
C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.
Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.
Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.
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Per capire quanto sia importante per la politica italiana il mondo cattolico bisogna, necessariamente, mettere da parte i principi e ragionare sui dati di fatto partendo, ad esempio, dall’Opus Dei.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei”. Con lei, oltre a parlare della forza economica che l’organizzazione ha nel nostro paese, abbiamo provato a capire se Roberto Formigoni avesse potuto avere le stesse opportunità correndo da solo. Senza Comunione e Liberazione.
Cos’è l’Opus Dei e di cosa parla il libro che sull’argomento ha scritto?
L’Opus Dei è una prelatura personale che, con questa particolare forma giuridica, ha ottenuto un’autonomia senza precedenti all’interno della Chiesa Cattolica. Per far parte dell’Opus Dei è necessario “essere chiamati” e percorre un piano inclinato che ha come traguardo l’incorporazione giuridica.

Partiamo da un basilare principio democratico. Anche Paola Binetti, per quanto le sue idee possano sembrare poco contemporanee, ha il diritto di esprimere il suo pensiero. Di manifestare pubblicamente, se lo ritiene opportuno, il dissenso verso le scelte del suo partito.
Quello che l’esponente teocon non dovrebbe poter fare è il gioco che da settimane imbastisce con i mass media di cui non perde occasione per parlarne male. Ogni volta che il Partito Democratico propone qualcosa di sinistra lei minaccia di andarsene. Sempre.
Fino a qualche giorno fa minacciava la scissione se Pierluigi Bersani avesse preso in considerazione la candidatura di Emma Bonino. Da ieri, preso atto della scelta del segretario (evidentemente contraria al suo gusto), ha ratificato e si è detta pronta ad andarsene dalla coalizione nel caso in cui l’esponente radicale vincesse contro Renata Polverini.
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Come sostiene, giustamente, Carlo Antonelli (direttore di Rolling Stone) nel suo ultimo libro (Gli Anni Zero) il decennio che ci stiamo lasciando alle spalle sarà ricordato anche per la densità di accadimenti.
Ogni giorno, o quasi, succede qualcosa che andrebbe documentata. Che sia il tentativo di aggressione al Papa o l’ennesimo delitto passionale. Ogni giorno, o quasi, veniamo investiti da una serie di notizie che invecchiando troppo velocemente non ci danno modo di partorire un adeguato ragionamento attorno.
Dalla morte di Stefano Cucchi sono passati poco più di due mesi. Da allora, di quella storia, nessuno parla più. Tutti, addetti ai lavori e no, sembrano essersi dimenticati che di carcere si muore.
Continua a leggere: Italia: ogni cinque giorni un detenuto muore in carcere come Stefano Cucchi
L’attuale organizzazione dei Ministeri è adeguata alla classe politica italiana? Probabilmente No. Per capirlo è sufficiente riflettere su alcune dichiarazioni di Franco Frattini che dimenticandosi, evidentemente, del suo incarico invece di parlare del rapporto tra l’Italia e l’Estero ragiona sulla riforma della Costituente.
Sì. Anche lui. I problemi del Governo, che rispetto al precedente può contare su una maggioranza compatta (malgrado l’abuso del voto di fiducia), secondo il Ministro degli Esteri sarebbero risolvibili cambiando il sistema legislativo italiano.
“È – ha dichiarato l’esponente politico a proposito di una nuova possibile costituente - un’idea interessante proprio perchè limita i contraccolpi che la lotta politica quotidiana può avere sul dialogo per le riforme”.
Continua a leggere: Per Franco Frattini è più importante la Costituente dell’Olocausto

Non c’è stagione televisiva che non ci porti in dono l’ennesimo fintamente nuovo talk show di politica. Ormai del Governo, dei suoi esponenti e delle relative attività si disquisisce ogni ora del giorno. E della notte.
Analizzando bene il fenomeno si potrebbe pensare che a cannibalizzare il media sia stata la stessa casta che non perde occasione di specchiarsi negli occhi delle persone che l’hanno scelta. O che vorrebbero cambiarla.
Di fatto non è così. È la televisione che ha mangiato la politica trasformandola in uno scarto che a tratti ricorda i contenitori che attorno ad un reality show vengono creati. Oggi, più di ieri, bisogna prender atto del modello Giletti. Utilizzato ogni volta che si può.
Continua a leggere: Ispirato da Massimo Giletti, Piero Marrazzo chiede perdono al Papa
Benedetto XVI: monito. Voto + 10. Alla messa di Pentecoste, il Papa lancia un nuovo monito sull’ambiente, e non solo: “ Mondo avvelenato dall’inquinamento morale”. Chi può negarlo?
Romano Prodi: l’europeo. Voto + 9. Torna a farsi sentire l’ex premier: “Di fronte a questa crisi, saremmo naufragati senza Ue”. Già. Chi se lo ricorda? Nel Belpaese domina il gossip.
Ok: leggete in home, sul Corriere o dove vi pare, della dichiarazione di Benedetto XVI in viaggio verso il Camerun:
L’epidemia di Aids «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi»: è quanto ha affermato Benedetto XVI, durante il suo viaggio verso l’Africa. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità
Bene: polisblog vuole portare un contributo utile alla discussione. Se i preservativi non servono a nulla, che fare? A voi la parola!
Continua a leggere: Benedetto XVI:"Preservativi contro l'Aids in Africa? Non servono a nulla"
Nel 2005, al momento dell’elezione di Josef Ratzinger al soglio pontificio, la Germania era quasi unanimemente in festa: dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, infatti, non accade spesso che un tedesco occupi una posizione in cui (potenzialmente) si è oggetto di ammirazione e devozione da parte di uomini e donne di tutto il mondo.
Poco meno di 4 anni più tardi, il clima sembra ben diverso in terra teutonica: la riabilitazione del vescovo negazionista Williamson e la recente nomina a Vescovo di Linz dell’ultraconservatore Gerhard Wagner come Vescovo ausiliare di Linz hanno attirato al Papa tedesco una valanga di critiche nel suo paese d’origine.
E non solo - come ci si potrebbe attendere - dalla stampa più o meno liberale, ma anche in maniera crescente da esponenti della Chiesa Cattolica tedesca stessa, tra cui arcivescovi e teologi di spicco. E i toni che hanno scelto non sono stati dei più moderati.
Continua a leggere: Caso Williamson: la Germania in rivolta contro il "suo" Papa

Un segnale negativo, angosciante e incomprensibile. E’ terribile che un vescovo negazionista della Shoah, fatto storico incontestabile, sia riabilitato e legittimato. Le frasi da lui pronunciate sono a suo discredito e totalmente inaccettabili non solo dagli ebrei ma da tutti quanti. Il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, reagisce così alla revoca da parte di Benedetto XVI della scomunica dei vescovi lefebvriani, tra cui monsignor Richard Williamson, che in alcune recenti dichiarazioni ha negato la Shoah.
La scelta di riabilitare i vescovi che fanno riferimento a monsignor Marcel Lefebvre, morto nel 1991 e fondatore del movimento tradizionalista, non poteva cadere – al di là della sua opinabilità – in un momento più infelice, proprio a ridosso del 27 gennaio, Giornata della Memoria e del ricordo delle vittime dello sterminio nazista. Uno dei quattro si chiama appunto Richard Williamson ed ha affermato Io credo che le camere a gas non siano mai esistite… penso che dai 200mila ai 300mila ebrei siano morti nei campi di concentramento, ma nessuno nelle camere a gas. Una dichiarazione che il superiore dei lefebvriani, monsignor Bernard Fellay, ha sminuito relegandola a “private opinioni”.
Di fronte alla marea di critiche circa la scelta di conferire un riconoscimento a questi personaggi, revocandogli la scomunica, Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, afferma che le parole di Williamson sulla Shoah sono «infondate» e «immotivate»: Mentre esprimiamo il nostro apprezzamento per l’atto di misericordia del Santo Padre manifestiamo il dispiacere per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei quattro Vescovi interessati circa la Shoah; dichiarazioni peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità».
Quindi, secondo Bernard Fellay un vescovo può manifestare liberamente e senza conseguenze “opinioni personali” che mettono in discussione il più efferato genocidio degli ultimi secoli mentre per Angelo Bagnasco il fatto che quella dichiarazioni siano vecchie di qualche mese le rende accettabili.
L’urgenza di Benedetto XVI di reintegrare i seguaci di Lefebvre rientra nelle questioni interne e nei segreti del Vaticano. Però il messaggio che viene trasmesso riaprendo le porte a Richard Williamson va oltre i confini della Santa Sede e getta un’ombra cupa sul 27 gennaio 2009.
Nella galleria qui sotto vedete le foto del lager di Dachau, uno dei luoghi dove, secondo Williamson e altri personaggi del suo calibro, dal 1940 al 1944 non è successo quasi niente.