriente: Israele, al via il Likud modello Tea Party. Prendi gli attivisti di un partito di destra (il Likud) insoddisfatti perché il loro partito non è abbastanza a destra, aggiungi un Barack Obama da trasformare in bersaglio di tutte le critiche e voilà, la ricetta del Tea Party è pronta per essere esportata ad ogni latitudine.

In Israele non c’è una riforma sanitaria da attaccare o una minaccia socialista da agitare come spauracchio, ma in compenso c’è l’annosa questione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. E, soprattutto, c’è un Barack Obama dall’altra parte dell’oceano che chiede di sospenderne la costruzione per agevolare il processo di pace.

Il blocco degli insediamenti è un punto cruciale dei negoziati tra Autorità nazionale palestinese (Anp) e Israele. Ricordiamo che una prima moratoria è scaduta il 26 settembre, ma l’Amministrazione Usa ne chiede a più riprese una prosecuzione.

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Dalla porta esce il Vangelo, dalla finestra entra il Corano. Via Berlusconi, arriva Gheddafi?

pubblicato da Massimo Falcioni

Nell’anniversario delle stragi dell’11 settembre Barack Obama ha ricordato che gli Usa non sono in guerra con l’Islam ma con i terroristi. Un giusto monito a chi vuol gettare benzina sul fuoco, anche per stemperare le tensioni provocate dal rogo del Corano minacciato dal pastore evangelico della Florida Terry Jones.

Già pochi giorni addietro, proprio a Roma, il leader Gheddafi aveva ipotizzato una “Europa musulmana”, una sparata da troppi sottovalutata e anche dal nostro governo (ingenuamente ?) incasellata sotto la voce del folklore.

Tant’è che l’autorevole islamologo Samir Khalil prevede uno scenario a dir poco conturbante: “Nel 2050, per il trend della natalità e il flusso migratorio, un quarto dell’Europa sarà musulmano”.

Non saranno certo gli accordi (?!) di Berlusconi con il dittatore libico a modificare il corso della storia. Pesano invece il “proselitismo” a senso unico, cioè concesso da noi ma non ricambiato dagli altri e soprattutto quel vuoto determinatosi in Europa, Italia compresa, una inarrestabile desertificazione valoriale.

Oggi domina una cultura post moderna che, come scrive Raffaele Mazzoli: “avendo rotto con la tradizione e non trovando di meglio che rifugiarsi nell’agnosticismo, nel relativismo morale e in un arido scientismo, si mostra incapace di avviare un nuovo umanesimo”.

Qui non può essere messo in discussione il valore della libertà religiosa e la laicità dello Stato. Nessuno può volere il ritorno dei … “bei tempi” del potere temporale della Chiesa.

Guardando però a senso unico, si rischia una brutta sorpresa: buttato via dalla porta il Vangelo entrerà dalla finestra il Corano. Perduto Berlusconi, ci ritroveremo Gheddafi?