Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag berlusconismo

Ore 12 - Crisi, governo "tecnico" o governo di "unità nazionale"? La differenza è di sostanza ... politica

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDi fronte alla realtà pesantissima delle Borse e dello spread emerge con sempre maggior chiarezza cos’è stato questo governo, cosa sono stati questi 17 anni di berlusconismo e di seconda Repubblica. Gli italiani ne pagheranno i costi per molti mesi, forse per molti anni.

Ora, l’imperativo è restituire subito credibilità al Paese per far fronte intanto all’emergenza drammatica della crisi economica. Come noto, il naufrago si aggrappa a qualsiasi appiglio, pur di non affondare.

La gravità della crisi che impone l’urgenza di un nuovo governo, non deve però sfociare in una soluzione pasticciata, incapace di prendere decisioni alternative a quanto fatto fin qui dal governo di destra di Berlusconi e Bossi. La tempestività non deve andare a discapito della chiarezza delle scelte programmatiche e politiche.

Innanzi tutto non si possono accettare ipoteche o condizionamenti da parte di Silvio Berlusconi, responsabile principale di questo sfascio del Paese.

Il governo tecnico e il governo di unità nazionale sono due cose diverse: il primo ha un mandato solo per traghettare da una sponda all’altra, magari facendo una nuova legge elettorale. Il secondo può fare le riforme. Il governo di unità nazionale (con chi ci sta) guidato da una personalità indubbiamente credibile come Mario Monti non può nascere con il raccogliticcio di spezzoni del Pdl o della vecchia maggioranza. O ci sono le condizioni per aggregare su un programma di risanamento e di ripresa dell’economia e di sviluppo dell’occupazione le forze presenti in Parlamento o si rischia di dar vita a un esecutivo da ribaltone, a tempo, sotto il fuoco incrociato dei cecchini. SE così fosse, allora meglio il voto subito.

Pensare a un Berlusconi che fa il passo indietro perché finalmente antepone gli interessi generali a quelli personali è pura illusione. Il Cavaliere va “devitalizzato” politicamente, altrimenti qualsiasi governo si ritroverà sotto i colpi di una rinnovata valanga populista-demagogica del duo B&B, capaci di spingere l’Italia in una spirale da America Latina degli scorsi decenni.

L’Italia ha bisogno di una maggioranza ampia sia sul piano politico che su quello della rappresentanza sociale. La destra e il berlusconismo hanno fallito. Tocca adesso al centrosinistra riformista tornare in campo tenendo però conto anche dei propri fallimenti passati.

....
condividi 0 Commenti

Ore 12 - Berlusconi pronto al "calcio dell'asino" e al voto. Opposizione, è l'ora della proposta politica: basta giochini!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa botta è dura per Silvio Berlusconi e per chi credeva nella sua invincibilità. Ma 17 anni di berlusconismo non si cancellano con le dimissioni annunciate ma rinviate a dopo l’approvazione della legge di stabilità. L’uomo, poi, è imprevedibile e di molte risorse, quindi oggi come oggi la partita non è chiusa.

Non si può escludere il calcio dell’asino: un’ultima furbata per dilatare i tempi e cercare, come già un anno fa, di recuperare la maggioranza in extremis con la riapertura del mercato delle vacche, non impossibile data la “qualità” dei parlamentari nominati e inclini a passare da uno schieramento all’altro solo per esigenze di cadrega. Comunque sia, pur provato e logorato, il Cavaliere non vuole ancora gettare la spugna, quanto meno intende rimanere in gioco in qualità di regista, cioè di padrone del campo di gioco e dei giocatori.

Peraltro, un Pdl e una maggioranza implosi politicamente e stritolati dalla tenaglia della crisi e dei mercati non sono in grado di gestire l’uscita da questa morsa in cui è stretto il Paese. Però, se Berlusconi ha perso una battaglia forse decisiva, le opposizioni non hanno vinto la guerra. Se, come probabile, la maggioranza non ritroverà più i numeri e il governo dovrà davvero fare presto le valige, il Cavaliere si giocherà tutto in non improbabili immediate elezioni anticipate.

Napolitano vuole evitare le urne, intende verificare l’esistenza di una nuova maggioranza, coinvolgendo anche l’opposizione. Questa verifica non può che partire da subito: attendere l’esito dell’ok alla legge di stabilità può essere esiziale. Le già deboli condizioni per formare un nuovo governo di unità nazionale evaporeranno. Anche perché, al di là del nodo della premiership con Monti o non Monti, non si è ancora capito su quale piattaforma programmatica si basa la nuova coalizione.

Pd, Udc-Terzo Polo, Idv, Sel e sinistre varie devono dire agli italiani, adesso, quale risposta danno alla Bce e all’Europa che chiedono una nuova manovra da lacrime e sangue. Colpire i lavoratori e i pensionati o gli evasori e i profittatori? Più tasse ai dipendenti e ai piccoli imprenditori o una tagliola sulla patrimoniale? Solo risanamento o anche sviluppo?

O si sciolgono subito i nodi politici e programmatici o forse è davvero il caso di prepararsi alle elezioni anticipate. Con il “porcellum”? Sì. Se davvero i sondaggi danno il Pd primo partito, dov’è il problema? La verità è amara: questa classe politica, non solo quella oggi al governo, è responsabile del disastro in cui versa il Paese. Rimescolando gli stessi bussolotti si rischia lo stesso (penoso) risultato.

Berlusconi ieri ha gridato al tradimento. Ad essere traditi sono stati e sono gli italiani.

Da Montanelli a Stracquadanio: la parabola discendente di Berlusconi

pubblicato da Bruno Marino

Lo spread vola (siamo arrivati ad un rendimento che sfiora quota 6,7%, qui la diretta del Sole24Ore) ma Berlusconi cerca ancora di resistere, di trovare il colpo di teatro che gli permetterà di sopravvivere all’esodo verso i nuovi vecchi democristiani dell’Udc. Oggi il nostro Luca ha scritto dell’addio di Gabriella Carlucci e la storia della deputata ultra-berlusconiana è un buon punto di partenza per riflettere sull’ultima e forse decisiva involuzione di Berlusconi, passato da Montanelli a Giorgio Clelio Stracquadanio.

In passato, nonostante non mancassero i rapporti pericolosi con personaggi poco raccomandabili (Mangano, Dell’Utri, Previti) e con persone - diciamo così - dotate di scarsa capacità critica (Emilio Fede), il Cavaliere si circondava di persone di una certa caratura professionale, persone che, al di là del giudizio che ognuno di noi può avere, sapevano fare bene il proprio mestiere: Enrico Mentana, Maurizio Costanzo, Mike Buongiorno, Raimondo Vianello. Per non parlare del rapporto umano e professionale instaurato con il Giornale e con Indro Montanelli e Federico Orlando. Dal 1993-1994 tutto cambia. I debiti colossali della Fininvest e il rischio di finire in galera spingono il Cavaliere ad entrare in politica. Risultato? Una macchina da guerra mediatica e l’addio forzato di Montanelli ed Orlando.

Da quel momento in poi, un lento ma costante declino: in pochi anni i servi della più bassa specie si moltiplicano e la corte berlusconiana si arricchisce di nuovi personaggi. Vittorio Feltri, Vittorio Sgarbi, Giuliano Ferrara. Per non parlare degli ultimi anni: Mara Carfagna, Michela Vittoria Brambilla, Nicole Minetti, Maurizio Paniz, Niccolò Ghedini, Augusto Minzolini. È evidente che se nel 1993 potevi ascoltare le opinioni di Montanelli ed oggi quelle di Ferrara, un certo cambiamento c’è stato. Forse, la fine del berlusconismo passa anche da qui, dalla moltiplicazione patologica dei servi e delle prostitute che lo hanno circondato e soffocato in un abbraccio mortale. Il Cavaliere, comunque vada, ha già perso. Può solo sperare di (ri)comprarsi qualche deputato, ma dal punto di vista umano è uscito sconfitto da questi lunghi anni di berlusconismo. La ricerca spasmodica, da parte dei servi e delle prostitute, del successo, del denaro, del posto in Parlamento conquistato grazie a qualità non certo politiche hanno travolto anche lui.

E i servi? Le prostitute? Che fine faranno? Seguiteci dopo il salto…

Continua a leggere: Da Montanelli a Stracquadanio: la parabola discendente di Berlusconi

....
condividi 2 Commenti

Ore 12 - Berlusconi e Renzi, due facce della stessa medaglia? Ma populismo e riformismo non si saldano ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMai come in queste ore in cui l’Italia è a un passo dalla bancarotta sono evidenti i danni causati dalla logica del leaderismo imperante da oltre 15 anni nella cosiddetta seconda Repubblica.

Una maggioranza inesistente nel Paese e forse anche in Parlamento, un governo e un premier assenti e screditati a livello internazionale non cedono la guida dell’Italia perché Silvio Berlusconi sbandiera una paradossale e falsa investitura diretta che lo legittima – a suo dire - quale inquilino (a vita?) di Palazzo Chigi. Così l’Italia va verso il baratro e paga con gli interessi quei costi del “populismo istituzionale” a cui faceva riferimento giorni addietro Giovanni Sartori.

Matteo Renzi avrà pure mille ragioni ma ricalca, pur se in modo più casereccio, la stessa impostazione di una leadership populista, contro il Pd, contro i partiti, contro la politica. Il sindaco di Firenze non crede possibile la riforma di un “modello” per cui si affida alla parola d’ordine della “rottamazione” per liquidare, con l’intero gruppo dirigente del proprio partito, tutti i partiti (anche il Pdl?), tutta la politica. Così si pone sullo stesso piano del fare “piazza pulita” di Beppe Grillo, dove alla fin fine i due estremi si toccano saldandosi nel più trito populismo demagogico e nel più stantio conservatorismo.

Renzi non diventa solo il cantore di rimasticate ricette neoliberiste, (sono davvero i pensionati da 500 euro al mese che tolgono il futuro ai figli?) ma l’icona (coperto dal ruolo istituzionale e da quello di esponente del Pd) della ricetta dell’antipolitica, anima e volano del berlusconismo. Dal limite dell’antiberlusconismo si passa così alla “comprensione” del berlusconismo e alla sua “difesa” incolpando di tutto non il liberismo esasperato e il potere fuori dalle regole ma i limiti del Pd e della sinistra.

Alla Leopolda si è fatto girare con insistenza il disco delle primarie aperte di coalizione, cioè di uno strumento di conservazione che fa saltare la democrazia rappresentativa. Ora anche Di Pietro riconosce che la leadership di una coalizione non può che andare al leader del partito maggioritario eletto con le primarie (democratiche ma non anarchiche) da regolamentare.

Non c’è alternativa: o democrazia basata su partiti democratici profondamente rinnovati (nuovi criteri per la selezione e formazione dei gruppi dirigenti) o plebiscitarismo con il consenso elettorale acquisito con la forza finanziaria e mediatica del padrone di turno.

Il rischio è che Berlusconi e Renzi, con le dovute proporzioni, siano due facce della stessa medaglia. Populismo e riformismo però non possono stare dalla stessa parte. Berlusconi sa bene qual è la sua parte. Forse anche Renzi.

....
condividi 3 Commenti

Ore 12 - Marchionne porta fuori la Fiat da Confindustria. "Americanata" per la Fiat fuori dall'Italia?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa scelta (legittima?) di Marchionne di portar fuori la Fiat da Confindustria più che una via “americana” sembra una “americanata”. Meglio sarebbe dire un pasticcio tutto italiano.

Sembra banale, ma va ripetuto: anche questo è il frutto del berlusconismo, cioè di una società con la totale anarchia delle regole. Così avanza indisturbata la cultura della totale assenza di norme condivise. Per dirla meglio, l’esaltazione della vecchia logica della privatizzazione dei profitti e della collettivizzazione delle perdite.

Il governo del non fare, non fa. Assiste. Anzi ha sempre lisciato il pelo all’ad della Fiat sostenendolo nella filosofia di farsi le regole per conto proprio. E adesso?

La Confindustria è una libera associazione per cui non può che prendere atto della scelta fatta da Marchionne di tirarsene fuori. L’impressione è che questo sia l’ultimo atto per disimpegnare il gruppo automobilistico da ogni vincolo e impegno. Dov’è un piano di sviluppo industriale concreto? Anche Cisl e Uil, di fronte a un Marchionne che avanza sulla propria strada infischiandosene di tutto e tutti, avranno di che riflettere.

La scelta distruttiva e miope basata sull’anarchia delle regole e dei diritti porterà in un vicolo cieco.

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Nichi Vendola: passionario. Voto 7. Con la parola d’ordine “Ora tocca a noi” domani a Roma Sel chiama a piazza Navona il popolo “contro Berlusconi e contro il berlusconismo”. Un tassello per costruire l’alternativa?

Rosy Bindi: pasionaria. Voto 4. La presidente del Pd che invoca l’espulsione dei “disubbidienti” è il gesto strumentale di chi vuole “epurare” il gruppo della “anomalia” radicale. Il nodo è “questo” Pd, non Pannella.

....
condividi 6 Commenti

Ore 12 - Berlusconi ride a denti stretti, ma ride. Opposizione, cambiare "musica"!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDopo il voto di ieri alla Camera Silvio Berlusconi sorride a denti stretti perché la maggioranza numerica (risicata) c’è ancora ma s’è allargato il fossato con l’elettorato del centrodestra deluso e con l’opinione pubblica disgustata. C’è una maggioranza stabile ma impresentabile, in difesa, tutta stretta e chiusa nel suo fortilizio lontana anni luce dal Paese reale.

Di questo passo, di strappo in strappo, premier, Pdl e Lega perdono oggi appeal e consenso e domani, quando si tornerà alle urne, perderanno voti. Ma il voto segreto della Camera ha rinsaldato i partiti di maggioranza, sempre in fibrillazione, ma poi sempre uniti nel momento finale quando si rischia la caduta del governo.

Quel voto è soprattutto l’ennesima lezione per le opposizioni, sempre convinte che Berlusconi cada su una buccia di banana, con l’aiutino dei magistrati. Così il Cavaliere non si schioda da Palazzo Chigi e a logorarsi sono le opposizioni. Su cosa si basa l’agenda del Pd, dell’Udc, del Terzo Polo, della sinistra? Non pare incentrata sulla grave crisi del Paese, sulla spirale negativa del debito pubblico e della mancanza di ripresa.

C’è un intreccio perverso e devastante fra crisi economica e crisi politica. Il fallimento di Berlusconi, del berlusconismo, del governo di centrodestra e del bipolarismo all’italiana è sotto gli occhi di tutti. Ma il sistema politico, come dice il deputato centrista Savino Pezzotta “resta imperniato per adesione o per contrapposizione attorno a Berlusconi”. Soprattutto, aggiungiamo, sulle malefatte “private” di Berlusconi. E gira a vuoto.

Il Pd, ma anche Idv e Sel, stanno al gioco andando in tv sugli stessi argomenti “squallidi e pepati”, attendono la manna dal cielo (magistratura) o dal … Colle (Napolitano) e fanno e disfano alleanze per un nuovo governo che rimane nel libro dei sogni. Ancor peggio l’Udc, con Casini intento ad annusare ogni spiraglio in grado di ricollocarlo nella stanza dei bottoni. Stanza occupata dal Cavaliere e dai suoi seguaci, per nulla intenzionati a sloggiare. E il Paese crolla.

Perché non si cambia musica, isolando il premier e facendo terra bruciata attorno al governo, impostando un progetto politico-programmatico alternativo fattibile insieme agli italiani in carne e ossa, indicando alleanze credibili e una forte leadership, preparandosi a vincere le elezioni?

....
condividi 1 Commenti

Intercettazioni Berlusconi Lavitola - il governo è al capolinea?

pubblicato da Bruno Marino


Lavitola: “Dottore senta, sto in Bulgaria sto a Sofia con telefono di qua se intercettano pure questi, che c.. ne so.”
Berlusconi: Hai visto che avevo ragione io..
[…]
Berlusconi: Ecco comunque, insomma io quando posso aiuto, quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare… tutto qui.”

Tutto qui? Le recenti notizie sul caso Unipol-Bnl e sul caso Tarantini sono solo “normali” scossoni per un governo che da più di un anno e mezzo è circondato da scandali di ogni tipo (Noemi, Patrizia D’Addario, Ruby, solo per citarne alcuni), oppure sono i primi sintomi dell’inevitabile declino di B. e della sua corte? Certo, non dimentichiamo che è dal 1996 che i giornali e (qualche volta) l’opposizione parlano di “fine del berlusconismo”, ma forse adesso c’è qualcosa di nuovo. E non parliamo -solo - delle recentissime intercettazioni tra Berlusconi e Lavitola.

Lo sappiamo, i guai giudiziari di Berlusconi sono stati davvero tanti, quindi dove sarebbe la novità? Mentre fino a pochissimi anni fa le accuse a B. si “limitavano” a corruzione giudiziaria, mafia, stragi, falso in bilancio, adesso siamo passati a concussione e prostituzione minorile (caso Ruby), oltre ai più classici abuso d’ufficio (caso Trani) e concorso in rivelazione di segreto d’ufficio (caso Unipol-Bnl). Insomma, si ha come l’impressione che Berlusconi abbia, nel corso degli anni, perso il controllo. Ad esempio, perchè continuare ad invitare ragazze dopo il caso D’Addario? Questa è la domanda che credo tutti si siano fatti.

Continua a leggere: Intercettazioni Berlusconi Lavitola - il governo è al capolinea?

Ore 12- Manovra, the day after. E adesso?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPassata la manovra “inutile e iniqua” con la fiducia, ora il rischio è che prevalga la sfiducia in chi vuole il cambiamento del quadro politico per dare una prospettiva diversa al Paese.

Pesa un senso di ineluttabilità degli eventi. E’ vero, la leadership di Berlusconi è in crisi, i sondaggi danno il Pdl e il centrodestra in forte discesa, ma a dettar legge, più da Arcore che da Palazzo Chigi, resta il Cavaliere, con il suo demagogico populismo, con Bossi a volte succube gregario e a volte sprezzante ricattatore.

Pezzo dopo pezzo il centrodestra smonta l’Italia e la sua Costituzione, fa sua la bandiera dell’antipolitica usandola a proprio uso e consumo: l’esempio è il “dimezzamento” del numero dei parlamentari che servirà proprio quella dipendenza dei “peones” dai loro vari padroni.

L’Italia, non solo in termini economici, si sta infilando sempre più in una pericolosa palude e gli italiani, pur sempre meno convinti di Berlusconi e del berlusconismo, non vedono una alternativa credibile, perciò osservano e attendono …

Lo stesso prestigio di Napolitano può uscirne scalfito, dato che i suoi buoni consigli vengono regolarmente ignorati: aveva auspicato, in occasione della manovra, soluzioni incisive, utili per la ripresa, non inique e condivise. E’ accaduto il contrario.

Il limite non sta solo in un Parlamento di nominati che eseguono a bacchetta i voleri del premier-padre-padrone e che, pur a bagnomaria, tengono il governo in maggioranza aritmetica. Il limite vero sta nelle opposizioni, incapaci di trovare un terreno comune di risposta e di proposta, un segnale unitario e forte in grado di scuotere gli italiani.

La sinistra massimalista cerca la riedizione di un riverniciato … “Fronte popolare”; il Centro (Udc? Terzo Polo?) cerca la terra di mezzo per avere una zolla in più dal più forte di turno; il Pd, nella bufera della questione morale, si divide persino sullo sciopero generale della Cgil e Bersani viene strattonato, adesso persino dal ritorno del binomio Prodi-Veltroni. Più o meno l’armata brancaleone.

E’ possibile un colpo d’ala per utilizzare i mesi che ci separano dalla fine di questa agonia berlusconiana e gettare le basi per una nuova stagione?

....
condividi 0 Commenti

Ore 12 - Berlusconi come Breznev. E il Parlamento come quello della "Banda dei quattro"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIn queste giornate di grande calura Silvio Berlusconi appare com’era alla fine Leonid Breznev in Urss: incartapecorito, impotente, inutile.

Che fare, con il Paese nella morsa della crisi economica e con un premier senza più leadership, un Governo che non governa e con il Parlamento che pare quello cinese all’epoca della “banda dei quattro”?

Il fronte delle opposizioni è diviso su tre rivoli. C’è quello sindacale, con la Cgil che fa quello che un sindacato deve fare quando il Governo colpisce i lavoratori e i ceti più deboli, senza una via d’uscita di rilancio: cioè risponde con la proposta, la protesta e con la lotta, con lo sciopero.

C’è quello politico, quello post comunista e dei movimenti extraparlamentari, (molto) vocianti e (poco) scalpitanti, di scarsa efficacia. C’è quello parlamentare, sostanzialmente unito contro Berlusconi, ma diviso sull’alternativa. Governo tecnico e-o istituzionale? Elezioni anticipate? Aventino?

A sinistra, ma non solo, cresce la posizione attendista, parafrasando il proverbio cinese: “Siediti sulla riva e attendi il cadavere del tuo nemico lungo il fiume”. In altre parole lasciare cuocere Berlusconi nel suo stesso brodo, fare terra bruciata intorno al Cav e al centrodestra, non muovere un dito in attesa del big bang. Una posizione, la “ritirata sull’Aventino”, che fu presa dalle opposizioni contro il fascismo nel 1924 e che diede di fatto via libera al Duce.

Altri tempi, ma sempre forte resta l’idea del “tanto peggio tanto meglio”, che è la fuga dalle responsabilità e lascia campo libero a chi cerca lo sfascio totale. Allora?

Continua a leggere: Ore 12 - Berlusconi come Breznev. E il Parlamento come quello della "Banda dei quattro"

....
condividi 0 Commenti