
Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.
Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.
Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

Non è diventata legge la proposta fatta da Paola Concia contro l’omofobia. Ad affossare il progetto sarebbe stata, per l’ennesima, una parte del Partito Democratico riconducibile alla stessa sostenitrice di Ignazio Marino.
A poche settimane, dunque, dalla votazione sullo scudo fiscale il copione cambia di poco. L’assenza fisica ingiustificata viene sostituita con quella mentale a causa della quale una coalizione politica, al di là del contenuto sulla quale è chiamata a legiferare, non rimane compatta.
Su questo, oggi, si dovrebbe ragionare per capire se sia giusto affidare a Dario Franceschini per l’ennesima volta un partito che ha contribuito a distruggere non sapendo scegliere la linea guida. Che piaccia o meno.