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Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Ore 12 - Il Cavaliere "diabolico" intrappola il Pd di "lotta e di governo"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

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In queste ore di crescente tensione, non sarà facile per il Pd dimostrare agli italiani di non essere un’accozzaglia di fischiatori di professione, ma una opposizione responsabile e pronta per l’alternativa a Berlusconi.

La manifestazione (o le manifestazioni?) di sabato prossimo contro il decreto della vergogna salva liste, invece che dare una spallata al governo, rischia di destabilizzare l’opposizione, un boomerang per i promotori.

Se Antonio Di Pietro insiste nel mettere sotto accusa il capo dello Stato e porterà in Parlamento la sua richiesta di impeachment a Napolitano, il tenue filo unitario riallacciato col Partito democratico, si strapperà.

Quella di sabato prossimo rischia di trasformarsi nella piazza “contro” Napolitano. In tal modo, davvero Berlusconi prenderebbe più “piccioni” con una sola fava.

La forzatura del governo che lede i principi di civiltà democratica passerebbe in secondo piano. E il Cavaliere dimostrerebbe ancora una volta di saper tirar fuori il coniglio dal cilindro, capace di ribaltare la frittata e di scatenare la rissa in casa altrui. Il premier, con i sondaggi in picchiata, riaccende le polveri per rianimare una campagna elettorale oramai compromessa.

La via d’uscita di Berlusconi è una sola: ricacciare Pd e opposizione nella trincea dell’antiberlusconismo. In questo il Cavaliere è maestro.

Anche il Pd e gli altri “alleati” sono insuperabili: ma nel cadere nelle trappole. Si saprà presto se il partito di “lotta e di governo” è solo uno slogan dell’albo dei ricordi.

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Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

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Ore 12 - Pdl caos. Berlusconi tentato dalla leggina salva-liste. "Palazzo" in fibrillazione.

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPdl e maggioranza allo sbando. E Premier in piena fibrillazione.

L’ipotesi della leggina salva-liste scuote in queste ore la politica. E’ una carta inedita e inquietante. L’opposizione è in massima allerta. Così come il Quirinale, perché senza la firma del Capo dello Stato sarebbe il naufragio del decreto e forse anche del Governo.

Gianfranco Fini è sul piede di guerra. E la rottura fra il premier e il presidente della Camera potrebbe consumarsi in tempi strettissimi. Con conseguente scissione del Pdl e un quadro dai confini attualmente impossibili da definire.

Berlusconi è capace di tutto ma, se non troverà una soluzione politica al gran pasticcio delle liste, non cederà a “colpi di testa”. Perché, con Fini contro, con l’opposizione contro e con Napolitano contro, rischia il suicidio politico.

Anche perché questa brutta patata bollente può alla fin fine tornargli utile. In caso di conferma di esclusione dei “suoi” in Lombardia e a Roma, la “sparata” di una democrazia diventata “sovietica” e la discesa in piazza come “martire”, gli porterà dei “frutti”, oggi insperati. A guadagnarci non sarà il Pdl, ma il suo padre/padrone.

Il Cavaliere mette nel conto persino il ko elettorale nelle due regioni. Ma poi, smaltita la botta delle urne, passerà all’incasso, rivoltando Pdl, maggioranza e governo, come un calzino.

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Ore 12 - Pdl caos. Se questo è il "primo" partito d'Italia ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl Pdl, o almeno una sua parte, ora incolpa la sinistra diabolica. Come se le proprie incapacità e i propri “casini” interni, intrighi e congiure, siano il frutto del sabotaggio altrui.

Ma il partito del “predellino” si “smonta” da solo, affoga nei propri pasticci. Perché era e resta una “invenzione” del suo fondatore padre/padrone Berlusconi.

Dall’editoriale del Corriere della Sera firmato Galli della Loggia: “Il Pdl non è nemmeno una corte, piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica … gente d’ogni risma ma di nessuna capacità”.

Ma chi ha nominato i “sottopanza” portandoli sulla tolda di comando? Nemmeno il potente collante del potere basta più: beghe di bassa lega si intrecciano con nodi irrisolti di identità e gestione.

E i risultati, sconcertanti, perché annullano l’essenza stessa del “berlusconismo”, si vedono. Fino all’ecatombe delle liste elettorali. Il Pdl va a pezzi.

Fini (“Così com’è questo partito non mi piace) e Berlusconi (“Se Fini insiste faccio io un nuovo partito”) sono già alle pratiche per la separazione, il divorzio è già in atto. E Bossi s’allontana, lanciando pietre al Pdl. “Il popolo è con noi”, grida il fido Bonaiuti. Come Storace prima del 25 luglio del 1943.

I sondaggi vanno giù. La delusione porta all’astensione. La vittoria (elettorale) sarà del partito dell’astensionismo. E lo sconfitto, dopo il voto, sarà Silvio Berlusconi.

Se il Pdl resta il primo partito d’Italia, questa è l’Italia. La seconda Repubblica scivola nella commedia dei bassifondi. Ma è già farsa.

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Ore 12 - Il gatto (Berlusconi) c'è. Ma i ... topi ballano lo stesso

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroI “cospiratori”, quando escono alla luce del sole, restano tali ma non sono più … “carbonari”.

Come definire il pranzo di lavoro di ieri a Montecitorio fra Fini, Casini, Pisanu?

Per il premier Berlusconi, (in privato) solo una “ignobile provocazione”. Per i fedelissimi del Cavaliere, l’ultimo atto del “tradimento” di Fini. Per molti altri, il passo ufficiale per mettere in moto il volano che potrebbe avviare un nuovo polo sul quale far nascere il governo di “emergenza nazionale”.

Con questo atto plateale, il presidente della Camera dimostra di non avere alcun timore di Berlusconi e di poter agire senza sotterfugi.

I tre, Fini Casini Pisanu (gli ultimi due Dc doc), partono da una comune avversione: l’antiberlusconismo e l’antileghismo. I tre, Fini Casini Pisanu, puntano a far saltare il patto d’acciao fra Berlusconi e Bossi. I tre, Fini Casini Pisanu, intendono disintegrare l’attuale quadro politico per riaggregarlo su nuovi basi, fuori dal bipolarismo Made in Italy, chiudendo l’era berlusconiana.

Berlusconi, irato, giura che, addirittura, nel Pdl c’è oramai una componente che rema talmente contro, da boicottare il voto delle Regionali, per aprire la crisi e la rottura del partito e del Governo.

Il test nazionale chiesto da Berlusconi si tramuterebbe in un vero e proprio boomerang da travolgere partito, premier e Governo.

E il Pd di Bersani non si muove: stare a galla, con l’aria che tira, è già considerato un successo.

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Ore 12 - La nuova "crociata" del Cavaliere. Cada Sansone con tutti i Filistei?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroUno che se ne intende, Vittorio Feltri, ha offerto una “corretta” interpretazione del nuovo inquietante affondo del Premier titolando sul Giornale “Silvio fonda forza Silvio”.

E se qualche distratto non l’avesse ancora capito bene, ci pensa il sottotitolo: “Berlusconi crea un partito di fedelissimi dentro il Pdl. Obiettivo: arginare Fini, che subito si ribella”. E in grassetto: “L’offensiva giudiziaria fa saltare la pace pre-elettorale. Brambilla e Santanchè pretoriane del Cav”.

Più chiaro di così! Altro che gli arzigogoli gattopardeschi di Pierluigi Bersani! Nemmeno a Savonarola sarebbe venuta così bene l’idea di lanciare “la lotta contro le forze del male”. Ci va giù più soft Padre Livio su Radio Maria del padre/padrone di un Pdl sempre più dilaniato e senza valori e di Governo sempre più paralizzato e inutile.

Il modello di società voluto dal “berlusconismo” è “fallito”. L’Italia non è solo un Paese in arretramento generale e miseramente e spudoratamente corrotto: è sempre più un Paese a sovranità limitata, con la ‘ndrangheta che “controlla” la politica e piega le istituzioni (lo stesso Parlamento non fa più leggi ma zibaldoni) a proprio uso e consumo.

Di Girolamo non è “la” mela marcia. Chi gli ha detto al Cavaliere di candidare Di Girolamo? E’ stato Di Gregorio, l’ex dipietrista passato al Pdl come capo del movimento”Italiani nel mondo”. E’ una oscenità tutta Made in Italy, di una Italia nel gorgo torbido dell’illegalità senza fine, nel teatrino di una finta democrazia.

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Ore 12 - Berlusconi "fuorigiri": "La sinistra vuole lo stato di polizia". S'ode il tinitinnar delle manette ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNel Palazzo la tensione si taglia col coltello. E’ un affanno “trasversale”, ma chi sta peggio sono quelli del Pd.

Rimbomba il sinistro tintinnio delle manette. Ogni telefonata scatena il panico. Anche nel quartier generale del Premier la calma è solo apparente: si teme il “botto”. Adesso a chi tocca? Non si esclude più nessuna opzione. In questa atmosfera carica di elettricità, una scintilla potrebbe fare esplodere tutto.

Nessuno ne parla apertamente ma tutti temono che “qualcosa” possa capitare addirittura a Silvio Berlusconi. Sarebbe la fine! Lui, il SuperCav. va a briglie sciolte: “La sinistra vuole lo Stato di polizia!”. Ma l’intreccio fra nodi giudiziari e nodi politici riporta inevitabilmente a Tangentopoli, al ko della Prima repubblica.

Il Pdl non gliela fa a chiudere le liste: si teme di candidare gente “sospetta”. Le “liste pulite” invocate dal capo/padrone sono piene di discussi, corrotti e indagati. Ce n’è per tutti i gusti, in ogni regione.

Berlusconi raccoglie quello che ha seminato. Il “menefrego” delle leggi e delle regole porta ognuno ad arrangiarsi come può, alla proliferazione di furbetti e furboni con “santi” in paradiso per il più vergognoso e colossale intreccio fra il malaffare e la malapolitica.

Ha ragione Peppe Pisanu: “Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante”. E’ il frutto del “berlusconismo”, il lascito della seconda Repubblica.

Silvio Berlusconi ha governato più tempo di Alcide De Gasperi. Dall’Italia resuscitata dopo le macerie della guerra e lanciata fra le grandi nazioni avanzate e democratiche del mondo, all’Italia fanalino di coda in tutto, meno che nello sfacelo politico.

Qui, dal Premier in giù, c’è una casta che pensa solo ai propri interessi, colma di potere (scandali) e di soldi. De Gasperi visse come un “eremita” e morì povero in canna.

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Sos Pdl: regionali "terremoto"?

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Acque agitate, molto agitate nel Pdl. Con Silvio Berlusconi preoccupato, molto preoccupato.

Sondaggi … incandescenti in mano al Premier indicano un Pdl in discesa, con tendenza al (forte) smottamento generalizzato a tutto vantaggio (specie al Nord) della Lega.

Uno scenario del tutto imprevisto e del tutto impensabile fino a poche settimane addietro.

La bufera politico-giudiziaria abbattutasi su Bertolaso e “cricca” limitrofa, i continui petardi che scoppiano (oggi ancora il senatore Nicola Di Girolamo nel mirino dei magistrati, con accuse gravissime) dimostrano la realtà di un partito (Pdl) colmo di mele marce o, quando va bene, con i listini elettorali pieni di mogli, amanti, parenti e portaborse.

Etichette a parte, tangentopoli o no, la pianta è malata alla radice: il berlusconismo produce questi frutti e ammorba la nazione, con rischi per la convivenza civile e per le istituzioni democratiche.

Vista l’antifona, pubblicamente Berlusconi (ancora) rassicura i suoi, dicendo che l’eventuale successo della Lega non cambierebbe niente nella maggioranza. Ma una parte del Pdl non vuole entrare nella tenaglia del Carroccio e diventare ostaggio di Bossi.

Giuseppe Pisanu sta preparando lo “strappo”. In quel caso, il quadro politico, non solo il Pdl e la maggioranza, verrebbe “smontato” e ricomposto su tutt’altre basi.

Non è la prima volta che le elezioni regionali fanno saltare premier e governo. Stavolta sarebbe il terremoto del secolo.

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Berlusconi e Fini, il gatto e la volpe?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana


flickr
Poteva sembrare un caso, invece è una scelta politica. Quando l’acqua sale e Silvio Berlusconi rischia di colare a picco, il “nemico” Gianfranco Fini torna “amico” e, invece di spingere il Premier sotto i marosi, gli lancia la ciambella di salvataggio.

Fra i due fondatori del Pdl i contrasti restano, ma passano in secondo piano: prima di tutto e su tutto, per i due “soci”, viene la difesa della “ditta”.

La tempesta giudiziaria e politica scuote il partito del “predellino”, che ora rischia grosso in un appuntamento elettorale dato troppo presto e troppo superficialmente come trionfante routine.

Premier e presidente della Camera ritrovano l’unità sul nodo infuocato e inquietante della questione “morale”, cercando di sminuire e sviare la gravità dei fatti politici e giudiziari, nei quali sono coinvolti uomini simbolo del “berlusconismo”.

Si assiste alla peggior commistione fra affari e politica, con stormi di avvoltoi e branchi di sciacalli a lucrare, grazie alle coperture del potere. I ladri individuali prosperano nei vari pollai.

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