Non c’è da ricamarci sopra, come ha fatto Il Giornale. La storia è questa, banale ma significativa.
La giovane rom 18enne Alissa (indotta sin dall’età di dieci anni dalla sua famiglia al consumo di eroina e cocaina) sconta in carcere una pena di due anni, per furto.
La ragazza divide la cella con una detenuta doc, Barbara Balzerani, dentro per ben altri motivi: è l’ex “primula rossa” delle Br che partecipò al sequestro di Aldo Moro e alla strage di via Fani.
In un articolo, la “signora” italiana, ex capò della colonna romana dei brigatisti, attacca l’Italia perché “inumana” nei riguardi dei rom.
Tutti possono parlare, ovvio. Ma da che pulpito viene la predica?

Marina Petrella, anni 54, membro storico della colonna romana delle Brigate Rosse, nota come colonna Balzerani. Nel ‘78 partecipa al rapimento Moro, per la quale è condannata nel 1988. Assassina di un agente di polizia, per l’omicidio del quale viene condannata nel ‘92, fugge in Francia per evitare la cattura e beneficiare della dottrina Mitterrand.
Venuta meno quest’ultima, in seguito a richiesta di estradizione italiana datata 2002, viene arrestata dalla polizia francese nel 2007. Nonostante la Corte d’appello francese abbia confermato l’estradizione, questa viene continuamente rimandata dal governo d’Oltralpe, finché la Petrella non piomba in uno stato di “gravissima depressione”, risultando gravemente malata. Con questa scusa (testualmente “ragioni umanitarie”) il presidente Sarkozy, notizia di ieri, rifiuta per l’ennesima volta di consegnare la terrorista. Decisione personale e umanitaria, dunque, almeno fino a oggi quando, colpo di scena, non è spuntata una dichiarazione di Madame Carlà Bruni.
«Sì, me ne sono occupata e ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito, il presidente della Repubblica. Il quale, a sua volta, s’è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute».
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