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Le liste civiche tedesche: un esempio per Beppe Grillo?

pubblicato da Giulio Mattioli


Vi abbiamo raccontato recentemente, nel nostro resoconto delle elezioni regionali in Baviera, dell’affermazione del raggruppamento di liste civiche “Freie Wähler” (Elettori Liberi), che hanno raggiunto un impressionante 10%, togliendo voti allo storico partito bavarese della CSU. Recenti sondaggi elettorali hanno poi dimostrato che il 45% degli elettori sarebbe disposto a votare le liste civiche alle prossime elezioni regionali e sull’onda di questa euforia il partito starebbe considerando seriamente la possibilità di presentarsi alle elezioni legislative della prossima primavera.

A nostro avviso il successo di questa piccola ma determinata formazione “nata dal basso” potrebbe insegnare molto a chi in Italia ha visto nelle liste civiche il mezzo per cambiare il paese: ci riferiamo ovviamente a Beppe Grillo e i suoi numerosi sostenitori. Qual’é dunque il segreto degli “Elettori liberi” teutonici? A nostro modesto parere, la precisa collocazione politica. Il leader Hubert Aiwanger ha infatti dichiarato:

Non siamo populisti, siamo liberalconservatori che vogliono restaurare il contatto tra politici e piccola gente. Non siamo né socialisti né comunisti, ma nemmeno destra radicale: non alziamo steccati, non puntiamo su paure, non parliamo contro gli stranieri, vogliamo una loro integrazione, una loro vita in mezzo a noi, senza privilegi speciali ma soprattutto senza discriminazioni

Questa precisa auto-collocazione sullo spettro politico esistente non potrebbe differenziare più nettamente le liste civiche tedesche da quelle promosse da Beppe Grillo.

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Elezioni in Baviera: crollo della CSU

pubblicato da Giulio Mattioli

In Europa non c’è solo l’avanzata dell’estrema destra che ci ha raccontato Luca Landoni per l’Austria. Come avevamo previsto infatti la settimana scorsa, le elezioni nello stato tedesco della Baviera si sono rivelate un disastro per la CSU, partito regionalista gemello della CDU del cancelliere Merkel e sorta di “Lega Nord” d’oltre-brennero. Il partito ha subito un tracollo epocale, passando dal 60% delle precedenti elezioni al 43.

Le ragioni le avevamo già illustrate: la mancanza di una leadership convincente e le continue gaffes dei principali dirigenti del partito, tanto più gratuite in un contesto di grande sviluppo economico come quello della Baviera di oggi. Del crollo della CSU non beneficiano tuttavia i socialdemocratici della SPD, ormai in crisi a livello nazionale, stabili al 19%: in questo senso il voto bavarese potrebbe anche essere interpretato come una punizione per i partiti membri della “grosse-koalition” a livello federale, fenomeno elettorale molto comune e che abbiamo visto all’opera proprio questo stesso weekend in Austria.

Chi esce vincitore da queste elezioni sono invece i liberali della FDP, passati dal 2 all’8%, percentuale che permette loro di tornare in parlamento per la prima volta dal 1982. Per noi italiani si tratta di un partito difficile da immaginare, tanto le sue idee sono scarsamente rappresentate in Italia: liberista ma anche autenticamente liberale sui diritti civili, tanto da avere un leader omosessuale, lo si potrebbe paragonare ad un’enorme ed immaginaria “Lista Capezzone”.

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Le strane elezioni della Baviera e la Lega Nord

pubblicato da Giulio Mattioli

La Lega Nord spesso indica nella Germania un potenziale modello per una riforma in senso federale dell’Italia. Abbiamo già illustrato la scarsa lungimiranza di questo riferimento in una serie di post qualche mese fa. Tuttavia, per dare ai seguaci di Bossi qualche informazione in più su come funziona il loro paese federalista preferito, ci sembra ragionevole dare un’occhiata un po’ più da vicino alla sua regione più forte.

Il prossimo 28 settembre i “padani” della Germania – che dall’altro lato delle alpi si chiamano “bavaresi” – si recheranno alle urne. Ad oggi la Baviera ha il più basso tasso di disoccupazione di tutti i Länder, un’economia in pieno boom e il PIL pro capite più alto tra le regioni tedesche dopo l’Assia. Potrà forse sorprendere i sostenitori del “federalismo fiscale” ma dopo la Seconda Guerra Mondiale la Baviera, che era solo una regione rurale all’epoca, ha ricevuto aiuto fiscale dagli altri Länder, come ad esempio la città-stato di Brema, nel nord del paese, oggi ormai in declino.

Senza la grande fuga di capitali e imprese da Berlino verso l’ovest, causata dalla costruzione del Muro, Monaco di Baviera non sarebbe mai diventata il peso massimo dell’economia che è oggi. Una lezione che si può dunque trarre dall’esperienza federalista tedesca è questa: la solidarietà finanziaria tra le regioni non è necessariamente uno spreco di denaro, e i ricchi di oggi potrebbero diventare i poveri di domani.

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