
Ogni tanto succede qualcosa che ci fa capire che non cambia mai niente: che il sesso, resta il motore universale, un po’ come qualcuno sosteneva che fosse l’amore. Guido Bertolaso, coinvolto in una vicenda di “ripassatine”, scandaletti e appalti, è solo l’ultimo a finire nel cortocircuito tra vizi privati e pubblici poteri.
Per tutta l’estate, eravamo stati martellati dalla vicenda Berlusconi - Noemi Letizia, poi dalla escort Patrizia d’Addario e le sue registrazioni in cui il cav. la invitava a “toccarsi di più”, e ancora, abbiamo vissuto il caso Piero Marrazzo, con i trans, la cocaina, il sottobosco di chi preferisce il trans alla escort. Sempre amore a pagamento è, non ci vedo questa enorme differenza etica, se stai tradendo tua moglie.
Sei disprezzabile in entrambi i casi: ma il meccanismo che trascina questi scandali allo scoperto, poi, non porta a niente. I sex scandal, in Italia, non portano a nulla. Non portano a nulla le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa, volete che avere rapporti sessuali a pagamento affondi una carriera politica? Ma per carità: vediamo…
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L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.

Chissà poi perché in un momento storico fortemente caratterizzato dal revival non si decida di parlare, anche, delle storie di quei giornalisti che con la loro professionalità hanno permesso ai cittadini italiani di indignarsi per come viene raccontata oggi l’attualità.
Non è forse un caso che “Mister Moonlight”, libro scritto a quattro mani da Sergio Benoni e Tito Stagno, non sia stato reclamizzato il giusto. Cosa direbbe oggi Enzo Biagi di quanto sta accadendo? Anche lui boccerebbe Augusto Minzolini?
Su questo e molto altro abbiamo ragionato con Bice Biagi, figlia del giornalista, alla fine di una delle presentazioni di “In viaggio con mio padre”.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Bice Biagi
La sinistra, Pd in testa, è in balia degli umori del momento. E’ sempre così, quando la crisi morde e non si sa che pesci pigliare.
Adesso, dopo l’exploit pugliese di Nichi Vendola, (quasi) tutti a puntare sulle primarie, ritenute lo strumento di maggior legittimazione democratica e l’arma vincente, quanto meno nella scelta del “migliore” candidato interno. Ma è proprio così?
Anche il “bipolarismo”, tanto osannato quale panacea dei mali della politica, sta mostrando la corda (è in crisi anche dove impera da sempre, a cominciare dalla Gran Bretagna).
E per vincere le elezioni e per poi governare ci vogliono le “coalizioni” (non certo a marmellata come quelle di Prodi …), di norma guidate dal leader del partito più forte della coalizione stessa.
Fu così anche nella Prima repubblica dal 1945 al 1981 con il premier sempre targato Dc. Quando a Palazzo Chigi l’inquilino cambio “marca”, prima con un premier repubblicano (Giovanni Spadolini), poi con due socialisti (Bettino Craxi con la famosa “alternanza” e Giuliano Amato), non fu per la magnanimità dello Scudo crociato ma perché la Dc andò in crisi e quello era l’unico modo – stante la conventio ad excludendum verso il Pci - per rimanere al potere e dare un governo all’Italia.
Diventando premier il leader di un partito “minore” saltava però il rapporto fra consenso, potere e responsabilità su cui reggono le democrazie rappresentative. Idem nella Seconda repubblica, almeno nel centro sinistra: vedi i governi diretti da Romano Prodi. Che centra con oggi?
Continua a leggere: Ore 12 - "Piccoli" leader crescono. Ma non è tutto oro quello che luccica

Due temi apparentemente diversissimi hanno animato il dibattito politico italiano nelle ultime settimane: il decennale della morte di Bettino Craxi, con i connessi tentativi di riabilitazione, e le polemiche sulla ritardata uscita dei giovani italiani dalla casa dei genitori, riaccese da alcuni casi di cronaca.
In realtà le due vicende hanno in comune molto più di quanto potrebbe sembrare: i diretti responsabili della difficilissima situazione dei giovani italiani di oggi sono proprio i politici e le generazioni passate, di cui Craxi rappresenta l’epitome.
Nel periodo 1981–‘91 si è creato infatti in Italia quello oggi potremmo chiamare il “paradiso degli sciocchi”: esponenti politici di governo come Andreotti, Forlani, De Mita, Pomicino e lo stesso Craxi, di fronte ad una importante fase di recessione economia, non lesinarono mobilità lunghe, casse integrazioni straordinarie, baby-pensioni e pre-pensionamenti su vasta scala. Non senza effetti collaterali per chi è venuto dopo. Vediamo qualche dato.

Ci sono programmi televisivi che per mangiarsi il pubblico hanno bisogno di un’edizione. Altri, invece, hanno bisogno di più. Il Festival di Sanremo, giusto per fare un esempio, per cannibalizzare la triste scena politica ci ha messo due anni.
Dopo essersi portati in casa il circo di Maria de Filippi si prepara ad uniformarsi alla linea editoriale di RaiUno manomessa dalla lottizzazione. Pendente verso il Governo se, come abbiamo più volte sottolineato su polisblog.it, Augusto Minzolini si concede più libertà di Antonello Piroso (direttore del telegiornale de la7).
Sdoganato il principe ballerino, che con Pupo e un tenore (uno a caso), renderà omaggio alla madre patria e Povia, che a differenza del cantautore medio italiano non si ispira all’amore preferendo occuparsi male della cronaca, sul parco dell’Ariston non è arrivata per poco Janet De Nardis.
Continua a leggere: Antonella Clerici boccia la canzone di Janet De Nardis “Tanto paga Papi”
Giorgio Napolitano: sminatore. Voto + 8. Il capo dello Stato nella lettera su Bettino Craxi: “Su di lui il peso della responsabilità cadde con una durezza senza uguali. No a rimozioni né distorsioni”. Craxi ha pagato i suoi errori. Fu l’unico. Basta integralismi!
Emma Bonino: bombarola. Voto – 8. La candidata del Pd nel Lazio è anche capolista dei radicali in Lombardia, pro Marco Cappato contro il Pd Penati. Cmd (come volevasi dimostrare). Emma, mina vagante. Il Pd, dalla padella alla brace.Basta integralisti!
Renato Brunetta, Ministro della Pubblica Amministrazione nonché probabile candidato alle prossime elezioni comunali di Venezia, è a tanto così dal superare il suo maestro. Silvio Berlusconi.
Oltre ad essere sempre inquadrato nei vari servizi televisivi che sull’anniversario di Bettino Craxi sono stati girati ad Hammamet Renato Brunetta da bravo e promettente anchorman ha commentato l’attualità più stretta con i mezzi di cui può usufruire al momento.
Contro la recente sentenza del Tribunale di Bergamo, secondo la quale un padre deve mantenere la figlia anche se è in possesso di tutti i mezzi (non ultimo l’età) per mantenersi, l’esponente politico ha proposto una legge contro i fannulloni.
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Gianfranco Fini all’anziano Cav con frase ormai storica: “Io lavoro con te, non per te”. Il badante
Che siano nel Pd, nell’Udc o altrove, che siano separati da poco o tanto tempo, i democristiani sono destinati prima o poi a ritrovarsi e riabbracciarsi. Enzo Carra-mba che sorpresa!
Commemorazione di Craxi in Tunisia. La figlia Stefania aveva invitato il segretario Pd Bersani che opportunamente se n’è rimasto ben alla larga. Saggia scelta, soprattutto a due mesi dalle elezioni. In fondo, tra gli ex comunisti e i socialisti di papà Bettino ci sono tuttora troppe ruggini. Falce e…Martelli
Nel Pdl sembrava profilarsi uno scontro all’arma bianca per la candidatura alla Regione Campania. Cosentino infatti non mollava e molti nel partito erano con lui. Poi il vertice Berlusconi-Fini e il veto sbattuto in faccia agli amici del sottosegretario all’Economia. Adesso il candidato c’è e anche chi non lo ama dovrà fare buon viso a cattivo gioco. A qualcuno piace Caldo-ro
“Uno statista”. Così ha chiosato il direttore del Tg1 Augusto Minzolini nella sua appassionata difesa di Bettino Craxi, definendolo l’uomo che disse no agli americani a Sigonella (ah, perché, questo sarebbe un merito? ma tu guarda…) e che invece disse sì agli euromissili, boh…
Minzolini aggiunge che Craxi fu protagonista di un periodo complicato; come a dire che dunque allora anche se favorivi imprenditori amici per ottenere vantaggi per il tuo partito poteva andare, perché i tempi erano buffi e travagliati.
Inutile aggiungere altro, se non che Di Pietro ha annunciato querela, dichiarando:
“Querelerò Minzolini e lo denuncerò alla Camera, perché chi è pagato con il canone non può permettersi di raccontare parzialità. Minzolini non può paragonare un corrotto al Papa. Bettino Craxi è stato più volte condannato per corruzione con sentenza passata in giudicato. I soldi non finirono al partito, ma in conti propri”.
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