Matteo Renzi: Robin Hood. Voto 5- Il leader dei rottamatori “coglie l’attimo” rivendicando il merito di aver contribuito al cambio della guardia a Palazzo Chigi fra il Cav e il Prof. Poi cavalca l’anti Casta: “Paghiamo i politici come i sindaci!”. Matteo, “sgomitatore” di professione e sindaco a tempo perso. Troppo avanti o troppo indietro?
Luigi De Magistris: Masaniello.Voto 4- L’ex pm sindaco partenopeo dell’Idv predica bene ma razzola male gonfiando il suo staff personale oggi composto da ben 17 persone:17 sono anche le voraci e clientelari mega-società partecipate,controllate dalla giunta “progressista” del “Masaniello” dell’Idv. Peggio della Iervolino e di Bassolino?
Franco Frattini: incertezze. Voto 4. Stralunato, il ministro degli Esteri ieri a “Otto e mezzo” de La 7: “Berlusconi aveva davvero dubbi che Ruby fosse nipote di Mubarak e lo chiese al presidente dell’Egitto. Non chiedi una cosa così a un presidente se non hai dubbi”. To be or not to be: dubbi amletici.
Luigi De Magistris: certezze. Voto 4. L’ex pm si candida con lista civica “killer” alle comunali di Napoli e mette il Pd con le spalle al muro. Dopo il pantano delle primarie e l’era caos di Bassolino-Jervolino il partito di Bersani è “servito”: o subire la convergenza-diktait o perdere le elezioni. Ko assicurato.
La profezia di Indro Montanelli “Vinca il nemico purchè perda il concorrente” si addice al Partito democratico, avvitato nelle sue primarie-a-elastico, o primarie-barzelletta-scontate, o primarie-faida e comunque sempre primarie-boomerang.
Le primarie in Puglia sono l’iceberg di una situazione che va ben oltre i confini regionali. E’ questo il Pd. Un partito che non si sa cos’è ma che si… “ritrova” solo quando deve dilaniare se stesso.
Stavolta l’occasione è data da Vendola, l’”antipartito” (!?) di un partito frullato e fantasma, che abbatte Boccia, braccio destra di Enrico Letta e sponsorizzato da Massimo D’Alema, espressione degli apparati (!?)… scomparsi.
Quindi un candidato che si basa sul 2% del proprio partito (ora Sinistra-ecologica e libertà) e straccia l’avversario che si basa sul 30% del proprio (Pd). Chiaro?
E si grida allo scandalo! Come se nel 2008, persino in Emilia Romagna, i candidati “ufficiali” del Pd, non avessero preso mazzate in continuazione, alle primarie e, gli scampati, alle elezioni!
Evidentemente, i nodi da sciogliere sono tanti. Il primo riguarda l’identità e la natura di un partito, diviso, continuamente alla ricerca di se stesso e della bussola. Ma c’è anche una questione che riguarda la selezione e la scelta degli uomini, candidati delle primarie o esponenti delle istituzioni: vengono (quasi) sistematicamente bocciati perché sono… quello che sono, cioè non credibili, per non dire impresentabili.
Continua a leggere: Ore 12 - Il Pd nel gorgo delle primarie "boomerang"
Giulio Cavalli, attore sottoscorta per le minacce ricevute dalla mafia operante in Lombardia, ha deciso di candidarsi alle prossime elezioni regionali. Contro di lui Roberto Formigoni. Con lui l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Per l’ex magistrato l’appoggio di Giulio Cavalli rappresenta, in termini di immagine perlomeno, un investimento sicuro poiché gli permette di catturare un’altra, l’ennesima, parte di elettorato importante a cui Pierluigi Bersani non riesce più a parlare.
Le occasioni perse cominciano ad essere troppe per garantire al proprio partito, non coalizione, di poter avere un futuro. Il presente parla chiaro. Pronto a tutto per sconfiggere Silvio Berlusconi, benché il problema vero sia un altro, il successore di Dario Franceschini sta subendo inerme le scelte degli alleati, se di tali si possa parlare.
A Roma il presunto stupratore seriale, in Campania il killer di Camorra, in Sicilia si parla di pesanti infiltrazioni. Tra gli iscritti del Pd mancano solo Hannibal Lecter e Jack lo squartatore. Ma pare che Bernardo Provenzano abbia chiesto la tessera. Circoli…viziosi
Suor Binetti, intanto, è pronta a votare la legge sul biotestamento del Pdl. Ormai il gruppo del Partito democratico alla Camera è come la Casa delle libertà di Corrado Guzzanti: ognuno fa un po’ quel che gli pare. Urgono seri provvedimenti. Prendi il Soro per le corna
Sandra Lonardo di nuovo nei guai. La giustizia non la lascia in pace. “Un vero e proprio accanimento”, ha detto l’illustre marito. (Ma)stella cadente
Il ‘muscolare’ Franceschini in versione sadomaso: “Se vincerò, con Bassolino e Loiero farò operazioni dolorose”. E poi dicono che il Pd non ‘penetra’ il territorio. C-anale preferenziale
Il lezzo della monnezza napoletana e campana ha oltrepassato per anni i confini nazionali.
I nodi che asfissiano quei territori sono anche complessi ma spesso fanno gridare alla “vergogna!” e allo “scandalo!” per come sono affrontati dai partiti e dalle istituzioni. Si dice sempre: “Sono questioni che non si risolvono in un giorno”. Giusto.
Ma sono troppi anni che comune di Napoli e regione Campania promettono il miracolo che però non avviene. I fatti dimostrano che a sfascio si aggiunge sfascio.
Sono i partiti e i rispettivi ras e cacicchi che depredano il territorio e le sue risorse ingrassando le clientele in un circuito perverso dove a farla da padrona è la malavita organizzata.
Qui, più che a riciclare i rifiuti, pensano a riciclare i politici che hanno perso la faccia, ma che non vogliono perdere la poltrona. Prolificano i “portatori” di tessere e di voti che gridano strumentalmente, come altrove, “O Sud o morte!”: sono intoccabili perché tengono in vita correnti e rivoli indispensabili per il potere: ecco perché nessun partito e nessun leader nazionale muove un dito per fermarli.
D’altra parte, dal centro alla periferia, si moltiplicano catene di comando e cordate di iscritti fondate sul fidelismo (e non solo ..) e finalizzate alla distribuzione del potere e del sottopotere. Inefficienza, populismo, autoritarismo si saldano. Muoiono la politica, la partecipazione, la democrazia.
Continua a leggere: Ore 12 - Rinnovamento della politica: i tromboni trombati

Cari amici di PolisBlog. Tra mezz’ora circa daremo inizio alla diretta di Annozero. Appuntamento a tra poco.
Spazio Travaglio. Attacco a testa bassa contro il Pd e la leadership veltroniana. Gustosa la parte in cui segnala che in Calabria il Pd ha più tesserati che elettori. Franceschini viene massacrato mentre ogni tanto Renzi, inquadrato, sorride. Più serio Bassolino, forse un po’ preoccupato per quel che lo attende. Brividi quanto alla fine intona Sincerità, il tormentone vincitore di Sanremo giovani. Termina Travaglio e parte il servizio su Beppe Grillo.
Ore 21.18. Oltre a Renzi e Bassolino, in studio fanno capolino Telese e Concita De Gregorio, la cosa si fa interessante. Bassolino ha la faccia più rassegnata e fatalista della storia televisiva.
Ore 21.27. Il servizio su Matteo Renzi è imprevedibilmente critico. Nel seguirlo durante la sua campagna elettorale tra la gente, si sottolinea in modo estremamente negativo la sua provenienza dal Partito Popolare e la sua militanza in Comunione Liberazione. L’intervista a Staino, il padre di Bobo, stronca l’homo novus della sinistra senza mezzi termini. Staino lo descrive in modo sprezzante al limite della violenza. Sale la curiosità su come Renzi reagirà all’ostilità generale della leadership di partito e di molti personaggi autorevoli che vi fanno riferimento.
Finalmente lo conosceremo da vicino. Matteo Renzi, 35 anni, scelto dal centro-sinistra per correre alla poltrona di sindaco nella sua roccaforte Firenze. La città-simbolo, la città dove non ha mai perso. E Renzi è un vero osso duro, deciso e mai banale. Fin dall’inizio non ha esitato a scagliarsi contro la leadership “vecchia” del suo schieramento, e contro tutti i baroni che lo affossano. Il bello è che quel diavolaccio d’un Santoro uno di quei baroni gliel’ha piazzato contro proprio stasera; Antonio Bassolino sarà infatti presente in trasmissione in una sorta di duello all’Ok Corral.
Dopo le dimissioni di Veltroni, si è aperta di fatto la partita per il nuovo gruppo dirigente nel centrosinistra. A Firenze le primarie per il sindaco le ha vinte il trentacinquenne Matteo Renzi contro le indicazioni della dirigenza del Pd. Il Time lo ha già definito “l’Obama italiano”, mentre lui ha detto subito: “nel Pd è necessario un ricambio drastico. Questa generazione se ha gli attributi, è il momento che li mostri”. Un numero sempre più nutrito di under quaranta punta il dito contro la vecchia nomenclatura, che governa le scelte del centrosinistra e le regioni più importanti. Uno dei leader rappresentato come il vecchio è il governatore della Campania Antonio Bassolino. Renzi ha detto di lui: “in Campania ha fatto un disastro politico e ha fatto male a non dimettersi”
Roberto Maroni: violentato. Voto + 8. L’Italia fra stupri e violenze quotidiane. Il ministro dell’Interno Maroni attacca la magistratura: “ I giudici liberano troppi criminali, vanificano il lavoro delle forze dell’ordine”. Come dargli torto? Governo incapace, Italia malata, società infetta.
Antonio Di Pietro: ultimatum. Voto – 8. Idv in fibrillazione. Antonio Di Pietro intima ai “suoi” di far cadere la giunta comunale (Napoli) e regionale (Campania): “Fuori dall’Idv chi non sfiducia Bassolino!”. Ma i consiglieri “ribelli” non mollano le poltrone. Partito liquido. Leader di cartapesta.
Tra Bush, Obama, il poltronaro Villari e Kakà sono passati quasi sotto silenzio gli eventi di ieri a Napoli, giorno della presentazione del nuovo consiglio comunale, casualmente in contemporanea con la conferenza stampa di Veltroni alla presenza del governatore campano Bassolino. E meno male - per Walter intendiamo - che c’era ben altro di cui parlare, perché non si può dire che sia stata scritta la pagina più gloriosa del Maschio Angioino.
Mentre poco lontano il capo Pd dava fiducia al governatore regionale “a patto di voltare pagina, se no ne trarremo le conseguenze” (ah!), il sindaco Rosa Russo Iervolino tentava di dare lettura del nuovo programma nel bel mezzo di una gazzarra da stadio, tra urla di “Liberiamo Napoli”, “vergogna” e “buffoni”, e consiglieri imbizzarriti che piombavano in mezzo alla sala sventolando la bandiera palestinese (Gaetano Sannino, Pdci, nello specifico).
“Con uno dei migliori presidenti del Consiglio con i quali ho lavorato, Giuliano Amato, ho vissuto il periodo di Tangentopoli e ho avuto anche la triste esperienza di vedere più di un collega ministro inquisito e sottoposto a procedimento giudiziario. Questi ministri sono stati immediatamente sostituiti e il governo ha continuato il suo lavoro. Ciò che riguarda esclusivamente la persona non coinvolge l’organo” - ha chiaritoil sindaco.”Era così allora ed è così adesso, perchè se ci sono stati tentativi personali, certamente gravi, di creare condizioni di favore nei riguardi di un concorrente alla futura gara, resta il fatto innegabile che nessuna gara è stata intrapresa dall’amministrazione”.
Continua a leggere: Iervolino, Bassolino e Veltroni. Va in scena il nuovo rinascimento napoletano