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Tutti gli articoli con tag bertolaso

La caduta degli ... "dei"?

pubblicato da Massimo Falcioni

L’Economist ironizza sull’unità della maggioranza definendo Berlusconi, Fini, Bossi “The three stooges”, “I tre zimbelli”, noto trio comico americano.

E per dire che siamo alle comiche finali non c’era neppure bisogno dell’intervento dell’autorevole settimanale londinese.

E’ che le “tricoteuses” (le beghine parigine che applaudivano alla caduta delle teste ghigliottinate ai tempi della rivoluzione francese) sono già schierate, specie nella maggioranza, di fronte ai possibili sviluppi delle inchieste sulla “cricca”.

Dopo le dimissioni del ministro Scajola, lo stesso Berlusconi teme il peggio. C’è chi ipotizza il ko di Bertolaso, icona del governo del fare, con conseguenti dimissioni del capo della protezione civile: una slavina dagli effetti distruttivi per lo stesso esecutivo.

Non è solo Antonio Di Pietro a lanciare l’allarme: “Il governo può cadere dall’oggi al domani”. Lo stesso Pd (che chiede le dimissioni di Bertolaso e il proseguimento delle indagini) è al lavoro per verificare le condizioni di una possibile coalizione per l’emergenza.

Così la lista di Anemone precipita sulle inchieste di Appaltopoli e sul governo. Grossi nomi e sconosciuti, parassiti e clienti; un putrido calderone che fa tremare Berlusconi. E non solo.

Nel paese domina la “malapolitica”. La spartizione dei finanziamenti è stata legalizzata con imprenditori e politici che si spartiscono la torta delle commesse di stato, che costano così il doppio o il triplo del prezzo di mercato. E’ peggio di Tangentopoli.

C’è la privatizzazione della spesa pubblica attraverso società di diritto privato controllate da comuni, province, regioni e stato. Il “marcio” non è tutto targato Berlusconi. E dilaga.

Anemone, Bertolaso, la cricca, i soldi e le opere pubbliche: un edificante affresco italiano

pubblicato da paganini


La vicenda che ruota intorno agli appalti, alle mazzette, alle donazioni e ai benefit messi in circolo per agevolare amici e imprenditori assegnandogli appalti e soldi pubblici merita senz’altro di essere definita edificante. Non solo perché affonda le sue fondamenta nel cemento (oltre che nella melma) ma anche per il suo evidente valore didattico educativo.

Ancora una volta il messaggio che si può facilmente evincere da questa inchiesta (non serve neppure attendere le conclusioni del terzo grado, basta leggere le intercettazioni) è che in Italia si diventa ricchi e potenti facendo marchette e favori (mica pagando le tasse) se possibile a spese della collettività. Gli altri, onesti e sfigati, possono girare in metropolitana per ore.

Affrontare cantieri infiniti (chissà come mai…) e vivere nei palazzoni fuori dal raccordo e dalla tangenziale. Loro, i furbi, quelli con gli amici di manica larga che tanto decantano il governo del fare, possono avere appartamentoni vista Colosseo, auto di lusso e naturalmente escort da esibire nei locali vip. Tutto giusto…

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Corruzione: Roma Ladrona e la Lega che “non perdona”

pubblicato da Giulio Mattioli


I manifesti della Lega Nord sono un punto fermo delle campagne elettorali italiane: inconfondibili, immutabili e di tale impatto da essere stati copiati (senza grande successo) anche da PD e Italia dei Valori.

Recentemente a Milano è ricomparso perfino il celebre “Roma Ladrona, la Lega non perdona”, creato probabilmente già in periodo pre-tangentopoli e riproposto oggi, forse come risposta alla recente ondata di scandali-corruzione.

Tuttavia qualcosa è cambiato rispetto a 20 anni fa: la Lega ha infatti governato il paese per quasi 10 anni, di cui 7 dal 2000 ad oggi. Sembra sempre più difficile per il Carroccio presentarsi come partito estraneo alle logiche del “sistema” romano. Eppure più il paese sembra sprofondare nella corruzione, più Bossi & co. schizzano in alto nei sondaggi. Proviamo a chiederci il perché, dopo il salto.

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Sos Pdl: regionali "terremoto"?

pubblicato da il passator cortese

Acque agitate, molto agitate nel Pdl. Con Silvio Berlusconi preoccupato, molto preoccupato.

Sondaggi … incandescenti in mano al Premier indicano un Pdl in discesa, con tendenza al (forte) smottamento generalizzato a tutto vantaggio (specie al Nord) della Lega.

Uno scenario del tutto imprevisto e del tutto impensabile fino a poche settimane addietro.

La bufera politico-giudiziaria abbattutasi su Bertolaso e “cricca” limitrofa, i continui petardi che scoppiano (oggi ancora il senatore Nicola Di Girolamo nel mirino dei magistrati, con accuse gravissime) dimostrano la realtà di un partito (Pdl) colmo di mele marce o, quando va bene, con i listini elettorali pieni di mogli, amanti, parenti e portaborse.

Etichette a parte, tangentopoli o no, la pianta è malata alla radice: il berlusconismo produce questi frutti e ammorba la nazione, con rischi per la convivenza civile e per le istituzioni democratiche.

Vista l’antifona, pubblicamente Berlusconi (ancora) rassicura i suoi, dicendo che l’eventuale successo della Lega non cambierebbe niente nella maggioranza. Ma una parte del Pdl non vuole entrare nella tenaglia del Carroccio e diventare ostaggio di Bossi.

Giuseppe Pisanu sta preparando lo “strappo”. In quel caso, il quadro politico, non solo il Pdl e la maggioranza, verrebbe “smontato” e ricomposto su tutt’altre basi.

Non è la prima volta che le elezioni regionali fanno saltare premier e governo. Stavolta sarebbe il terremoto del secolo.

Ore 12 - Berlusconi mette le "toppe" al Pdl e al governo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è uno che molla l’osso, Silvio Berlusconi, abituato com’è a convivere con situazioni scabrose e a non temere le burrasche più insidiose.

Il Cavaliere non crede alle superstizioni ma ai “suoi” sondaggi, sì. E’ da quei numeri, da quei grafici, da quelle curve che trae le indicazioni per “scegliere” la strada.

Sondaggi che, sotto la spinta dell’affaire della Protezione civile (una bufera che scuote l’uomo simbolo della politica del fare, Bertolaso; l’uomo ombra del Premier, Letta; il “fedelissimo” triumviro Pdl, Verdini), vacillano, minacciando nel cuore il partito del “predellino”.

Berlusconi non teme l’opposizione, considerata fuori gioco. Ma sa che, a questo punto, un “niente” può provocare una tale disaffezione nel suo elettorato, con una astensione dal voto devastante al Sud e un travaso di voti dal Pdl alla Lega al Nord.

In palio non c’è solo il governo delle regioni: il “test politico nazionale” si rifletterà sugli equilibri interni alla maggioranza e quindi sugli assetti di governo: ovvero tra Lega e Pdl.

Ecco perché Berlusconi corre ai ripari: con un rimpasto post voto, nel Governo e nel vertice del partito e, subito (addirittura già da oggi), presentando nel Cdm la stretta anti-corrotti e annunciando l’operazione Pdl pulito. E, soprattutto, giocando l’ultima carta, riportando su se stesso l’intera “matassa”: “Mi vogliono eliminare politicamente e fisicamente”.

Presto si saprà se si tratta di una strategia vincente o se la pezza è peggio del buco.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: bianchetto. Voto – 8. L’impegno più gravoso del Premier è diventato quello di cancellare le dimissioni dei “suoi”: prima Bertolaso, poi Cosentino. Sceneggiata continua.

Augusto Minzolini: servetto. Voto – 8. Il direttore del TG1 dice “basta gogne mediatiche prima del voto”. TG1 organo di partito e il suo direttore “cane da guardia” di Premier e Governo.

Caso Bertolaso G8. Quando Balducci era capo della commissione Cavour sotto il governo Prodi

pubblicato da Luca Landoni



L’inchiesta sulla Protezione Civile continua ad allargarsi e a mietere vittime illustri. Ultimo caso quello del giudice Toro che si è dimesso per difendere l’onorabilità sua e di suo figlio (a sua volta coinvolto). Toro era capo di gabinetto nel governo Prodi. Ma scava scava le notizie più interessanti si hanno a proposito del più chiacchierato (secondo gli inquirenti) corrotto di tutta l’inchiesta; vale a dire quel Balducci che si trova a tutt’oggi in carcere in attesa di far valere le proprie motivazioni.

Balducci, da alcuni definito “braccio destro” di Bertolaso il quale, secondo molti esponenti dell’opposizione “non poteva non sapere”, aveva però alacremente lavorato anche per il governo Prodi. In particolar modo era stato capo della struttura commissariale delle celebrazioni faraoniche per l’anniversario di Cavour.

In quell’occasione (e qui la Protezione Civile non c’entra nulla) furono commissionate 11 opere per una spesa complessiva di 800 milioni di euro circa. Tra queste abbiamo il Teatro della Musica fiorentino, appalto vinto dalla ditta Cerasi-Desideri, da sempre legata al carro della sinistra e che ha prosperato nell’era della Roma rutelliana. Desideri tra l’altro è l’architetto di Scalfari Eugenio.

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Ore 12 - Premier in "panne". Per Bossi, due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPiù di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.

Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.

Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.

La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.

Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.

Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

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Indagato anche Denis Verdini, coordinatore del Pdl. La nuova Tangentopoli è alle porte?

pubblicato da Luca Landoni



La notizia è clamorosa. Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, è indagato dalla Procura di Firenze per il reato di concorso in corruzione. E nelle intercettazioni oggetto dell’attenzione della magistratura spunta un altro nome grosso dello stesso partito (ma stavolta frazione AN): Altero Matteoli. Nei confronti di quest’ultimo però ancora nessun provvedimento è stato annunciato.

Verdini dal canto suo ha dichiarato di aver già chiarito la sua totale estraneità ai fatti. Ma quali sono i fatti? Pare che al coordinatore Pdl si contesti la segnalazione di Fabio De Santis per la nomina a Provveditore delle opere pubbliche per Toscana, Umbria e Marche. Ma soprattutto - e qui entra in gioco anche Matteoli - ci sono le telefonate tra l’imprenditore “amico” Riccardo Fusi e l’esponente ex-AN, di cui riportiamo uno stralcio tratto dal Corriere, parte fiorentina.

Fusi: «Ah, il 27, ho capito, niente allora… So che ci dovrebbe essere stato un po’ di sviluppi per quanto riguarda la Scuola di Firenze… Dovrebbe arrivare al ministero una situazione abbastanza importante perché… l’Autorità di vigilanza ha riscontrato varie irregolarità…». Matteoli: «Però io… fino al 27 non torno a Roma ». Fusi: «Ho capito, va bene». Matteoli: «Ok, buone vacanze». L’8 ottobre Fusi e Verdini parlano ancora della stessa cosa. Fusi: «Poi ti volevo dire… con il ministro Matteoli… per quella storia della Scuola dei marescialli, che è nell’interesse dello Stato questa cosa, se si potesse anticipare… Se ci fosse verso che ci mettesse le mani lui…». Verdini: «Con lui ho fissato che ci si sente a fine settimana… ora fammi fare… faccio lui e poi faccio quest’altro…».

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Crolla il Pil: Italia ko! E il "pifferaio magico" di Arcore racconta barzellette ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Perde un pezzo dietro l’altro, l’Italia del berlusconismo e del bipolarismo coatto.

Il Belpaese del Governo del “fare”, del “fortuna che Silvio c’è”, della furbata dell’antipolitica (per fare la politica dei propri interessi), dell’opposizione caduta nella trappola del “pifferaio magico” di Arcore, è alla frutta.

Con la crisi mondiale che presenta il conto. La favola del Paese che va, svanisce di colpo, con il ko del Pil (-4,9%!!!), peggior dato degli ultimi 40 anni. L’Italia è il fanalino di coda tra i grandi della Ue: le “balle” incoscienti e irresponsabili di Silvio Berlusconi non reggono più.

Ma, addirittura, la crisi è ancora più profonda e più generale: è dentro la società che ha perso valori e ideali, coesione e senso della Nazione, sotto i colpi della “malapolitica” dei partiti fatti e gestiti ad uso e consumo dei padri/padroni o dei cacicchi locali. La corruzione dilaga e gli scandali che esplodono sono solo l’iceberg di una realtà da paese da terzo mondo.

Titolo di Liberazione: “Favoletta”. E prosegue: “Gianni Letta prende le distanze dalle brutte persone, già arrestate, che hanno speculato sul terremoto, ma assolve ed esalta Bertolaso come “straordinario”. Eppure è evidente che c’è del marcio e che, preoccupati dell’indignazione tra i terremotati, stanno facendo di tutto per coprire l’assurda discrezionalità concessa alla Protezione civile. Che ha abbandonato la sua missione per gestire grandi appalti, prateria in cui si sono introdotti avventurieri senza scrupolo”.

Ci fermiamo qui.