Paradossali le prime conseguenze del decreto interpretativo adottato dal Governo (e firmato dal Presidente Napolitano) che doveva sanare le defaillances del primo partito italiano nella presentazione delle liste. Poi tutti sappiamo com’è andata a finire. In Lombardia il Tar lo ha reso inutile, dando ragione a Formigoni. Nel Lazio la legge regionale sembra non permetta di adottarlo.
Tutto inutile, dunque? Be’ sì. Per il Pdl. Quando tutti ormai avevano appallottolato le pagine del dispositivo gettandole nel cestino più vicino, è giunta notizia della prima applicazione del decreto suddetto. Dove? In Liguria, dove la lista del Nuovo PSI è stata riammessa alla consultazione elettorale proprio in virtù della nuova norma, secondo la notizia data stamane dal GR1 Rai.
Questo il primo curioso sviluppo di una situazione sulla quale - ricordiamolo - pende un ricorso proprio della Regione Lazio; ricorso che sostiene l’illeggitimità del procedimento. Sulla questione si attende una decisione finale della Consulta, il cui presidente Francesco Amirante dovrebbe annunciare la data della seduta tra oggi e domani. Tempi previsti per la conclusione del tutto: entro la fine di settimana prossima.

Chissà poi perché in un momento storico fortemente caratterizzato dal revival non si decida di parlare, anche, delle storie di quei giornalisti che con la loro professionalità hanno permesso ai cittadini italiani di indignarsi per come viene raccontata oggi l’attualità.
Non è forse un caso che “Mister Moonlight”, libro scritto a quattro mani da Sergio Benoni e Tito Stagno, non sia stato reclamizzato il giusto. Cosa direbbe oggi Enzo Biagi di quanto sta accadendo? Anche lui boccerebbe Augusto Minzolini?
Su questo e molto altro abbiamo ragionato con Bice Biagi, figlia del giornalista, alla fine di una delle presentazioni di “In viaggio con mio padre”.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Bice Biagi

Anche i piccoli partiti si organizzano in vista delle prossime regionali. E all’orizzonte sembra sempre più probabile una lista che unisca Radicali, Socialisti di Bobo Craxi e Zavettieri e Verdi. Sono stati i Radicali a proporre l’accordo
In vista delle elezioni regionali possiamo realizzare l’aggregazione delle energie socialiste, radicali e ambientaliste, laiche, liberali e repubblicane, in una proposta elettorale che veda i nostri rispettivi simboli presenti “in coalizione” nelle regioni italiane. In particolare, con la partecipazione del simbolo verde del “sole che ride”, del simbolo socialista e del simbolo Bonino-Pannella. Una decisione che rappresenterebbe la continuazione ideale del grande tentativo della Rosa nel pugno
E proprio la riproposizione della Rosa nel Pugno 2 suscita entusiasmo anche nei socialisti di Bobo Craxi
Continua a leggere: Radicali, Verdi e Socialisti vicini a un accordo: sarà una Rosa nel Pugno bis?
Walter Veltroni (+ 8) che finalmente propone di dare meno soldi ai parlamentari. “Non possiamo più stare in un Paese con gli stipendi dei lavoratori più bassi e le retribuzioni dei parlamentari più alte d’Europa. Non sono tentato dall’antipolitica, è la politica che deve recuperare sobrietà ed efficienza”. Bene, avanti tutta, senza tentennamenti e senza ipocrisie. Il nodo non riguarda solo i parlamentari. C’è da disboscare la casta (formata da tutti i partiti, Pd compreso) a tutti i livelli, con i suoi assurdi privilegi di ogni tipo. Non è solo questione economica ma politica, morale, etica. E’ una “questione democratica!”.
Bobo Craxi (-7) che parafrasando il Dalai Lama afferma che “Siamo come in Tibet. In Italia è in atto un genocidio culturale contro i socialisti da parte di Pd e Pdl”. Bobo critica le dichiarazioni “ciniche ed ipocrite” di esponenti politici che reclamano la propria continuità con Moro e Berlinguer dimenticando che Dc e Pci, con la linea della fermezza, non hanno fatto nulla per salvare Moro. Solo i socialisti si opposero e furono sepolti dagli insulti. Quindi oggi come allora, solo per eliminare i socialisti. Ma da dove viene il figlio di Bettino? E tangentopoli? E la diaspora socialista? Ma quale Tibet! Meglio dire: quali socialisti!