Tutti gli articoli con tag bersani

Ore 12 - E adesso Berlusconi (di flop in flop) teme il "dardo" di Montezemolo

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNon è il sol dell’avvenir. Ma c’è qualcosa nell’aria. Turba il centrodestra, ghiaccia il Pdl, sballa Bossi, sbiella Berlusconi.

Nel casino di questa Italia senza più capo né coda, dopo il caos liste, ieri a Napoli il partito del “predellino” ha fatto nuovamente cilecca.

Ringhioso il Premier, per le sedie vuote del parterre: meno di due mila presenti degli oltre 10 mila aficionados previsti. Con Italo Bocchino (longa manus finiana) che fa il … Corona di turno, fotografando compiaciuto il flop annunciato.

Non tira più l’Unto del Signore? Vedremo domani, nella strombazzata nuova marcetta su Roma, capitale che non ne può più.

Come non ne possono più gli italiani. Presi in giro dal disco rotto del Premier “avvitato” su se stesso, testardo e implacabile mini donchisciotte crociato del mondo libero contro i comunisti già a ridosso di Ponte Milvio e pronti al balzo per far abbeverare i loro cavalli nella fontana di Piazza San Pietro. La pelatina del Cav. dà l’alt ai baffoni truci dell’ombra del compagno Stalin.

Ma “Fortuna che Silvio c’è” è il motivetto oramai fuori dalla hit parade. E il Governo del fare si è squagliato al primo sole di primavera.

Non sarà Bersani e il suo Pd, tanto meno Di Pietro e il suo Idv, a far saltare la baraonda del centro destra sgangherato. E nemmeno Bossi, teso a raschiare il fondo bisunto del barile sforacchiato, pronto a vendere le spoglie (Dio non voglia) del Cav.

Tira un venticello traditore. Una parte dei cosiddetti poteri forti ha affidato a Luca di Montezemolo la fionda, per lanciare il dardo velenoso dell’astensionismo. Se l’ex ragazzo prodigio del “drake” Enzo Ferrari colpirà nel segno, la pentola si scoperchierà.

Non salterà solo il Cavaliere. Perché ad essere delegittimata sarà l’intera politica. E il “tutti a casa” sarà un solo grido.

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Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

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Ore 12 - Fra i due litiganti, il terzo ... gode

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroResta valido e attuale l’antico adagio che fra i due litiganti, il terzo gode. Soprattutto quando ci si azzuffa anche all’interno stesso dei singoli schieramenti, in perenne contrasto.

A un Pdl, partito di “aria fritta”, come dimostrato dal pasticcio delle liste, si contrappone un Pd “frittata” e autolesionista.

Berlusconi ha le sue gatte da pelare: Fini tira stilettate a non finire in attesa di salutare la campagnia “azzurra” e metter su bottega in proprio; Bossi osserva e alza il tiro mettendo il cappello sul governo.

Ma Bersani non è … da meno. Con un Pidì a corrente alternata sempre pronto alla resa dei conti interna e soprattutto con un alleato (Di Pietro) inaffidabile e impegnato a “pugnalare” alle spalle. Ma sbaglia chi se la prende con l’ex Pm, che fa solo il proprio mestiere.

Il Partito democratico si inguaia da solo: invece di pensare al Paese e confrontarsi sulla base di proposte di governo concrete, gioca di rimessa, porta gente in piazza per darla in pasto al leader dell’Idv, che non si lascerà sfuggire l’occasione di prendersi tutta la scena, magari gettando fango su Napolitano.

Il caos generale dimostra non solo l’inaffidabilità politica del Pdl e del Pd, ma la crisi del bipolarismo Made in Italy, dove a una sciocchezza del Pdl si contrappone una doppia sciocchezza di Pd e Idv.

A trarne vantaggio è il … “non schierato” Pier Ferdinando Casini, pronto a incamerare voti e poltrone alle elezioni, e, subito dopo, a dare forma al nuovo partito di centro, impensabile fino allo scorso anno.

Il bipolarismo dei due muri contrapposti è alle corde. S’ingrossano le file di quanti vogliono aria nuova. Non per tornare alla Prima repubblica, ma per non essere travolti dalla Seconda.

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Ore 12 - Dal pasticcio delle carte bollate alla "guerra" dei proclami e delle piazze

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroChe la gente è disgustata e stufa di questa politica e di questi politici, è più che noto. Ma con questa infinita bagarre sulle liste la gente è ancor più disgustata e più stufa.

Adesso il rischio è che il Paese possa trasformarsi in un campo di battaglia. Se si torna allo scontro di una “piazza” contro l’altra “piazza, se la lotta politica si rifugia nello scontro di “civiltà”, il cappio si stringe.

A preoccupare non è solo la mancanza di “idee”, l’assenza di una visione nuova dell’Italia, bensì la scomparsa del buon senso e del realismo, del senso di responsabilità nei partiti (tutti) e nel governo. Ognuno è chiuso in se stesso, grida più forte per avere ragione, fregandosene delle ragioni altrui.

Il Pci e la Dc di una volta, la bega liste l’avrebbero risolta con un paio di telefonate.

L’appello di ieri del presidente emerito Ciampi che fa riferimento al De Senectute di Cicerone è caduto nel vuoto: forse non è solo Silvio Berlusconi a disinteressarsi della “strage delle illusioni” e del “massacro delle istituzioni”.

Questo pasticcio ha già diviso l’opposizione, con l’Udc che non va in piazza, con il Pd sfilacciato, con l’Idv rilanciato dal “tanto peggio tanto meglio”. Ha ragione il saggio Emanuele Macaluso, ex riformista del Pci: “Lo spirito di fazione è ormai bipartisan”.

Ma la realtà non piove dal cielo. Il bipolarismo italiano ha alzato due “muri”, ha inventato la furbata dell’antipolitica non per migliorare i partiti, ma per usarli a proprio uso e consumo.

Così siamo in mano a un Berlusconi che comanda le “crociate” contro l’Italia “comunista”, a un capo dell’Idv ex Pm come De Magistris che accusa il capo dello Stato di “avallare il piano piduista di Berlusconi”, a un Bersani che insegue Di Pietro che sabato griderà contro “Benito Berlusconi”, con gli evviva dei sempre più smarriti compagni dell’ex Pci e amici della ex Dc.

Se questa è la partita, la gente non fa più nemmeno il tifo. In pochi si chiedono se un’altra politica è possibile. I più non sanno che dire.

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Pd: no inciuci. Voto + 8. Per tentare di superare il ko delle liste “escluse” il Premier pensa di giocare l’ultima carta di una “leggina” ad hoc. Ma ci vuole l’ok dell’opposizione, in primis del Pd, che risponde subito “niet”. Bersani, almeno in questo, non è Veltroni. E neppure D’Alema.

Pdl: cartapesta. Voto – 9. Il partito del “pradellino” si sta evaporando. Neppure il Premier lo nomina più e si torna ad agitare le vecchie sigle di Forza Italia e An, l’un contro l’altro armati. Pdl, partito del livore. Partito bluff. “Solo” gli elettori (davanti alla tv) non se ne sono ancora … accorti.

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Sale Bossi, scende Di Pietro. Il leader dell'Idv tuona: "No al governissimo!"

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Mentre la Lega di Umberto Bossi sale nei sondaggi balzando al 12 per cento, l’Idv di Antonio Di Pietro non tiene il passo del 2008.

Così, mentre il Senatur già pregusta il gran salto apprestandosi a modificare i rapporti di potere all’interno della maggioranza, l’ex Pm difficilmente riuscirà a mettere in “riga” il Pd di Bersani, dato in leggera ripresa.

Una cosa è certa. Le due punte estreme dei due schieramenti, Lega da una parte e Idv dall’altra, “ruberanno” voti ai partiti alleati, rispettivamente Pdl e Pd. Ma una debacle del Pdl e del Pd non porterebbe fortuna né a Bossi e né a Di Pietro perché l’attuale quadro politico salterebbe, con un rimescolamento di carte, con danni per la Lega e per l’Idv.

Tant’è che il leader del Carroccio non alza (almeno per ora) la voce e “copre” (almeno per ora) Berlusconi. E il leader dell’Italia dei Valori getta acqua gelata sui bollenti spiriti di chi (Fini, Casini, Pisanu, Montezemolo, Draghi ecc.) punta sulla crisi di governo per fare il “governassimo”.

Intendiamoci, anche Di Pietro invoca le elezioni politiche anticipate, ma rifiuta ipotesi di governo di transizione o di larghe intese. “No a un’operazione posticcia e trasversale agli schieramenti, che avrebbe soltanto lo scopo di mantenere il nostro Paese in uno stato di ibernazione”.

Tonino dixit. Che ne pensa Bersani?

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Ore 12 - Il gatto (Berlusconi) c'è. Ma i ... topi ballano lo stesso

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroI “cospiratori”, quando escono alla luce del sole, restano tali ma non sono più … “carbonari”.

Come definire il pranzo di lavoro di ieri a Montecitorio fra Fini, Casini, Pisanu?

Per il premier Berlusconi, (in privato) solo una “ignobile provocazione”. Per i fedelissimi del Cavaliere, l’ultimo atto del “tradimento” di Fini. Per molti altri, il passo ufficiale per mettere in moto il volano che potrebbe avviare un nuovo polo sul quale far nascere il governo di “emergenza nazionale”.

Con questo atto plateale, il presidente della Camera dimostra di non avere alcun timore di Berlusconi e di poter agire senza sotterfugi.

I tre, Fini Casini Pisanu (gli ultimi due Dc doc), partono da una comune avversione: l’antiberlusconismo e l’antileghismo. I tre, Fini Casini Pisanu, puntano a far saltare il patto d’acciao fra Berlusconi e Bossi. I tre, Fini Casini Pisanu, intendono disintegrare l’attuale quadro politico per riaggregarlo su nuovi basi, fuori dal bipolarismo Made in Italy, chiudendo l’era berlusconiana.

Berlusconi, irato, giura che, addirittura, nel Pdl c’è oramai una componente che rema talmente contro, da boicottare il voto delle Regionali, per aprire la crisi e la rottura del partito e del Governo.

Il test nazionale chiesto da Berlusconi si tramuterebbe in un vero e proprio boomerang da travolgere partito, premier e Governo.

E il Pd di Bersani non si muove: stare a galla, con l’aria che tira, è già considerato un successo.

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Il sabato del villaggio

pubblicato da il passator cortese in: La storia sottovoce

Uno (Guido Bertolaso), in evidente (e comprensibile) stato “confusionale” per la bufera giudiziaria e politica sulla Protezione Civile, spara polemicamente su Panorama: “Se arriva un terremoto chi ci va a spalare? Bersani?”.

Immediato replay del segretario del Pd: “A Bertolaso consiglierei un po’ più di umiltà, meno arroganza e di volare un po’ più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse”.

Bertolaso, in discesa libera. Chi di spada colpisce, di spada perisce.

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Ore 12 - Il salto della ... "quaglia" di Paola Binetti

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroHa fatto il salto della … “quaglia”, la senatrice Paola Binetti, sbattendo la porta del Pd (dopo un inutile tormentone) per approdare sulla sponda dell’Udc.

Bersani si dice particolarmente dispiaciuto e Casini particolarmente contento. Da una parte, i “viaggiatori” scendono dal Pd-tram e dall’altra, il “terminal” dell’Udc li “ricovera”. De gustibus…

Un mese fa la Binetti, inaugurando l’adesione politica a percentuale, proclamava: “Al 40% vado in Alleanza per l’Italia di Rutelli, al 60% resto nel Pd”. Qual è adesso la percentuale con la quale la senatrice cattolica ha deciso di scegliere lo Scudo crociato centrista?

Non si discute la buona fede della Binetti, brava persona, cattolica tutta d’un pezzo, cioè “integralista”, convinta di cambiare la politica (in meglio) facendo l’assistente del parroco.

Discutibile, invece, la coerenza politica della senatrice: non ha votato la fiducia al Governo Prodi (dopo essere stata candidata ed eletta condividendo programma e formula di governo) contribuendo a mandare tutti a casa; recentemente ha augurato al Pd (il suo partito) di perdere nel Lazio, dichiarando di votare per la Polverini, candidata della destra.

Nel Pd, adesso i più tirano un sospiro di sollievo perché Paola “seminava solo zizzania”. L’Udc continua ad essere la zattera dei reduci. La senatrice, che dice di essere adesso nel posto giusto, capirà presto dov’è capitata. E anche Casini maledirà Bersani di non averla tenuta stretta!

Il presidente della Costituente di Centro, Savino Pezzotta “ringrazia” la Binetti per il “bel segnale” che “allarga la possibilità di costruire un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana, laico, confessionale e fortemente aperto al sociale e alla tutela della vita”. Ma la Binetti che c’azzecca? Lei vuole rifare la … Dc!

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Le prime "perle" della campagna elettorale ...

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Al peggio non c’è limite. E i nostri politici, non paghi di quel che combinano quotidianamente, il “meglio” lo danno nelle elezioni, con un marketing politico da … fare pietà.

Buona, l’iniziativa del Corriere di pubblicare le foto dei lettori per una galleria elettorale, trionfo di trash-marketing. C’è ancora un mese e mezzo al voto di fine marzo, ma già “luccicano”, in fatto di comunicazione, propaganda, slogan, uso dei social network, alcune perle.

Il leader del Pd Bersani ruba lo slogan “Un senso a questa storia” a Vasco Rossi. Che è come rigirare una lama nella ferita di un Pd, sempre alla ricerca di identità, cioè del proprio senso. In fondo, l’unico senso è quello di nausea.

La Bonino, maestra della comunicazione dopo la scuola del maestro Pannella? Emma presidente limpida, naturale, trasparente, con il bicchier d’acqua nel quale, come dicono i soliti malintenzionati, manca solo la dentiera in ammollo.

Si possono fare mille esempi, trasversalmente. Ma diamo spazio ai nostri lettori.

Questi politici, candidati e non, puntano tutti sulla parola “cambiamento”, e sono sempre le stesse facce!

Negli Usa fa discutere un cartellone con la scritta “Inizio a mancarvi?” sostenuta dal viso “furbo” dell’ex presidente Bush. A quando la gigantografia di Romano Prodi?

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