All’inizio dell’anno Massimo D’Alema era dato “out”, oramai fuori dai grandi giochi del suo partito e della politica italiana e internazionale.
Adesso, a fine anno, il lider “maximo” è non solo il vero deus ex machina del Partito democratico, ma anche il “mossiere” di inedite alleanze che possono prefigurare nuovi scenari politici.
Ma non sono pochi, specie a sinistra, ad additare D’Alema come il “male dei mali”, il politico che trama per il potere, l’uomo dell’inciucio, sempre pronto per tutte le stagioni.
Come c’è anche chi vede nell’aggressione all’ex ministro degli Esteri il tentativo di spaccare il Pd, oggi in faticosa ripresa, e, in ultima analisi, di isolare D’Alema, cioè l’unico ritenuto vero “interlocutore” da Berlusconi e ritenuto anche l’unico (al di là dei limiti e difetti … caratteriali), “capace” di “domare” il Cavaliere.
D’Alema, in una intervista dell’altro ieri a l’Unità, ricorda che adesso Libero e il Giornale lo omaggiano, mentre in altre stagioni lo hanno attaccato anche violentemente. Insomma, D’Alema si difende (è un suo diritto) attaccando gli altri perché “strumentalizzano” le sue posizioni.
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Dopo aver chiarito i motivi per cui preferiamo parlare che aderire tout court allo sciopero cucendoci la bocca, passiamo a vedere quali iniziative siano state intraprese per modificare la cosiddetta legge ammazza-blog. La definizione, un po’ forte, è del tutto impropria come abbiamo dimostrato prima. La legge parla infatti di “siti informatici” ed è proprio qui che si sviluppa l’intera questione.
Su Knowledge Ecosystem troviamo un ottimo riassunto della situazione, con rimandi al blog di Massimo Giuliani, che propone:
di inondare la posta elettronica del ministro Alfano di centinaia di post, selezionati dalla rete, per fargli sapere che quello di cui si sta parlando non è un passatempo da ragazzini, ma un elemento importante di una novità che altrove (negli Stati Uniti come nel tormentato Iran) sta diventando parte integrante del rapporto fra i cittadini, l’informazione e la politica.

Nei giorni scorsi si è parlato estesamente del primo clamoroso sciopero dei blog contro la cosiddetta legge ammazza-internet, ovvero il complesso normativo dedicato al nanopublishing all’interno della più generale legge sulle intercettazioni (Decreto Alfano). Oggi che è il giorno X nessuno ne parla più. Non un quotidiano, nè un giornale radio o tv.
Già solo questo sarebbe motivo sufficiente per non aderire allo sciopero. Il silenzio infatti non è mai servito a molto, se non a favorire proprio l’evento contro cui vuoi lottare. Sempre che lottare sia giusto o necessario. Al di là delle opinioni personali, che rimando direttamente ai lettori, cercherò qui di spiegare cos’è successo e quali iniziative siano in corso per cambiare la situazione.
Innanzitutto il Decreto Alfano stesso. Tutto ruota intorno al dovere di rettifica cui la legge vuole obbligare i blog (in realtà di parla di siti informatici), esattamente come già avviene per la carta stampata. Prima di vedere in un successivo post come la politica e parte dell’informazione si stiano muovendo per modificare questa parte del provvedimento, cerchiamo di capire cosa dica esattamente il decreto.