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Tutti gli articoli con tag beppe grillo

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo Cacciari: filosofia. Voto 6+ Il filosofo dice che Beppe Grillo è “come Borghezio. La demagogia scatenata ha le sue regole e le sue leggi. Grillo si arruffiana il popolo, ma la demagogia segue il popolo non lo guida. Un demagogo come lui può anche partire dall’estrema sinistra ma finisce con l’assecondare i peggiori istinti”. Già.

Beppe Grillo: psicologia. Voto 4- Mentre la polizia arresta 26 no Tav tra cui due ex terroristi, uno di Prima Linea e uno delle Brigate Rosse, il comico-politico protesta citando il leader di Potere Operaio Franco Piperno che definì la strage di via Fani un’operazione di “geometrica potenza”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Già.

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Beppe Grillo: «La politica è morta».

pubblicato da Alberto Puliafito

Beppe Grillo

Beppe Grillo ha rilasciato un’intervista ad Alain Elkann che andrà in onda domani mattina (sabato 21 gennaio 2012) su La7 (alle 9.55 nella puntata di Bookstore. Il comico-”politico” ha commentato, per cominciare, l’ipotesi che i sondaggi più recenti siano corretti. Ovvero, che il Movimento Cinque Stelle si collochi effettivamente fra un 4 e un 6% in tutta Italia. Perlomeno nelle intenzioni di voto.

«Siamo tra il 4 e il 6%?» ha detto Gillo «Non so, probabilmente sì. Ci siamo in tutte e città. Non facciamo campagna elettorale: è sulla rete, tutta autosovvenzionata. Non prendiamo rimborsi elettorali: togliamo i soldi dalla politica, perché se togli i soldi la politica diventa una bella cosa, di passione»

Quanto alle sue intenzioni per il futuro, Grillo ha spiegato:

«Io non voglio governare. Il nostro movimento vuole cambiare la struttura mentale dei cittadini: la società, non la politica. La politica è già morta».

Un ritornello che il comico propone da tempo, quello della morte della politica e dei suoi esponenti. Ma lui è convinto che, fra quel che dice e l’antipolitica ci sia un abisso e che il Movimento, invece, abbia un sacco di proposte e sia concreto:

«Siamo un mondo di proposte ma vanno dicendo in giro che siamo un mondo di gente che parla male: è bello che cittadini che non avrebbero mai pensato di fare politica siano attivi nelle loro circoscrizioni. I cittadini cominciano a organizzarsi».

Infine, ha commentato così l’ondata di liberalizzazioni e l’esito della decisione della Consulta, che ha stabilito che i Referendum contro il Porcellum sono inammissibili:

«Non puoi mettere un milione e mezzo di firme nel cesso, le leggi popolari nel cesso, l’acqua pubblica nel cesso, tutto nel cesso. basta, il cesso è pieno».

Foto | © TM News

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: cagnolino. Voto 3- Contrordine: il Senatur si piega ai voleri dell’ex socio Berlusconi: “Per i leghisti libertà di voto su Cosentino”. Beffato Maroni, il “bobo” del Carroccio. B&B di nuovo uniti nel malaffare?

Beppe Grillo: cagnolone. Voto 4- Il comico-politico “moralizzatore” punta sull’hard candidando alle prossime amministrative nel suo “Cinque stelle” l’avvenente Michelle Ferrari, già diva a luci rosse. New deal o solita solfa?

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Equitalia, "spara" Beppe Grillo. Non senza ragione...

pubblicato da il passator cortese

Beppe Grillo non ha mai ragione. O quasi. In merito ai ripetuti attentati nei confronti di Equitalia scrive sul suo blog il comico-politico:«Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze».

«Monti - si legge - riveda immediatamente il funzionamento di Equitalia, se non ci riesce la chiuda. Nessuno ne sentirà la mancanza». «Continuano gli attentati contro gli uffici di Equitalia, nelle ultime ore sono avvenuti a Foggia e Modena. Si può dire tranquillamente che stiano per sostituire i tradizionali botti di San Silvestro con la differenza però che durano tutto l’anno», continua il testo.

«Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano. Se non paga l’ingiunzione ‘entro e non oltre, non sa più cosa può succedergli. Non c’è umanità in tutto questo e neppure buon senso». Già. Equitalia, forte con i deboli e debole con i forti.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Beppe Grillo: caffè corretto. Voto 6+ Il comico-politico lancia dubbi sulle cause della morte di Don Verzè, fondatore del San Raffaele, uno dei simboli del potere terreno di Comunione e Liberazione, e un crack di 1,5 miliardi di euro: “Chi ha portato il caffè corretto a Don Verzè?”. E per conto di chi?

Roberto Calderoli: caffè scorretto. Voto 4- Nuovo sgarbo dell’ex ministro leghista al Presidente della Repubblica Napolitano: “Il suo discorso sembra fatto da Cetto Laqualunque”. E incalza: “L’Italia è il passato, la Padania è il futuro”. L’autore del “Porcellum” non si smentisce. Trinca il Trota.

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Ore 12 - Berlusconi e Renzi, due facce della stessa medaglia? Ma populismo e riformismo non si saldano ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMai come in queste ore in cui l’Italia è a un passo dalla bancarotta sono evidenti i danni causati dalla logica del leaderismo imperante da oltre 15 anni nella cosiddetta seconda Repubblica.

Una maggioranza inesistente nel Paese e forse anche in Parlamento, un governo e un premier assenti e screditati a livello internazionale non cedono la guida dell’Italia perché Silvio Berlusconi sbandiera una paradossale e falsa investitura diretta che lo legittima – a suo dire - quale inquilino (a vita?) di Palazzo Chigi. Così l’Italia va verso il baratro e paga con gli interessi quei costi del “populismo istituzionale” a cui faceva riferimento giorni addietro Giovanni Sartori.

Matteo Renzi avrà pure mille ragioni ma ricalca, pur se in modo più casereccio, la stessa impostazione di una leadership populista, contro il Pd, contro i partiti, contro la politica. Il sindaco di Firenze non crede possibile la riforma di un “modello” per cui si affida alla parola d’ordine della “rottamazione” per liquidare, con l’intero gruppo dirigente del proprio partito, tutti i partiti (anche il Pdl?), tutta la politica. Così si pone sullo stesso piano del fare “piazza pulita” di Beppe Grillo, dove alla fin fine i due estremi si toccano saldandosi nel più trito populismo demagogico e nel più stantio conservatorismo.

Renzi non diventa solo il cantore di rimasticate ricette neoliberiste, (sono davvero i pensionati da 500 euro al mese che tolgono il futuro ai figli?) ma l’icona (coperto dal ruolo istituzionale e da quello di esponente del Pd) della ricetta dell’antipolitica, anima e volano del berlusconismo. Dal limite dell’antiberlusconismo si passa così alla “comprensione” del berlusconismo e alla sua “difesa” incolpando di tutto non il liberismo esasperato e il potere fuori dalle regole ma i limiti del Pd e della sinistra.

Alla Leopolda si è fatto girare con insistenza il disco delle primarie aperte di coalizione, cioè di uno strumento di conservazione che fa saltare la democrazia rappresentativa. Ora anche Di Pietro riconosce che la leadership di una coalizione non può che andare al leader del partito maggioritario eletto con le primarie (democratiche ma non anarchiche) da regolamentare.

Non c’è alternativa: o democrazia basata su partiti democratici profondamente rinnovati (nuovi criteri per la selezione e formazione dei gruppi dirigenti) o plebiscitarismo con il consenso elettorale acquisito con la forza finanziaria e mediatica del padrone di turno.

Il rischio è che Berlusconi e Renzi, con le dovute proporzioni, siano due facce della stessa medaglia. Populismo e riformismo però non possono stare dalla stessa parte. Berlusconi sa bene qual è la sua parte. Forse anche Renzi.

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Italiani ai politici (tutti): "Marameo!"

pubblicato da il passator cortese

Sfiducia, sfiducia, sempre più sfiducia degli italiani nei confronti dei leader politici e della casta politica. I dati dell’Atlante politico di Demos pubblicati da Repubblica e commentati da Ilvo Diamanti sono più che eloquenti.

Su tutti, la sfiducia verso il premier. La fiducia nei confronti di Silvio Berlusconi, infatti, è ai minimi (22%, quasi come il mese scorso). Solo Umberto Bossi, fedelissimo alleato del Cavaliere, scende più in basso. Ma la debacle non risparmia nessuno, né fra gli esponenti della maggioranza, né fra quelli dell’opposizione.

In testa è tornato Tremonti, con il 37% di consensi. Ma solo perché, nell’ultimo mese, ha perso meno degli altri. Un anno fa, tuttavia, il credito verso il ministro dell’Economia era superiore di 10 punti percentuali.

Il leader del PD, Bersani, ottiene la fiducia del 34% degli elettori: 7 punti meno di un anno fa.

L’indice di fiducia verso Vendola, rispetto al novembre 2010, è sceso addirittura di 15 punti. Ora è al 33%. E l’antipolitico Beppe Grillo? Tonfo! In un anno ha perso 8 punti di consenso. Di Pietro, restando fermo al 35% come un anno fa, è quasi in testa alle preferenze. Il fatto è che la fiducia si è rarefatta. Basti pensare che nella graduatoria costruita in base agli indici di fiducia personale, nel novembre del 2010, il leader posizionato al 5° posto, cioè a metà, otteneva il consenso del 39% degli intervistati. Oggi la fiducia verso il leader che occupa la medesima posizione è scesa al 30%.

Va ancor peggio per i partiti, “apprezzati” da meno del 5% degli italiani! Ma anche le istituzioni crollano: lo Stato (il cui l’indice di fiducia si è ridotto al 20%), la stessa magistratura (42%: 7 punti meno di un mese fa).

Cala persino il presidente della Repubblica, che dispone di un consenso cosmico, rispetto a tutti gli altri. Il 70% dei cittadini esprimono “molta/moltissima” fiducia nei suoi confronti. Il che significa, però, 4 punti in meno di un mese fa.

Risultato? La sfiducia nel futuro (62%) non è mai stata così alta, negli ultimi dieci anni. Verso il vicolo cieco?

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Berlusconi, il "comunicatore" che insegna ai suoi deputati come "fregare" gli avversari in tv

pubblicato da il passator cortese

Il premier Silvio Berlusconi, padre/padrone del Pdl, può certo permettersi anche di fare il “maestro” e impartire lezioni da consulente ai suoi deputati.

Così oggi al gruppo parlamentare Pdl alla Camera, dopo aver ripetuto la solita filastrocca sugli attacchi subiti dai soliti noti, dopo aver annunciato che cambierà nome al Pdl (“Non comunica niente, non emoziona, non commuove”), dopo aver elogiato Beppe Grillo (“che toglie voti al PD”), si è prodotto in una lezione sulla comunicazione politica, consigliando ai suoi alcune regole per chi va ospite nei talk show.

In particolare, il premier ha esortato ad evitare di dare del tu all’avversario in video, “perchè la troppa confidenza potrebbe dar luogo all’effetto teatrino”. Ha poi invitato i suoi ad usare il linguaggio del corpo per contraddire l’avversario, per esempio scuotendo la testa. Il presidente del Consiglio ha anche elogiato la partecipazione di una sua parlamentare all’Ultima parola di Gianluigi Paragone: “E’ stata bravissima, ma non scuoteva abbastanza la testa e quando parlava l’opposizione prestava troppa attenzione”.

Infine, un pizzico di autocritica finale: “Anche io so di aver mancato nella comunicazione negli ultimi tempi, ma è difficile parlare andando in certe trasmissioni che voi sapete”.

Ecco, così il capo del governo e i deputati del Pdl sono impegnati sulle … riforme.

Beppe Grillo saluta il successo del ... "cozza day"

pubblicato da il passator cortese

Sono diecimila e a piccoli gruppi lasciano in piazza a Montecitorio la loro cozza, simbolo dell’attaccamento dei politici alla poltrona. Al grido di “a casa a casa” e “fuori le cozze dal parlamento” cresce la protesta dei movimenti “5 stelle” e “no Tav” davanti al Parlamento.

Bello lo slogan centrale: “La libertà cozza con voi”, ma non male neppure un altro legato alla manovra: “Tagli, tagli, tagli … Tagliatevi i …”.

Beppe Grillo, applauditissimo: “Il popolo italiano deposita davanti al più grande deposito di mitili avariati che è il nostro Parlamento la dose di cozze, sperando che si schiodino di lì nell’arco dei secoli”, ha detto il comico genovese nel lasciare un sacco di valve nere. “Questo è un gesto commemorativo perchè non dobbiamo più resistere, dobbiamo riprenderci il Paese punto e basta”, ha incalzato, “la crisi sono loro”.

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Beppe Grillo scrive a Napolitano: "Sciolga le Camere"

pubblicato da Alberto Puliafito

Beppe Grillo scrive a Giorgio Napolitano

Beppe Grillo scrive a Giorgio Napolitano dal suo blog. L’ispiratore del Movimento 5 stelle prova a fare un’analisi della situazione italiana e invita il Presidente della Repubblica, di fatto, a sciogliere le Camere.

Nella lettera si legge:

Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi.

Al di là dei toni “catastrofisti” del comico-blogger-non-politico, c’è un fatto. Grillo si dimentica che esiste anche l’articolo 89 della Costituzione. Quello che recita:

Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Evidente dunque che l’eventuale scioglimento delle Camere da parte di Napolitano genererebbe quantomeno un conflitto istituzionale, giacché Silvio Berlusconi non ha le dimissioni nel proprio DNA e difficilmente lo immaginiamo firmare il proprio decreto di sfiducia. E non è una questione di motivazioni: non ci sono norme scritte, ma prassi, che regolano la decisione del Presidente della Repubblica di sciogliere le camere. Per questo, verosimilmente, i padri costituenti inserirono questa forma di controllo bilaterale.

Spiace dunque verificare che Grillo si rifaccia a un articolo della costituzione che fa comodo al suo eloquio e si dimentichi l’altro. Non funziona, non è corretto. Persino in questa Italia.
Ma il comico va oltre:

Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi.

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