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Ore 12 - Berlusconi, Bersani & C, basta teatrino della politica! Rifondare i partiti, affondare la partitocrazia!

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon lo spread che scende e la Borsa che sale a Berlusconi, Bersani & C non resta che “abbaiare” al vento: Mario Monti e il suo governo dei “professori” tirano diritto per la loro strada, incuranti dei partiti.

A dire il vero, pur fra limiti e contraddizioni, sta facendo più il governo dei “tecnici” in poche settimane che i vari governi di centro-destra e di centro-sinistra in tanti anni. Qualcosa si muove e gli italiani, pur stringendo la cinta e borbottando, comprendono e sostanzialmente approvano l’operato dell’esecutivo extra-partiti.

Ciò che gli italiani non comprendono affatto, disapprovandolo in toto, è il teatrino della politica. Cosa hanno fatto i partiti dal novembre scorso? Niente. Anzi, peggio di niente, giocando al “più uno” o al “meno uno” rispetto alle proposte e alle scelte del nuovo esecutivo, impegnati esclusivamente a non pagare dazio quando le urne si apriranno, a cominciare da maggio, per le importanti amministrative.

Nessuna capacità autocritica, nessuna reale proposta alternativa di riforma. Lasciamo perdere le due ali estreme, Bossi da una parte e Di Pietro dall’altra, dediti nel loro gioco preferito del tanto peggio tanto meglio. I due maggiori partiti che sostengono (ob torto collo) Monti sono in subbuglio e sballottati, ripropongono su ogni questione i rispettivi “distinguo”: di fatto non sanno che pesci pigliare.

Berlusconi gioca a “mosca cieca”, annuncia la sua uscita di scena mentre prepara la (improbabile) riscossa. Bersani è addirittura costretto a salire sul Colle da Napolitano per marcare l’insoddisfazione del Pd verso Monti troppo “autonomo” e verso il Pdl malandrino. Casini cerca di piazzare sul mercato “merce” non sua, ma di Monti.

Così facendo i partiti si scavano la fossa. Tant’è che la loro credibilità politica è oramai pari a zero. Dove vogliono arrivare? Pensano davvero di salvarsi con una nuova legge elettorale più “porcata” del Porcellum? In questa fase i partiti sono stati messi da parte, considerati inutili. Se davvero metà degli italiani non andranno alle urne “questi” partiti e “questi” leader saranno spazzati via.

Sarà la fine della democrazia? No. Perché sarà San Mario (Monti) o chi per lui (fuori dai partiti) a salvare la baracca. Per chi suona la campana? Rifondare i partiti, affondare la partitocrazia. Tertium non datur.

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Ore 12 - Monti sotto il tiro dei politici "gattopardisti"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAscoltando i politici (tutti) sul cosiddetto governo “tecnico” non si sa se ridere o piangere.

Da destra e da sinistra passando per il centro, non ce n’è uno di questi politicanti travestiti da leader o capetti (“mezze calzette” come ringhia Bossi) che non si fa prendere dalla voglia di tirare Mario Monti per la giacca.

Ognuno adesso, mosso da calcoli elettoralistici, è scontento di qualcosa o per qualcosa e vuole di più o vuole di meno rispetto a ciò che sta facendo l’esecutivo dei “professori” voluto dal Presidente Napolitano e accettato ob torto collo dai pertiti (meno Lega e Idv).

Qui non si tratta di difendere a spada tratta e in modo acritico l’operato del premier e dei suoi ministri. Sulla fase uno e sulla fase due non sono poche le scelte discutibili e quelle inaccettabili. Ora, mentre il presidente degli Usa Obama sostiene Mario Monti per la sua azione di risanamento e di rilancio del Paese in chiave europea, da noi i nuovi … “sanfedisti” di sinistra e di destra, come verginelle, gridano al tradimento agitando le loro ricette miracolose. Quali?

Quelli che più sbraitano non sono gli stessi protagonisti della sedicente seconda Repubblica, che hanno portato l’Italia a un passo dal baratro, che hanno portato in Parlamento nani ed escort, che hanno occupato le istituzione con la politica degli affari e degli affaristi?

Sono loro che hanno fallito e che fanno pagare agli italiani il costo del loro fallimento. Gente così, lo ripetiamo, deve solo tacere e togliere il disturbo.

I soliti furbi pensano di lasciare a Monti il “lavoro sporco” e di cavarsela riverniciando le facciate dei partiti e cambiando la targa d’ingresso alla bottega. Bisogna ripartire dalle fondamenta. Anzi, dal progetto. Stavolta, gli italiani non si faranno infinocchiare dai vecchi e nuovi gattopardisti.

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Ore 12 - Berlusconi&Bossi, il "gatto e la volpe" secondo tempo?

pubblicato da Massimo Falcioni

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La situazione politica, a dir poco, è confusa. O, per altri versi, fin troppo chiara.

Incredibile ma vero: tutto (o quasi) ruota sempre attorno a Silvio Berlusconi, alle sue decisioni, alle sue scelte. Due-tre settimane, giorno più giorno meno, e il Cavaliere deciderà se staccare la spina al governo Monti facendo riemergere l’opzione delle elezioni anticipate a maggio.

La lancetta dell’orologio è puntata sul processo Mills, considerato dal Pdl un processo con sentenza politica cui – in caso di condanna del Cavaliere – “va data una risposta politica”. A questo si aggiunge il nodo delle frequenze tv, con rischi di penalizzazione per Mediaset. Insomma, ancora una volta le sorti del Paese sono legate a quelle personali del Cavaliere.

Il Pd sta (troppo) alla finestra, sempre convinto di trarre vantaggio dalle disgrazie altrui, in questo caso da quelle del Pdl, momentaneamente e forzatamente alleato del governo dei “professori”.

L’Udc va più avanti e, “preoccupato” per una eventuale esplosione del Pdl, puntella Alfano proponendogli l’addio a Bossi con una alleanza di ferro Pdl-Udc alle prossime amministrative, con buona pace di Bersani, “cornuto e mazziato”.

In questo quadro il governo va avanti a zig zag, di fatto al guinzaglio di un Parlamento che intende tenerlo in ostaggio dei giochi dei partiti e di un Paese reale in balia delle proteste dei corporativismi e con “riforme” pagate fin qui solo dai soliti noti.

Non c’è da escludere - anzi! - anche che Bossi e Berlusconi giochino al gatto e la volpe, due facce della stessa medaglia, una finta guerra fra Lega e Pdl per preparare il terreno e cercare un “buon motivo” per fare saltare il banco schierandosi uniti alle elezioni anticipate, la madre di tutte le battaglie.

Monti sa, vede e tira avanti, zitto zitto. Dura minga!

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Mario Monti: intrappolato. Voto 5- Il premier prima fa l’ottimista: “Stiamo uscendo dalla crisi”, poi il pessimista: “Ho paura che il Pdl non tenga”. Ieri alla Camera ben 64 gli astenuti del Pdl - nonostante l’ordine di votare no – per non andare contro la mozione della Lega. Agguato in vista?

Silvio Berlusconi: trappolone. Voto 3- Il Cav contro i giudici del processo Mills: “Sentenza già scritta”. E tace su Monti: “Non parlo di politica”. E nel Pdl la paura fa 90 per i sondaggi da ko. Tace anche sull’ultimatum di Bossi “O molli Monti o via Formigoni”. Bombe sotto carica?

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Pdl in "picchiata". Santanchè: "Senza la Lega, il 15% è un miracolo!"

pubblicato da il passator cortese

Tira una brutta aria fra la Lega e il Pdl. Il neo capogruppo del Carroccio alla Camera Gian Paolo Dozzo picchia duro su Affaritaliani.it: “Alle amministrative la Lega andrà da sola. L’alleanza con Berlusconi è finita”. Chissà. Mai dire mai.

La minaccia di Bossi di fare saltare Formigoni potrebbe spingere il governatore ciellino a un rimpasto per offrire ancora più potere al partito del Senatur. Tutto sta a vedere se gli ultimatum di Bossi sono tattici o strategici, se cioè le minacce servono per portare a casa più poltrone o se invece si ritiene oramai il Pdl una zavorra incancrenita da lasciare al suo destino.

Nell’ultima riunione (a porte chiuse) dei vertici del Pdl lombardo con molti big nazionali aleggiava il clima della disfatta annunciata, con dirigenti che in poche settimane sono passati dall’euforia sbracata dei bei tempi del Cavaliere a Palazzo Chigi alle attuali facce “da morto”.

Il Pdl precipita nei sondaggi nazionali: è oggi dato al 23%, una debacle che non accenna a fermarsi. E’ per questo che nel meeting di Milano di cui sopra, l’arroganza e la sicumera di molti esponenti del partito del Cavaliere si è trasformata in insicurezza e forte preoccupazione di aver imboccato un vicolo cieco.

L’appuntamento delle amministrative di maggio fa accapponare la pelle, tanto che Daniela Santanchè lancia l’allarme e sbotta: “Non possiamo continuare così, senza la Lega se arriviamo al 15% è un miracolo”. Addirittura Lombardia e Veneto rischiano di più: se non si chiudono accordi con il Carroccio al primo turno, il pericolo che il Pdl non raggiunga il ballottaggio è davvero reale.

Tutti si appellano a Berlusconi. Ma il Cavaliere non batte ciglio. Per ora. Pdl nel classico “cul de sac”?

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Ore 12 - E Silvio Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCancellato da un colpo di spugna di Monti il ponte sullo stretto, bandiera al vento del precedente governo, senza che il Pdl abbia mosso un dito contro. Davvero impensabile fino a poche settimane fa.

I padroncini dei Tir bloccano il Paese, i tassisti mandano in tilt le città, le corporazioni da sempre base elettorale del centrodestra subiscono le mazzate del governo dei professori, e dov’è finito Silvio Berlusconi, il “ghe pensi mi”, l’unto del Signore, il Dux osannato dal popolo delle partite Iva e dai milioni di seguaci delle sue tv? Scomparso. Politicamente scomparso.

Poche logore battute da attore spompato, sul viale del tramonto. Su Monti: “E’ in mano nostra, gli stacco la spina quando voglio”. Idem su Bossi. Ma l’uno e l’altro avanzano per la loro strada, incuranti dell’ombra del Cav. Dal Pdl tuonano (nascoste) le malelingue: “Berlusconi s’è venduto a Monti! Pensa solo al processo Mills e alle frequenze tv”.
A Maggio si vota per province e comuni importanti. Mezzo Pdl invoca l’abbinamento: amministrative e politiche insieme e subito. Berlusconi legge i sondaggi del Pdl che grondano sangue e tace.

Soprattutto scorre il calendario: alla procura di Milano è in atto una corsa contro il tempo per arrivare alla sentenza l’11 febbraio, tre giorni prima che il reato cada in prescrizione. E il 17 febbraio la Consulta si pronuncerà sul conflitto di attribuzioni in merito al Rubygate. Sono finiti i bei tempi con una maggioranza parlamentare pronta a votare qualunque nefandezza per salvarlo e per allungare i tempi!

Il coniglio dal cappello? Annunciata una grande manifestazione (contro chi?) nazionale a metà febbraio. Il grande rilancio o l’ultimo respiro prima della… dipartita?

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Monti, "fase due" al decollo. Ma i partiti restano al palo e già pensano alle urne

pubblicato da il passator cortese

Si può anche non condividere il primo pacchetto delle liberalizzazioni che aprono la fase due del governo Monti o perché si difendono i propri interessi o perché, all’opposto, si pensa che ben altre riforme sono necessarie al Paese per una vera svolta. Vedremo.

Il Governo comunque non sta fermo e ci prova. Chi, invece, non si schioda è la politica, questa politica che tutt’ora racchiude il peggio della prima Repubblica e il peggio della seconda Repubblica, e pare totalmente assente e chiusa nei propri fortilizi. E’ Monti che può o che deve riformare la politica?

La verità è che l’esecutivo dei “professori”, al di là delle apparenze, è tenuto al guinzaglio dagli stessi partiti che lo “sostengono”. Pdl, Pd, Udc mettono pesanti paletti e possono in ogni momento sfiduciarlo in Parlamento.

E’ l’assenza dei partiti, incapaci di rinnovarsi e impegnati solo a non favorire l’avversario, che lascia il campo aperto a ogni forma di protesta basata sul ribellismo, sulla difesa del corporativismo, incurante degli interessi generali.

La pur buona volontà di un governo “presentabile” alla lunga non può reggere sotto l’urto di una realtà in fase di deterioramento proprio perché priva della direzione politica “democratica”. Non sono solo Bossi e Di Pietro a sperare nel “logoramento” di Monti e nel ko del suo governo. E’ certo che si vota in primavera. Ma quella del 2013 o quella del 2012?

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Ore 12 - Monti al lavoro per l'Italia. Nei partiti al lavoro per le ... "liste civiche"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre Mario Monti cerca di ricucire i continui strappi a livello europeo e tenta di formare un fronte comune per arginare la crisi, in Italia la fase due delle riforme (leggi liberalizzazioni) fatica a decollare e c’è addirittura il rischio che la tela della fase uno (leggi risanamento) non regga.

Passano le settimane e il quadro è a dir poco paradossale: il tempo concesso al governo dei “professori” per la svolta sta per scadere senza – per ora - significativi successi e quello concesso ai partiti per “riprendersi” passa invano senza novità di rilievo. Anzi! Al di là di alcuni tentativi – per lo più mosse tattiche- ogni partito pensa a se stesso, a come governare le proprie turbolenze interne, a come presentarsi alla importante scadenza elettorale amministrativa delle prossima primavera.

Di fatto, i partiti sono “esplosi”: l’effetto Monti, invece di spingere a una “rifondazione”, ha accentuato i mali antichi con feroci lotte intestine e ulteriore distacco con i cittadini.

Lo scontro Bossi-Maroni ha messo in luce lo stato di grave crisi della Lega ma il Pdl è nelle stesse condizioni: costretti, senza una strategia credibile, a livello nazionale a “sopportare” Monti e la finta alleanza con Pd e Terzo Polo, nel territorio si è al “tutti contro tutti”, con gruppi che si fanno e si disfano in funzione dei centri di potere e di chi li governa.

Sul fronte opposto, Pd, Udc-Terzo Polo, gira lo stesso disco rotto e correnti, capi bastone e cricche varie proliferano pensando al dopo, per adesso, al voto di primavera. Addirittura c’è ovunque e in tutti i partiti un lavorio sotterraneo da parte degli esponenti che detengono le poltrone nelle istituzioni, per formare liste civiche e liste personali, pronti ad abbandonare la nave-partito in caso di (previsto) affondamento.

Pessimismo? No, realismo. Un quadro desolante, a dimostrazione che questa classe dirigente non ha più nulla da dire e da offrire e va spedita a casa. Senza eccezioni.

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Bersani "spara" sulla Lega ... azzoppata. E quando corteggiava il Senatur?

pubblicato da il passator cortese

E bravo, Pier Luigi! Adesso, con Bossi e Maroni che sfarinano la Lega, ci va giù duro, per spartirsi (con chi?) le spoglie del Carroccio.

Il leder del Pd attacca duramente la Lega nord impegnata domenica prossima in una manifestazione a Milano contro il Governo. “Alla prima parola andare ad alzo zero - è l’invito rivolto dal segretario pidì all’assemblea regionale lombarda del partito - perché ci hanno parcheggiato dopo otto anni sull’orlo di un abisso e per un po’ stiano zitti”.

Secondo Bersani il voto della Camera che ha negato l’arresto del pidiellino Nicola Cosentino: “ha fatto riaffiorare la presenza di vecchie logiche e fatti. Non è vero che l’inciucio tra i populismi berlusconiani e bossiani sia archiviato. Laddove c’è un sottoscala, e anche putrido, è ancora vivo e funzionante”.

Tutto vero. E quando il Pd faceva la corte a Bossi, leader “carismatico e d’intuito”, capace di captare gli umori della base del territorio del Nord, politico un po’ ruvido ma verace e soprattutto “utile idiota” per far saltare Berlusconi?

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Ore 12 - Monti va. E i partiti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSe Atene piange, Sparta non ride. Se Mario Monti avanza a zig-zag su una pista minata cercando di coniugare risanamento e riforme, sacrifici e ripresa, i partiti che lo sostengono borbottano e mandano giù rospi, “costretti” a dargli il disco verde, fermi nelle rispettive roccaforti.

Possono fare altro, Berlusconi, Bersani, Casini, quando meno del 4 per cento degli italiani nutre ancora fiducia nei partiti? Potremmo chiuderla qui, con l’antico adagio: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Non sono stati il berlusconismo e l’antiberlusconismo, il bipolarismo Made in Italy, la seconda Repubblica delle … banane, il parlamento dei nominati, i partiti personali-padronali, la commistione fra politica e affari, l’occupazione delle Istituzioni da parte dei partiti, i politici “inventati” amici delle cricche del malaffare, ad avere prodotto il distacco fra potere e cittadini, fra amministrati e amministratori, fra casta e popolo?

Ora, di fronte a tutto ciò, di fronte agli imprenditori-politici dediti al Bunga bunga e alle leggi ad personam o ai politici professionali “astratti” dediti a cercare identità e progettualità, Mario Monti appare Massimiliano Robespierre e il suo governo, quasi quello dei bolscevichi di Lenin.

In effetti Monti fa quello che tutti hanno già fatto (risanamento pagato dai soliti noti) e cerca di fare quello che nessuno ha mai fatto nella seconda Repubblica (rilancio con qualche riformina che però scuote le solite corporazioni). Tant’è che dal Pdl gridano: “Ma questo è il Prodi tre!” e dal Pd non s’ode voce, temendo di pagare pegno alle urne del 2013. Da banda opposta, Bossi e Di Pietro soffiano irresponsabilmente sul fuoco.

Se Monti riesce ad evitare mine e trabocchetti, dialogando con il Paese reale, gliela farà. Con i partiti pronti a rubargli (non solo) la scena. Se Monti crolla, i partiti incolperanno il prof ma ne seguiranno ignominiosamente la sorte.

Un dato è certo: i partiti non possono stare ancora a mugugnare dietro i loro usci socchiusi. O escono allo scoperto o saranno gli italiani a stanarli. Con l’indifferenza. Ma quale Italia senza partiti?

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