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Tutti gli articoli con tag benedetto xvi

Ore 12 - Il cardinale Bagnasco spinge i cattolici a "fare politica". Da Todi la nuova DC?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl presidente della Cei Angelo Bagnasco apre il Forum delle associazioni cattoliche a Todi: “La Chiesa non cerca privilegi né intromissioni in ambiti a lei estranei. Ma i cristiani sono diventati massa critica nella società civile”. Il cardinale prosegue: “La partecipazione alla sfera sociale è un obbligo per i cristiani, se per nessuno è possibile l’assenteismo sociale, per i cristiani è un peccato di omissione”.

Dopo queste parole cresce l’attesa per il meeting nella cittadina umbra. Tanto interesse deriva dal fatto che si vuole capire se parte davvero l’idea per la costruzione del nuovo partito dei cattolici, una Democrazia Cristiana riverniciata ma modellata e incentrata sui valori e sugli ideali della Balena Bianca, partito cardine della prima Repubblica.

“La buona politica per il bene comune” è il titolo del “conclave”, forse di basso profilo, perché di sfida vera si tratta. Ridotto all’osso, il progetto politico pare incentrato su pochi e precisi punti: nuovo sistema elettorale, nuova morale politica, fine del bipolarismo coatto, programmi per la famiglia, il sociale, il lavoro. Si comprende bene che non di temi “divini” si parla ma di questioni molto terrene e strettamente legate all’attualità politica. E’ sufficiente tutto questo per l’avvio della costruzione della nuova e unica casa politica dei cattolici italiani?

Parlare di nuova DC è antistorico ma già il solo evocarlo manda in tilt sia la destra che la sinistra. A gettare acqua sul fuoco sono per prime le stesse Gerarchie che smentiscono: “A Todi non nascerà nessun nuovo partito dei cattolici, nessuna nuova DC”. Doverosa precisazione, anche perché non è di pertinenza della Chiesa (almeno qui e oggi …) costruire partiti. L’obiettivo vero pare quello di far suonare le campane per risvegliare i cattolici, specie quelli imboscati negli attuali partiti senza più quello sguardo politico complessivo e profondo fuori dalle miserie e dalle mediocrità attuali senza però cadere in nostalgici e impossibili ritorni al passato.

Un punto di partenza da cui Todi si muoverà pare certo: i cattolici hanno sbagliato a fidarsi degli attuali partiti, hanno sbagliato a stare con il potente di turno Berlusconi o Prodi, basta con la delega, è ora di contare di più, di diventare protagonisti. Anche sulla spinta di Benedetto XVI, i cattolici sono portati ad andare al di là della difesa dei valori non negoziabili, per un impegno politicamente più fattivo. Con quali strumenti? Giungerà da Todi la risposta?

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Ore 12 - A Berlusconi fischiano le orecchie. Colpa di Bersani? No, di ... Papa Ratzinger!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA Silvio Berlusconi saranno fischiate le orecchie. Ma per tutti gli “inquilini” del palazzo della politica Made in Italy le parole del Papa in Germania sono state pietre acuminate.

Benedetto XVI stavolta si è affidato al monito del Civitate Dei di Sant’Agostino che sentenziava: “Senza il diritto, lo Stato è come una grossa banda di briganti”. Quindi compito del politico è “servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia”.

Lo diceva anche Aldo Moro e lo ribadisce Papa Ratzinger: “ Sulle questioni fondamentali non è sufficiente il ‘criterio della maggioranza’, cosa ancor più evidente nelle epoche e nei regimi in cui ‘il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia”.

Al Bundestag il Papa ha indicato quasi i “comandamenti” sulla “mission” e sui “doveri” del politico. “Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale”, mentre “la politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace”. Il successo, invece, “può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”.

Il Papa è tornato addirittura al nazismo, quando “lo Stato era diventato uno strumento per la distruzione del diritto - era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e portarlo sull’orlo del precipizio”.


Che dire? Nulla da aggiungere. Come per Giorgio Napolitano, il rischio è che siano parole nel deserto.

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Frattini e Berlusconi giocano all'auto-complotto. E Napolitano avverte ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Anche il Palazzo ha due facce. La faccia irresponsabile di Palazzo Chigi, con il Governo in agonia che inventa l’auto-complotto galattico e con il Premier bollito che rilancia la crociata contro i “media criminali”.

La faccia responsabile del Quirinale, con Giorgio Napolitano che lancia l’allarme sul futuro dell’Euro.

“È molto difficile - dice il Capo dello Stato durante la cerimonia di avvio dell’undicesimo foro di dialogo Italia-Spagna - fare una graduatoria delle conseguenze negative della crisi. Ma la peggiore è il fatto che oggi sono messi in forse i valori e le principali fondamenta del processo di integrazione europeo. Non dobbiamo nasconderci la gravità dei segnali. Oggi sono messe in questione e non sono sufficientemente garantite la moneta unica, il metodo comunitario, e lo stesso principio di solidarietà”.

Napolitano chiede più solidarietà tra gli stati dell’Unione Europea. Citando Jacques Delors, il capo dello Stato sostiene che bisogna recuperare “la solidarietà che unisce. Senza la solidarietà nessun paese potrà salvaguardare i propri principi e le proprie conquiste”.

Napolitano invita poi a riflettere su come tutelare questi principi: “non possiamo sfuggire il tema del modo in cui le nostre economie sono cresciute e si sono sviluppate. Non possiamo illuderci che possiamo fronteggiare la crisi ripercorrendo le strade del passato. Il contesto mondiale non ci consentirà di farlo: dobbiamo quindi ripensare il nostro modello di sviluppo”.

Tale e quale il monito di pochi giorni addietro lanciato dal Papa. Napolitano e Benedetto XVI forse parlano alle nuvole. Il Belpaese è nel fango. Ha altro da fare.

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L’omofobia di Tarcisio Bertone zittisce tutti

pubblicato da Giovanni Molaschi



Le dichiarazioni di Italo Bocchino (secondo il quale è meglio un Primo Ministro omosessuale che leghista) oltre a non tener conto di una serie di pettegolezzi secondo i quali un importante adepto di Umberto Bossi avrebbe avuto come amante un cantante italiano dichiaratamente omosessuale, colma il silenzio della maggioranza e dell’opposizione sulle esternazioni omofobe di Tarcisio Bertone.

Come riportato dai colleghi di queerblog.it l’esponente ecclesiastico pur di ammettere che la Chiesa, di cui è portavoce, deve risolvere un problema ha riportato in auge l’assioma “pedofilo= omosessuale”. La teoria, come sottolineato ieri sera da Giuseppe Cruciani, è stata sconfessata persino dagli psicologi cattolici.

Sottolineare i limiti del Cardinal Bertone in queste sede non ha senso. Soffermarci sull’omertà dei politici italiani invece sì. Adottando le linee guida di certi quotidiani che oggi non hanno pubblicato le foto riguardanti i graffiti fatti sulla casa nativa del Papa, Benedetto XVI, i politici italiani hanno deciso di tacere sullo scandalo di cui si stanno occupando praticamente tutti.

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Con Lech Kaczynski muore anche l’omofobia in Polonia?

pubblicato da Giovanni Molaschi



Lech Kaczynski, morto a seguito di un incidente aereo, non era solo il Presidente della Polonia. Insieme al fratello gemello Jarosław, attualmente parcheggiato al Ministero della Giustizia è diventato il profeta di un modello politico che poco ha da spartire con il futuro.

Facendo proprie le peggiori malefatte di Vladimir Putin, a cui ancora oggi è imputabile la morte della giornalista Anna Politkovskaja che per anni ha scritto del genocidio in Cecenia, Lech Kaczynski è diventato in pochi anni il bambino che l’Unione Europea non perdeva occasione per sgridare.

Significativa è sempre stata la sua posizione omofoba contro le persone non eterosessuali che in occasione del primo pride nazionale organizzato a Cracovia riportarono delle lesioni di cui la stampa locale non si è mai occupata.

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Calderoli ministro, tra "porcelli" e ... "porcellum"

pubblicato da il passator cortese


Va sicuramente colto il monito di Peppino Caldarola sull’uomo porcellum, alias Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione per hobby e leghista verace a tempo pieno.

Quando uno come Calderoli si agita come ha fatto l’altro ieri sulle Riforme, si alza un polverone che inguaia tutti, spiazzando amici e nemici. Il risultato è scontato: una nuova “porcata”.

D’altronde, che si pretende da un “signore” che definì “porcata”, appunto, la propria legge, quella legge elettorale, causa prima degli attuali equilibri politici?

Il ministro è noto per le sue battute sopra le righe e … senza velo.

È lui che disse: «Dare il voto agli extracomunitari non mi sembra il caso, un paese civile non può far votare i bingo bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». E sui diritti civili : «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni… qui rischiamo di diventare un popolo di ricchioni». Sempre forte e chiaro: «Non sono xenofobo ma dico cose xenofobe». E sull’elezione del papa tedesco: «Si chiama Benedetto XVI, avrei preferito Crautus I».

Ecco, questo è uno del “circus” ai vertici della casta del potere, cui gli italiani hanno affidato le loro sorti (e quelle dei loro figli).

Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi



C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.

Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.

Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.

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Intervista. Polisblog incontra Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei”

pubblicato da Giovanni Molaschi



Per capire quanto sia importante per la politica italiana il mondo cattolico bisogna, necessariamente, mettere da parte i principi e ragionare sui dati di fatto partendo, ad esempio, dall’Opus Dei.

Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei”. Con lei, oltre a parlare della forza economica che l’organizzazione ha nel nostro paese, abbiamo provato a capire se Roberto Formigoni avesse potuto avere le stesse opportunità correndo da solo. Senza Comunione e Liberazione.

Cos’è l’Opus Dei e di cosa parla il libro che sull’argomento ha scritto?

L’Opus Dei è una prelatura personale che, con questa particolare forma giuridica, ha ottenuto un’autonomia senza precedenti all’interno della Chiesa Cattolica. Per far parte dell’Opus Dei è necessario “essere chiamati” e percorre un piano inclinato che ha come traguardo l’incorporazione giuridica.

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Elezioni Regionali 2010. Paola Binetti rimane nel Pd solo se perde Emma Bonino

pubblicato da Giovanni Molaschi



Partiamo da un basilare principio democratico. Anche Paola Binetti, per quanto le sue idee possano sembrare poco contemporanee, ha il diritto di esprimere il suo pensiero. Di manifestare pubblicamente, se lo ritiene opportuno, il dissenso verso le scelte del suo partito.

Quello che l’esponente teocon non dovrebbe poter fare è il gioco che da settimane imbastisce con i mass media di cui non perde occasione per parlarne male. Ogni volta che il Partito Democratico propone qualcosa di sinistra lei minaccia di andarsene. Sempre.

Fino a qualche giorno fa minacciava la scissione se Pierluigi Bersani avesse preso in considerazione la candidatura di Emma Bonino. Da ieri, preso atto della scelta del segretario (evidentemente contraria al suo gusto), ha ratificato e si è detta pronta ad andarsene dalla coalizione nel caso in cui l’esponente radicale vincesse contro Renata Polverini.

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Italia: ogni cinque giorni un detenuto muore in carcere come Stefano Cucchi

pubblicato da Giovanni Molaschi



Come sostiene, giustamente, Carlo Antonelli (direttore di Rolling Stone) nel suo ultimo libro (Gli Anni Zero) il decennio che ci stiamo lasciando alle spalle sarà ricordato anche per la densità di accadimenti.

Ogni giorno, o quasi, succede qualcosa che andrebbe documentata. Che sia il tentativo di aggressione al Papa o l’ennesimo delitto passionale. Ogni giorno, o quasi, veniamo investiti da una serie di notizie che invecchiando troppo velocemente non ci danno modo di partorire un adeguato ragionamento attorno.

Dalla morte di Stefano Cucchi sono passati poco più di due mesi. Da allora, di quella storia, nessuno parla più. Tutti, addetti ai lavori e no, sembrano essersi dimenticati che di carcere si muore.

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