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Tutti gli articoli con tag bersani

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Elsa Fornero: capò. Voto 4 Out out del ministro del Lavoro sull’art. 18: “Nessun passo indietro del governo. Il Parlamento voti sì o ci mandino a casa”. O così o Pomì. Lavoratori cornuti e mazziati. Aridatece Sacconi e Brunetta?

Leoluca Orlando: boss. Voto 4 Aveva ripetuto che non si sarebbe candidato “mai”: “Il sindaco di Palermo l’ho già fatto, basta”. Invece Orlandone ci riprova. Alla faccia del Pd gruviera e di Bersani, scornato. Foto di Vasto addio?

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Ore 12 - Pd fra due fuochi. Scissione?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa politica, si sa, è l’arte della mediazione. O, se più piace, la capacità di attivare la strategia dei “due forni” di andreottiana memoria. Altra cosa è tenere i piedi in due staffe, condotta che, a lungo andare, porta ad essere disarcionati.

Così, la riforma del lavoro e in particolare l’art. 18, stringono come un cappio il Pd, i cui nodi vengono ora al pettine.

Bersani accusa Monti di aver disatteso i “patti”. I suoi sodali vanno giù duro: “Il Pd è un partito finito. Monti ha fregato Bersani”. Letta, Fioroni e altri della pattuglia degli ex Popolari gongolano certi del “sì” scontato alla riforma. L’ala iper-montiana del Pd è la fotocopia (al ribasso) dell’Udc di Casini, una mano al governo e … un braccio al Pdl e al Cav, ringalluzzato dai guai degli antichi nemici.

E’ il solito giochino delle parti di quella “amalgama non riuscita” fra ex piccì ed ex diccì, la solita diatriba da teatranti consumati che finirà ancora una volta a tarallucci e vino?

Non è da escludere che ai vertici il partito di Bersani riesca a metterci una pezza ed evitare lo strappo decisivo che porta diritto alla scissione. Non per senso di responsabilità “nazionale” nei confronti del Paese e, in primis, dei lavoratori bensì per opportunismo politico e per interessi di bottega e personali.

L’occasione è però propizia per un chiarimento politico interno: non a porte chiuse e dietro il paravento del politichese per unanimismi di facciata, ma alla luce del sole, dicendo agli italiani pane al pane vino al vino, in altre parole con chi sta il Pd, cosa vuole e dove intende andare.

Cgil e Fiom sulle barricate contro Monti. Pd nel "cul de sac"

pubblicato da il passator cortese

C’è davvero chi crede che con la nuova riforma del lavoro le aziende non hanno più scuse per non investire in Italia? C’è chi crede ancora che il governo Monti non usi due pesi e due misure?

Sui temi cari a Berlusconi (dalle frequenze tv alle pseudo liberalizzazioni) Monti tergiversa, non muove un dito, mentre sull’art.18 fa il duro, dopo essere passato sui pensionati con un caterpillar.

La frittata è oramai fatta, anzi bruciata, riuscendo di fatto a mettere contro chi paga la crisi: lavoratori e precari, lavoratori e disoccupati, anziani e giovani.

Sul piano politico, a pagare sarà il Pd, piombato nel classico cul de sac. Stavolta, Bersani e compagni potranno anche decidere di non andare in piazza con la Cgil, ma la punizione dei laoratori non tarderà ad arrivare. Alle urne di maggio.

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Mario Monti: dux. Voto 4- Il premier se ne frega dei 5 milioni di iscritti della Cgil: “Sull’art. 18 la questione è chiusa.Tutte le parti sociali d’accordo, tranne la Camusso”. Primavera calda, di fuoco. Gelata per Bersani. Pd in mutande.

Luigi De Magistris:ducetto. Voto 5- Il sindaco di Napoli non scarica Michele Emiliano e rassicura: “La vicenda che ha coinvolto il sindaco di Bari non inciderà sul futuro della lista dei sindaci a livello nazionale”. Minestroni&pastrocchi.

Trattativa su riforma del lavoro: o Monti ci mette una pezza o è rottura

pubblicato da il passator cortese

Si tratta al tavolo ufficiale e … fuori ma sull’articolo 18 tra governo e Cgil è ormai “rottura”. Bersani esorta il premier Monti a prendere in mano la trattativa “per fare l’accordo”. I sindacati sono tutt’altro che ottimisti: “Nessuno si è mosso di un millimetro” sulla flessibilità in uscita. Durissima la Cgil: “Non vogliono l’intesa” protesta la Camusso.

Si fa sentire l’Udc con l’ex dirigente sindacale Savino Pezzotta: “Il ministro esagera con le pressioni. Vale di più l’intesa con il sindacato che la modifica dell’articolo 18, se lo devono mettere in testa”. “Possono anche cambiare tutto l’articolo 18 da soli ma non servirebbe a niente -ha proseguito l’esponente dell’Udc-. Meglio, dal punto di vista politico, economico e sociale, avere più tempo ma raggiungere l’intesa. Avrebbe un valore immenso”.

Secondo l’ex leader della Cisl, “è stato esagerato da parte di alcune forze politiche e del governo far diventare l’articolo 18 un simbolo senza il quale non si può decidere, perchè così e’ più difficile modificare le cose”.

Anche Pezzotta chiama Monti: “Serve un po’ più di saggezza contrattuale. Spero che Monti oggi abbia questa saggezza. Una trattativa è una cosa complessa, non si può risolvere con minacce, serve pazienza politica. Oggi l’obiettivo è la coesione sociale e modificare alcune parti del mercato lavoro. Se qualcosa non si modifica oggi la si modifica nel tempo”. Vedremo.

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Nuovo vertice con Monti, perché Alfano ha fatto retromarcia?

pubblicato da Andrea Signorelli


Questa volta Angelino Alfano ci sarà. Il segretario del Pdl che aveva mandato governo e maggioranza in fibrillazione dopo il gran rifiuto di partecipare all’ultimo vertice indetto da Monti (”Perché si sarebbe parlato di Rai e giustizia”), questa volta ha già fatto sapere tramite il solito profilo Twitter che non salterà il nuovo vertice chiamato dal premier per giovedì: “Il lavoro al primo posto! Parleremo anche di accesso al credito. Ok all’agenda Monti, ci sarò. Ma di Rai e Giustizia (per ultime) parli chi vuole”.

Angelino Alfano si arrende e - anche se il Pdl ha nuovamente sottolineato come il governo tecnico sia stato chiamato per risolvere le emergenze economiche - non mancherà all’appuntamento, nonostante Monti abbia chiarito fin da subito che “si parlerà di tutto”. Come mai questo cambio di direzione? Un po’ perché ormai il messaggio è stato lanciato, ma soprattutto perché Alfano si è trovato preso in mezzo tra Bersani e Casini. E se con il segretario Pd la polemica ci può stare, con Casini (a cui il Pdl si vorrebbe tanto riavvicinare) è meglio non entrare troppo in conflitto. Soprattutto se il leader dell’Udc dà segni di perdere la pazienza, come mostra nell’intervista al Corriere della Sera.

«È in atto un tentativo di indebolire il governo. È un errore molto grave, perché l’ esecutivo ha dimostrato di aver adempiuto all’ impegno più importante che gli avevamo commissionato, il risanamento dell’ economia. Lo dimostra non solo il calo dello spread, ma soprattutto il sorpasso stabile sulla Spagna: la credibilità è il valore aggiunto che Monti dà al Paese. Ho sempre espresso solo stima per Alfano, ma aver mandato all’ aria il vertice con una scusa palese mi fa pensare ad una nevrosi da campagna elettorale che non mi scandalizza ma che non porterà da nessuna parte»

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Ore 12 - Monti, Pdl pronto allo "strappo". E il Pd?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl “tecnico” Monti si muove come e meglio del più smaliziato leader politico. Di fronte alle turbolenze quotidiane fra i partiti e dentro i partiti che sostengono il suo governo il premier usa la tattica antica di fingere di non vedere e non sentire.

E’ soprattutto il Pdl a scalciare, estremamente preoccupato di pagare dazio alle prossime amministrative del 6-7 maggio. Alfano e soci del partito azienda del Cavaliere scambiano l’effetto con la causa, come se il responsabile della debacle del Pdl fosse Monti e non Berlusconi e i danni fatti dal governo di centrodestra del duo B&B.

Ma “se Atene piange, Sparta non ride”: se il Pdl è in un mare di guai, il Pd resta in mezzo al guado. Bersani, che pare proprio aver stracciato la foto di Vasto, tesse la tela per una convergenza a sinistra con Vendola.

I due si incontrano più o meno segretamente non tanto per tracciare la linea delle amministrative, ma per guardare alle politiche, puntando a costruire un’alleanza di centrosinistra in grado poi di aprire a forze moderate e di centro.

“Insomma, - scrive oggi su l’Unità Simone Collini - la famosa coalizione di progressisti e moderati a cui punta Bersani, il quale da Vendola avrebbe ricevuto la disponibilità a stringere i tempi sul confronto programmatico e l’impegno a non porre veti nei confronti di Pier Ferdinando Casini”.

Certo è che non sarà Bersani, a meno di un patatrac sulla riforma del lavoro, a staccare la spina a Monti. Mai dire mai, invece, sul Pdl: dopo l’annunciato ko delle amministrative tutto può succedere, compreso la caduta del governo e le elezioni politiche anticipate.

Intanto il presidente del Consiglio ha convocato per giovedì a Palazzo Chigi i leader di Pd, Pdl e Udc, per un incontro in cui si dovrebbe discutere anche di giustizia e Rai. Monti non può però limitarsi a prendere atto dei “niet” di Berlusconi e accettarne i ricatti su questioni basilari.

Il premier tenga alta e chiara la sua voce, rivolgendosi al Paese, non al Palazzo.

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Ore 12 - Fiom in corteo a Roma senza il Pd. E nel 1977 Berlinguer sorseggiava il the in vestaglia infastidito dalle tute blu ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è la prima volta che una manifestazione nazionale dei metalmeccanici non trova il supporto e l’adesione del principale partito della sinistra o del centro sinistra.

Nell’imponente corteo della Fiom-Cgil che sta attraversando in queste ore il centro di Roma non mancano gli slogan più che pungenti contro Bersani (“Venduto!”) e contro il Pd (“Venduti!”). E’ fuor di dubbio che il Partito democratico è il grande assente alla manifestazione delle tute blu, a ennesima dimostrazione della “coperta corta” del Pd: comunque la tiri, lascia scoperta una parte, incidendo negativamente oggi sui consensi e domani sui voti.

Luciano Lama ripeteva che i lavoratori in lotta non vanno mai lasciati soli, anche quando sbagliano. Ma nella stessa Cgil e soprattutto nel Pci c’era chi la pensava diversamente, a cominciare da Giorgio Amendola, senza indulgenze verso i “compagni che sbagliano”.

Come non ricordare la vignetta satirica del 2 dicembre 1977 in cui Giorgio Forattini su Repubblica ritrasse un “borghesissimo” Berlinguer in vestaglia e pantofole, nella sua poltrona, sorseggiando un tè sotto il ritratto di Marx mentre dalla finestra aperta del suo salotto arrivavano gli echi fastidiosi del durissimo corteo dei metalmeccanici guidato dall’allora “ribelle” cislino Pierre Carniti (oggi Pd) al grido di : “Adesso basta!”?

Anche allora c’era, come c’è oggi, qualcuno che ti spiegava come essere di sinistra e che bisogna essere più a sinistra di altri. Il Pci non solo disertò quella manifestazione ma ne contestò vivacemente la piattaforma. Questo perché gli obiettivi politici del partito di Berlinguer (il compromesso storico) venivano quanto meno “disturbati” dagli obiettivi del sindacato Flm che parlava apertamente di inciucio del Pci con la Dc. In altre parole torna in discussione l’autonomia fra partito e sindacato.

Allora il Pci era impegnato in una difficile svolta politica e di conseguenza, coerentemente, agiva su tutti i fronti, compreso quello sindacale. Oggi è così per il Pd? E’ una questione di strategia politica o solo il solito teatrino legato a diatribe interne?

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Ore 12 - Le primarie al "vetriolo" avvelenano il Pd. Bersani, sveglia!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è chi, come il sempreverde Alfredo Reichlin, legge in termini positivi l’ultima sberla subita dal Pd nelle primarie di Palermo.

“Come è naturale che sia - scrive su l’Unità l’ex dirigente del Pci - le primarie riservano sorprese. Ma sbaglia sia chi non le accetta e sia chi le usa per mettere in crisi il Partito democratico”. Si chiede Reichlin: “Cos’è il Pd? Io penso che sia ancora un partito in formazione che si sforza (o dovrebbe sforzarsi) di collocarsi su un terreno nuovo e più avanzato rispetto a vecchi giochi. Che cosa voglio dire? … Il fatto vero è che stanno scomparendo i vecchi nomi e i vecchi schieramenti”.

E’ davvero questo – con la procura di Palermo che indaga sui brogli nei seggi, con Leoluca Orlando che parla di inquinamento delle primarie e minaccia: “Digos e carabinieri hanno le prove”, con Bersani sempre sotto tiro nell’infinita guerra tra faide interne - il segnale che emerge dalle primarie che contano, ultime quelle di Genova e Palermo, dopo quelle di Milano, Napoli ecc.? Non scherziamo.

La risposta a Reichlin viene dal suo ex compagno di partito Emanuele Macaluso: “ Nel Pd e in tutto il centrosinistra siciliano, da tempo è in corso una guerriglia tra notabili di antico pelo e giovani ambiziosi per mantenere un ruolo acquisito o per conquistarne uno più ambito. Questo non significa che non ci siano anche scontri che hanno una dimensione politica, ma quel che prevale è la guerriglia”.

Sapete che ha detto a Repubblica il golden boy ex Idv Ferrandelli vincitore delle primarie di Palermo, il giovane che si vanta di non essere politicamente figlio di nessuno?: “Vedevo la poltrona dove era seduto Cammarata, la poltrona del sindaco, e immaginavo che un giorno avrei potuto agguantarla”.

Sì, voce del verbo agguantare. E ci fa sapere – scrive oggi il Riformista - di avere preso i voti del partito (Pid) dell’ex ministro, inquisitissimo, Saverio Romano, e del campione antimafia ex sindaco di Gela, Crocetta; che vorrebbe rientrare nell’Idv e non ha problemi né con la foto di Vasto né con quella di Lombardo e soci.

Ora, nessuno contesta la sana ambizione di chiunque, legittima anche in politica. “Ma, quanti sono, - si chiede sempre Macaluso - tra i nuovi e i vecchi notabili del Pd, quelli che hanno come obiettivo solo “l’agguantare una poltrona”? C’è una verità incontestabile di ieri come di oggi: se nella lotta politica non ci sono grandi motivazioni e orizzonti visibili oltre l’immediato, se in un partito non c’è una comune base politico-culturale, “l’agguanto della poltrona” diventa il tutto”.

Già. O il Pd caccia i demagoghi e i furbi (e gli imbroglioni e i disonesti di qualunque età e provenienza) e riparte da qui o lo sbocco finale è già scritto: lo sfascio.

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Dopo Palermo il Pd rischia la scissione

pubblicato da Andrea Signorelli


Ha voglia Bersani a dire che le primarie sono “una risorsa che non risolve i problemi politici, anzi a volte li amplifica”, a sottolineare che su “23 primarie, 18 le ha vinte il Pd” (non nell’ultimo anno, comunque) e che il caso Palermo “non c’entra niente con la foto di Vasto”. La verità è che la sconfitta nelle primarie palermitane di Rita Borsellino (sostenuta dalla segreteria) a favore di un semi-indipendente che punta all’alleanza con il Terzo Polo non può non avere ripercussioni a livello nazionale. Soprattutto perché da voce e forza a quanti da tempo, seguendo l’ala veltroniana, dicono che l’alleanza con Sel e Idv non s’ha da fare, e che, da ieri, lo urlano ancora più forte, puntando a disarcionare Bersani dalla sella del partito.

“Quando abbiamo deciso di sostenere il governo Monti il solco con Sel e Idv si è fatto più profondo: l’ alleanza modello foto di Vasto è improponibile”, spiega il senatore Stefano Ceccanti, mentre il veltroniano di ferro Beppe Fioroni si spinge più avanti: “Nel 2013 si andrà a un governo politico, e il Pd per primo deve scegliere già adesso le alleanze: ci vogliono coalizioni coese sui programmi. Io sono per un’ intesa con il Terzo polo e penso anche che non si possa non coinvolgere Monti. Dobbiamo stare tutti attenti: se la politica non riacquista la sua dignità verrà commissariata per sempre e saranno i tecnici a decidere quali politici andranno in Parlamento”.

Il sostegno a Monti, le differenze sempre più profonde con Vendola & Di Pietro (vedi Tav), la sconfitta a Palermo proprio di chi, come la Borsellino, voleva un’intesa con la sinistra: tutto sembra remare in una sola direzione, che vede la foto di Vasto messa nel cassetto dei ricordi e dei rimpianti per correre ad abbracciare il Terzo Polo. Una situazione che spacca in due il partito e indebolisce Bersani, al punto che qualcuno arriva a chiederne le dimissioni, altri invece vogliono che venga convocata la Direzione nazionale per discutere la linea del partito.

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